Osservare
Domenica, 12 Marzo 2017 19:17

Quel che resta della materia

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osservare 1 Si resta increduli di fronte alla morte di Jannis Kounellis,  uno dei più grandi artisti legato all’esperienza dell’Arte Povera. Un artista, un maestro, un uomo che non dimenticava mai di ricordare la sacralità dell’uomo e la necessità della sua fatica mentale e muscolare.

Sostenitore di un approccio materico all’arte, Kounellis fece il suo debutto sulla scena artistica italiana usando il mezzo pittorico come immediato canale di espressione di un linguaggio improntato all’immediatezza, reso più sfaccettato, negli anni, dal ricorso a un pratica installativo-performativa di grande impatto visivo e concettuale. Nelle sue prime opere  dipinge dei segni tipografici su sfondo chiaro. Risalgono al 1967 le prime mostre ideologicamente vicine al movimento dell’Arte Povera. Le sue installazioni diventano delle vere e proprie scenografie che occupano fisicamente la galleria e circondano lo spettatore rendendolo attore protagonista. Il coinvolgimento del pubblico diventa fondamentale per completare l’opera d’arte. Gli spazi iniziano anche a riempirsi di animali vivi. Nel 1969 l’installazione diviene vera e propria performance coi Cavalli legati alle pareti della galleria L’Attico di Fabio Sargentini. Il ruolo dell’artista è ridotto al minimo, quasi da uomo di fatica. Negli anni Settanta Kounellis realizza la famosa porta chiusa con delle pietre presentata per la prima volta a San Benedetto del Tronto e nel corso degli anni riproposta a Roma, Londra, Colonia. Nel 1972 Kounellis partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia. 

osservare 2 Negli anni Ottanta gli animali vivi al posto di quelli imbalsamati, il fuoco diventa fuliggine. Nel 2002  ripropone l’installazione dei cavalli alla Whitechapel di Londra e, poco dopo, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma costruisce un enorme labirinto di lamiera lungo il quale pone gli elementi tradizionali della sua arte, come le “carboniere”, le “cotoniere”, i sacchi di iuta e i cumuli di pietre. Kounellis esce fuori dalla tela per avere la libertà di stabilire un rapporto dialettico con lo spazio. Negli anni antecedenti la sua formazione a dominare era una cultura tonale che interponeva una distanza fra l’artista e l’opera, una distanza critica. Nel suo caso, tale distanza viene meno. Si tratta di un aspetto fondamentale. Anche in un quadro di Pollock, per esempio, non c’è questa distanza e prende vita una pittura che è espressione di un’inedita visione del mondo, completamente diversa da quella di una borghesia provinciale che aveva fornito una copertura ideologica all’arte precedente. La poetica di Kounellis si concentra sulla materia, organica per lo più, vera protagonista dei suoi interventi. Il ferro, i sacchi ed il carbone sono elementi ricorrenti nel suo lavoro. In una sua opera le lastre di ferro, misurandole , corrispondono per dimensioni ad un letto matrimoniale. Tutti lavori che si riferiscono all’uomo. Non è un’ossessione ma un principio: quello di non volere-potere abbandonare l’uomo.

osservare 3L’interazione con il pubblico, spettatore o, ancora meglio, attante, resta la cifra essenziale della poetica di Kounellis come, ad esempio, l’installazione nella metropolitana di Napoli dove le  immancabili scarpe e gli altrettanto iconici accessori di abbigliamento intrappolati sotto una fila di rotaie stanno a simboleggiare il transito perenne dei viaggiatori, ancorati, però, alla peculiarità del mezzo di trasporto. Il legame con l’aspetto terragno, tangibile, dei materiali utilizzati ha reso Kounellis uno degli esponenti di punta del movimento poverista, etichetta che lo ha accompagnato fino al termine della sua esistenza.

 

 

 

Serena Gervasio

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