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Sabato, 19 Dicembre 2015 11:12

L’arte di donare

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Il dono è un momento unico nelle relazioni umane, quello in cui qualcuno dimostra tangibilmente a qualcun altro l’importanza di un legame. Nel “Saggio sul dono” di Marcel Mauss, l’autore sostiene come le relazioni tra gli uomini nascano dallo scambio, simboleggiato dal dono di una delle parti all’altra, la quale si sentirà in obbligo, anche solo moralmente , di contraccambiare tale dono. Questo processo innesca una catena composta sia dall’oggetto-dono sia dallo spirito stesso del donatore che, uniti, creano quel legame tra gli individui che va ben al di là del puro scambio economico. Ecco allora che l’atto del donare non si limita a un passaggio di beni, ma mette in gioco la totalità degli elementi culturali che caratterizzano una società. Nelle società primitive il dono era locale e rivolto sempre a persone concrete e conosciute. La religione, invece, ha creato una vasta comunità universale e impersonale dove occorre donare a tutti. Inoltre, le religioni hanno favorito la radicalizzazione del dono, visto che diventa persino possibile donare se stessi e la propria vita. Il simbolo stesso della croce riporta alla memoria il sacrificio di un uomo che ha speso tutta la sua vita per l’umanità e che non solo non è ricambiato, ma è rifiutato, il suo dono non viene accolto. Eppure il suo gesto estremo è ancora donare, donare persino la sua vita per chi non lo merita. Nella storia dell’arte, dominata dall’iconografia cristiana, quando si parla di dono e di scambio non si può prescindere dalle raffigurazioni dei Re Magi. Infatti, nel cristianesimo il più grande dono di Dio è la Grazia, personificata dall’arrivo di Gesù in terra. I Re Magi e la loro offerta di oro, incenso e mirra rappresentano lo scambio perfetto: da una parte, il ringraziamento dell’umanità tutta e, dall’altra, l’accettazione da parte di Dio di una nuova alleanza con l’uomo, che si rinnova ogni anno con il rito del Natale. I Re Magi sono quindi l’essenza stessa del concetto di dono, dove la reciprocità è la pura felicità dell’altro .

osservare ildono 1L’ Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano. Sfarzosissima e preziosa attraverso l’uso di oro e argento, accesa e luminosa, celebra al contempo sia la scena biblica rappresentata sia la ricchezza del committente che, infine, la bravura dell’artista, in un intreccio di doni reciproci che va ben al di là del mero contenuto dell’opera. La sovrapposizione di personaggi, ambienti, paesaggio ed episodi contribuisce a rendere il clima di festa e felicità di questo momento unico per tutto il genere umano. Tre anni dopo Masaccio dipinge un' Adorazione dei Magi come non si era mai vista prima, l' opposto di quella di Gentile da Fabriano. Masaccio rinuncia al fasto, a tutti i particolari e riduce la scena all' essenziale, concentrandola in pochi protagonisti e la scena è sintetizzata nell' unità della visione prospettica percepita dall' occhio.

 

 

 

osservare ildono 2Il tema del dono lo ritroviamo soprattutto nel famosissimo dipinto di Giotto “ Il dono del Mantello”  che Illustra il passo della Legenda Maior in cui si racconta che Francesco, non ancora frate, incontra un cavaliere, nobile ma povero e mal vestito e, mosso dalla Pietà, il santo lo riveste col suo mantello. Ma l’arte ha spesso affrontato anche l’altro tipo di dono, incentrato sempre sul concetto di scambio, ma con un’accezione totalmente opposta: il cosiddetto “dono d’interesse” spesso al centro di una fitta e faticosa rete di relazioni politiche, economiche e religiose. Era un dono atto a rinsaldare alleanze, perseguire strategie, evidenziare il peso politico di una forza nei confronti di un’altra, suggellare lealtà e rispetto. Spesso però erano le opere d’arte stesse che ben si adattavano al ruolo di “dono d’interesse”, nella loro doppia veste di oggetti di valore materiale ed estetico, usati come veri e propri “mezzi di comunicazione” per veicolare precisi messaggi politici. Un bellissimo esempio di “dono politico” è il ritratto di Laura Dianti , amante e poi moglie di Alfonso I d’Este ,celebre opera di Tiziano del 1523 mandato in dono all’Imperatore Rodolfo II d’Asburgo, nella speranza che egli potesse aiutarlo in un delicato momento politico con la Chiesa.

 

 

 

 

 

osservare ildono 3L’arte contemporanea, invece, vede il dono come un omaggio fatto dall’artista verso il fruitore che nasce dalla necessità di mettersi in relazione con il pubblico e di coinvolgerlo direttamente. Un esempio di dono è quello che Gabriel Orozco che ci tende, ci offre, ci dona, ossia il suo cuore, allungando verso di noi le sue mani contenenti una forma di terracotta che lo rappresenta . Si intitola “My Hands are My Heart” e l’artista si fa ritrarre a torso nudo, mentre preme tra le mani un pezzo di morbida argilla dove emerge la forma di un cuore. Per chi fa arte, mani e cuore diventano una cosa sola. Si dice che il cuore di ciascuno abbia le dimensioni del pugno chiuso; l’artista dà forma e materia a questa idea e la dona letteralmente allo spettatore, in un gesto che spiega la natura dell’arte contemporanea: il dare forma a una visione del mondo e offrirla al pubblico che può, oppure no, condividerla. L’arte contemporanea è spesso accusata di essere fredda, fastidiosamente minimalista eppure può incarnare qualcosa di così caldo e vivo. Gli artisti sono tra i pochi individui capaci di instaurare una relazione e il loro lavoro, che richiede di  essere guardato e a volte vissuto, si fonda sulla richiesta della partecipazione dell’altro. Sono gli unici nella nostra epoca a raccogliere l’eredità delle società arcaiche.

osservare ildono 4Felix Gonzales Torres in una mostra a Siena presenta un’opera deperibile e destinata a trasformarsi ; un tappeto di caramelle, dove il visitatore è invitato a portarsene via qualcuna. Ma attenzione, il dono è per sua natura ambiguo. Può rivelarsi un vincolo, un modo per catturare l’altro e può umiliare e offendere come nell’opera di Mona Hatoum che propone un tappeto con sopra scritto “welcome” ma fatto in realtà con tanti chiodi voltati all’insù. Sono tante le rappresentazioni di come può declinarsi l’idea di dono ma, in fin dei conti, l’arte, in sé, resta sempre un dono sublime. È un modo per condurre chi guarda un quadro dentro le visioni e le immaginazioni di un artista. È un modo per portarci ,se e quando vogliamo ,dentro una drammaturgia di figure e di simboli creata da un altro. È un regalo concesso da qualcuno che non conosciamo. E, infine, è uno spazio che può isolarci ,per qualche attimo , da ciò che è fuori dalla cornice: dalle voci del mondo esterno. Ma la grande arte è un dono anche perché non ha prezzo e non può essere acquistata.

 

 

 

Serena Gervasio

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