Oct 24, 2020 Last Updated 8:29 AM, Oct 5, 2020

Sogno o son desto? m’illudo o osservo il vero? In evidenza

Pubblicato in Cultura
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Gli uomini in stato di veglia hanno un solo mondo che è loro comune.

Nel sonno, ognuno ritorna a un suo proprio mondo particolare.

Eraclito

Quando ci abbandoniamo tra le braccia di Morfeo, pochi secondi d’orologio si dilatano offrendo spazio per lunghe storie. Il semplice battito d’ali di una farfalla può essere percepito come l’inizio o la fine di un evento lunghissimo. La fase Rem è più attiva che mai e la scienza ha forse dato risposta alla domanda Shakespeariana che in Sogno di una notte di mezza estate recitava: «Sogno o son desto?».

 

L’interrogazione sulla natura onirica ha origini molto lontane, già Penelope spiegava che due sono le porte dei sogni: una di corno e una d’avorio. Quelli che escono attraverso quest’ultima porta illudono, in quanto portano messaggi fallaci; quelli che arrivano a noi tramite la porta di corno, invece, si realizzano. «Il sogno è l'azione dell’immaginazione nel sonno» diceva Platone nel Timeo mentre Freud e gli psicanalisti hanno cercato di determinare la funzione che esso esercita nella vita dell'uomo. Per Freud il sogno è «un mezzo per sopprimere le eccitazioni (psichiche) che vengono a turbare il sonno, soppressione che si effettua con l'aiuto di soddisfazioni allucinatorie». I desideri, inibiti dalla censura, trovano una rappresentazione simbolica nel sonno. Cartesio utilizzava il sogno come elemento di dubbio: «Ciò che accade nel sogno non sembra essere così chiaro e così distinto come ciò che accade nella veglia. Ma pensandoci sopra mi ricordo d'essere stato spesso ingannato, quando dormivo, da semplici illusioni. E fermandomi su questo pensiero, vedo chiaramente che non ci sono indici concludenti nè contrassegni abbastanza certi per poter distinguere nettamente la veglia dal sogno al punto che ne so stupito e il mio stupore è tale che è quasi capace di persuadermi che sto dormendo».

Sogno, mondo esterno e realtà. Come coniugarli? Quale potrebbe essere la declinazione del “sogno” contemporaneo con l’entrata in scena della tecnologia?

«Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti potessi più risvegliare, come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?».

Così Morpheus si rivolge a Neo in Matrix, una delle trasposizioni cinematografiche più efficaci del dibattito filosofico sulla natura ingannevole della realtà.

Il sogno ha rappresentato una sfida per i filosofi che hanno tentato di spiegarne origine, funzione e significato e che, come abbiamo visto, spazia dall’interpretazione profetica più diffusa nell’antichità, fino alla psicoanalisi novecentesca inaugurata da Freud. Esiste però un’altra chiave di lettura contemporanea: si tratta dell’idea che il sogno abbia una natura ingannevole, capace di mettere in discussione il rapporto tra soggetto e realtà. Il dibattito status del mondo esterno versus ciò che è immaginato nel sogno, lungi dall’avere trovato una soluzione epistemologica e ontologica, è attuale e resa sempre più affascinante dalle scoperte scientifiche. Baudrillard, affermando che a caratterizzare le società postmoderne e la loro organizzazione non sarebbero più la produzione e il consumo, ma la simulazione, conia il concetto di “iper-realtà” per indicare l’insieme di quelle esperienze virtuali che si sostituiscono alla realtà del mondo esterno. L’iper-realtà plasma pensieri e comportamenti impossibilitando gli individui di diventare soggetti: nel virtuale ci si immerge senza confrontarsi poiché ogni possibilità è fattibile. L’iper-realtà è una rete di immagini complessa e sofisticata che non ha bisogno di rimandi oggettivi al suo esterno per legittimarsi. Tra le trasposizioni cinematografiche più recenti, Inception di Christopher Nolan esplora in modo originale le possibili conseguenze di una tecnologia capace di manipolare i sogni. Gli individui potrebbero così rimanere intrappolati nella propria coscienza più profonda, convinti che sia la realtà, oppure fare i conti nella vita quotidiana con idee altrui “innestate” nella propria mente. L’interpretazione di Nolan si pone concettualmente su un piano diverso rispetto a Matrix, poiché indaga specificamente il rapporto tra sogno e realtà, senza ipotizzare l’esistenza di mondi paralleli.

Ma che cos’è questo spazio ir-reale? È più vicino alla dimensione reale o a quella onirica?

Una versione contemporanea del “genio maligno” di Cartesio è offerta da Hilary Putnam. La sua più nota critica al realismo metafisico è il famoso esperimento mentale dei ‘cervelli in una vasca’, esposto in Reason, Truth and History. Putnam, in nome della sua concezione realistica, si oppone allo scetticismo e dichiara la sua adesione al realismo interno, di derivazione kantiana, secondo il quale l'oggetto è in una certa dipendenza dalla soggettività. Putnam ipotizza che si possa estrarre il cervello dal corpo di una persona, immergerlo in una vasca di liquido nutritivo e connettere i suoi neuroni a un supercomputer, il quale gli fornirebbe impulsi elettrici identici a quelli ricevuti da un cervello normale (dotato di un corpo). Questa simulazione della realtà fornisce ai cervelli l’impressione di vivere tutte le esperienze della nostra quotidiana coscienza, e stimola le stesse risposte senza che però vi sia un’effettiva relazione a eventi e oggetti del mondo concreto. L’ipotesi vuol dimostrare che un cervello in una vasca non è in grado di stabilire se effettivamente è nella vasca, in quanto tutte le esperienze che ha sono genuine e tutte queste sensazioni, e i pensieri che esse stimolano, sono l’unico modo che ha di interagire con l’“ambiente”. Un cervello nato in una vasca non potrebbe pensare alla sua condizione poiché non può riferirsi a ciò a cui noi ci riferiamo, non potrà che non pensare a cervelli reali o a vasche reali, ma solo a loro immagini ricreate nel suo mondo “virtuale”. Ma per i cervelli in una vasca il concetto di realtà è molto diverso e limitato in quanto non possono avere pensieri sul mondo vero in quanto mai sperimentato. Essi vivono un “surrogato” di mondo composto dalle stimolazioni provocate dal supercomputer.

Ma filosoficamente le questioni si complicano e le riflessioni si fanno interessanti…

Immaginate soltanto se ad un certo punto non si riuscisse più a distinguere il mondo reale dal sogno. Capiterebbe ciò che è successo a Di Caprio in Inception? Vorreste essere svegliati? Chissà… la trottola di Nolan è ancora in movimento (o forse no)!

Dom Cobb: Qual è il parassita più resistente? Un batterio?

Un virus? Una tenia intestinale? Un’idea. Resistente, altamente contagiosa.

Una volta che un’idea si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla. Un’idea pienamente formata, pienamente compresa si avvinghia, qui da qualche parte.

Concetta Vaglio

Libri consigliati

Heller Á., La filosofia del sogno, Castelvecchi, 2020

Film consigliati

Nolan C., Inception, 2010.

https://www.youtube.com/watch?v=BV7z0I90MJk

Per approfondire l’esperimento di H. Putnam: https://www.youtube.com/watch?v=dS7CcY2V4pg&list=PL1NXgjXDUNJmx_iKcgNcy30_roG3EqSbk

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

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