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Lunedì, 25 Aprile 2016 16:49

Imelda

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Nel lontano 1959, all’età di quindici anni, Imelda, rimasta orfana di madre, fu accolta nell’orfanatrofio gestito dalla Congregazione religiosa delle Imeldine, un Istituto situato a metà strada dal Santuario dedicato alla Madonna Nera in San Luca. Aveva conosciuto l’ordine religioso fondato da  Padre Pio Giocondo Lorgna, ispirato alla figura della Beata Imelda Lambertini, giovane aristocratica che desiderava talmente tanto l’Eucarestia, da essere premiata; durante la Celebrazione della Santa Messa, ad un certo punto l’ostia consacrata si staccò dalla Pisside e si posò sul suo capo, costringendo il celebrante a porla nel suo palato. Al tempo della Beata, nel 1300, non era infatti consentita la Comunione in giovanissima età.

La nostra Imelda affascinata dalle suore dell’ordine, sentì un forte richiamo che lei definì vocazione; nonostante il rifiuto del padre e la derisione dei suoi fratelli, entrò in Noviziato, un edificio antico posto sui colli della città di Bologna. Contemporaneamente frequentava la scuola per diventare maestra, e trascorreva i suoi pomeriggi nella biblioteca del convento fra i libri che amava tanto.

Spesso si recava nel boschetto adiacente al fabbricato e contemplava i fiori che sbocciavano sugli alberi da frutta e nelle aiuole ben curate. Il suo fiore preferito era la violetta le piaceva il colore l’odore, ma soprattutto il vederla sbocciare nascosta ai piedi degli alberi e fra i cespugli, diceva sempre che la viola è come una persona virtuosa: discreta, silenziosa. Un giorno Imelda fu condotta dal medico di fiducia della Madre superiora; al termine della visita, Imelda seppe che la vita monastica non le si addiceva a causa di una salute insufficiente ad affrontare le rigorose regole del convento.

Era delusa e rattristata in più non seppe mai la ragione vera e quale fosse il limite della sua salute che non le avrebbe permesso di realizzare quello che sembrava il suo sogno. Era innamorata dell’amore, il suo sentimento rendeva felice tutto quel che viveva pur nella povertà assoluta. Continuò a studiare e completò conseguendo il diploma per insegnare. Conobbe un giovane uomo del quale si innamorò perdutamente e forse ad essere amato ancora una volta era l’amore.

Dal matrimonio nacquero figli, tanti, ma lei amava tutti e tutto quel che accadeva nella sua vita percorsa da tante gioie ma anche da eventi dolorosissimi che misero a dura prova la sua salute, e allora Imelda pensava alle parole di quel dottore: “Non può fare la suora perché non ha salute”… e si chiedeva se fosse una spiegazione adeguata quella… forse non ne occorrerebbe tanta anche da madre, da moglie?

Interrogativi senza risposta.

Un giorno, tanto tempo dopo, durante un incontro con una donna eccezionale Imelda fu colpita dalla frase espressa da lei: “La vita mi è venuta incontro” .La frase rulla nella sua testa… si chiede: Quando la vita va incontro e quando no? E cosa succede quando è no?

Imelda ama i bambini, ama scrivere, leggere, giocare, preparare i dolci; trascorre le sue giornate a rincorrere la salute, a sfidarla, perché lei ama la vita e tutto quel che in essa accade.

Tina 

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