Dec 08, 2022 Last Updated 3:12 PM, Nov 24, 2022

Mappatura del sé: quanti siamo? Mettiamo (dis)ordine! In evidenza

Pubblicato in Cultura
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Negli anni della maturità pochi uomini sanno,

in fondo come sono giunti a sé stessi...”

Robert Musil

Addentrarsi in un luogo, definire variabili e costanti, appuntare un certo dato, indagare, andare a fondo e ricostruire un percorso: stiamo Mappando!

 

Che banalità, non ci avevate pensato vero? Non avete pensato che i segni grafici su una cartina aggiungono valore alla geografia dei luoghi. Aggiungono valore. Siamo abituati a guardare una mappa, ora neanche più di tipo cartaceo, e legare il suo significato inevitabilmente al “ritrovarsi” tra i caffè di una città, nello shopping compulsivo, o nelle gallerie e nei musei, luoghi appuntati con disegnini minuscoli sul caotico e ingarbugliato fascio di rette curve che indicano le strade. Le strade. Anche a questo non stavate pensando, vero? Le strade su una mappa sono rappresentate appiattite, linee sottili che non mostrano discrepanze. Sembra di vivere nel racconto di Abbott come se camminando su queste viuzze non trovassimo buche, scalini, marciapiedi e altri pedoni. Pedoni, gli altri. E neanche questo vi è giunto alla mente quando avete letto il tema di questo numero.

“Gli altri” in una mappa proprio non ci stanno! E però percorrono strade, strade simili o diverse dalle nostre, tangenti, parallele o sovrascritte. E dunque però prima degli altri, ci siamo noi! Ecco, ci siamo noi. Il Noi è la mappa che vorrei tracciare insieme a voi per addentrarmi in uno delle problematiche più ansiogene del nostro tempo!... chi siamo noi? Quanti siamo? Perché siamo?

Una certa filosofia direbbe “Why is here?” (di un significato immenso)

Dal generale al particolare, dal mondo esterno al mondo interno, dal fuori al dentro, giungiamo all’Io. Siamo individui, eppure tutta questa solitudine nella mia testa non la percepisco! Siamo frastornati eternamente dalle piccole vocine che ci chiamano, ci inducono a scegliere, ci bloccano… tranquilli, è “normale”, è semplicemente l’innumerevole molteplicità di noi stessi che cerca di farsi largo! Il sé che percepiamo come unitario è “soltanto” il centro di gravità narrativo come direbbe Dennett, una finzione che ci rende capace di mostrarci con un solo nome. Che ne dite dunque di iniziare a mappare questo io interiore? Iniziamo a definire gli spostamenti, i cambi di prospettiva, cambi di scena, d’abito, d’umore: proviamo a fare (dis)ordine!

Nella vita di tutti i giorni ognuno di noi si veste e sveste continuamente di etichette. Immaginate che il nostro nome sia il titolo di questa mappa che stiamo costruendo e che da qui partano le linee che definiscono le nostre (tante o poche) etichette che “indossiamo” ogni giorno: donna, moglie, madre, docente, uomo, padre, fratello, sorella ecc. e facciamo sì che ad ognuna di queste categorie siano applicate delle descrizioni. Stiamo costruendo una mappa di noi stessi che siamo abituati a non vedere o meglio a non scorgere nel profondo. Quante “maschere” indossiamo ogni giorno? Pensateci. Io come minimo ne indosso tre o quattro (5 se aggiungiamo quella chirurgica, visti i tempi!). Possono sembrare tante eppure durante una vita ne indossiamo innumerevoli. A cosa servono queste maschere? In realtà qui non si sta discutendo della maschera pirandelliana che cela, ma si tratta di una maschera “dell’attore”, che agisce poiché essa non nasconde ma mostra un nostro piccolo io…

Pensate a quante cosa amate fare, dallo sport, alla musica, dal cinema alla cucina; sterminate operazioni possiamo compiere ogni giorno. Ciò che muove la nostra azione è quell’io che rimane silenziosamente nascosto e che decide d’un tratto di farsi sentire e ci induce ad “iniziare”. Ed è proprio nel cominciamento di tutto ciò che desideriamo iniziare che la molteplicità si manifesta. Sostanzialmente nel nostro profondo abbiamo tantissimi piccoli Io che sono scollegati tra di loro e che cercano di prevalere l’uno sull’altro a momenti alterni e in tutti gli istanti della nostra vita.

Se pensassimo a questa molteplicità come caos indistinto per noi sarebbe il panico, e in fondo lo è!

Ma lo scopo di Mappare è soprattutto ricerca dell’equilibrio. Graficamente la nostra mappa deve apparire (e essere) equilibrata, ponderata, coerente. Bisogna cercare l’equilibrio che è capace di condurre il cavallo nero e quello bianco, per dirla con Platone, nella stessa direzione, nel mezzo, tra il cielo e la terra, sospeso. Eppure non è operazione semplice! L’io trasloca continuamente ed è contemporaneamente uno e plurimo. Come non cadere nel caos e nella disperazione allora? È “semplice”: bisogna essere pronti a rielaborare una nuova mappa continuamente, prendere le redini e non lasciarsi trasportare dagli eventi e dal caotico “noi”; bisogna rielaborare un nuovo schema e renderlo equilibrato. Bisogna riscoprire quel meraviglioso mondo della temperanza: non controllare ma governare la moltitudine che ci appartiene, coltivare la vita attiva e la vita della mente, azione e contemplazione, imparare dalla moltitudine per cercare di giungere ad una vita buona e serena.  Soltanto così potremmo sperare in un viaggio con noi stessi canticchiando quell’inno del perdersi catartico.

E voi? Quanti siete? Provate a perdervi in voi stessi!

Concetta Vaglio

Musica consigliata

Zen Circus, L’ultima casa accogliente,2020

Libro consigliato:

Miller A., Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, Bollati Boringhieri, 2008.

Nietzsche F., Al di là del bene e del male, Adelphi, Milano 2018.

Film consigliato:

Joy (2015), David O .Russell

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

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