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Domenica, 15 Febbraio 2015 17:18

Le parole perdute e ritrovate

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Scrittori a confronto. Pubblichiamo da oggi, nella sezione dedicata ai racconti inediti, alcuni elaborati degli allievi del laboratorio di scrittura “La bottega dello scrittore” di Gocce d’autore. Si tratta di racconti di fantasia che contengono al proprio interno alcune parole obbligatorie (mendicante, laguna, Ciacco, tre persone con lo stesso nome, libro, quadro, pianoforte, baco da setola, cuore altrove, scrittore senza fortuna, scrittore in cerca di ispirazione). Questo è il primo che ha come titolo “Le parole perdute e ritrovate”. Aspettiamo i vostri commenti e magari potrete cimentarvi anche voi e inviarci i vostri racconti all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Li valuteremo e li pubblicheremo volentieri!

 

inedito foglievento“Uno sbuffo d'aria polverosa smosse appena il cumulo di foglie secche ferme ai margini del marciapiede. Qualcuna rotolò e dopo uno, due balzelli si fermò poco più avanti. Una folata più forte le portò su in alto, le fece turbinare e d'improvviso le lasciò cadere per terra. Gli occhi socchiusi di un mendicante seduto a terra con le gambe incrociate osservò la scena e, tra il fogliame inerte, scorse alcune parole stracciate in mille pezzetti. Si alzò per raccoglierne i frammenti ma le parole presero a rotolare dietro alle foglie spinte da un nuovo impeto di vento. Tornarono ad adagiarsi sul marciapiede e quando il mendicante fu sul punto di afferrarle il vento tornò ad alitare su di loro trasportandole lontano. 

Sulle ali del vento le parole stropicciate e intirizzite dal freddo viaggiarono a lungo, sorvolando i tetti e i cieli, attraversando il giorno e la notte. Planarono sull'acqua di un fiume e sospinte dalle onde finirono in una laguna. Le parole, come tante barchette, attraversarono il corso d'acqua fin quando finirono nel retino di un pescatore insieme a pesci di varia misura. In men che non si dica, le povere parole inzuppate si trovarono sul ripiano di una cucina di un ristorante la cui specialità era appunto il pesce fresco. Tra i suoi clienti c'è n'era uno fisso, un tale Ciacco, che andava matto per il luccio in salsa fiorentina. Gli servirono la portata ed egli cominciò ad assaporare la pietanza emettendo gorgoglii di piacere, quando ad un certo punto sentì qualcosa risalirgli in bocca. Si cacciò le dita in gola e tirò fuori un filo di parole legate tra di loro. Con la bocca spalancata tirava e tirava, il filo sembrava non finire più. Le parole si ammucchiavano nel piatto sotto gli occhi attoniti di tutti e Ciacco allarmato chiamò il cuoco che accorse spaventato. A placare il trambusto che inevitabilmente si generò, furono i tre artisti che allietavano le serate del locale. 

Il nome, oltre alla passione per l'arte, accomunava i tre personaggi: Andrea. Uno suonava il pianoforte, l'altro dipingeva quadri, l'altra recitava poesie tratte da un libro ormai consunto. Fu proprio quest'ultima che avvicinandosi a Ciacco riconobbe le parole nel piatto. Le prese una ad una, le sparse sul quadro del pittore e sui tasti del pianoforte. Diventarono parole in bianco e nero che cominciarono a saltare da un martelletto ad un altro, finendo tra le righe delle pagine del libro che Andrea prese a sfogliare. inedito Pianoforte

"Il mio cuore è da un'altra parte. Non abita più qui, non palpita più per questo cielo che mi sovrasta e mi opprime. Il mio cuore è in un altrove che ancora non conosco e che spero mi porti verso la felicità."

Erano le parole di una scrittrice finlandese, Rosa Liksom, che cercava fortuna vendendo le proprie parole scritte nei libri. Ma le parole che si vendono non regalano la felicità. Così, oltre a vendere poco i suoi libri, era afflitta dai critici letterari troppo severi con lei. In particolare dicevano che si rifacesse troppo agli scrittori russi e che le sue storie non fossero così originali. Le parole di Rosa, uscirono dalla sensuale bocca di Andrea ed andarono fuori. Ripresero a volare legate ad un aquilone nella piazza antistante il ristorante, e il vento, ancora una volta, le portò lontano. inedito farfalle

Finirono in un gelseto tra more di gelso e nidi di farfalle. Ai rami erano attaccati bozzoli tondi da cui spuntavano setole variopinte. Erano bachi da setole da cui sarebbero nate farfalle pelose, specie rara di falene. Schiusi i bozzoli, le parole si misero in groppa alle farfalle pelose e intrapresero un nuovo viaggio. Finirono nella casa di uno scrittore, un certo Jack London, che non riusciva a scrivere le proprie storie se non immergendosi nei quadri che ritraevano volti di fanciulle. Stava li a fissare un quadro appeso nella penombra della sua stanza, e cercava di capire cosa quella donna dai profondi occhi neri gli stesse dicendo. I minuti passavano inesorabili nel silenzio dell'assenza di parole da scrivere, ma all'improvviso nello studio fecero irruzione decine di farfalle variopinte. Volarono intorno alla scrivania dello scrittore e le parole una ad una andarono ad adagiarsi sui fogli bianchi sparsi a casaccio.

 

Jack si ridestò, prese uno dei fogli e lesse: "L’ispirazione non puoi stare ad aspettarla. Devi inseguirla con un bastone”. Fu così che capì cosa guardare attraverso il ritratto davanti a se' e cominciò a scrivere la sua storia.

"C'erano una volta le parole perdute e ritrovate".

Eva Bonitatibus

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