Oct 05, 2022 Last Updated 6:31 AM, Oct 4, 2022

Odissea Museum In evidenza

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Il mito del viaggio descritto da omero in un museo itinerante

Il mito di Ulisse e il suo epico viaggio in una mostra unica nel suo genere, che da aprile a fine giugno è stata ospitata nel cinquecentesco Palazzo Bonocore a Palermo, già sede del museo multimediale “Le oasi dell’identità” sul patrimonio culturale immateriale della Sicilia e che, per la sua caratteristica itinerante, potrà essere goduta in altre realtà territoriali.

 

«Odissea Museum – I Segreti di Ulisse tra Magna Graecia e Trinacria» è stato un evento finalizzato a rendere più fruibile al pubblico il percorso epico noto attraverso la narrazione classica di   Omero   e   ha generato,   in   questa   prima   “uscita”,   un   rapporto   di   sinergia   e   condivisione   tra regioni diverse, tenuto conto che il primo museo italiano interamente dedicato al viaggio di Ulisse dalla terra dei Feaci verso la Magna Graecia, il Mediterraneo e la Trinacria, prima del ritorno a Itaca, ha la sua sede fisica a Catanzaro.

 

L’idea di mutuare la simbologia del viaggio, portando altrove, nei luoghi in cui Ulisse lasciò le sue tracce, parte   dalla   Rete   Museale   Regionale   della   Calabria, il cui direttore artistico è Sergio Basile.

Si tratta   di   un   percorso ambizioso che   prevede   nel   tempo altre “tappe” non solo sul   territorio italiano, partendo dalla vicina Basilicata, altro importante sito magnogreco, ed europeo, ma anche oltreoceano contribuendo così alla promozione e alla valorizzazione turistica dell’intero Mediterraneo.

La prima “uscita” a Tropea, nel 2020, ha avuto notevoli riscontri da parte del pubblico e del mondo dell’arte, contribuendo ad affrancare la nota località turistica calabrese da un turismo legato solo al mare e alle bellezze della natura.

Un percorso che prevede anche il coinvolgimento di accademici e scultori impegnati nella riproduzione di capolavori dell’arte custoditi altrove. Tra le opere presenti a Palermo si è potuta ammirare la copia del “Laocoonte” dei Musei Vaticani, il cui gruppo marmoreo originale fu rinvenuto nel 1506 nei pressi della Domus Aurea, e che rappresenta un riferimento autorevolissimo per gli artisti del Rinascimento e soprattutto del Barocco, che proprio in Sicilia, al pari della Puglia, esprime le più alte espressioni.

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L’«Odissea Museum» ha seguito e seguirà la “rotta” dei fatti e dei miti omerici e prevede un percorso che non trascura nessun personaggio del poema. Sculture, vasi, bassorilievi, tele, pannelli, permettono di solcare il mare verso una destinazione da noi oggi conosciuta ma ignota al momento della partenza di Ulisse, coinvolgendo totalmente il visitatore in un’esperienza unica, davvero molto originale.

La mostra non può non avere uno stretto legame con le descrizioni omeriche nel corpo del poema, dalla storia dei popoli del Mediterraneo ai miti e ai misteri. È stata un’esperienza straordinaria che ha generato nel visitatore una “full immersion” inimmaginabile.

Interessanti   anche   le   opere   di   antichi   orafi egizi, cretesi, achei e magnogreci, messe   a confronto con le preziose lavorazioni artigiane del nostro tempo, come la collezione unica di Michele Affidato, maestro   orafo   crotonese, che   è   anche   ambasciatore   Unicef, sull’antica oreficeria   della   Magna Graecia. L’orafo, noto   ben   oltre i confini nazionali, è presente attraverso i suoi pregiatissimi manufatti.

Opere originali e riproduzioni (non solo il “Laocoonte”) dei maggiori capolavori ispirati dalla narrazione   omerica  esposte   in  tutto   il   mondo,  così   come   le  ceramiche   antiche   di  Roberto Paolini (in arte   Pithos) di Cerveteri, i vasi in rilievo  della  professoressa Rosella Costa e dell’artista poliedrico Franco Coppoletta, di Catanzaro, della collezione del direttore Sergio Basile,  dei   maestri  ceramisti  Claudio   Panaia   e di Beatrice Russomanno di Squillace, sito principe magnogreco, nonché della collezione di reperti archeologici Carravetta di Crotone.

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Non è mancato il riferimento al mito del cavallo di Troia, geniale macchina da guerra che i greci usarono per espugnare la città, che però è tuttora in lavorazione, con una struttura in acciaio che prevede la tecnica computerizzata del “metal 3D” proprio per simboleggiare la funzione di manufatto bellico per quei tempi avveniristico, anche se recenti studi propendono per una traduzione non perfetta di testi di Plinio il Vecchio, secondo i quali non si sarebbe trattato di un cavallo ma di un’imbarcazione del tipo “hyppos”, e ciò renderebbe meno affascinante il “mito”.

Una sintesi di straordinaria rilevanza artistica e storica, un appagamento dell’occhio e dell’anima. Di sicuro, per i visitatori, è stata tutt’altro che una “odissea” nel senso profano del termine e le prossime mostre attireranno ancora l’interesse degli amanti della storia e della bellezza in altri luoghi e in altri contesti.

Valentina Ammirato

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