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Domenica, 03 Luglio 2016 22:54

Il caso Bacon

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Un diario delirante e visionario, quello dei racconti per immagini di Francis Bacon, che dipingeva sempre sulla base di esperienze personali e intime.

Omosessuale dichiarato, una personalità controversa, costantemente ai limiti della patologia psichica e di una crisi esistenziale che cercava di risolvere con vizi di vario genere quali il sesso il gioco e l'alcol, in realtà le derive della sua condizione interiore venivano espresse in pittura in maniera forte e sincera. Bacon, che non ha trascorso un infanzia felice a causa dei burrascosi rapporti con i genitori viene oggi ricordato come uno degli artisti più eccentrici del nostro secolo. Nelle sue opere urlava la fragilità ed il marciume della vita, quella vita che egli stesso ha vissuto sempre al limite della moralità, in un succedersi vorticoso di esperienze estreme. Nella "scarnificazione" dei suoi volti ha trovato la sua sublime grandezza. Un sublime al negativo che ha reso Francis Bacon famoso e affascinante, la cui intera produzione si inserisce tra gli anni Quaranta e gli anni Novanta (1992) con la sua morte e dedicata alla rappresentazione della fragilità dell'essere umano alla scoperta della figura umana drammaticamente sconvolta dall'esistenza. Negli anni Cinquanta realizza ritratti di amici eseguiti su commissione che  mostrano figure incorporee e spettrali, volti argentei e sfocati, corpi che svaniscono nell'oscurità nero-inchiostro. Nel decennio successivo, i suoi personaggi iniziano ad apparire in uno spazio meglio definito e brillantemente illuminato. Non si tratta più di presenze vaghe e indistinte, ma di figure che possiedono solidità e volume, unitamente a un'accresciuta espressività. Una volta raggiunta la piena maturità stilistica, Bacon porta all'esasperazione l'attenzione rivolta al soggetto, come se l'artista perseguisse un unico obiettivo: quello di penetrare i misteriosi e oscuri meandri dell'animo umano.

osservare2Un viaggio nell'interiorità dell'individuo e al tempo stesso nell'attualità di una società sconvolta, scandito dalle figure anonime che urlano nelle loro gabbie, dalla sensualità e dall'erotismo provocatoriamente esibiti e dal senso della morte presenti nei suoi capolavori.
Negli ultimi anni l'opera di Bacon subisce ora un processo di riduzione all'essenza del racconto, in alcuni casi spinto fino all'estremizzazione, con poche macchie di colore raggrumato in uno sfondo neutro. In un mondo ancora in preda all’orrore della seconda guerra mondiale, Bacon riduce le sue figure umane a esseri urlanti. Il grido di aiuto nel silenzio e nella solitudine diventa quasi un suo marchio di fabbrica. Attraverso il paradosso della deformazione, fissa sulla tela tutto cio’ che di un volto o di un corpo colpisce i sensi nel profondo.  Era creativo al punto da sperimentare qualsiasi materiale, compresa la polvere che raccoglieva dal pavimento del suo studio, ma preda di un insano narcisismo. Si tingeva i capelli con il lucido da scarpe, si lavava i denti con i potenti detersivi che si utilizzano per le superfici della cucina, sotto i pantaloni e la giacca portava calze a rete e biancheria femminile. Era ossessionato dal corpo, dall'anatomia, dalla carne e dal sangue, il suo atelier era un tripudio di ritagli di giornali, fotografie, schizzi di disegni di corpi deformi, di gente sottoposta a operazioni chirurgiche o vittime di violenti incidenti. Bacon dipingeva di getto, ispirandosi ai particolari che istantaneamente lo colpivano tra tutto quel materiale accatastato nel suo caotico studio.

osservare 3I suoi corpi si sottraggono alle nostre convenzioni e a ciò che noi scontatamente sappiamo di essi, e ci chiedono perentoriamente della loro natura, del loro specifico modo di esistere, di abitare la realtà. E’ un corpo frammentato che vive nella frammentarietà del sociale, nella molteplicità dei punti di vista; è il luogo di ogni fuggevolezza, è il punto di riferimento di una fragilità assoluta elevata a paradigma. Fragilità intesa nella sua più ampia accezione, con la quale il corpo si confronta per accorgersi di essere della stessa sostanza e della stessa fattezza. E’ un corpo senza contorni definiti che sostiene idee deboli, pensieri labili, sentimenti incerti ed emozioni sconcertanti. E’ l’involucro di un “io” semidistrutto che sembra volersi lasciare divorare dalle incertezze e dalle approssimazioni della nostra era. L'arte di Bacon rimane, forte, iconoclasta, provocatoria e affascinante perchè in fondo mette in mostra elementi che definiscono la condizione dell'uomo moderno dipingendolo come un animale in balia di un mondo senza dio e senza tregua, soggetto alla naturale incombenza del dolore e della paura. Bacon sapeva di  afferrare perfettamente la realtà, quella vera, quella che  l’occhio umano non è in grado di percepire da solo: la ricetta segreta consisteva nel saper trasformare le sensazioni in immagini, riconducendo il tutto ai due impulsi primitivi opposti ed intrinseci alla natura stessa dell’uomo: l’amore e la morte.
 “Sono diventato pittore per essere amato” dichiarò prima di morire tra le braccia del suo ultimo amante,  perché, in fondo, era solo un ragazzino al quale era mancato l’affetto vero di un padre comprensivo.

Serena Gervasio

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