Dec 08, 2022 Last Updated 3:12 PM, Nov 24, 2022

Il vivere inquieto. I giovani e le “passioni tristi” In evidenza

Pubblicato in Cultura
Letto 644 volte

“Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.”

Italo Calvino

 «Età giovanile, che segue l'adolescenza e precede la maturità: o tu, donna, che vai / di gioventude e di bellezza altera (Petrarca); gli anni della g.

|| Nel fiore della gioventù, nei primi anni della giovinezza

|| Peccati di gioventù, sbagli commessi da giovani

SIN. giovinezza, freschezza, rigoglio

CONT. vecchiaia, vecchiezza»

Diogene il Cinico sosteneva che «le fondamenta di ogni Stato sono l’istruzione dei giovani» e Nelson Mandela che «L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo». Per il Platone della Repubblica il giovane prima di diventare filosofo doveva compiere un lunghissimo cammino che lo avrebbe portato al sofferto traguardo in età matura. Nell’ebraismo e nel cristianesimo si narra di fanciulli virtuosi e spesso più saggi dei vecchi. Il piccolo Ioas a soli sette anni è nominato re di Giuda, dall’837 all’800 circa. La scelta ricadde su di lui in virtù della sua prematura saggezza e maturità. Lo stesso Gesù è esempio virtuoso di onniscienza e sapienza.

 

La gioventù si presenta da subito come campo di battaglia tra la meraviglia/la fioritura e l’ingenuità/lo smarrimento. I giovani sono da sempre sfiduciati, incerti e in uno stato di precarietà esistenziale.

Nella società contemporanea la transizione dalla giovinezza all’età adulta come si conosceva negli anni 60-70 non esiste più. La fine degli studi, l’inizio di un lavoro, la formazione di una nuova famiglia e la nascita del primo figlio, non segnano più traguardi netti e anagraficamente definiti. Giovani e non spesso coabitano con i propri parenti fino a tarda età e questo certamente rallenta il processo di transizione: si fa parte della vita pubblica in maniera differente, un po’ dipendenti o non abbastanza liberi, con identità multiple, alcune perfettamente integrate, altre ancora private ed escluse.

Che i giovani debbano essere allenati subito alle asprezze della vita era poi un’idea diffusa tra i filosofi nell’antica Grecia e non solo. Soltanto chi è allenato alla lotta quotidiana riesce a non farsi abbattere dalle difficoltà della vita (Catone, Cicerone e Rousseau).

Delle interessanti riflessioni sulla psicologia dei giovani e degli anziani sono contenute nel secondo libro della Retorica di Aristotele. Secondo Aristotele i giovani mostrano alcune virtù del carattere che i più anziani non sanno più esercitare. Essi sono euetheis, aperti e sinceri, a differenza dei vecchi che invece sono kakoetheis, perfidi e maligni. La loro buona predisposizione d’animo deriva dal fatto che non hanno visto ancora molte malvagità (Retorica, II, 12).

Nel 1918 è la generazione dei giovani a rientrare dalla guerra; giovani ribelli, offesi dalle istituzioni rientrano nelle proprie case e, stanchi di seguire stereotipi e vecchi sistemi, tentano di mettere in movimento le proprie idee rivoluzionarie, modificando il presente. Negli stessi anni Walter Benjamin scrive un saggio dal titolo Metafisica della gioventù dove similarmente a Simmel analizza il rifiuto da parte della gioventù tedesca del tempo di ogni convenzione del “vecchio mondo”. Nel giovanilismo, atteggiamento di chi, non più giovane, ostenta modi e comportamenti che sono tipici dei giovani, nasce sempre una nuova epoca, corredata da una gioventù che non riesce più a riconoscersi in alcuna forma stabile.

Culmine della rivoluzione giovanile in Italia è il ‘68: i “vecchi” venivano chiamati i “matusalemme” e i giovani erano pronti a creare un nuovo mondo di idee sbarazzandosi di quello precedente. Una massa variegata unita solo dal comune principio di contestazione dell’autorità, irrompe (anche questa volta) nella storia.

I giovani contestavano l’arretratezza dei programmi ministeriali e manifestavano per estendere il diritto di studio anche alle classi più disagiate. Muovendosi spontaneamente, con altri giovani, nasceva in essi, per la prima volta, la coscienza di appartenenza ad una classe che, fino a poco prima, era sconosciuta.

D'altronde anche il fascismo di Mussolini ebbe consensi poiché inaugurava una nuova era “giovanile”. Nuove regole, sovversione del sistema e desiderio di potere. Questo chiede da sempre la gioventù. La gioventù vuole vivere, mentre “la vecchiaia” si concentra sui contenuti, sui valori, su ciò che permane e che nel passare del tempo merita di essere trattenuto, la gioventù deve ancora fare esperienza di tutto questo: è fresca, ingenuamente desiderante e si lascia trasportare dalle pulsioni primitive di sopravvivenza e dominio.

Simmel scorge nel pensiero giovanile l’originalità della vita a prescindere dalla profondità di essa: si tratta solo di essere perennemente diversi da tutti per essere riconosciuti da tutti.

Alain Badiou, scrittore, filosofo e professore emerito all’École normale supérieure de la rue d’Ulm, è fra i massimi filosofi viventi e in una delle sue pubblicazione per Il Ponte Alle Grazie si chiede in apertura: Che cos’è la giovinezza? Ne il testo “La vita vera. Appello alla corruzione dei giovani” la giovinezza è intrinsecamente lacerata, attraversata da una contraddizione: da una parte la passione per la vita immediata, per il piacere, per l'istante, dall'altra la concentrazione a senso unico sulla riuscita, sull'idea di trovare un posto nell'ordine sociale esistente.

La "vera vita", espressione coniata da Rimbaud, è secondo Badiou la bramosia del giovane e al contempo il fulcro di una certa filosofia dell’origine. Il filosofo, sulla scia dell’insegnamento socratico, è colui che "corrompe" il giovane poiché educa alla conoscenza di una dimensione dell'esistenza irriducibile e superiore al piacere e più in generale al potere. Essa è precisamente la "vera vita", la vita creativa, piena di senso e di desiderio, da opporre necessariamente alla "falsa vita", ridotta alla pura e semplice soddisfazione delle pulsioni immediate. Corrompere la gioventù significa tentare di dimostrare che esiste una vita menzognera, la vita ridotta alla pura e semplice soddisfazione delle pulsioni immediate. Socrate afferma che per conquistare la vera vita bisogna lottare contro l’obbedienza cieca e le consuetudini ingiustificate. La vita vera è una giovinezza non più sottomessa a una severa iniziazione ma è appesa alla dimensione del qui ed ora, una vita in cui il futuro è invisibile o del tutto oscuro. Si tratta secondo Badiou di una forma di nichilismo poiché l'esistenza si squarcia in un tempo ritagliato in istanti più o meno accettabili. Freud direbbe che la pulsione di morte afferra la vita e la decompone, la strappa al suo significato possibile. Lacan sosterrebbe che è il godimento immediato che “brucia tutto”. La filosofia dunque cerca di superare, e non eliminare, l’esperienza della “morte interiore” giovanile.

Ma come siamo arrivati a considerare oggi la gioventù?

Nel mondo occidentale la giovinezza è senz'altro più libera rispetto al passato. Ma si tratta di vera libertà o piuttosto di una "libertà negativa"? oggi non esiste un vero e proprio spartiacque fra gioventù e vita adulta; questo espone i giovani ad un'adolescenza infinita e li costringe a trattare le passioni in maniera sempre esagerata, non regolarizzate. I confini tra giovani e adulti sono annientati e induce i primi ad un vagabondaggio o a cercare riparo nel conformismo.

Il giovanilismo inoltre induce i giovani a vedere il “nemico” nell’adulto privandoli di punti di rifermento saldi. In questo caso sono proprio gli adulti che, eternamente giovani non offrono un esempio di vera vita e si lasciano appiattire nell'ebbrezza della sensazione o nel potere.

Un’infantilizzazione. Dall’altro, il giovane può rimanere indefinitamente giovane perché non esistono marcature particolari, il che in un certo modo significa che l’età adulta è un prolungamento dell’infanzia in una maniera che è al contempo continua e parziale. Si potrebbe dire che questa puerilizzazione dell’adulto è il correlato della potenza del mercato. Quando esisteva l’iniziazione, la giovinezza era fissa, ora invece è errante, non conosce le sue frontiere, i suoi limiti, è al contempo distinta e indistinguibile dall’età adulta, e questa erranza è anche – così vorrei definirla – un disorientamento.”

Dunque la fine irrimediabile del mondo della tradizione apre sì ad una libertà, ma essa pone dei problemi, perché è una libertà che consiste solo nell'assenza di divieti, una libertà consumista e consacrata alla variabilità delle mode e delle opinioni. La vera crisi contemporanea è la difficoltà della gioventù nel situarsi nel mondo.

Vi trovate nel frangente di una crisi delle società che scuote e distrugge gli ultimi resti della tradizione. E di questa distruzione, di questa negazione, noi non conosciamo realmente il versante positivo. Sappiamo che essa apre incontestabilmente a una libertà. Ma questa libertà consiste soprattutto nell’assenza di determinati divieti. È una libertà negativa, consumista e consacrata all’incessante variabilità dei prodotti, delle mode e delle opinioni. Essa non stabilisce alcun orientamento verso una nuova idea di vera vita.”

L’unica soluzione per Badiou a questo nichilismo imperante è “mettersi in viaggio”, esiliarsi, partire per non adeguarsi alla convenzione, sradicarsi e passare oltre. La nuova gioventù sarà in grado di compiere azioni stravolgenti? Sarà innanzitutto capace di ri-svegliarsi “dal sonno dogmatico”?

Galimberti ci indica anche “una via d’uscita” nella sua riflessione circa il nichilismo giovanile imperante che definisce come “ospite inquietante”; questo ospite indesiderato potrebbe esser messo alla porta soltanto insegnando ai giovani la temperanza, il giusto mezzo, l’arte del vivere dei greci, che consiste nel riconoscere le proprie capacità e “nell’esplicitarle vederle fiorire secondo misura”.

D’altronde Heidegger scriveva: “Il nichilismo. Non serve a niente metterlo alla porta, perché ovunque, già da tempo e in modo invisibile, esso si aggira per la casa. Ciò che occorre è accorgersi di quest’ospite e guardarlo bene in faccia”.(Heidegger M.,La questione dell’essere, p.337)

…intanto, zaino in spalla!

Concetta Vaglio

[1] Il titolo fa riferimento al testo Benasayag M., Schmit G. L' epoca delle passioni tristi, Feltrinelli.

Film consigliati:

La meglio gioventù, Marco Tullio Giordana, 2005.

Musica consigliata:

Guccini F., La locomotiva. (https://youtu.be/KeX1Yb8CSjw)

Libro consigliato:

Badiou A., La vita vera. Appello alla corruzione dei giovani, Ponte alle Grazie, 2016.

Galimberti U., L’ospite inquietante, Feltrinelli,2016.

Benasayag M., Schmit G. L' epoca delle passioni tristi, Feltrinelli, 2013.

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

Altro in questa categoria: Ben-essere: abitare consapevolmente »
Devi effettuare il login per inviare commenti

Numero 100

 

Puoi acquistare la copia

cartacea di Goccedautore.it

presso il circolo Culturale di Gocce d'autore

n100

copertina

Cercaci su Facebook

Gli ultimi articoli

s l1600