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Lunedì, 02 Ottobre 2017 12:30

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Non è l’immaginazione o la fantasia che dà il via ad una produzione artistica ,o meglio,  Il materiale di partenza per produrre arte non è mai del tutto nuovo e lo possediamo tutti, anche se è unico. Quello che rende una creazione qualcosa che sembra nuovo, nel senso di originale, è il modo in cui l’opera viene assemblata: lo sguardo dell’artista e la sua abilità espressiva tradotta in linguaggio che crea dei significati.

Molto spesso sono i nostri ricordi che ci permettono di riordinare i nostri pensieri sotto forma di immagini e che, molto spesso, vengono poi adoperate dagli artisti per produrre arte. Sappiamo che Il sogno propone soprattutto immagini: si svolge, quindi, secondo un linguaggio analogico. Di qui, spesso, la sua difficoltà ad essere tradotto in parole, ossia in un linguaggio logico. La produzione figurativa può, dunque, risultare più immediata per la rappresentazione diretta ed immediata del sogno. Molti sono gli artisti che hanno utilizzato i loro sogni come materia per la loro produzione artistica. I precursori del Surrealismo, ad esempio, si sono avvalsi di quel ricordo che viene conservato e  organizzato dal  sogno, in una specie di reset per immagini  attraverso scene camuffate con il preciso scopo di risolvere tensioni. Breton così definisce questa corrente artistica : «Automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale». L’automatismo psichico significa quindi liberare la mente dai freni inibitori, razionali, morali, eccetera, così che il pensiero è libero di vagare secondo libere associazioni di immagini e di idee. In tal modo si riesce a portare in superficie quell’inconscio che altrimenti appare solo nel sogno. Un legame che talvolta è palesemente dichiarato, progettato, come nel caso dei surrealisti ma che in altri casi si esplica in modo del tutto casuale ed istintivo, risultante dal desiderio dell’artista di trovare nuovi linguaggi, nuove forme ed immagini per imprimere una visione diversa sul mondo, alimentando ulteriormente l’infinito dibattito su ciò che sia da considerarsi o meno arte.

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Anche Marc Chagall conferma  la sua attenzione verso l’ aspetto visionario e surreale della realtà, verso il sogno che irrompe nell’esperienza notturna, ma che irradia nella mente e nel ricordo e, da questo, nel “fare” artistico. La sua pittura è una sintesi perfetta di magia e mistero, di sogno e sentimento, di intensità e passione che talora assume i toni foschi dell’ incubo, per poi trascolorare in un lirismo delicato ed euforico a lasciare gli occhi e l’animo felici come un bel sogno del mattino. “Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno” affermava il celeberrimo Van Gogh, una frase che sembra spiegare chiaramente il forte legame esistente tra arte e sogno, un rapporto istintivo che nasce dall’esigenza primordiale dell’artista di dar libero sfogo al proprio inconscio, che proprio nell’arte come nel sogno emerge spontaneamente senza limiti o costrizioni. Nel sogno e nell’arte c’è lo stesso minimo comun denominatore, la stessa creta che il sognatore-artista spalma attraverso la sua proiezione astrale e personale, a volte in modo estremamente corretto senza né convenienza di parte, né tanto meno sviolinate scontate, così presenti e stridenti oggi nel mondo dell’arte contemporanea.

Serena Gervasio

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