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Osservare

Ci consente di guardare il mondo con gli occhi dell’arte declinata in tutte le sue forme, conducendo il fruitore nelle gallerie d’arte, nei musei, nelle pinacoteche, nelle botteghe alla scoperta ed alla conoscenza di opere d’arte.

“Luoghi della mente, spazi abbandonati, immagini che fanno pensare al cosa è stato.

Letti vissuti e ora  sottoposti all'erosione del tempo..”

 

osservare karmil 1 Con queste parole l’Artista Karmil Cardone descrive il suo approccio artistico e la scelta di immortalare, nei suoi scatti fotografici, quei luoghi della nostra esistenza in cui la nostra fisicità, relazionandosi con il mondo, si dimensiona e diviene reale. Ma nessuna dimensione sarebbe tale se non trovasse dimora nella nostra mente, luogo privilegiato nel quale tutto è processato, elaborato, immagazzinato, sviluppato, restituito, a volte anche ignorato; luogo dove ogni parte del tutto assume una propria identità, disperdendosi e ritrovandosi in mille e mille luoghi diversi .

Karmil nasce a Potenza nel 1985, vive e lavora tra la sua città natale, Roma e Londra. Ha compiuto studi artistici conseguendo la maturità presso l’Istituto statale d’Arte di Potenza e successivamente si laurea in Storia dell'Arte e Spettacolo, presso l’Università “Sapienza” di Roma con la tesi "installazione interattiva", progetto sulla corrispondenza tra suono e colore. Numerose sono le mostre a cui ha partecipato e i premi ricevuti tra cui: speciale Passione Italia nel 2011;  We own the night a Treviso nel 2010; il Premio Grappaimage a Verona nel  2010 e il Premio Arti e Mestieri a Potenza nel 2010 e finalista del Premio Celeste nel 2012.

Attento osservatore e divoratore d’immagini, ama scoprire sempre luoghi nuovi e utilizza la sua macchina fotografica per non essere più solo spettatore, ma per assumere un ruolo attivo. La sua ricerca fotografica cattura aree sconfinate, attraversandole trasversalmente in visioni prospettiche e avvolgenti. I suoi ambienti e territori narrano storie di vita normale, ma con il fascino del mistero, dell’ignoto tutto da conquistare.

Nella sua ricerca artistica cerca di seguire il naturale flusso del mondo, l'intuizione, cercando di catturare le prospettive armoniche che si formano nel mondo.

Le sue foto a colori nascono dalle emozioni e dalle tonalità cromatiche percepite in quell’istante, mentre le foto in bianco e nero in base alle forme, alle geometrie e alle simmetrie, per “scolpire” con la luce i volumi dei corpi, ben consapevole che la fotografia scrive con le particelle luminose la realtà delle cose.

Molti sono gli artisti che lo hanno ispirato e che hanno influenzando la sua ricerca come Magritte e Bacon tra i pittori e  Jeff Wall e Duane Michals tra i fotografi.

osservare karmil 2 Con Metafoto si vuole andare oltre la dimensione dell'immagine, al di là della semplice foto, e svelare l'azione, l'atto stesso del fotografare. Il mezzo con il quale la foto viene effettuata, viene mostrato da uno specchio che crea un'immagine nell'immagine, aprendo una porta su un altro mondo. Quest’opera rappresenta una metafora della società contemporanea. Il luogo scelto per la foto è un luogo in rovina, decadente come la società in cui viviamo. L'uomo, artefice della composizione, è assente. è presente invece, il mezzo, l'utensile che rende tangibile la visione. Tutto questo finisce con il dimostrare che l'uomo contemporaneo è, di fatto, sempre più subordinato alla macchina, alla tecnologia, le quali sono sempre più preponderanti e dominanti nella realtà in cui viviamo.

Particolari sono anche le fotografie intitolate “La stanza di Vincent e Freud” e “La stanza di Vincent” nonché, quest’ultima, una reinterpretazione e rielaborazione in chiave moderna del dipinto “La camera di Vincent, ad Arles” di Van Gogh. Particolare attenzione è posta sulle diverse gradazioni di colore delle pareti e del legno, tonalità che generalmente offrono allo spettatore un senso di grande serenità e tranquillità, che invece in questo caso contrastano con l’atmosfera della fotografia decadente e inquieta. Anche in questo lavoro i colori della foto accentuano quel senso di solitudine, di emarginazione, di abbandono, di mancanza di relazione e d’isolamento che caratterizzano la società moderna: più aperta, oggi, alle apparenze e alla “notificazione spenta” degli eventi e meno alla “comunicazione calda” delle idee e dei pensieri.  Visita Gocce 3D con Karmill Cardone osservare karmil 4

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Serena Gervasio

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“Lega il tuo carro a una stella”, scriveva L.Da Vinci.

 

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 A chi non è mai capitato di sentirsi all’ improvviso trasportato da una sensazione che ci lascia “uscire” , per qualche secondo ,dalla realtà per viverne momentaneamente altre ?

Poi ritornare alla nostra quotidianità, riuscire a capirla, accettarla e interpretarla meglio, poiché “ questa trasposizione sensoriale” ci ha arricchito, ci ha dato una visione più ampia e strumenti che ci permettono di inquadrare le nostre esperienze e vederle con più distacco. Ciò che istiga uno sguardo diverso sulla realtà è un libro, un quadro, un film o più in generale un’opera d’arte perché siamo certi di sorprenderci davanti a qualcosa di nuovo, d’originale, di potente. In questo trasporto emotivo c’è chi cattura frammenti di immagini e li riporta poi nella quotidianità quasi a voler fare un resoconto dl suo “zapping” emozionale.

Nico Greco, attraverso le sue opere pittoriche, mette in evidenza questo tipo di sentimento e regala, a chi osserva i suoi dipinti, le stesse emozioni che hanno permesso la loro creazione.Nasce a Potenza il 23 dicembre del 1962 e verso la fine degli anni 90’ da autodidatta inizia a dipingere su tempera ispirandosi ai celebri dipinti di Leonardo Da Vinci.Negli ultimi anni ha partecipato a numerose mostre personali e non nella sua città natale.

osservare greco 2Sabato,7 Marzo è stata inaugurata una sua personale intitolata “ i colori delle donne” presso il circolo culturale di Gocce d’Autore a Potenza dedicata all’universo femminile. Celebra, nei suoi 19 dipinti esposti, la Donna e la sua natura così vicina alla perfezione, al divino, al mistero che la rendono unica nella sua esistenza.Sono donne sensuali, forti e determinate. I colori ne esaltano i contorni e danno spessore alla personalità. Le tonalità forti fanno da sfondo a gran parte delle tele, contrapposti poi ad un bianco candido che sfinisce nel grigio. Le donne di Greco comunicano il loro passato e il loro futuro, sono creature che dialogano tra loro senza distinzione di razza, di lingua e di religione.

osservare greco 4Greco mette su tela le emozioni di un viso e la gestualità del corpo nelle sue sensuali movenze ritraendo icone del mondo del cinema come Dita von Teese , modellastatunitense e show girl del burlesque o Amelie, la giovane protagonista di un film uscito nel 2002 scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet .

L'arte di Greco è complessa e sapiente, unassemblaggiodi frammenti attinti al mondo del cinema e ricontestualizzati attraverso una pluralità di codici che spaziano dal mondo della pittura alla televisione e dalla musica al linguaggio cinematografico.

Particolare è il suo modo di vedere il mondo, di assaporarlo, di raccogliere in briciole l'essenza delle piccole cose .La sua pittura è arte che inscena se stesso attraverso molteplici registri e tutto questosenza far troppo rumore, come se stesse dietro le quinte ad osservare che le sue opere vadano a buon fine.

 

Gocce in 3d con Nico Greco

 

Serena Gervasio

 

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Mr Turner

Scritto da

osservare foto1“Colui capace di restituirci un dinamismo cosmico che sfugge il controllo della ragione, ma che può rapire l’animo umano in estasi paradisiache o precipitarlo nello sgomento”.

Giulio Carlo Argan

 

Joseph Mallord William TurnerNasce a Londra nel 1775.

Dotato di grande talento, Turner, a soli 14 anni entra alla Royal Academy e nel 1794 inizia a lavorare come illustratore per il "Copperplate Magazine" e il "Pocket Magazine".
È spesso in viaggio per prendere schizzi e appunti e lavora in prevalenza ad acquarello e con la tecnica dell'incisione. A partire dal 1796, si dedica anche alla pittura a olio.
Turner è attratto dall' estetica del sublimee delpittoresco, quel sublime dinamico, come lo definiva Kant, che riguardava le manifestazioni della natura caratterizzate da grande esplosione di energia. Il soggetto di alcuni suoi quadri più tipici sono proprio le tempeste. Quella furia degli elementi che imprime grande velocità all’atmosfera.

Nel 1819, Turner compie un lungoviaggio in Italia. Visita Venezia, Roma e Napoli. Rimane folgorato dalla luce mediterranea, che imprime al suo stile la svolta decisiva. Realizza alcune vedute di Venezia, dove luce e colori sono i veri protagonisti.
Nel 1827 si reca sull'Isola di Wight per far visita al celebre architetto John Nash.
Nel 1828-1829 torna a Roma. Mostra un crescente interesse per le scene storiche, mitologiche e di genere, per le quali si rifà a Rembrandt.
Negli stessi anni, oltre ai nuovi soggetti, si dedica alla pittura di paesaggio e alla rappresentazione di figure.
Nel 1836, assieme all'amico e collezionista Munro, torna in Val d'Aosta. Il suo scopo è quello di rivedere le Alpi e il Monte Bianco, che tanto lo avevano affascinato in un precedente soggiorno del 1802. Realizza numerosi schizzi e disegni a matita e acquerello. Da questi studi scaturiscono due taccuini, oggi alla Tate Gallery:Val d'AostaeFort Bard.

Stile

osservare foto2Turner è stato uno dei più grandi paesaggisti della storia dell’arte europea ed uno dei grandi interpreti , insieme a Constable, della pittura di paesaggio romantica in Inghilterra.

La sua formazione giovanile deriva soprattutto dalla pittura di Cozens, con una progressiva ammirazione per un altro paesaggista francese del Seicento: Claude Lorrain.

La sua pittura esprime e rappresenta una luce sovrannaturale, raffigurandola non come riflesso sugli oggetti ma come autonoma entità atmosferica. Per far ciò, usa il colore in totale libertà con pennellate curve ed avvolgenti. Le immagini che ne derivano hanno un aspetto quasi astratto che non poco sconvolse il pubblico del tempo. Secondo alcuni critici egli non dipingeva ma impastava sulla tela ingredienti da cucina, quali uova, cioccolata, panna, ricavandone un miscuglio da pasticciere.

La sua ricerca è stata intensa e dolorosa, e l’amore per la luce, come ricerca ed espressione artistica, è stata portata avanti con una forza originale e inedita per l’epoca, tanto che nell’ultima parte della sua vita, benché a volte non fu capito dai contemporanei, interessò invece i critici e gli impressionisti, che studiarono e amarono i suoi dipinti.

Il Film

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La storia biografica del grande maestro oggi viene raccontata attraverso “Mr. Turner”, il film diretto da Mike Leight in uscita ,nelle sale cinematografiche, il 29 Gennaio.

Il regista ha ben pensato di raccontare non la vita artistica del pittore inglese, bensì la sua vita privata e interiore in quel ventennio che lo separa dalla morte dove il pittore britannico attraversa mezza Europa, spazia dalle Alpi svizzere alla laguna di Venezia, dalla Danimarca alla Boemia, lungo le coste del nord della Francia tra i monti della Val d’Aosta.

Un artista rivoluzionario ugualmente celebrato e incompreso, ma anche un uomo con i suoi difetti e limiti raccontati attraverso l'interpretazione di Timothy Spall, che a Cannes ha vinto il premio come miglior attore.

Per entrare nel personaggio, Spall , ha frequentato per due anni corsi di pittura cercando di riprodurre con fedele gestualità e filologica tecnica le tempeste, i tramonti, i trionfi di luce che corrodono lo spazio e spingono la visione ai confini dell’astratto.

Nella pellicola l’artista appare goffo, introverso, i suoi abiti stazzonati creano imbarazzo; si esprime a monosillabi , evita le conversazioni ; Non si sa vestire, non si sa muovere ed è convinto che la conoscenza arrivi da un’esperienza fisica e sensoriale che si completa scatenando nella mente memorie, associazioni, immaginazioni.
È per questo che la leggenda narra si sia fatto legare all’albero di una nave per sperimentare sul suo corpo e catturare sulla sua retina la forza di una tempesta nei mari del Nord. Vero o non vero, è la sequenza iconica di un film che indaga per una volta il processo creativo dall’interno.

Di certo siamo di fronte a un grande film che rende all’improvviso un artista del passato simbolo di un’epoca del presente e che rappresenta uno dei pochi illuminati artisti capace di parlare ai nostri turbati animi e allo spirito dei tempi.

 

Serena Gervasio

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Lorenzo Dalcò è nato a Parma, dove vive e lavora. Da bambino scopre la sua passione per la pittura e spinto da una creatività fuori dal comune, impara a dipingere, prima utilizzando gli acquerelli per passare ai colori ad olio che, però, abbandonerà presto. Per pura casualità Dalcò decide di utilizzare vernici industriali da stendere in più strati su grandi tavole di legno e per questa tecnica che, prevede il ricorso alla spatola, viene definito “materico”. Nelle sue prime opere l'artista non si limita a dipingere su tavola ma arricchisce l'immagine con applicazioni di vario tipo, dalle piastre ai bulloni rafforzandone la percezione visiva. Per questa sua originalità, si parla di “pittoscultura”.

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Le dimensioni e gli spazi non spaventano Dalcò, che fa rinascere sotto nuove forme e colori paesaggi naturali (Metal Woods e Arabeschi, come opere in serie, Grande Fiume e H2O, tavole) e fiori, questi ultimi rappresentati come un'immagine sfocata, ma dai colori decisi. 

 

 

 

Con il tempo i paesaggi si sono trasformati in città con vedute panoramiche vagamente noir, talvolta surreali con particolari che sfuggono all'occhio razionale. Più che il particolare risalta il colore con accostamenti in cui prevale il contrasto e spesso lì dove c'è il nero non può mancare il rosso usato, talvolta, come sfondo di un cielo nostalgico o per riempire i muri di città invisibili, dove tutto sembra impenetrabile. La geometria delle forme viene smussata e “ammorbidita” dal colore che delimita gli spazi.

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Sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni Lorenzo Dalcò sta lavorando su un particolare aspetto della sua opera, concentrato principalmente sull'utilizzo del colore come risultato di una emozione scaturita dalla musica. Questa idea alquanto originale ha dato vita ad una serie di opere intitolata Musi Canti, che rappresenta la frontiera più recente nell'opera di Lorenzo Dalcò.

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Contatti: https://it-it.facebook.com/dalcolorenzo

Annachiara Blasi

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Giuseppe Bigliardi non è un semplice fotografo, ma un artista caleidoscopico. La forte passione per la fotografia spinge Bigliardi ad iscriversi all'Istituto Europeo di Design, dove impara i segreti dell'arte fotografica specializzandosi nello still life.

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In realtà, sono diverse le tecniche fotografiche che Giuseppe Bigliardi riesce ad interpretare con bravura e abilità, pur mantenendo uno stile molto personale http://www.giuseppebigliardi.com/.

Terminati gli studi, Giuseppe Bigliardi si lancia nel settore giornalistico, come fotografo di testata di riviste note automobilistiche oltre a partecipare alle campagne pubblicitarie di noti brand commerciali.

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Per Bigliardi la fotografia è un'arte in continua evoluzione e nella sua sperimentazione rivoluziona il concetto di fotografia per cui l'immagine perde la sua essenza bidimensionale per acquisire corpo e plasticità nello spazio.

L'immagine nella fotografia, è solo il punto di partenza di un complesso lavoro che risulta dallo studio di prospettive, forme, profondità e materiali (spesso di scarto o di riciclo!).

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Quando guardi un'opera di Bigliardi non riesci a comprendere se è nata prima l'immagine o il supporto su cui è impressa e se la tridimensionalità è da attribuire alla profondità dell'immagine stessa, ai colori, alle forme scelte o ai materiali, assemblati e talvolta intrecciati per dare forza e armonia alla materia.

Prospettiva, profondità, plasticità è la fotografia che prende una nuova forma staccandosi dalla liscia superficie della carta per lasciarsi “modellare” confondendo sensi e sensazioni... chi osserva l'opera di Giuseppe Bigliardi riflette su quanto sia stranamente possibile toccare l'immagine con gli occhi!

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Anna Chiara Blasi

 

 

 

 

 

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Si è da poco conclusa la mostra pittorica intitolata “Il colore delle emozioni” della pittrice Rosanna Venneri presso la sede di Gocce D’Autore a Potenza.

Attraverso le 26 opere che hanno arricchito lo spazio espositivo, l’Artista ci ha donato dei frammenti di sé ispirandosi principalmente alla natura, alla donna e al legame tra ciò che è stato e ciò che lei vorrebbe.

Rosanna Venneri, docente di matematica, pittrice, poetessa e scrittrice lucana si contraddistingue per la sua energia, la voglia di raccontare, creare, immaginare e placare in tal modo, così come ella stessa sostiene, il suo spirito ribelle e inquieto.

Nella sua produzione letteraria sono presenti due pubblicazioni: nel 2005 con “Noi due” e nel 2012 con “Schegge dell’anima” riscuotendo numerosi consensi critici.

In campo pittorico, invece, sono numerosissime le sue partecipazioni a collettive e personali dove racconta il suo sentire e vedere il mondo attraverso elaborati realizzati con la tecnica dell’acquerello che consente di ottenere particolari effetti di trasparenza e velatura necessari a trasmettere la delicatezza delle emozioni.

Il suo è un viaggio in cui soggetti, colori e tecniche diverse si incrociano alla ricerca di una propria personalità artistica, di un proprio stile. E così si passa dai paesaggi urbani e alla raffigurazione dettagliata di vari particolari come le finestre e le porte nonché la rappresentazione esatta della tensione tra i due mondi, un equilibrio sacro che non va toccato, per poi giungere all’evocazione della natura come pura contemplazione.

A completare la mostra pittorica è la donna, raffigurata in pose più ardite e sofisticate. Attraverso ritratti dai toni delicati, quasi sfumati, eleganti, e vaporosi che mostrano fascino e una femminilità sofisticata e ci rimandano ad un passato non troppo lontano in cui è evidente la strada condotta da ciascuna di esse.

Nonostante i tratti siano delicati l’artista volutamente evidenzia, attraverso il contorno dei volti, dello sguardo e degli occhi, i caratteri forti di queste donne.

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L’artista, con questa mostra, ha voluto svelarci la “poeticità” dell’acquerello che trasforma il dono del cromatismo puro in infinite possibilità accompagnate certamente da una ottima manualità.

 

 

CURIOSITÀ

Alcune di queste donne ci rimandano alle illustrazioni di Cate Parr, un’illustratrice di moda che riesce a plasmare i tratti somatici della donna e a catturare osservare4sguardi creando originali icone pronte per essere desiderate sulle copertine delle riviste dimoda. Nata in Inghilterra ma vive in California, tutto il suo lavoro creativo di sintesi si snoda tra colore e forma: incredibilmente immediato il risultato, lei riesce a rendere, attraverso pochissime sfumature, i lineamenti del volto, delle labbra, dei capelli; i suoi ritratti femminili trasfigurano sensualità nella trasparenza delle sue pennellate impalpabili che sembrano sfiorare la tela accarezzandola.

 

Serena Gervasio

 

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Cosmo gioco

Scritto da

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”

 

osservare cosmogioco3“Cosmo Gioco” è il titolo della mostra dell’artista Enzo Bomba, inaugurata sabato 24 Gennaio presso il Circolo culturale di Gocce d'autore dove arte, letteratura e musica hanno accompagnato i visitatori nella comprensione di un linguaggio artistico che conduce lo spettatore in un mondo colorato, giocoso e surreale.

 

Enzo Bomba nasce ad Acerenza nel 1961 ma vive e lavora a Potenza.

Sposa di recente l’artista Katia Stain, anche lei ospite in una personale presso la sede di Gocce D’Autore.

Inizia a studiare pittura da autodidatta a partire dalla fine degli anni ’70 ispirato dalle raffigurazioni del pittore Rocco Guarino con la quale inizia a collaborare sperimentando varie tecniche pittoriche fino all’acquisizione di un linguaggio autonomo e personale.

La sua tecnica stilistica mira all'espressione il più possibile spontanea, casuale, di elementi onirici e inconsci.

Contrari a ogni logica formale, a ogni separazione di campo tra discipline, ambitienzo bomba1 culturali, piani espressivi, l’artista tenta nelle sue opere di suggerire imprevisti ponti tra vita sensoriale e libera immaginazione, mondi possibili e fantastici.

 

Scriveva Rosenberg “Per ogni pittore americano arriva il momento in cui la tela gli appare come un campo per la sua azione, ben più che uno spazio determinato ove riprodurre, ricreare, analizzare o esprimere un oggetto reale o fantastico. Ciò che deve essere espresso sulla tela non è in ogni caso un'immagine, ma un fatto, un'azione”.

Bomba si ispira proprio a questo concetto che richiama l’action paiting (pittura d’azione),uno stile che si diffuse negli anni quaranta e nei sessanta strettamente associato con l'espressionismo astratto.

È azione non ideata e non progettata nei modi di esecuzione e negli effetti finali.

L’artista infatti non utilizza bozze preparatorie, nessuna idea iniziale con , a volte, difficoltà a definire la “fine” di un dipinto.

 

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Il colore è sicuramente il protagonista vivissimo dei 26 dipinti che arricchiscono la mostra.

In alcune opere, l’artista, non si limita a dipingere solo la tela ma si riversa anche sulla cornice facendo del colore un uso quasi smisurato.

Predilige le tinte forti e pure ,soprattutto le tonalità che richiamano la terra e la fertilità ,e le macchie contrastanti ed inedite ai temi trattati quali l’amore, la solitudine, la città natale, la festa, che sembrano come traslati in un mondo distaccato, facendoci compiere un’immersione nell’azzurro cristallino dell’occhio che vede oltre il reale.

Bomba insegue la bellezza e la spensieratezza del fanciullo, la sua purezza raggiungendo ciò che è soprannaturale, magico, miracoloso.

I riferimenti all'infanzia sono presenti in quasi tutte le sue opere quasi a volerlo identificare come un uomo che non ha mai smesso di essere un bambino e che si diverte a rappresentare il mondo attraverso quegli occhi incantati.

 

Serena Gervasio

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Il segreto della felicità è assumere un atteggiamento, uno stile, uno stampo in cui devono cadere e modellarsi tutte le nostre impressioni ed espressioni.”

Cesare Pavese, Il mestiere di vivere.

 

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Su tale citazione, si va ad inserire lo scenario elegante nonché rivoluzionario dei dandy che, spostando leggermente quel confine che separava i generi, s’interessano alla modacon sensibilità e fanno del dettaglio colorato, curato, démodé , il loro punto di forza. Nel modo di abbigliarsi del dandy ritroviamo così la passione per il guanto o il fazzoletto dai colori accesi, la cura dettagliata nel creare la piega perfetta per la cravatta, l'abilità nell'accostare fra loro varie tonalità o gradazioni di colore. I dandy amano anche quella patina che il tempo lascia sugli oggetti in opposizione ad un futuro incerto da cui vogliono prendere le distanze.

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“Eccentrica bellezza” , questo lo slogan di un giovane potentino Armando Capitanio, creatore del marchio Re|Dandy, una linea di accessori come papillon, cravatte, fazzoletti da taschino e fiori all’occhiello.

Dopo aver abbandonato gli studi universitari in Economia Aziendale per iniziare a lavorare come venditore, anche all’interno di gallerie d’arte, Armando nove anni fa, diventa socio di un’agenzia viaggi a Potenza, dove lavora ancora, ma la passione per la moda non lo ha mai abbandonato.

Decide così di dedicarsi al riciclo creativo scegliendo pregiati materiali dei più disparati quanto “vecchi” indumenti, per elaborare accessori che, nati da un’idea e da un’esigenza, diventano capi irripetibili ed originali.

 L idea nasce da una passione per la moda in un pomeriggio d inverno incuriosito all’idea di vedere la realizzazione di un papillon fatto in jeans, ricavando il tessuto da una suo paio usato.

Da lì l idea di abbinare al jeans un altro tessuto di una differente fantasia e unirli per creare un papillon double face, svuotando i suoi armadi di vecchi vestiti iniziando ad abbinarli.

Per creare le sue collezioni si circonda di tutti i tessuti a disposizione in quel momento individuando il primo scampolo e, con una osservazione più attenta, unisce ad esso la sua  “anima gemella”.

Armando, con le sue creazioni, fa in modo che l’uomo contemporaneo, con un pizzico di follia, possa giocare con la moda e trovare in essa sempre quel dettaglio, quel pretesto per distinguersi.

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Eleva le sue collezioni con la sua particolare originalità; esprimendo se stesso con una raffinata eleganza, ostentando il fascinoso senso estetico.

Un progetto che guarda al futuro, verso prospettive eco-sostenibili.

Il suo obiettivo è quello di trasformare l’idea in qualcosa di più concreto e redditizio magari creando, nella sua città nativa, un laboratorio e uno store fisico dove mostrare le sue creazioni e proseguire con la ricerca di una bellezza e di un’armonia che vuole esprimere la  ricchezza di ogni uomo che purtroppo molti dimenticano e calpestano.

 

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 “Il dandy dovrebbe aspirare ad essere ininterrottamente sublime. Dovrebbe vivere e dormire davanti uno specchio”. Charles Baudelaire

 

Visita la Galleria Virtuale con re|dandy

 

Di Serena Gervasio

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