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Lunedì, 27 Ottobre 2014 08:49

Il salice e il melograno

Scritto da 

Claude Monet Salice piangente - Il ponte giapponese a Giverny

Tanto tempo fa, in un luogo lontano dalla città, una coppia di sposi molto legati tra loro, tanto legati da un sentimento forte e infinito, decisero di utilizzare uno spazio incolto da trasformare in un giardino. In quello spazio c’era solo un prugno e un po’ alla volta i due innamorati piantarono tante specie di alberi: pini, un melo, un albicocco,un pero, poi circondarono lo spazio intorno alla piccola casa di legno di siepi sempreverdi, con edera e cespugli fioriti;in seguito giunsero alcuni rametti di salice donati dal corteggiatore di una delle numerose figlie,poi, un ciliegio, un castagno, un noce; insomma il giardino diventava sempre più ricco, il prato cresceva folto trasformandosi in primavera in un tappeto soffice dal colore verde smeraldo.

Il salice impiegò un po’di anni a crescere ed insieme ai rami frondosi, crescevano anche le radici, sembravano camminare lentamente sotto gli occhi stupiti e soddisfatti dei due giardinieri che si prendevano tanta cura di quel piccolo paradiso.

Ora quel salice ha allargato i suoi rami e quando l’Inverno lascia il suo posto alla Primavera,esso diventa un grande ombrello sotto al quale un piccolo salotto crea un’atmosfera di benessere,avvolgendo i suoi abitanti in un abbraccio tiepido, silenzioso, interrotto solo dal fruscio delle foglie accarezzate dal vento leggero.

L’allegra famiglia spesso vi trascorre giornate di festa: compleanni, battesimi, prime comunioni,ricorrenze di ogni genere; si accende la brace per arrostire castagne in autunno mentre il comignolo di una bella stufa di ghisa, fuma e intorno si spande l’odore di legna ardente che emana il suo calore.

Un giorno, un bellissimo giorno in quel giardino giunse un melograno, donato ai giardinieri nel giorno delle loro nozze d’oro.

Piantato e curato come gli altri, il melograno donò i suoi primi fiori rossi, prima simili a gemme rotonde, poi sbocciati con cinque petali ad ogni fiore

Durante una gita domenicale, i due giardinieri sentono delle voci flebili; stupiti, cercano la fonte di esse, ma, avendo intuito ciò che stava accadendo si nascosero sotto il patio per seguire il dialogo appena iniziato tra il salice e il melograno.

Naturalmente, nel dialogo, a fare gli onori di casa è il salice perché inquilino del giardino da anni; si rivolge al melograno chiedendogli l’origine e il luogo di provenienza, la sua storia, il perché della sua presenza tra tutti gli altri amici alberi. Il melograno allora racconta di avere fatto un lungo viaggio, infatti viveva in una serra in una città pianeggiante accanto al mare con tanto sole, insieme a tanti fratelli.

Melograno-albero Una bimba raccogliendo i suoi risparmi,l’aveva ordinato ad un fioraio per donarlo ai suoi nonni nel giorno delle loro nozze d’oro. Allora il salice, gli chiede:”Ma perché proprio quello?”-“Non sai che simboleggia l’amore?”, “l’amore che ha sempre accompagnato il loro cammino”. Il salice ascolta attento e pensieroso e per non essere da meno del nuovo arrivato, pesca nella sua memoria la ragione per la quale si trova in quel giardino e dice al melograno: “Ma anche io sono qua’ per una ragione simile”. Il melograno e’contento di ascoltare e vorrebbe continuare a conversare col salice maestoso, intanto si accorge che ad un ramo del suo amico è appesa una bottiglia tagliata a metà e piena di uno strano liquido: aceto

“Cosa ti è successo, perché quella bottiglia pende dal tuo ramo?”,”E’ una brutta storia: un giorno sentivo un gran solletico sul ramo che non c’e’ più, vedi?, ne manca uno; il solletico veniva dalle zampe di un insetto che si era alloggiato su di me, aveva deposte le sua uova e un po’ al giorno il mio ramo si ammalava, sai, sono stati i ragazzi che giocavano nel giardino ad accorgersi della presenza di questo inquilino dannoso. Loro sono andati a fare una ricerca e hanno scoperto che l’insetto dalle lunghe zampe nere, se fosse rimasto ancora sui miei rami, un po’ alla volta mi avrebbe fatto morire.” “cosa e’ successo poi?” incalzava la curiosità del melograno….”Un medico degli alberi e’ venuto a potare il ramo invaso dal nemico, lo ha bruciato ed ora io e gli altri rami siamo salvi.” Il melograno attento al racconto e un po’ commosso pensando alla fine che avrebbe potuto fare il salice, tacque per un po’poi si sentì soddisfatto di trovarsi in quel giardino,lo avevano piantato in un punto dove i raggi del sole sono diretti proprio come occorre perché cresca bene: aveva capito che i giardinieri e la sua famiglia amavano gli alberi e che ne avrebbero avuta tanta cura. I pini, attenti ascoltatori, e testimoni nel tempo della crescita del giardino,presero parte alla conversazione, raccontarono come il loro aspetto cambiasse ad ogni compleanno: una volta rivestiti di, tante farfalle colorate , poi con cappellini a forma di fiore, poi attraversati da numerosissime bolle di sapone che si rincorrevano e allietavano i bimbi invitati alle feste. Sembrava il luogo dove la fantasia si liberava senza confini, tutto per amore, che gioia provavano i silenziosi ascoltatori, increduli.

I giardinieri intanto, soddisfatti e stupiti fingendo una certa indifferenza, si apprestarono ad innaffiare tutto il giardino essendo giunta quasi l’ora del tramonto, e intravvedendo fra i cespugli il colore rossastro del giorno che volgeva alla fine.

Nel frattempo i gattini, tanti, si rincorrevano, si arrampicano sui rami del salice,si appostavano, uno su ogni ramo tanto da sembrare l’albero dei gatti, facendo rievocare l’immagine di un albero di Natale.

Quel giardino è lì pronto ad accogliere chiunque voglia ascoltare le voci degli alberi in una atmosfera di magica fantasia.

Questo breve racconto e’ dedicato ai nipotini di quei nonni innamorati, autori del giardino dove ancora c’e’ spazio per i sogni.

 

Tina

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