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Lunedì, 05 Gennaio 2015 10:59

In arte vanitas

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“Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso; e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.”

 

Questo articolo vuole parlare delle riflessioni che lo specchio ci mostra come proiezioni delle aspettative degli altri, in linea con la convinzione dominante della «bellezza», non certamente interiore.

E’ un viaggio in diverse epoche storico-artistiche alla ricerca della verità e dell’illusione, della realtà e della sua distorsione.

Molti hanno affermato che la mente umana è composta da due parti: quella reale e quella ideale, per questo è spiegabile la motivazione per cui il tema dello specchio e del doppio è stato così spesso ritrovato nelle opere d’arte di diversa radice.

La psicologia attribuisce all’immagine riflessa nello specchio, che definisce la costituzione del punto in cui si genera l’io, la coscienza di se e la costituzione del soggetto. Avviene quindi, l’identificazione di un “Io”, e un riconoscimento che porta allo sdoppiamento tra soggetto reale e la sua immagine ideale.

Gli artisti della seconda metà del 500’ cercarono di comprendere, per quel che potevano, la possibilità di realizzare nelle loro opere una sorta di porta, di passaggio tra l’immaginario e il reale inserendo nelle loro opere, ad esempio, figure rappresentate vicino a specchi o donne nell’atto di specchiarsi riscontrabile sin dall’antichità, come testimoniano i diversi vasi greci e romani, raffiguranti donne intente a vaneggiarsi con uno specchietto tra le mani.

Nel 1515, Tiziano Vecellio dipinge “ donna allo specchio”, olio su tela oggi conservato al Museo del Louvre. Il quadro ritrae una donna che si specchia. Ad aiutarla, un servitore che sorregge due specchi, uno dei quali è convesso.

Tiziano rappresenta una scena di vita quotidiana ma la presenza di ben due specchi, degli occhi della donna fissi sulla propria doppia immagine e di quelli dell'uomo assorti in lei fanno piuttosto pensare a un'allegoria della Vanitas.

1 tiziano donna con specchio

Il tema dello specchio è stato affrontato anche da Caravaggio nella sua Marta e Maria Maddalena del 1598. Non solo qui il maestro lombardo dà abile sfoggio della sua tecnica rendendo in modo ottimale la convessità dello specchio, ma gli attribuisce anche il valore simbolico della vanità, il peccato di cui la biblica Maria Maddalena si macchiava, prima della conversione seguita al convincimento da parte di sua sorella Marta.

 

 

 

2 Marta e Maria Maddalena caravaggio 1598

Il tema della vanità è stato raffigurato anche in un altro dei suoi dipinti: Narciso attraversolo stupore improvviso, la meraviglia ed il coinvolgimento che il protagonista dell’opera prova nel vedere un’immagine così bella, l’immagine di sé…

 

Nel mito raccontato da Ovidio nel III terzo libro delle metamorfosi : il giovane si innamora della sua immagine riflessa nell’acqua e comprendendo che non avrebbe mai potuto realizzare quell’amore, si lascia morire, struggendosi.

Se pensiamo agli autoritratti davanti allo specchio ricordiamo uno dei più conosciuti e rinomati: quello che il Parmigianino che riproduce le sue fattezze per come apparivano alla vista di uno specchio convesso, su una tavola fatta creare appositamente convessa per una resa più credibile.

Ed ancora l’ autoritratto di Maurits Cornelis Escher, Mano con la sfera del 1935, dato da una mano in primo piano, giustamente di molto più grande e sinuosa rispetto al corpo più lontano, ed un arrotondamento sferico dell’ambiente circostante.

3 parmigianino autoritratto

4 escher MANO CON SFERAL’autoritratto però non è semplicemente uno specchio su cui riflettere la propria immagine, ma un mezzo per penetrare se stessi e restituire allo sguardo ciò che normalmente di sé non si vede: che sia di Francis Bacon o di Escher il self portrait è indagine.

Oggi invece l’autoritratto è diventato il reportage di un culto dell’ioappeso a un istante che un attimo dopo avrà già perduto la sua ragione d’essere, da consumare subito perché poi verrà

rapidamente inghiottito dai buchi neri del cosmo digitale.

Nel 2013 l'Oxford Dictionary ha scelto 'Selfie' come parola dell'anno: “una fotografia che una persona ha fatto di se stessa, normalmente con uno smartphone o una webcam, e poi ha pubblicato su uno dei social media".

la differenza è totale…

Sel’autoritratto richiede totale consapevolezza, il selfie è invece un modo espressivo lasciato al caso e all’improvvisazione.Altra differenza: mentre il selfie è rivolto a tutti, compresi gli sconosciuti che possono inciampare nella foto postata su Internet, l’autoritratto è rivolto soprattutto a se stessi o alle poche persone elette che sapevano riconoscere il volto nei grandi affreschi murali .Era quindi un messaggio visivo selettivo, un’affermazione di orgoglio sociale in cui ci si presentava al meglio, con la massima dignità. Senza smorfie o risate o gesti ridicoli.

È possibile che in futuro il selfie potrà svilupparsi in una forma d’arte fotografica, ma per ora è ben lontano dal potersi paragonare non solo agli autoritratti pittorici, ma anche a quelli fotografici realizzati prima delle fotocamere dei cellulari.

“le fotografie mostrano, non dimostrano” (cit.)

Serena Gervasio

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