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Venerdì, 02 Febbraio 2018 08:54

SCENARI. I luoghi evocati di Belmonte

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Didascalia: In principio era il pino

Pubblichiamo il testo critico di Piero Ragone sulla personale di pittura di Pasquale Belmonte in esposizione presso lo spazio espositivo del Circolo culturale Gocce d’Autore dal 3 al 17 febbraio 2018.

 

Frammenti, reperti, indizi. Solo questo resta oggi del PAESAGGIO, tema prediletto della pittura di Belmonte. Una contemplazione pressochè esclusiva che dura da oltre trentanni. Cimento di una indagine senza fine approdata a esiti ormai evocativi. Condotta senza titubanze. Semmai nell’auspicio di altre scoperte.

Una ispezione mai paga che promette nuovi rapimenti nell’ormai rodata gamma di variazioni e rifacimenti. In parte derivati dai precedenti, ma non di rado in aperta contrapposizione.  Con sintesi ora definite o rarefatte. Marcate o in trasparenza.

Comunque estrazioni, in non pochi casi nate dal sezionamento istintivo dello stesso supporto, che mal sopravvive a campiture di grande superficie e meglio si presta allo stupore di un taglio, di un incastro, di un lembo smembrato che pure recupera una sua prevalenza, una distinta preminenza, non rassegnata a rimanere anonima tra altre assonanze o impliciti riverberi.

Da “Cinetica dell’astrazione” a “Rare-frazioni” a “Scenari”, nel dipanarsi di questo appassionato percorso, lungo le esposizioni dell’ultimo decennio, ricerco il filo che collega l’ “essere nel mondo” di Pasquale. Provo a farlo nel tentativo di intercettare il suo punto di vista. Questa facoltà di selezionare la visione di ciò che lo circonda.

E ci circonda. Ma non si ferma a quello che vediamo. A ciò che guardiamo. O osserviamo. Dall’ambiente, l’attenzione si sposta.

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Didascalia: Qui da noi

Il sentire segue altri stimoli. Chiama in causa altre facoltà. Si dirige come uno zoom su uno o più particolari. Quelli che colpiscono, incidono, ti segnano. O ingannano. Non solo la vista. Qualcosa si insinua, si delinea, si registra, si deposita. Dettagli. Li facciamo nostri. Li teniamo e li serbiamo per noi.

Quando poi Pasquale, per diletto o per necessità, sceglie di farci entrare in questi suoi momenti, la lente che ci propone non è più solo quella del richiamo di precise visioni o passate  memorie. Sono le sensazioni che ha provato e che rinnova nel restituirci con un esercizio ludico, per noi complicatissimo, che invece intriga chi mescola colori, annusa pigmenti e si intende di interferenze emotive.

Che si tratti di albero, stradina o siepe. Campo o declivio non fa differenza. E’ lì superstite a fare da perno, aggancio, cerniera, linea di fuga o nucleo di un gioco ammaliante a cui non ci si può sottrarre. E dove non contano le gerarchie di forma, volume o accessorio. Cielo, terra o mare. Le ragioni di quel posto, di quel tono, di quella luce rubati alla scena, o forse sottratti al ricordo, stanno più nel ritmo, nella ricorrenza, nella sequenza, nell’ordine che sfuggono tanto alla geografia quanto alla geometria.

Belmonte interiorizza la disposizione spettacolare della Natura. Ne diventa entusiasta quando si avverte testimone e fruitore del Creato. E ce lo vuole dire. Mettendoci di fronte a quel percepito che si è insinuato nella sua consapevolezza. Un dono che lo fa privilegiato per le doti che gli permettono di stupirsi e di meravigliarci, quando sulla tela ci offre la metamorfosi di tanta bellezza e armonia.

E che il viaggio che ogni volta affronta possa essere  anche insidioso – in passato aveva bisogno di molto più tempo tra una mostra e la successiva – ora non lo sconvolge più di tanto. La sua sicurezza espressiva è ancorata a capisaldi ben solidi nella storia dell’arte non solo italiana. Gli indugi cromatici e i soggetti riproposti delle predilezioni morandiane o alla Carrà, pur tra qualche nostalgia, sono ormai lontani. Hanno ceduto il passo ad una tavolozza ben più ricca e vivace. Più libera e disinibita. Aperta forse a suggestioni più largamente rinvenibili nella pittura del grande amico padre Tarcisio Manta e a certi suoi interventi sulle vetrate (specie nei quadri dove i confini tra i campi di colore sono tracciati con spesse marcature scure).

Osservare 3Didascalia: Allegri tutti

Sfuggire alle citazioni, anche se di illustri maestri, non può che rafforzare il carattere pittorico di Belmonte, già dotato di una sua riconosciuta capacità persuasiva nelle scelte tanto stilistiche che di resa compositiva.

D’altronde, l’incontro con il pubblico è un’utile verifica, che mette sempre l’artista di fronte a se stesso e al suo bisogno di conferma e approvazione. Pasquale ha, comunque, dalla sua più di una chance, radicate nell’esperienza e in una non comune vocazione a fare dell’introspezione e del bagaglio interiore non solo il tratto identitario che ispira la sua pittura, ma il luogo dell’incontro e della condivisione con il prossimo.

Piero Ragone     

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