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Lunedì, 05 Giugno 2017 13:28

Lucio cagnone birbante Storia di un cane guida

Scritto da 

racconto 1

Mi chiamo Anna e sono una donna determinata e decisa nel superare tutte le avversità della vita, tanto che non demordo neanche di fronte alla disabilità visiva. Per essere libera di muovermi in città, presi contatto con la scuola nazionale cani guida di Firenze e nell’ottobre di cinque anni fa avvenne il fatidico incontro con Lucio.

 

Lucio era un labrador biondo con le zampe grosse e muscolose, aveva  un muso tozzo e carnoso che io amavo molto accarezzare. Le orecchie pendule, il pelo corto e lo sguardo dolce e languido lo rendevano un tenerone, cosa della quale lui approfittava, specialmente se si trattava di chiedere cibo.

Dopo l’incontro ebbe inizio la nostra avventura.

Avevo un coraggio tanto grande da non fermarmi di fronte agli ostacoli.

Io e Lucio facevamo delle grosse chiacchierate.

Io dicevo: “Lucio cosa stai facendo”? e Lucio: “Mi ha scoperto! Ora mi nascondo sotto il tavolo”! ed io “Ah! Ti ho beccato con lo straccio in bocca! Molla subito”.

Ma solo dopo avermi fatto esasperare mollava la presa.

Una sera, in strada, eravamo stati affrontati da un gruppo di ragazzini che volevano derubarmi: incitai subito Lucio e lui con un ringhio da lupo famelico li mise in fuga.

Durante i giorni piovosi era piuttosto tranquillo, anzi proprio un pigrone tant’è che per farlo uscire da casa dovevo sudare sette camicie; allora ho aguzzato l’ingegno, sono andata ad acquistare una bella mantella. Gliela facevo indossare dopo averlo pettinato ben bene e gli dicevo: “Come sei bello!” e allora, tronfio e vanitoso, si alzava e andavamo a lavorare.

Il percorso non era facile, le difficoltà erano tante; in particolare i cani randagi rappresentavano un vero problema. Riuscire a raggiungere la meta senza intoppi era una grande vittoria.

È capitato che alcune persone abbiano dato da mangiare, per gioco, cose dolci a Lucio senza pensare che gli avrebbero causato un danno. Lo ammetto, quando riuscivo ad accorgermene diventavo cattivissima. Il momento peggiore riguardo al cibo l’ho vissuto quando la signora che mi aiutava nelle faccende domestiche non si accorse che Lucio era entrato in soggiorno ed aveva afferrato un uovo di cioccolato da un chilogrammo. Fu per lui quasi fatale.

Ebbe forti coliche e trascorremmo tutta la notte svegli, a camminare in casa.

Come guida era molto bravo: in particolare, quando dovevamo attraversare la strada ed ero distratta mi bloccava con il muso se c’era un pericolo imminente. Il problema sorgeva se lungo il tragitto si imbatteva in cose da mangiare: “Ah! ho visto un bel pezzo di pizza, ora lo mordo”!

ed io: “Lucio no” e giù uno strattone; lui sconsolato: “O no! Mi è andata male anche questa volta! Se mi molla con qualcuno, però, la frego io”!

Una volta l’ho affidato a mio marito e lui “Bene! Ora faccio tutto quello che mi pare, mentre cerco … cerco … ecco un panino”!

“Bene, allora andiamo” disse mio marito e Lucio partì come un razzo; arrivarono a casa entrambi trafelati. Credeva di averla fatta franca, ma io capii cosa aveva combinato, infilai la mano nella sua bocca, trovai la refurtiva e gliela tirai fuori.

Dal carattere giocherellone, quando incontrava una fontana voleva sempre buttarsi in acqua ed era difficile rimetterlo al lavoro.

Un sabato mattina che non dovevo lavorare, mi volevo concedere un sonnellino in più ed allora lui: “Ah! Ma perché non si alza? Ora le faccio uno scherzetto, prendo una pantofola e la chiudo nel cassetto del comodino… Ah! Ci sono riuscito!” uscì dalla stanza e si andò a sedere in cucina.

Appena alzata cercai la pantofola, era da impazzire, non la trovavo da nessuna parte, finché a un certo punto Lucio mi prese con il muso e mi appoggiò la mano sul cassetto del comodino. Allora capii tutto: ma come si fa ad arrabbiarsi?

Come per tutti noi, anche per Lucio c’erano cose che amava fare e altre che faceva mal volentieri: andava di corsa dal veterinario perché gli dava sempre i croccantini, ma non gradiva il bagnetto poiché doveva essere legato.

Era molto affezionato a me e se ero triste e piangevo lui iniziava ad abbaiare.

Quando conobbi mio marito per Lucio fu un gran giocare; con lui usciva ben volentieri poiché lo portava sempre al guinzaglio e non in guida, ma gli faceva anche tante birichinate.

Amava molto viaggiare in treno, in aereo e in automobile; il problema sorgeva quando si incontravano passeggeri con la paura dei cani, cosa che rendeva gli spostamenti piuttosto complicati. Ma le nostre uscite non ce le siamo fatte mai mancare.

Ora che vivo a Potenza mi sono dovuta separare da lui, l’ho riportato a scuola ed è stato affidato ad un ragazzino come cane da compagnia. Ora lui sta bene, non lavora e gioca quando vuole, ma

sicuramente avrà sofferto come me per il distacco.

Questa decisione che mi è costata molto, tuttavia  è stata una scelta obbligata poiché a Potenza non ci sono le condizioni affinché Lucio conduca una vita piacevole e felice.

Anita Varriale

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