Jan 17, 2021 Last Updated 2:41 PM, Dec 24, 2020

Iper-presente o frattale d’eternità? In evidenza

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L’Istante

All’attimo direi: / Sei così bello, fermati!

(Johann Wolfgang Goethe)

L’istante. Punto fermo nel caotico divenire del tempo.

Un Punto de-finito (o un frattale).

Un non-divenire (o divenire eterno).

Un puro ente (o una pura soggettività).

 

E se il tempo come siamo soliti pensarlo fosse un istante + un istante + un istante? ... il tempo così sarebbe il risultato di punti iper-presenti e vivremmo nella totalità dell’eternità. Siamo soliti considerare due livelli temporali, il primo è quello del tempo suggerito dalla percezione del movimento: un tempo oggettivo, ciclico, degli anni, delle stagioni, dei ritmi della vegetazione; è il tempo del divenire del mondo. Il secondo livello postula l’eternità, come astrazione assoluta nella quale si cerca di fermare il tempo, di trovare un senso all’esistere. Il pensiero moderno tende a considerare l’istante come la vera realtà temporale con la quale deve confrontarsi l’esistenza dell’uomo, mentre l’eternità non è che un’astrazione. L’Hic et nunc fa da padrone: noi esistiamo qui e adesso, non ieri, non domani, non altrove, ma qui e adesso, e pertanto organizziamo la nostra esistenza in modo da poter godere al massimo della consapevolezza di essere qui e non altrove, ora e non in un altro tempo.

Che cos’è, infatti, il “qui”, se non la sensazione di esser-ci? Dove siamo quando pensiamo di essere “qui”? E che cosa intendiamo, quando diciamo “ora”, se non l’attimo presente; e che cosa è l’attimo presente, se non un’astrazione? Non possiamo afferrarlo: ogni volta che ci proviamo, ci sfugge. Diciamo: adesso!, ma dovremmo dire un attimo fa, perché, quando lo pensiamo, mentre lo stiamo dicendo, è già passato, svanito chissà dove. I paradossi di Zenone, di Achille e la tartaruga o della freccia scoccata ci interrogano sul modo in cui l’istante (e lo spazio) possa essere una fotografia del tempo che scorre, uno stop della durata che ne definisce l’essenza; Parmenide ha cercato di dare un senso al tempo seppur in modo indeterminato affermando che il concetto di eternità esisteva, ma difficile sarebbe stato definire il tempo poiché appartenente alla doxa; Il tempo platonico è l’immagine mobile dell’eternità, mentre quello aristotelico è potenzialmente infinito. Il tempo, infatti, è per Aristotele la misura del movimento, il modo in cui contiamo quanto le cose si muovono. «Questo, in realtà, è il tempo: il numero del movimento secondo il prima e il poi». La distensio animae agostiniana, distende l'esistenza tra l'attenzione (presente), la memoria (passato) e l'attesa (futuro). Definiti una forma a priori della sensibilità da Kant, tempo e spazio sono modi con i quali l'uomo, in quanto soggetto conoscente, organizza il materiale empirico.

È Nietzsche a scardinare in modo rivoluzionario l’idea classica di Kronos introducendo la circolarità del tempo, funzionale alla sua teoria del Oltreuomo: nella dottrina del tempo lineare, caratterizzato da inizio e fine, l’uomo non può vivere pienamente, perché ad ogni istante sarà distrutto da quello successivo; nella dottrina dell'Eterno ritorno, invece, l’uomo può vivere la vita fino in fondo perché ogni cosa assume un valore assoluto. Secondo Bergson, il nostro modo usuale di concepire il tempo come una successione di istanti della stessa durata, basato sul movimento delle lancette dell'orologio, è il frutto dell'intelletto che spazializza il tempo, ossia lo concepisce come una realtà fisica e lo divide in segmenti uguali. A questo tempo della scienza Bergson contrappone un tempo interiore, continuo, indivisibile e irripetibile, che è quello della nostra coscienza. Questa durata interiore è l'autentica temporalità. Cos'è l'essere? si chiede Heidegger in Essere e Tempo ed arriva a definire l'essere umano come progetto e poiché ogni progetto è limitato dalla morte, l'essere umano si ritrova gettato in una dimensione temporale: il passato è il punto di partenza ed il futuro è l'opportunità di conservazione o mutamento del passato. Il progetto che costituisce l'essere si estrinseca e trova il suo significato nel tempo, da qui: l'essere è il tempo e il tempo è l'essere! Il tempo è il senso del nostro essere in quanto rende possibile l'esprimersi nel mondo, l'esserci nel mondo.

Ma quanto siamo realmente consapevoli del nostro esistere ora? Ora che il tempo è davvero nostro, il nostro tempo è diventato estremamente fluido e lentissimo, lo sentiamo vuoto e angosciante. Francesco Orilia (nel testo che vi consiglio sulla questione del tempo) espone in maniera chiara e accessibile il dibattito degli ultimi anni presentando due diverse e principali teoria filosofiche: la teoria A (presentismo, passatismo, ed eternalismo) riprende il punto di vista del senso comune secondo il quale il tempo è qualcosa di oggettivo e indipendente da noi; la teoria B (che implica l'eternalismo), per la quale non c'è un momento presente privilegiato e occorre invece prestare attenzione alle teorie scientifiche, soprattutto quella della relatività. Se per i sostenitori della teoria A la realtà contiene come suoi ingredienti proprietà quali essere presente o essere passato, per quelli della teoria B non c'è alcun fatto temporale fondamentale, perché tutti si riducono a mere relazioni di precedenza e successione tra eventi. Vale ancora la pena ragionare sul tempo come scisso dall’umano? Vale ancora la pena ragionare sul Tempo in senso assoluto e non sui ‘nostri tempi’? Il concetto di tempo, che si mescola con quello di spazio, il quale è soggetto alle fluttuazioni quantistiche dell’universo, diventa qualcosa che non ha più a che fare con la nostra intuizione semplice di tempo. La teoria elaborata ad esempio da Carlo Rovelli insieme a Lee Smolin, nota come gravità quantistica a loop, descrive come si muovono le cose una rispetto all’altra. Rovelli afferma che dimenticando il tempo in senso assoluto tutto diventa più semplice. Alla Nietzsche, dunque ‘Il tempo è morto’! ovvero il concetto di “tempo” non è più fondamentale quando si studiano le strutture generali dell’universo. La relatività generale non a caso ritorna alla concezione di Aristotele: non c’è il tempo da solo. Quello che chiamiamo “tempo” è solo un modo di tenere conto di come si muovono le cose. D’altronde siamo esseri che vivono nel tempo. L’essere umano non vive al livello elementare del mondo: viviamo nella sua complessità e, pur essendo morto, il tempo continua a scandire (sempre più pesantemente) il nostro esistere.

Concetta Vaglio

Libri consigliati:

F. Orilia, Filosofia del tempo. Il dibattito contemporaneo, Carocci, Roma 2012

M. Dorato, Che cos'è il tempo? Einstein, Gödel e l'esperienza comune, Carocci, Roma 2013

C. Rovelli. L’ordine del tempo, adelphi, 2017

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

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