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Si è da poco conclusa la mostra pittorica intitolata “Il colore delle emozioni” della pittrice Rosanna Venneri presso la sede di Gocce D’Autore a Potenza.

Attraverso le 26 opere che hanno arricchito lo spazio espositivo, l’Artista ci ha donato dei frammenti di sé ispirandosi principalmente alla natura, alla donna e al legame tra ciò che è stato e ciò che lei vorrebbe.

Rosanna Venneri, docente di matematica, pittrice, poetessa e scrittrice lucana si contraddistingue per la sua energia, la voglia di raccontare, creare, immaginare e placare in tal modo, così come ella stessa sostiene, il suo spirito ribelle e inquieto.

Nella sua produzione letteraria sono presenti due pubblicazioni: nel 2005 con “Noi due” e nel 2012 con “Schegge dell’anima” riscuotendo numerosi consensi critici.

In campo pittorico, invece, sono numerosissime le sue partecipazioni a collettive e personali dove racconta il suo sentire e vedere il mondo attraverso elaborati realizzati con la tecnica dell’acquerello che consente di ottenere particolari effetti di trasparenza e velatura necessari a trasmettere la delicatezza delle emozioni.

Il suo è un viaggio in cui soggetti, colori e tecniche diverse si incrociano alla ricerca di una propria personalità artistica, di un proprio stile. E così si passa dai paesaggi urbani e alla raffigurazione dettagliata di vari particolari come le finestre e le porte nonché la rappresentazione esatta della tensione tra i due mondi, un equilibrio sacro che non va toccato, per poi giungere all’evocazione della natura come pura contemplazione.

A completare la mostra pittorica è la donna, raffigurata in pose più ardite e sofisticate. Attraverso ritratti dai toni delicati, quasi sfumati, eleganti, e vaporosi che mostrano fascino e una femminilità sofisticata e ci rimandano ad un passato non troppo lontano in cui è evidente la strada condotta da ciascuna di esse.

Nonostante i tratti siano delicati l’artista volutamente evidenzia, attraverso il contorno dei volti, dello sguardo e degli occhi, i caratteri forti di queste donne.

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L’artista, con questa mostra, ha voluto svelarci la “poeticità” dell’acquerello che trasforma il dono del cromatismo puro in infinite possibilità accompagnate certamente da una ottima manualità.

 

 

CURIOSITÀ

Alcune di queste donne ci rimandano alle illustrazioni di Cate Parr, un’illustratrice di moda che riesce a plasmare i tratti somatici della donna e a catturare osservare4sguardi creando originali icone pronte per essere desiderate sulle copertine delle riviste dimoda. Nata in Inghilterra ma vive in California, tutto il suo lavoro creativo di sintesi si snoda tra colore e forma: incredibilmente immediato il risultato, lei riesce a rendere, attraverso pochissime sfumature, i lineamenti del volto, delle labbra, dei capelli; i suoi ritratti femminili trasfigurano sensualità nella trasparenza delle sue pennellate impalpabili che sembrano sfiorare la tela accarezzandola.

 

Serena Gervasio

 

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“Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso; e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.”

 

Questo articolo vuole parlare delle riflessioni che lo specchio ci mostra come proiezioni delle aspettative degli altri, in linea con la convinzione dominante della «bellezza», non certamente interiore.

E’ un viaggio in diverse epoche storico-artistiche alla ricerca della verità e dell’illusione, della realtà e della sua distorsione.

Molti hanno affermato che la mente umana è composta da due parti: quella reale e quella ideale, per questo è spiegabile la motivazione per cui il tema dello specchio e del doppio è stato così spesso ritrovato nelle opere d’arte di diversa radice.

La psicologia attribuisce all’immagine riflessa nello specchio, che definisce la costituzione del punto in cui si genera l’io, la coscienza di se e la costituzione del soggetto. Avviene quindi, l’identificazione di un “Io”, e un riconoscimento che porta allo sdoppiamento tra soggetto reale e la sua immagine ideale.

Gli artisti della seconda metà del 500’ cercarono di comprendere, per quel che potevano, la possibilità di realizzare nelle loro opere una sorta di porta, di passaggio tra l’immaginario e il reale inserendo nelle loro opere, ad esempio, figure rappresentate vicino a specchi o donne nell’atto di specchiarsi riscontrabile sin dall’antichità, come testimoniano i diversi vasi greci e romani, raffiguranti donne intente a vaneggiarsi con uno specchietto tra le mani.

Nel 1515, Tiziano Vecellio dipinge “ donna allo specchio”, olio su tela oggi conservato al Museo del Louvre. Il quadro ritrae una donna che si specchia. Ad aiutarla, un servitore che sorregge due specchi, uno dei quali è convesso.

Tiziano rappresenta una scena di vita quotidiana ma la presenza di ben due specchi, degli occhi della donna fissi sulla propria doppia immagine e di quelli dell'uomo assorti in lei fanno piuttosto pensare a un'allegoria della Vanitas.

1 tiziano donna con specchio

Il tema dello specchio è stato affrontato anche da Caravaggio nella sua Marta e Maria Maddalena del 1598. Non solo qui il maestro lombardo dà abile sfoggio della sua tecnica rendendo in modo ottimale la convessità dello specchio, ma gli attribuisce anche il valore simbolico della vanità, il peccato di cui la biblica Maria Maddalena si macchiava, prima della conversione seguita al convincimento da parte di sua sorella Marta.

 

 

 

2 Marta e Maria Maddalena caravaggio 1598

Il tema della vanità è stato raffigurato anche in un altro dei suoi dipinti: Narciso attraversolo stupore improvviso, la meraviglia ed il coinvolgimento che il protagonista dell’opera prova nel vedere un’immagine così bella, l’immagine di sé…

 

Nel mito raccontato da Ovidio nel III terzo libro delle metamorfosi : il giovane si innamora della sua immagine riflessa nell’acqua e comprendendo che non avrebbe mai potuto realizzare quell’amore, si lascia morire, struggendosi.

Se pensiamo agli autoritratti davanti allo specchio ricordiamo uno dei più conosciuti e rinomati: quello che il Parmigianino che riproduce le sue fattezze per come apparivano alla vista di uno specchio convesso, su una tavola fatta creare appositamente convessa per una resa più credibile.

Ed ancora l’ autoritratto di Maurits Cornelis Escher, Mano con la sfera del 1935, dato da una mano in primo piano, giustamente di molto più grande e sinuosa rispetto al corpo più lontano, ed un arrotondamento sferico dell’ambiente circostante.

3 parmigianino autoritratto

4 escher MANO CON SFERAL’autoritratto però non è semplicemente uno specchio su cui riflettere la propria immagine, ma un mezzo per penetrare se stessi e restituire allo sguardo ciò che normalmente di sé non si vede: che sia di Francis Bacon o di Escher il self portrait è indagine.

Oggi invece l’autoritratto è diventato il reportage di un culto dell’ioappeso a un istante che un attimo dopo avrà già perduto la sua ragione d’essere, da consumare subito perché poi verrà

rapidamente inghiottito dai buchi neri del cosmo digitale.

Nel 2013 l'Oxford Dictionary ha scelto 'Selfie' come parola dell'anno: “una fotografia che una persona ha fatto di se stessa, normalmente con uno smartphone o una webcam, e poi ha pubblicato su uno dei social media".

la differenza è totale…

Sel’autoritratto richiede totale consapevolezza, il selfie è invece un modo espressivo lasciato al caso e all’improvvisazione.Altra differenza: mentre il selfie è rivolto a tutti, compresi gli sconosciuti che possono inciampare nella foto postata su Internet, l’autoritratto è rivolto soprattutto a se stessi o alle poche persone elette che sapevano riconoscere il volto nei grandi affreschi murali .Era quindi un messaggio visivo selettivo, un’affermazione di orgoglio sociale in cui ci si presentava al meglio, con la massima dignità. Senza smorfie o risate o gesti ridicoli.

È possibile che in futuro il selfie potrà svilupparsi in una forma d’arte fotografica, ma per ora è ben lontano dal potersi paragonare non solo agli autoritratti pittorici, ma anche a quelli fotografici realizzati prima delle fotocamere dei cellulari.

“le fotografie mostrano, non dimostrano” (cit.)

Serena Gervasio

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Battito cardiaco, respiro, movimento e creazione.

Heather Hansen, una performance artist contemporanea e ballerina di New Orleans, ha messo a punto un modo elegante e creativo per catturare i suoi movimenti di ballo su un foglio di carta con un po di carbone.

Per l'aspetto prestazionale del suo lavoro, Hansen invita gli osservatori a vedere la sua danza su un enorme pezzo di carta.Mentre balla, adagiata sulla carta, disegna con il carbone la costruzione graduale di un bellissimo schema figurativo.

Questo suo progetto nasce sulla spiaggia dopo aver visto le linee scolpite sulla sabbia lasciate dai suoi movimenti “danzanti” e così decide di mettere in mostra su carta i movimenti fluidi del corpo e le forme simmetriche di curve e archi che crea mentre si contorce e si piega su di essa.

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Ogni forma d’arte ha a che fare con gli strumenti attraverso i quali si estrinseca; e gli strumenti sono sempre estranei all’artista. Lo strumento della danza è il corpo umano…

Ladanzaè stata considerata la prima forma di espressione artisticae di comunicazione adottata dall’uomo nella storia.

Il linguaggio non verbale rappresenta il settantacinque percento della comunicazione. Il corpo si fa strumento: si muove, si alza, si abbassa, si china, ondeggia, dipinge nello spazio, segue il ritmo del vento, del tempo, del cuore, della musica, danza.. e danzando l’uomo ha rappresentato, in tutte le epoche, dolore, gioia, passioni, ideali, valori e bisogni.

Nell'essere umano questa forma d’arte può giungere alla creazione di forme nuove nello spazio, animate dall'intensità della partecipazione interiore.

La danza rappresentata dagli artisti, ci riporta alla mente i dipinti delle ballerine di Degas, pittore che alla fine dell''800, ci invitava già a considerare gli aspetti più intimi del ballo proponendoci scene vissute in un interno.

I dipinti di Renoir, invece, ci invitavano ad apprezzare l'aspetto più gioioso delle danze all'aperto, di una Parigi mondana che appariva quasi unirsi a queste danze collettive, svolte nei modesti locali alla moda con leggiadria e spensieratezza.

Ben diverso è il tono del dipinto “La danza” di Chagall del 1951, che ci riporta al mondo onirico dell'artista, alla memoria del suo paese natio e all'incanto di quei ricordi. Tutto diventa magico, e la danza e la musica si fondono in un unico richiamo d'amore che li fa salire verso il cielo.

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La comunione tra il movimento e l'uso dei colori è sottolineato alla fine dell''800, dalla splendida interpretazione della nota danzatriceLoie Fuller che Toulouse Lautrec ritrae in uno dei suoi numerosi disegni. Il gusto per la linea sinuosa in Toulouse si concede al movimento del braccio dell'artista, quasi che la danza sia anche quella del movimento stesso della mano dell'artista sul foglio. Il soggetto del disegno, la ballerina americana Loie Fuller, divenne nota al pubblico per uno spettacolo in cui fondeva luci colorate e suoni ed esaltava il movimento attraverso l'uso di grandi foulard di seta, che agitandosi al ritmo della sua danza componevano figure meravigliose tanto da esser descritta da Mallarmè come “involucro fisico di un'idea”. ( un richiamo alle performance di Heather Hansen)

 

osservare3Nella scultura uno splendido omaggio alla danza è quella berniniana “Apollo e Dafne” conservata alla galleria Borghese di Roma. Il capolavoro del barocco infatti pur raccontando il dramma di una fanciulla che preferisce trasformarsi in un albero di alloro pur di sfuggire alle brame del giovane Apollo, stempera l'avvenimento attraverso la simulazione di una danza a due. Il riferimento appare evidente nelle movenze di entrambi, Apollo che ha la gamba sollevata da terra e Dafne che cinta appena in vita dal braccio di Apollo, solleva le braccia in una mossa piena di grazia. Il gruppo scultoreo ci invita a ruotare intorno ad esso e a percepire quasi un eco lontano di musica barocca.

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La danza è la realizzazione di un dialogo con sé stessi, tramite il quale riusciamo a manifestarci agli altri. I movimenti seguono un ritmo interiore e, se pur nel silenzio, ognuno di essi è in grado di suscitare un' intensa vibrazione. Si parla di Arte poichè Il livello artistico rappresenta la forma evoluta della espressione coreica la quale si identifica col danzatore fino al punto di nascere e morire con esso. Quando muore un grande pittore, restano i suoi quadri a parlare di lui e a glorificare la Pittura. Se muore un grande ballerino, dobbiamo ricorrere ai filmati (quando ne esistano) per rivivere la sua opera d'arte. Se il grande ballerino invecchia ed il suo corpo perde la forza, lo slancio, la freschezza espressiva, cessa il suo miracolo di produrre arte. Ecco perchè una esibizione di danza artistica è un momento irripetibile, unico. Se il ballerino esegue cento volte, nell'arco della sua vita, una danza artisticamente rilevante,  vuol dire che ha prodotto cento opere d'arte: perchè ogni volta è la prima; perchè dopo l'ultima volta, quell'opera d'arte cessa di esistere.  

 

 

 

Vetrofanie danzanti

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Arte, colori, musica, la danza come espressione dell’io più profondo, queste le componenti magiche che hanno regalato e suscitato emozioni a chi ha assistito a questa originale iniziativa ideata dal Centro danza Maeva di Potenza in collaborazione con Benetton store di Potenza e con Decor Eventi Potenza nelle prime tre domeniche di dicembre.

Le allieve del Maeva hanno dato vita a suggestive coreografie animando l’atmosfera natalizia nel centro storico della città. Una forma d’arte a tutto tondo in cui vengono fuse la creazione coreutica con quella figurativa.

Un modo del tutto particolare di decorare le vetrine dei negozi: non i consueti decori colorati, ne’ festoni natalizi, tantomeno alberi di Natale e pacchetti regali confezionati ma giovani ballerine che interpretano lo spirito natalizio attraverso il linguaggio del loro corpo accompagnato dalle melodie tradizionali natalizie.

Le tre vetrine della Benetton store sono state così trasformate in piccoli schermi da cui assistere all’inusuale spettacolo.

 

Serena Gervasio

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Giuseppe Bigliardi non è un semplice fotografo, ma un artista caleidoscopico. La forte passione per la fotografia spinge Bigliardi ad iscriversi all'Istituto Europeo di Design, dove impara i segreti dell'arte fotografica specializzandosi nello still life.

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In realtà, sono diverse le tecniche fotografiche che Giuseppe Bigliardi riesce ad interpretare con bravura e abilità, pur mantenendo uno stile molto personale http://www.giuseppebigliardi.com/.

Terminati gli studi, Giuseppe Bigliardi si lancia nel settore giornalistico, come fotografo di testata di riviste note automobilistiche oltre a partecipare alle campagne pubblicitarie di noti brand commerciali.

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Per Bigliardi la fotografia è un'arte in continua evoluzione e nella sua sperimentazione rivoluziona il concetto di fotografia per cui l'immagine perde la sua essenza bidimensionale per acquisire corpo e plasticità nello spazio.

L'immagine nella fotografia, è solo il punto di partenza di un complesso lavoro che risulta dallo studio di prospettive, forme, profondità e materiali (spesso di scarto o di riciclo!).

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Quando guardi un'opera di Bigliardi non riesci a comprendere se è nata prima l'immagine o il supporto su cui è impressa e se la tridimensionalità è da attribuire alla profondità dell'immagine stessa, ai colori, alle forme scelte o ai materiali, assemblati e talvolta intrecciati per dare forza e armonia alla materia.

Prospettiva, profondità, plasticità è la fotografia che prende una nuova forma staccandosi dalla liscia superficie della carta per lasciarsi “modellare” confondendo sensi e sensazioni... chi osserva l'opera di Giuseppe Bigliardi riflette su quanto sia stranamente possibile toccare l'immagine con gli occhi!

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Anna Chiara Blasi

 

 

 

 

 

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Lorenzo Dalcò è nato a Parma, dove vive e lavora. Da bambino scopre la sua passione per la pittura e spinto da una creatività fuori dal comune, impara a dipingere, prima utilizzando gli acquerelli per passare ai colori ad olio che, però, abbandonerà presto. Per pura casualità Dalcò decide di utilizzare vernici industriali da stendere in più strati su grandi tavole di legno e per questa tecnica che, prevede il ricorso alla spatola, viene definito “materico”. Nelle sue prime opere l'artista non si limita a dipingere su tavola ma arricchisce l'immagine con applicazioni di vario tipo, dalle piastre ai bulloni rafforzandone la percezione visiva. Per questa sua originalità, si parla di “pittoscultura”.

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Le dimensioni e gli spazi non spaventano Dalcò, che fa rinascere sotto nuove forme e colori paesaggi naturali (Metal Woods e Arabeschi, come opere in serie, Grande Fiume e H2O, tavole) e fiori, questi ultimi rappresentati come un'immagine sfocata, ma dai colori decisi. 

 

 

 

Con il tempo i paesaggi si sono trasformati in città con vedute panoramiche vagamente noir, talvolta surreali con particolari che sfuggono all'occhio razionale. Più che il particolare risalta il colore con accostamenti in cui prevale il contrasto e spesso lì dove c'è il nero non può mancare il rosso usato, talvolta, come sfondo di un cielo nostalgico o per riempire i muri di città invisibili, dove tutto sembra impenetrabile. La geometria delle forme viene smussata e “ammorbidita” dal colore che delimita gli spazi.

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Sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni Lorenzo Dalcò sta lavorando su un particolare aspetto della sua opera, concentrato principalmente sull'utilizzo del colore come risultato di una emozione scaturita dalla musica. Questa idea alquanto originale ha dato vita ad una serie di opere intitolata Musi Canti, che rappresenta la frontiera più recente nell'opera di Lorenzo Dalcò.

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Contatti: https://it-it.facebook.com/dalcolorenzo

Annachiara Blasi

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Si è da poco conclusa, presso la sede di Gocce D’Autore a Potenza, una mostra fotografica dedicata alle giovani donne lucane; un progetto volutamente scelto per promuovere la donnaosservare1 “contemporanea” della Basilicata contro ogni forma di stereotipo.

L’autrice di questo progetto, intitolato la “Potenza delle Donne”, è l’artista potentina Fabiana Belmonte di recente vincitrice del terzo premio dedicato alla fotografia presso la Biennale D’Arte di Salerno che ha visto coinvolti più di 500 artisti provenienti da tutto il mondo.

Nata a Potenza nel 1980, sviluppa sin da piccola l’amore per la pittura e l’illustrazione. Dopo un soggiorno di vari anni tra Inghilterra, Spagna, Marocco, torna in Italia nel 2008.

Ma è solo dal 2012 che decide di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia, ottenendo da subito importanti risultati come l’ingaggio da parte dell’Art+Commerce, agenzia di New York che collabora con prestigiose riviste come Vogue.

La mostra fotografica, inaugurata il 26 Ottobre e conclusasi il 2 Novembre scorso, ha ospitato 13 scatti in bianco e nero raffiguranti l’immagine femminile nel loro essere contemporaneo. Donne lavoratrici, donne madri, donne impegnate nella famiglia e in società, donne che hanno affermato la propria identità, alcune di sua conoscenza mentre le altre modelle sono state selezionate in base alla loro professione.

Questo a voler dimostrare che in Basilicata l’universo femminile si è riscattato dal concetto che, negli anni passati, vedeva la donna come la “regina della casa”, moglie ubbidiente e madre

esemplare.

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Esistono, infatti, tantissime lucane che gravitano attorno al mondo dell’arte e hanno mille interessi e Fabiana le ha volute rappresentare in queste vesti contemporanee.

Le immagini, che faranno parte di un calendario realizzato da Studio one di Lavello, da donare ad un’associazione che si occupa di donne, vogliono rappresentare anche un momento di promozione del territorio, dal momento che tutte le istantanee sono state scattate in luoghi caratteristici della Basilicata.

Fabiana Belmonte predilige il bianco e nero poiché vuole eliminare elementi accessori che possono distrarre dalla lettura di una foto.

Il nostro occhio subisce una privazione notevole in una foto in bianco e nero, non ci sono appunto i colori e allora si va alla ricerca di altro, di un messaggio, non ci si "sazia" con i colori perché non ci sono.

Si ottiene, in questo modo, un linguaggio diretto.

“Devi essere pronto a stravolgere l’idea iniziale”. Con questa affermazione Fabiana spiega il perché abbia scelto la fotografia come fonte di espressione e non la pittura; la libertà di poter cambiare in qualsiasi momento, luogo, soggetto, sfumature e la possibilità di avere tutto sotto controllo e aggiunge: “davanti l’obiettivo hai tutto ciò che ti serve, sta a te catturare il giusto istante”.

La realtà fotografica è l’attimo, la realtà pittorica è un evoluzione mentale oltre che artistica poiché la trasposizione in pittura di un paesaggio, ad esempio, deve necessariamente essere filtrata ed elaborata dalla mente dell’artista.

Serena Gervasio

 

 

 

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RE_ acto Art

Scritto da

arte1Street Art, Urban Art, Arte di strada o urbana, sono tutti nomi dati dai mezzi di comunicazione di massa a quelle forme d’arte che si manifestano in luoghi pubblici, a volte illegalmente, altre volte in siti appositamente autorizzati avendo così la possibilità di poter contare su un pubblico vastissimo, molto più ampio rispetto a quello di una galleria di esposizione normale. Essa viene da molti considerata come una forma d’arte “alternativa” ma ci si accorge sempre più che spesso alcuni artisti street non hanno nulla da invidiare ai grandi nomi della pittura o del disegno come quelle i lavori di Street Art 3D che sempre più spesso compaiono sulle pavimentazioni delle maggiori città del mondo e che incantano con i loro effetti speciali e le rifiniture dei loro dettagli. Di sicuro ogni artista che pratica la Urban Art, in qualsiasi forma, ha alle spalle le proprie motivazioni personali, questo, oltre al luogo pubblico e alla gratuità della fruizione dell’opera, è il punto in comune principale di tutte le modalità con cui si esprime questa corrente artistica : Sticker Art, lo Stencil, le Proiezioni video e le Sculture installate in luoghi pubblici.

Le citta diventano il luogo ideale in cui esporre le proprie creazioni ed esprimere le proprie idee creando trasformandole in veri e propri musei all’aria aperta.

E’ il caso di dire “non sempre” perché purtroppo, molto spesso, alcune persone che si spacciano per street artists compiono, in realtà, atti vandalici su treni e muri componendo scritte o disegni privi di senso portando le persone a detestare chiunque operi armato di spray, stickers o stencil, anche coloro i quali, invece, vanno a creare vere e proprie meraviglie. L’imbrattamento selvaggio dei luoghi pubblici è qualcosa contro cui combattono non solo le autorità o i cittadini ma anche gli stessi artisti di strada realmente definibili come tali a cui non fa di certo piacere l’essere associati a tali vandali.

Legale o illegale , oggi e’ emerso un nuovo mecenatismo che affida a giovani artisti la commissione di opere pubbliche cittadine che impone di prendere in considerazione l’eventualità di una possibile metodologia scientifica che riesca a valorizzare e a tutelare i lavori creati nel tessuto urbano e rimettere l’arte al centro mediante la sua valenza sociale e civica.

Ed è proprio quello che è accaduto nella città dell’ Aquila con la manifestazione RE_ACTO FEST che si è tenuta tra il 13 Settembre e il 12 Ottobre e ha visto la presenza di artisti di fama internazionale che hanno offerto un panorama variegato dei diversi stili e pratiche che compongono questo particolare movimento artistico, che solo da pochissimo viene riconosciuto come tale.

Questo festival di street art e cultura urbana ha riportato l’attenzione sull’importanza che l’arte ricopre per ridare un senso civico e pubblico ai luoghi di una città profondamente segnata dal sisma del 2009. Con questa iniziativa (il cui direttore artistico è l’architetto e street artist Luca Ximenes) si si è portata in strada la creatività, e utilizzata per riconsegnare un’identità a luoghi del centro come a quelli della periferia. Re_Acto va appunto intesa come una reazione allo stato di abbandono in cui è stata lasciata un’intera comunità attraverso l’arte.

Le opere sono state realizzate nella zona della Fontana luminosa, su Viale Gran Sasso e Viale Ovidio, nel Progetto Case di Bazzano da una quindicina di artisti (Zed1, Solo, EsseGee Fra, Klevra, UNO, StelleConfuseTree, MrThoms, V3rbo e Diamond).

La rifunzionalizzazione che trasforma il luogo pubblico (quartieri dormitorio, infrastrutture di servizio come i piloni dell’autostrada, edifici abbandonati e fatiscenti) in luoghi di socialità, veicoli di cultura e sensibilità artistica, restituendoli alla collettività. Questa è stata la filosofia ispiratrice della rassegna, una filosofia che nel territorio Aquilano, piegato dal terremoto e a cinque anni ormai dall’evento, disgregato nella sua composizione sociale e territoriale, disorientato nel tentativo di ricostruirsi un’identità, acquista un valore particolarmente significativo.

L’opera realizzata dall’ artista ZED1 raccoglie gli spunti propri dell’attuale situazione del posto andando a tratteggiare un ritratto toccante, veritiero e, al tempo stesso, sa di denuncia forte e chiara, capace di puntare finalmente il dito su dinamiche sporche e poco chiare che continuano, nonostante le reali difficoltà, ad essere presenti.
L’opera si fa quindi carico di una voce, dei pensieri del luogo, si fa carico di raccontare una storia che poi è la realtà attraverso immagini, ma soprattutto analogie capaci di comprendere e lasciar comprendere appieno la reale situazioni della città.

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L’intervento prende vita su una serie di architetture ormai distrutte, andando ad coprire più porzioni e più palazzi quasi ad offrire una visione a 360 gradi. La città viene rappresentata da un Aquila ferita attorniata da cocci e rovine, china sulla sua schiena in cerca di rialzarsi, il suo manto viene raffigurato fatto di mattoni alcuni con crepe, altri letteralmente staccati e sparsi nello spazio circostante. Ai suoi piedi vediamo dei piccoli uomini che tentano di ricostruirne l’aspetto, questo è il primo input, è lo slancio dei cittadini che tengono alla città e cercano di far tornare il posto al suo vecchio splendore. Contemporaneamente però vediamo una serie di altri ‘soggetti’, gli sciacalli, i ladri che depredano e rubano, coloro che acquistano in cerca di denaro e che senza scrupoli sfruttano la situazione per i loro interessi, senza alcun pudore. Zed1 qui affonda il colpo e lo fa innescando una nuova similitudine visiva, vediamo un avvoltoio con una valigetta in mano, un altro appostato e vestito in giacca e cravatta che osserva silente in attesa di compiere il suo furto.
Il risultato finale è una riflessione intensa, un opera a tutto tondo che tocca gli aspetti più controversi, un racconto vero capace di cogliere il candore ed al tempo stesso l’ipocrisia.
Un voler raccontare l'immobilismo cittadino con la complicità di linee incerte o precise, dritte o curve, che hanno lasciato l'impronta di un passaggio, emblematico di nuovi orizzonti, nel linguaggio universale dei colori che sfondano, da sempre, le divisioni dei muri.

Serena Gervasio

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salernoarteLa Città di Salerno diventa, dall’11 al 25 ottobre, Capitale mondiale dell’Arte, ospitando la prima edizione della Biennale D’Arte Contemporanea che prevede la partecipazione di circa 360 Artisti, 500 opere in esposizione, una Giuria internazionale e unprogramma variegato pensato per coinvolgere la città e gli spettatori su più fronti.

Location L'Amministrazione Comunale di Salerno ha ritenuto di premiare l'alto livello qualitativo di questa prima edizione scegliendo per lo svolgimento dell'evento una delle location più prestigiose, appena restituita alla Città, dopo un imponente intervento di restauro durato 4 anni: palazzo Fruscione.

Si trova nella parte più antica del Centro storico di Salerno, nei pressi di Via dei Canali della Salerno romana e poggia parzialmente sui resti di un complesso termale di epoca imperiale. E' un palazzo di età normanna e, conosciuto oggi con il nome degli ultimi proprietari, è considerato l’edificio più significativo della storia dell’architettura civile di Salerno. 

L’idea

Nasce dalla necessità di portare l’arte a contatto con la gente, superando concetti come il perimetro e la prospettiva, perché l’Arte Contemporanea racchiude un’altraforma mentis, racconta un’altra realtà, prende forma e ha senso di esistere se inserita nel flusso della vita. L’arte non serve più a nulla se non ci aiuta a comprendere e a prendere parte del nostro tempo, deve staccarsi dalla pareti dei musei per diventare prima di tutto evento, festival, incontro, dibattito, confronto.

Questi i motivi principali che hanno spinto Olga Marciano(presidente di Salerno in Arte) eGiuseppe Gorga (vicepresidente di Sart) a portare questo ambizioso progetto nel sud Italia.

Sono trecento gli artisti partecipanti e cinquecento le opere in esposizione. Gli autori hanno lavorato su un tema libero o su quello drammaticamente attuale del femminicidio e concorrono per conquistare l’ambito premio internazionale “Trotula de Ruggiero - Città di Salerno”,la prima donna medico della storia, che ha frequentato l’illustre Scuola Medica di Salerno, primo centro di cultura non controllato dalla Chiesa ribadendo anche l’attenzione al mondo femminile da parte degli organizzatori della Biennale.

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Sezioni

Pittura, Scultura, Design, Installazioni, fotografia e grafica digitale, video Art, Arte ecosostenibile, under 25.

 

Giuria

Il premio verrà assegnato da una giuria qualificata composta da AngeloCalabrese, Paulo RobertoZuccolo Barragat, Luis V.Gramete, AntonioMiniaci, Maria PinaCirillo, SergioCaribè, AntoninoFoti, SilvanaDello Russo, ToninoDi Ronza, EsterAndreolae AntoninoCampanile.

 

Novità

Sarà la prima Biennale d'Arte al mondo a sperimentare gli allestimenti e le scenografie ecosostenibili: tutto ciò che verrà utilizzato all'interno delle sale espositive, dagli arredi al punto ristoro, sarà completamente realizzato attraverso il riciclo (artistico) dei rifiuti. 

 

Appuntamenti

Durante la manifestazione si alterneranno numerose iniziative:

Residenza d’Artista, dove 5 artisti potranno essere premiati ed essere ospitati nel laboratorio di “Ceramica Santoriello di Vietri sul Mare“;Contemporanea Giovani, in cui giovani artisti potranno esporre le proprie opere insieme a quelle di artisti internazionali, una buona occasione per confrontare diversi sguardi dell’arte;Light Salerno che mira a ricreare il sistema luminoso dalla città con installazioni o sculture realizzate anche con rifiuti;La tela più lunga d’Italia, che invece consiste in un’estemporanea di arte in cui possono partecipare diversi artisti su un tema libero con un metro di tela a disposizione per ciascun artista; infineArtisti in Quarantena, che, invece, incontra la ricezione televisiva di format come il “Grande Fratello”. Controllati a vista dalle telecamere e seguiti in streaming dal pubblico, 4 artisti saranno “costretti” a fare arte in estemporanea per sette giorni, in una sorta di prigione, costruita ad hoc, all'interno di Palazzo Fruscione, mentre fuori “imperversa” la Biennale d’Arte Contemporanea.
Momento per momento saranno pubblicate le foto del work in progress su facebook e, trascorsi i sette giorni, il pubblico decreterà il vincitore.

Una sorta di ribaltamento di ciò che accade in TV, ma che potrebbe incuriosire le giovani generazioni, superando quello che è il metodo espositivo delle opere contemporanee, sempre più complesse da comprendere.

Serena Gervasio

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