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Lunedì, 03 Luglio 2017 13:24

Big eyes

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Berlino 1946. Un giovane americano di nome Walter Keane si trovava in Europa per imparare a dipingere. Venne colpito dai grandi occhi dei bambini che cercavano il cibo nella spazzatura e cominciò a fare degli schizzi di queste piccole vittime della guerra.

Quindici anni più tardi, Keane divenne una specie di fenomeno. Siamo agli inizi degli anni Sessanta, nascono i tipici sobborghi americani fatti di villette a schiera con doppio giardino e milioni di persone desiderano mettere in mostra dei quadri alle pareti. Moltissime scelsero i bambini dagli occhi grandi di Keane. Tra Berlino e il successo, però, Walter Keane aveva incontrato Margaret, sua futura moglie. I due si conobbero durante una mostra a San Francisco, nel 1955. Walter era un artista sconosciuto che non sarebbe diventato famoso prima di qualche anno. Il racconto di lei, anche su come quella storia iniziò, è però molto diverso. Walter e Margaret si incontrarono effettivamente quella notte a San Francisco, lui era un uomo molto affascinante, questo era vero, ma la parte di conversazione riportata nelle memorie di lui riguardo i quadri non era vera. Non poteva esserlo: non lo sapeva nessuno, ma i quadri dei bambini con gli occhi grandi li dipingeva lei mentre il marito aveva sempre sostenuto di esserne l’autore e se ne era preso meriti, popolarità e denaro. I primi due anni della loro vita furono felici, ma tutto cambiò una notte in cui Margaret accompagnò il marito in un club di San Francisco dove lì Walter Keane vendeva i quadri con i bambini dai grandi occhi a prendersi il merito, insomma, di quadri che non aveva dipinto. Per i dieci anni successivi Margaret continuò a dipingere quadri che Walter vendeva spacciandoli per suoi. Diceva di sentirsi in trappola ma anche di non avere la forza di lasciarlo, non sapendo come mantenere sé stessa e la figlia. Margaret dipingeva anche sedici ore al giorno in una stanza sempre chiusa, con le tende alle finestre. Quando il marito non era a casa, telefonava di continuo per assicurarsi che Margaret non fosse uscita e fosse al lavoro. Nell’intervista al Guardian, Margaret , ricorda un uomo crudele, geloso, prepotente e violento. Dopo dieci anni di matrimonio, Margaret e Walter Keane divorziarono. Margaret promise all’ex marito che avrebbe segretamente continuato a dipingere per lui e lo fece, per un po’. Ma dopo aver consegnato 20 o 30 opere improvvisamente pensò: «Niente più bugie. D’ora in poi, mi limiterò a dire la verità». Verso la fine degli anni Ottanta, Margaret citò l’ex marito in tribunale. Per dirimere la questione a un certo punto il giudice chiese a entrambi di dipingere un bambino dagli occhi grandi proprio lì davanti a tutti, in aula. Margaret finì il quadro in 53 minuti. Walter disse che non poteva farlo perché aveva male a una spalla. Lei vinse la causa, fu autorizzata a firmare da quel momento i dipinti e venne stabilito che ricevesse un risarcimento di 4 milioni di dollari: non vide mai un centesimo, perché l’ex marito aveva speso tutto e non aveva ormai più nulla. Margaret Keane vive ora in California ed è apparsa in un cameo del film di Tim Burton e non poteva che chiamarsi così, Big Eyes. Insomma, una storia di ordinario femminicidio pittorico, dai numerosi precedenti di sudditanza artistica.

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Big Eyes è semplicemente un atto d'amore per quei quadri di trovatelli dagli occhi planetari. Le loro sono solitudini incolmabili espresse da impassibili sguardi accusatori. I dipinti dei Keane hanno fatto persino capolino in Beetlejuice e in The Nightmare before Christmas e ovviamente anche La sposa cadavere ha lo stesso gonfiore oculare di quei bambini sepolcrali. Burton definisce quei dipinti  eccezionali, ma ella era troppo umile ed insieme inconsapevole della carica e dell’attrattiva che questi dipinti in realtà rappresentavano. La furbizia era invece tutta di suo marito, il quale precedentemente era stato commerciante di giochi per bambini e promulgatore di spettacoli teatrali. Questa attività era portata avanti da lui con la prima moglie, ma già ci fa comprendere la carica commerciale ed insieme di uomo senza scrupoli che rappresentava Walter. Sembra una storia a dir poco surreale, quasi inventata eppure è capitata ,una favola moderna, che dimostra quanto la verità ha più potere della menzogna. La giustizia è sopra ogni cosa, non ci sono mezzi termini e bisogna proteggere le cose che facciamo, e soprattutto quello che amiamo. La giustizia avrebbe comunque trionfato perché gli occhi grandi, le posture, i malinconici volti esprimono tutta l’interiorità di Margaret Ulbrich, che ancora oggi ama dipingere tutti i giorni con la stessa costanza ed con lo stesso amore.

Serena Gervasio

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