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Sabato, 16 Gennaio 2016 14:14

Rosso Dancalia

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RossoDancalia

Marco aprì gli occhi, ma li richiuse subito abbagliato dalla luce del sole. Era steso supino e sentiva colargli sul viso qualcosa di caldo. Cercò istintivamente di alzare un braccio per schermarsi dal sole, ma un atroce dolore alla spalla lo costrinse a rinunziare.

Poi ritentò con la mano sinistra, riuscì a ripararsi gli occhi e vide che la mano era rossa di sangue. Era ferito... cercò gli orli della ferita, senti uno squarcio nella parte superiore della fronte, la testa gli pulsava e come provò a sollevarla la pulsazione si trasformò in un intenso dolore. In qualche modo riuscì a sedersi e ad appoggiarsi ad un masso di arenaria rossa, non lontano da un cespuglio di acacie. Quel tratto del deserto della Dancalia, era caratterizzato da antiche rocce di color ruggine, tutto quel rosso gli rendeva sempre più difficile tenere gli occhi aperti, anche il sangue che veniva giù dalla ferita alla fronte lo accecava. Guardò la spalla e si accorse che era lussata ma non ferita.

Cercò di tergersi la fronte con la mano sana, poi pensò che aveva bisogno di qualcosa per tamponare la ferita. Si guardò intorno, e cercò di valutare la situazione, vedeva dei mucchietti di stracci e qualcosa che saltellava tra di essi, sentiva anche un verso strano, un gracchiare stridulo e minaccioso. Poi si si accorse, inorridito, che si trattava dei corpi dei soldati della sua squadra e degli avvoltoi che si apprestavano alla loro festa di morte.

Il sangue delle ferite dei morti era secco ed era evidente sulle rocce porpora. A poco a poco cominciò a ricordare, con i suoi uomini era alla ricerca di un gruppo di banditi che avevano assalito un convoglio di salmerie diretto al sud per rifornire postazioni al confine somalo uccidendo autisti e scorta. Al tramonto del giorno prima era toccato a loro. Erano stati assaliti da un gruppo di guerrieri con mantelli rossi che urlando “Allah è grande”, “viva il Madhi” avevano sterminato tutti, solo armati di lunghi coltelli, perché i “jhadisti” consideravano che era cosa da vigliacchi ed infedeli l'uso delle armi da fuoco, mentre chi combatteva per Dio, doveva macchiarsi del sangue dei nemici.

E così in un turbinio di rosso e porpora, luce del tramonto, mantelli, daghe insanguinate, colore delle rocce, si era consumata la strage. Ora tutto era finito e il silenzio era rotto solo dal gracchiare dei becchini alati.

Marco pensò, alla sua famiglia e che non era quello il tempo giusto per morire, in quel deserto rosso e senza aver ancora visto suo figlio, nato appena dopo la sua partenza per l'Africa. Poi scorse in lontananza qualcuno che si muoveva come si stesse orientando verso qualcosa, poi si inchinò per terra e cominciò a recitare la sua preghiera. Marco penso che forse era il momento giusto di pregare e cominciò a recitare il padre nostro. L'altro si accorse di lui e si avvicinò, gli bendò la testa con una striscia di tessuto con cui aveva stretto la tunica, gli diede da bere e poi strattonandogli il braccio gli fece tornare a posto l'articolazione. Poi lo sconosciuto disse: “oggi voglio salvare la vita ad un crociato, perché racconti che il Madhi, il prediletto di Allah, è capace di atti generosi verso i cristiani venuti da lontano a prendere una terra che non gli appartiene, và in pace cristiano e racconta ai tuoi che chi ha il sostegno di dio non può essere vinto”. Marco si addormentò quasi subito, stremato dal calore e dall'emorragia, il suo buon “samaritano” sparì nel deserto.

Si risvegliò nel bianco candido del letto di un ospedale militare; chi lo aveva soccorso narrò di un dancalo vestito con un mantello rosso che aveva avvertito i soldati di un avanposto nel deserto ed era immediatamente scomparso confondendosi con i colori dell'arenaria e del tramonto.

Edoardo Angrisani

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