Jan 17, 2021 Last Updated 2:41 PM, Dec 24, 2020

Tra il Verde e il Blu: neuroscienze e politica. In evidenza

Pubblicato in Cultura
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Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.

Cesare Pavese

            Ma quanto abbiamo bisogno di riprendere in mano i nostri colori?

 

A marzo scorso i bambini di tutta Italia erano entusiasti di colorare arcobaleni scintillanti su lenzuoli bianchi e oggi abbiamo capito che forse a prendere i pennelli tra le mani saremmo dovuti essere noi, adulti! Già! perché con l’età la percezione del colore (dal punto di vista emotivo e non solo) spesso tende da una parte a raffinarsi e a cogliere le sfumature esistenti tra due colori primari, dall’altra si ‘negativizza’ tendendo di più al nero rispetto all’azzurro intenso... e diventiamo spenti, aridi e poco creativi! In questo duro e prezioso momento di isolamento, la tavolozza dei colori sembra si sia fermata nelle zone calde: il rosso, l’arancione, il giallo lasciano poco spazio alle sfumature della speranza e della libertà. Da quando si è iniziato a parlare della “tavolozza italiana” ho ripensato agli studi che feci qualche anno fa in linguistica e neuroscienze.

C’è una curiosa evidenza scientifica che studia la percezione che le popolazioni hanno dei colori. Sapir e Whorf hanno definito la cosiddetta teoria della relatività linguistica secondo cui è la nostra lingua madre ad influenzare le nostre percezioni. Jakobson, riprendendo l’intuizione di Boas, sostiene che la differenza linguistica consista in realtà nelle informazioni che ciascuna lingua impone ai propri parlanti. Sappiamo bene che il significato semantico che si attribuisce ai colori nelle diverse culture può variare da una parte all’altra del mondo: il bianco in Oriente è simbolo di lutto, in Occidente lo è il nero; in Occidente il blu è legato all’idea di malinconia; in Oriente, o almeno in Cina, incarna il significato di primavera e buon auspicio, fiducia e longevità. Inoltre è percepito come un colore femminile, mentre in molti altri paesi occidentali è legato al genere maschile.

Deutscher in una interessante prova scientifica spiega come avviene questo slittamento semantico attraverso il tempo e le culture.[1] Si è visto infatti che i semafori in Giappone il verde presenta una sfumatura di blu che lo rende differente dalla tonalità di ogni altro semaforo nel mondo. Ciò è dovuto ad un episodio di storia politico-linguista.

«Il giapponese moderno chiama il blu ‘ao’ ed il verde ‘midori’ ma originariamente il termine ‘ao’ designava sia il blu che il verde. Negli anni Trenta quando gli Stati Uniti importarono i primi semafori le loro luci verdi erano uguali a qualsiasi altro luogo. In principio, grazie alle associazioni ancora esistenti di ‘ao’ con il verde, non parve così anomalo chiamarlo ‘ao’. Con il tempo, però la divergenza tra il verde ed il blu ed il significato dominante della parola ‘ao’ cominciò ad essere stridente. I giapponesi, popolazione orgogliosa, invece di cambiare il nome ufficiale del via libera con il termine ‘midori’ cambiarono il colore delle luci del via libera dal 1973[2]

Lasciando in filigrana questi studi di neuroscienze, che ritengo molto stimolanti, sono altre le associazioni che in questo momento il Blu e il Verde hanno in Europa e in Italia (forse nel mondo). Il blu ormai non è più solamente associato “al mare e a cielo” ma a ciò che è invisibile (apparentemente): il blu è lo spazio del digitale. Allo stesso modo o forse in maniera meno astratta è la percezione che abbiamo oramai del verde il cui significato è stato settorializzato in quello che definiamo economia green. Come si può notare, e qui il collegamento con l’aspetto neurolinguistico della questione, la semantica che attribuiamo ai colori (indice di un’elevata ‘acculturazione’) non può prescindere dal progresso tecnologico-culturale che una società vive.

A questo proposito è interessante approfondire questi tempi, che capitalizzano l’azione umana e il suo stare al mondo, attraverso il nuovo scritto di Luciano Floridi, il verde e il blu. Idee ingenue per migliorare la politica. Perché è appunto di politica che si tratta, nel senso originario del termine, nello stare tra-gli altri, nella condivisione. Soprattutto la lingua è una geniale convenzione, è la modalità con la quale gli uomini riescono a cooperare. Non a caso soprattutto ora si comunica-con-gli-altri attraverso i colori.  È questa l’idea che ha mosso le condizioni di trasmissione durante la pandemia: il colore è diretto, arriva a tutti, anche ai più ‘piccoli’, ed è un segno politico, è universale.

Il verde e il blu sono due colori che salveranno il mondo, dice Floridi, «Il verde raccoglie non solo l’ambientalismo biologico ma tutti gli ambienti (urbani, economici, politici). Il blu, invece, raccoglie tutte le tecnologie digitali, che vanno dai big data all’IoT, fino alle app o all’intelligenza artificiale. Tutti il digitale messo al servizio del verde è l’abc di un progetto umano per il Ventunesimo secolo». La prosperità del pianeta in questo secolo è nelle mani del connubio tra tecnologia e ambiente. Non a caso, il testo, completato durante la pandemia, affronta (nel poscritto) tutti i possibili rischi di una incommensurabile differenza tra ciò che sta accadendo nel mondo e la modalità con la quale noi, uomini, cerchiamo di affrontare tale cambiamento. E-learning, smartworking, digital divide, onlife rappresentano ciò che avremmo dovuto già conoscere e che invece ci ha colti impreparati.

Ma lasciandovi la curiosità e l’input per questa nuova lettura mi fermo alla considerazione politica e personale che tale libro ha suscitato: così come il cielo stellato di Van Gogh rappresenta un capolavoro nella sua mescolanza del blu con altre tinte, così le azioni del mondo e il riscatto di una società sono il risultato di una cooperazione umana che non può prescindere dal corretto uso della comunicazione infra-umana.

Concetta Vaglio

Testi consigliati: L. Floridi, Il verde e il blu. Idee ingenue per migliorare la politica.

[1] Deutscher, G. (2013), La lingua colora il mondo. Come le parole deformano la realtà, Torino, Bollati Boringhieri.

[2] Cesarini Argiroffo G., La diversa percezione del colore tra diverse culture, in  https://www.neuroscienze.net/la-lingua-dei-colori/

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

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