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Sabato, 23 Maggio 2015 14:22

Vuoto d’Arte

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Il vuoto, in quanto negazione dell’essere  non è sempre solo nulla e assenza totale ma, in tantissime circostanze, esso è traccia di qualcosa che non c’è perché non c’è più o non c’è mai stato, ma che pur vorremmo ci fosse o sentiamo che ci dovrebbe essere… e quella mancanza ci dice un’infinità di cose. È un vuoto ricco di un completamento che è volutamente lasciato agli spettatori. In campo artistico questo vuoto si trasforma in immaginazione attraverso la libertà di espressione. Una riflessione che potrebbe far risalire al discorso di “arte concettuale”.

“L’arte è immaginazione e questo è quello che chiedo alla gente di fare. Devi immaginare il dipinto o la scultura che stai ammirando”.

osservare lananewstrom Queste le parole della giovane artista Lana Newstrom in occasione della sua personale alla  Schulbert Gallery di New York.  Non c’è un’opera. Le sale sono completamente vuote e la gente osserva pareti completamente bianche.  Le pareti vuote, come un concerto senza musica o un bosco senza alberi, hanno comunque avuto il merito di far riprendere la discussione su cosa sia realmente oggi l’arte. L’arte come “concetto” torna centrale. In questa iniziativa mancano solo le opere, ma la gente completa il rituale fissando le pareti vuote forse molto più che in tanti loft dove chiacchiere e buffet la fanno da padrona sulle opere esposte.

L’importante è creare originalità e farsi conoscere.

AllaHayward Gallery di Londra, un'altra mostra ha fatto molto parlare di sé: Invisible: Art about the Unseen 1957-2012.In “esposizione ci sono cinquanta opere d’arte invisibili realizzate da artisti famosi tra cui il piedistallo su cui una volta si è appoggiato Andy Warhol, un foglietto bianco di Tom Friedman  “1.000 Hours of Staring”. Di Gianni Motti sono esposti disegni invisibili, dipinti con un inchiostro magico e racchiusi in cornici.
Vediamo per quale ragione foglietti bianchi, quadri vuoti, piedistalli abbandonati dovrebbero avere a che fare con le opere d’arte.

La filosofia ci mostra che, al di là di tutte le apparenze, le opere sono sempre lo stesso tipo di cosa; poi, certo, alcune sono belle, altre bruttissime, talune imitano la realtà e ci stupiscono per la bravura del loro artefice, altre ne disvelano tratti sorprendenti, e magari rimandano al concetto di “assenza”. Dunque possiamo affermare che anche questa è arte.

osservare yvesKlein Già nel 1958 “il Vuoto”, di Yves Klein ne  aveva avuto una intuizione simile. Propone infatti l’opera in l’assenza totale di manufatti in una galleria vuota. Decide di rappresentare il vuoto e di mostrarlo.

L’opera che forse ha affascinato di più per la sua potenza comunicativa  tra tutte quelle esposte alla mostra londinese ha a che fare con l’acqua. Dire acqua significa dire vita: vita che nasce, che cresce, che dilaga ma che a volte ci viene privata. Teresa Margolles ci riporta esattamente al centro di quella presente assenza, servendosi di un’acqua che è stata fisicamente in contatto con la morte. Nella sua opera l’acqua, nebulizzata e spruzzata nell’aria, accompagna tutti coloro che la attraversano, ricade sui loro corpi, li accarezza. E tuttavia quell’acqua nebulizzata è stata a contatto con i corpi di uomini vittime di assassinio a Città del Messico e chi attraversa quella nebbia di sfondo lo sa.

osservare andrealoriga Presente in Italia, invece, dal 14 Aprile al 31 Maggio 2015 al piano terra del Conservatorio Luigi Canepa di Sassari,  Andrea Loriga , un giovane studente del Conservatorio di Sassari, ci presenta la sua installazione d’Arte “Emotional Room” .

L'installazione è ospitata in una stanza vuota, totalmente nera e con l'illuminazione LED a soffitto che simula un cielo stellato. La composizione musicale, composta dallo stesso Andrea, si genera grazie all'interazione con l'ascoltatore. Una volta che si è chiusa la porta della stanza alle proprie spalle si da vita ad una scena sonora e luminosa di cui l'ascoltatore percepisce subito la tessitura principale e i colori. Ogni persona visita la stanza da solo, scalzo. Per ogni ingresso nell'Emotional Room viene selezionata una differente scena e la risposta della stanza cambia conseguentemente. L'opera genera una condizione di stasi ed induce ad una totale immersione nei paesaggi sonori immaginari generati dalla mente dell'ascoltatore stesso. L'ascoltatore interagisce con la stanza nella sua attivazione e disattivazione, ascolta, chiude gli occhi e immagina cosa vorrebbe al suo fianco lì in quel preciso momento.

“Ogni cosa è arte se sfugge alla banalità”

Serena Gervasio

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