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Lunedì, 29 Settembre 2014 09:47

Arte : Finzione o realtà?

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A questa domanda non si possono che considerare le indagini di Platone e Aristotele, i quali hanno certamente posto le basi della futura riflessione sull’arte.Entrambi partono dal concetto di mimesis, che ridotto al significato base significa imitare,

La condanna platonica dell’arte fonda le sue ragioni richiamandosi alla dimensione del vero.

L’arte è imitazione del mondo sensibile, il quale, a sua volta, è imitazione del mondo delle idee, unica sede della verità; dunque l’arte è imitazione di un’imitazione.

Più nel dettaglio Platone distingue due tipi di mimesis: quando si riproducono esattamente le proporzioni dell’oggetto considerato; quando tiene conto dell’osservatore ed attua una serie di accorgimenti illusionistici che sembrano alterare la realtà, come in architettura. Nella dialettica realtà-apparenza il compromesso è impossibile, ogni apparenza è un tradimento della verità, dato che reali sono solo le idee, illusioni le cose di questo mondo.

Aristotele riscatta l’arte dalla condanna che Platone le aveva riservato; la dimensione artistica non allontana dal vero e non turba l’equilibrio emotivo dell’individuo. Definisce anche lui l’arte come imitazione, ma il carattere mimetico di tale esperienza non assume connotati di tipo menzognero, poiché il mondo sensibile oggetto di mimesi, nel suo sistema, non è apparenza ma realtà vera. In questa prospettiva l’attività artistica diventa un validissimo aiuto per comprendere l’uomo.

“l’imitare è connaturato agli uomini e tutti traggono piacere dalle imitazioni” e ancora “L’arte vive in uno spazio di possibilità e libertà”.  

Se per Platone l’arte è una copia fuorviante di ciò che esiste, per Aristotele è costruzione. Quindi per Platone è registrazione passiva di qualcosa che già c’è (e che a sua volta è una copia), per Aristotele fare arte è un’operazione attiva che coinvolge la sensibilità, è un’operazione intellettuale che prevede la scelta, una selezione della realtà che permette che questa sia capita, e permette di fornire un messaggio universale. 

1Particolare dell’opera “La scuola di Atene”, un affresco realizzato tra il 1509 ed il 1511 dal pittore Raffaello Sanzio. È conservato nella Stanza della Segnatura nei Palazzi Vaticani di Città del Vaticano.

Al centro figurano Platone ed Aristotele. Platone, dipinto con le sembianze di Leonardo da Vinci, regge in mano la sua opera Timeo ed indica il cielo con un dito (indica il mondo delle idee), mentre Aristotele regge l'Etica e rivolge il palmo della mano verso terra rivolgendosi al mondo terreno.

Da Pittrice posso dire che In un operaIl punto di partenza è sempre e comunque il reale, per quanto in molti casi l’artista, a lavoro ultimato, se ne ritrovi distaccato completamente.

S’impadronisce del contesto, lo fa suo modificandolo secondo la propria sensibilità e lo ripropone trasformato in una differente visione, in un luogo interiore che vuole condividere con il suo spettatore e che diviene nell’opera più verosimile e credibile della stessa realtà, quella con la quale siamo soliti confrontarci nel quotidiano e che viene considerata erroneamente l’unica possibile, l’unica esistente.

Per allontanarsi dalla fintaveritàsi estrae, con il fine di arrivare a nuovi contenuti inalterabili e immodificabili.

Dipende quindi da quale parte si vuole osservare questa faccenda. Se si guarda dalla dimensione dalla quale siamo abituati a posizionarci, quella nella quale manteniamo ben saldi i piedi per terra e la testa sulle spalle, egli, l’artista, è il bugiardo per eccellenza, è colui che astrae un concetto per raccontarcelo elaborato secondo la propria fantasia e la propria inventiva.
Se però guardiamo la stessa faccenda dall’altra sponda del fiume, quella dove per vedere basta chiudere gli occhi per entrare nella dimensione della sensibilità, scopriamo con stupore che l’opera ci concede finalmente di smascherare una dimensione ipocrita ed insincera, considerata purtroppo normalmente esclusiva per la sua facilità di osservazione. La questione è che oggi non esiste una realtà ma sono diversi modi di pensarla che costituiscono le tante realtà possibili.

 

 

 

 

2A partire dagli anni '80, l’uso del computer nei linguaggi dell’immagine ha determinato una non indifferente svolta nell’ambito delle espressioni artistiche, permettendo lo sviluppo di nuove forme di percezione e configurazione.

Il digitale ha permesso all'arte di aderire sempre più al nostro corpo e alla nostra mente, diventando quasi una metafora onirica dell'inconoscibile, dell'oltre la soglia. Attraverso l'interattivitàal fruitore viene conferito il potere di manipolare e trasformare l’elemento artistico con cui interagisce.

Oggi la tecnologica sta spingendo i laboratori del mondo informatico verso la ricostruzione di mondi cosiddetti "virtuali”. Grazie a sistemi di interfaccia hardware e sofware l'uomo viene collocato in veri e propri ambienti artificiali.

In realtà il calcolatore è da sempre anche simulatore della realtà: sistemi CAD, Videogames, modelli scientifici di simulazione che si misurano col reale imitando le forme della natura o meglio tutto questo sembri essere una corsa ad essere "più reale del reale".

Da ciò si deduce che ora è la macchina a realizzare ciò che Platone aveva prescritto agli artisti: fare copie della realtà e ,così facendo,Il mondo della percezione è ormai saldamente in mano alle tecnologie del virtuale.

 

di Serena Gervasio

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