Jan 17, 2021 Last Updated 2:41 PM, Dec 24, 2020

Con stupore “abita l’uomo”! In evidenza

Pubblicato in Cultura
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«La filosofia non si pone prima della concretezza del mondo, ma dopo. Non rappresenta un modo per sfuggire alla realtà ma la via per affrontarne l'ultimo lembo possibile. La filosofia, cioè, non è per codardi ma per individui estremamente coraggiosi, pronti ad affrontare ciò che sembra inaffrontabile: l'apparente mancanza di senso dell'esistenza. La filosofia nasce dal 'thauma', cioè dal terrore, dallo scoramento, dall'apertura nei confronti dell'ignoto. Questa meraviglia estrema è il punto di partenza, il cominciamento del filosofare». 

 

Dicembre è il mese dell’anno in cui si tirano le somme.

Chissà per quale motivo possediamo quest’idea lineare del tempo “da calendario”, ben definita tra un inizio (gennaio) e una fine (dicembre). La linearità temporale ormai obsoleta (chissà!), ci induce a considerare inizio e fine come nascita e morte: all’interno di questo precario percorso c’è la vita in tutte le sue contraddizioni (per niente deducibili logicamente). E se questa linearità fosse interrotta da e-venti illogici, non abituali, scandalosi ed emotivamente rilevanti?

Dicembre è un mese colmo di nuove speranze e vecchi sogni riposti in quel famoso cassetto che tutti prima o poi abbiamo cercato di tenere aperto e altre volte abbiamo rinchiuso.

È difficile convivere con il fallimento, arrendersi allo scorrere del tempo, alla vita che sfugge tra le dita. In questo anno pieno di timore e incertezze pensiamo non ci sia più spazio per la sorpresa. Ci riconosciamo miserabili, spenti e anaffettivi costretti a ritrarre un bacio o un abbraccio. E pensiamo di aver smarrito il senso del bello e dello stupore.

È paradossale, direste, associare sentimenti negativi relativi ad una così affascinante parola, “meraviglia”. Eppure, come sempre, presso i greci thauma era molto di più che ‘banale’ meraviglia. Nella traduzione italiana del termine si disperde tutto il senso catartico del tragico: nel suo significato originario thauma indica lo stupore, l’angoscia terrorizzante.  Se non fosse stato per la meraviglia e lo stupore, l’uomo non avrebbe indagato la realtà, e non avrebbe mai iniziato a filosofare. Aristotele scrive che gli uomini hanno cominciato a fare filosofia «a causa della meraviglia». Gli esseri umani, trovandosi a vivere in un mondo di cui non conoscono l'origine, soggetti a eventi naturali che per lo più non sono in grado di controllare, hanno cominciato a porsi domande. Si sono chiesti quale sia l’origine delle cose del mondo, se gli uomini hanno da sempre abitato il pianeta, se la natura è sempre stata come appare, insomma si sono chiesti che cosa c'è all'origine dell'universo. E cosa ci sarà mai? Non ci è dato ancora sapere esattamente, ma certo è che innanzitutto ci siamo noi, esseri senzienti.

Cartesio descrive la meraviglia come una delle emozioni primarie perché le emozioni in generale sono nient’altro che reazioni a fenomeni inaspettati.

Hobbes scrive che la meraviglia, o meglio la curiosità «è l'appetito della conoscenza». Per Schopenhauer è una caratteristica prettamente umana, implicitamente connessa alla propria mortalità. Ma la meraviglia non è propria soltanto del filosofare… senza stupore l’uomo non avrebbe mai avuto il coraggio di fare scienza. Il desiderio di capire è la qualità che distingue l’essere umano dagli altri viventi. La curiosità è ciò che fa sporgere l’uomo sempre in avanti, secondo un istinto di libertà stupita. Ma di quale meraviglia discutono i filosofi? Sicuramente dello stupore che destabilizza, che provoca vertigini. È il pathos di chi, ridestandosi da una infatuazione, coglie in una nuova prospettiva ciò che lo circonda. Meravigliarsi significa ‘provare’, sentire il mondo con corpi nuovi.

Immaginiamo i primi uomini che nell’oscura notte vagano per i boschi, campi inesplorati, alla ricerca di sicurezza; all’improvviso un lampo squarcia il cielo cupo e li spaventa: in quell’istante provano un terrorizzante senso di paura e se non fosse poi per il desiderio di conoscenza innato nell’uomo, esso rimarrebbe un puro smarrimento dinnanzi alle manifestazioni naturali. Oggi, grazie alle scoperte scientifiche abbiamo cercato di stabilizzare (anche se in maniera precaria) le nostre incertezze: non temiamo del tutto una pioggia irruenta e sappiamo bene che l’ecclissi di luna o di sole non è il preannuncio della fine del mondo! Di fronte a queste sempre più ‘rassicuranti’ scoperte scientifiche, ci si chiede se è possibile provare ancora stupore.

La meraviglia è stupenda ‘fragilità’ umana di sentir-si al mondo, è il sentimento di straordinaria consapevolezza di esseri pensanti e ‘provanti’! Può stupirci la visione di un prato verde, di un cielo stellato, la perfezione delle statue greche, la bellezza cromatica di un Caravaggio…lo stupore è il silenzio che riusciamo ancora a provare nei confronti del mondo e delle sue maestose rivelazioni.

Ma siamo sicuri rimarrà sempre cosi? Nell’era del “tutto si sa” ormai nulla ci stupisce più. Ora che anche le nuove ‘pestilenze’ sembravano incutere angoscia meravigliosa hanno già preso il posto nelle nostre routine esistenziali.

La meraviglia non è d’altronde esperienza totalmente intellettuale e nemmeno esclusivamente epistemologica. Spesso chi si occupa di filosofia ritiene sia sufficiente una spiegazione erudita del mondo e chi si occupa di scienze ritiene sia necessario dare soltanto una spiegazione tecnica della natura. Il “provare” in prima persona è un pathos di tipo particolare che provoca le vertigini a Teeteto e che diventa maieuticamente il principio della filosofia. La scienza allo stesso modo prende le mosse dall’umano senso di smarrimento nei confronti della natura, nell’esperienza che egli fa di essa.

Uno tsunami improvviso, una tempesta, un arcobaleno e poi la quiete sgomentano l’uomo che si ritrova inevitabilmente misero di fronte la natura. La meraviglia è il sentimento nato dalla consapevole accettazione dell’infinita piccolezza dell’uomo, e in questo Pascal per tutti celebra attraverso i suoi Pensieri la grandezza umana: «L’uomo riconosce di essere miserabile; dunque è miserabile perché lo è; ma è abbastanza grande perché lo sa». 

Ed è più o meno dalla scoperta del cannocchiale che le conoscenze umane hanno da un lato mostrato il divario sempre crescente tra ciò che si sa, ciò che si vorrebbe sapere e ciò che si è (infinitamente piccoli nell’universo).

La meraviglia è la comunicazione di un vissuto, di un’esperienza in cui si esprime una forma di sorpresa per qualcosa che non ci si aspettava. Ciò che avvia la ricerca verso la vera conoscenza è la curiosità, cioè la volontà di uscire dall’immediato sentimento dello stupore, di trovare una soluzione al nuovo. Per giungere alla conoscenza vera bisogna essere spiriti inquieti che non si fermano dinnanzi ai sentimenti primordiali istintivi di meraviglia.

A proposito di tale considerazione l'autore di Macchine come me esplora nella sua più recente pubblicazione, “L’invito alla meraviglia” e celebra (come già da tempo) gli inediti punti di convergenza fra «due nobili e distinte forme di indagine sulla nostra condizione umana», la letteratura e la scienza. I cinque saggi contenuti nel testo di McEvan invitano a trarre meraviglia e piacere anche dal fallimento, così da godere il «sublime trionfo della creatività umana».

La meraviglia come paradigma dello stupore è in questo testo legata indissolubilmente all’interrogativo “potremmo provare ancora stupore di fronte alle inquietudini del mondo nello stesso modo in cui è stato “sentito” dai Grandi del passato?

A voi le considerazioni, come sempre…!

Concetta Vaglio

Testi consigliati: McEvan, L’invito alla meraviglia, 2020

Colamedici A., Gancitano M., Lezioni di meraviglia, Tlon, 2017.

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

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