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È stato allora, quando il Principe dei cantautori italiani, chiamato fuori per la terza volta dalla platea della Cavea in piedi e festante, ha ricominciato a cantare con contentezza evidente, e la band con lui a musicare, in una serata in cui gli arrangiamenti freschi, gli spunti inusitati, personali, diretti, emotivi e liberi s’incaricavano di mandare allegramente in pezzi la composizione autorevolmente autorale della sua tradizione, è stato allora che tra i giochi delle luci sul palco di fronte alla calda sera romana coccolata tra le architetture morbide dei volumi di Renzo Piano, e le luci di segnalazione di un aereo basso e lento nel cielo che verosimilmente s’accomodava per l'atterraggio, è stato allora che mi è tornato alla mente lo Chagall che avevo ammirato settimane prima al Chiostro del Bramante, ed è stato quello il momento in cui credo d'aver compreso qualcosa di entrambi. Tele di Marc Chagall ne avevo ammirate per la prima volta da ragazzo a Parigi, al Beaubourg, altra splendida creatura di Renzo Piano, tranquillamente rivolta verso il quartiere di Les Halles. Semplicemente mi avevano già allora incantato l’intensità intima dei colori, il tratto bambinesco, la composizione da compito di disegno di quel che vedevo, che pareva volesse metter vicine diverse figurine care all’artista, racchiudendole in un orizzonte onirico, romantica come sono romantici soltanto i discorsi dei matti. Questi innamorati, queste donnine vestite col vestito buono, e questi viandanti che volano, e poi i fiori, i fiori... Ora, qui, al Chiostro del Bramante a Roma, in una esposizione intitolata Love and Life, dal 16 marzo ed ancora fino al 26 luglio 2015, avevo ritrovato il suo tratto e i suoi colori, e con essi l'immediatezza della narrazione. Chagall l'ebreo, Chagall il russo, Chagall lo sposo innamorato della sua Bella Rosenfeld, con lui ritratta, come sempre sospesa nell'aria. L'allestimento presenta poche tele, e però documenta efficacemente lo Chagall illustratore della Bibbia, l’illustratore delle fiabe di La Fontaine, l’illustratore delle Anime morte di Nikolaj Gogol’, facendoci quasi toccare con mano la passione che prese l'artista per le tecniche dell'acquaforte e della litografia. In tutte queste illustrazioni il tema e la cifra emotiva dominanti rimangono la gioia per le cose del mondo, ricondotto ai termini primi dei costumi – della povertà? – rurali, del paesaggio russo a lui tanto caro, della natura, e dei riti della tradizione ebraica.image1 Quanto a me, mi son ritrovato a tornare sui miei passi fino ad una delle prime tele in esposizione, quella superba Sopra Vicebsk, gouache e matita colorata su cartone, davanti alla quale credevo finalmente d’avere intuito. Il viandante che sta a mezz’aria sulle strade innevate del paese è, certamente, un richiamo al mito leggenda dell’ebreo errante, e però, in buona compagnia con le spose dei militari o dei contadini, o delle caprette, o di altri animali da cortile, o degli amanti, è simbolo della levità, della gioia, che non s’ha modo più efficace – e tenero, mi si passi – di tradurre in immagine che quello di renderla vittoriosa sulla gravità. Questi esseri son sospesi in aria perché sono felici, sul punto anche il didascalico commento alle opere in mostra mi dava poi ragione. C'è un colore anche per il dolore, per la nostalgia ed anche certamente per l'assenza, e per la mancanza, ma lo stare al mondo ed il farne esperienza, senza farsi per questo schiacciare al suolo, non certo senza dare peso alle cose, anzi considerandole, tutto questo vince la gravità.  Così, come nel gioco allestito in una saletta della mostra, dove con dei magneti si ritrovano sospesi alle pareti, e variamente componibili dal visitatore, l'animale da cortile, e i fiori, e il preferito agnello, e il torrione, la sposa, il viandante, i simboli stessi dello Chagall conosciutissimo pittore, così come i versi già perfetti,image2 oggi disarticolati in baldanzosi contrasti ritmici e metrici delle canzoni di Francesco de Gregori, pur toccando – come non si potrebbe? – anche le più dure asperità del mondo, così si può vincere la gravità suonando e dipingendo non in battere, ma in levare. E il non disambiguare, ancora una volta, a chi scrive è grato.

Rocco Infantino

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“Il buio più buio non è mai così nero e la storia e l’arte rendono possibile uno spiraglio di luce” .

oss caravaggio Il 21 giugno è stata inaugurata la mostra La luce vince l’ombra a Casal di Principe, comune della provincia di Caserta. L’ evento  è stato allestito  all’interno di un immobile oggi intitolato alla memoria di don Peppe Diana, ucciso dalla camorra nel 1994. Venti le prestigiose opere d’arte provenienti dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal Museo di Capodimonte e dalla quadreria dei Girolamini di Napoli, dalla Reggia di Caserta e dal Museo Nazionale Campano di Capua che faranno parlare in maniera completamente diversa del tristemente noto paese del casertano. Un contrasto molto forte e al tempo stesso volutamente simbolico tra contenente e contenuto, dunque, non solo dal punto di vista estetico, connota la mostra voluta dall’amministrazione comunale, organizzata e curata da Antonio Natali, direttore degli Uffizi, e Fabrizio Vona, responsabile del Polo museale della Puglia. Questo progetto, dal nome R_Rinascita, che ha promosso l’iniziativa con First Social Life, portando a Casal di Principe il più importante museo nazionale di arte, nasce grazie ad un patto di responsabilità sociale tra grandi realtà imprenditoriali, istituti bancari e mondo della cultura. Ad accompagnare i visitatori sono stati chiamati gli “Ambasciatori della Rinascita” , ottanta giovani di Casal di Principe una terra che ha deciso con coraggio di “rinascere”, di sostituire la luce all’ombra, la speranza alla rassegnazione, che durante l’apertura della mostra hanno accolto i turisti  raccontando loro la realtà di quella terra in maniera sincera, senza omissioni.

oss fatepresto A loro sembra rivolta l’esortazione presente nella prima pagina de Il Mattino del 26 novembre 1980, che venne usata da Andy Warhol nell’opera dedicata al terremoto del 1980: “Fate presto.” La loro formazione è iniziata nel maggio scorso e rappresentano quel cambiamento che tanto è stato atteso e che finalmente comincia ad esistere in maniera concreta. Al suo richiamo non ha saputo resistere neppure Roberto Saviano, ormai da tempo lontano dalla cittadina casertana, e tornato qui fiero di poter vedere i frutti che il nuovo corso sta portando.

le opere in mostra sono  tutte firmate da famosi artisti attivi nello scenario  napoletano del  XVII secolo tra cui  : sei dipinti arrivati dalla galleria fiorentina, la più famosa al mondo, tra cui Santa Caterina d’Alessandria di Artemisia GentileschiVanità di Mattia PretiSalomè con la testa del Battista di Giovan Battista Caracciolo; altri otto provengono dal noto museo napoletano, come la Natura Morta di Giovan Battista Ruoppolo, o la Strage degli Innocenti di Massimo StanzioneVenere e Satiro di Pacecco de Rosa mentre da Capua arriverà l’antica statua Mater Matuta che nella mitologia romana rappresentava la dea del Mattino o dell’Aurora. oss mostra  Ad accomunarli l’intenso contrasto tra luce e ombra, evidentemente memore della lezione caravaggesca, e, per quanto riguarda i dipinti provenienti dagli Uffizi, la circostanza che nell’attentato mafioso del 27 maggio 1993 in via dei Georgofili tutte le opere dei caravaggisti subirono gravi danni.  La mostra sarà visibile fino al 21 ottobre in questo luogo che, per quel che si dice, resterà permanentemente dedicato alla cultura e il ministero supporterà le iniziative che verranno organizzate qui autonomamente.  Di sicuro i visitatori resteranno affascinati nel vedere tanta bellezza in un luogo in cui obiettivamente non ce ne è mai stata molta.

Serena Gervasio

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E’ quasi sempre ebbrezza, incanto, gioia di vivere, sogno, emozione, bellezza, sensualità, erotismo”.  (Chéret)

Con il rinnovato interesse per tutto ciò che è vintage, è facile imbattersi nelle illustrazioni d’altri tempi dove l’archetipo della bellezza femminile era genuina, non artefatta, intrisa di una sensualità garbata, non priva di un tocco di ironia e che non cade mai nel cattivo gusto.

A livello di illustrazioni artistiche quello delle Pin up (letteralmente significa “appendere su”, “appendere con spillo”) è un fenomeno nato in Francia dove, alla fine dell’ottocento, cominciarono ad apparire le prime copertine dedicate a rappresentazioni femminili in abiti succinti.

osservare noseartQueste raffigurazioni arrivarono anche al di là dell’Oceano con lo scoppio della prima Guerra Mondiale in America quando il Presidente Woodrow Wilson diede vita alla Division of Pictorial Publicity il cui compito era quello di ideare stimoli visivi che convincessero gli uomini ad arruolarsi. Si scoprì che le Pin Up erano piuttosto convincenti. Non ci volle molto prima che inondassero calendari, pubblicità e copertine in tutto il mondo.

La popolarità delle ragazze Pin Up continuò ad aumentare durante la Seconda Guerra Mondiale quando i soldati, lontani da casa, appendevano un'immagine che gli ricordasse il motivo per cui combattevano e quando molte fra le più belle Pin Up furono pubblicate da “Yank”, il settimanale dell’esercito . In questo periodo prese vita una nuova arte, la “Nose Art” che vide la rappresentazione di donne sensuali sui mezzi militari americani, in modo particolare sui bombardieri che le usavano come mascotte.

osservare pinup 1

Nelle illustrazioni la postura doveva mettere in evidenza le curve sinuose ed essere affiancata da un’espressione del volto ingenua, sorridente, incantatrice ma anche scherzosa con il suo osservatore. L’abbigliamento inoltre giocava un ruolo fondamentale nel suo “vedo-non vedo”: la pin up non doveva mostrare troppo, bensì il gioco consisteva nel coprire in modo sapiente i punti “proibiti”. Iniziarono così a spopolare corpetti con una spallina cadente, lunghe gonne a pieghe sollevate da un forte vento e da eventi accidentali come un amo da pesca che le sfila il bikini, un motore fuoribordo che le fa a pezzi la minigonna ma tutto senza che sia mai esposta completamente. Questi sono gli ingredienti che, uniti ad un cocktail di colori ed un bel pizzico di innocente malizia, contribuiscono a creare un’immagine di sicuro effetto.

Non è un caso se alcuni dei primi illustratori di tale genere siano oggi riconosciuti come artisti raffinati ed è proprio grazie ai loro ritratti se sessant’anni dopo possiamo ricordare quegli anni come un periodo di forte cambiamento, nel ruolo della donna così come all’interno del mondo della moda, un periodo fertile e ricco di novità che ancora oggi vengono spiate e riprese come importanti spunti.

Gil Elvgren (1914-1980) è stato il più importante pin-up e glamour artista del XX secolo. Nel corso della sua carriera professionale, si afferma come il favorito illustratore pin-up di collezionisti di tutto il mondo.

Nato a St. Paul, Minnesota , Il padre, Alex Aner Elvgren, svedese, aveva un negozio di vernici e tappezzeria; la madre, Goldie Alice Gilette era nata in Wisconsin e si esibiva insieme alla sorella cantando e ballando nelle chiese e nei club. Fin da piccolo Elvgren manifestò tendenze artistiche dedicandosi alla pittura, ad intagliare il legno e a costruire modellini di aerei e così nel 1933 fuggì a Chicago per dedicarsi alla sua passione.

osservare pinup 2

Con le sue opere tirò fuori l’America dalla malinconia in bianco e nero in cui era sprofondata con la Grande Depressione regalando agli uomini un desiderio da inseguire e alle donne un modello cui ispirarsi anche se la maggior parte della sua produzione è stata estesa a un settore puramente commerciale quali i calendari (famosi quelli realizzati per la Brown & Bigelow), la pubblicità (popolari sono soprattutto quelle create per la Coca-Cola durante la II guerra mondiale, e successivamente quella di Corea, e per i prodotti di cosmesi come la Coppertone) ed altro ancora. osservare cocacola

Ciò nonostante è stato sempre più riconosciuto come illustratore classico americano la cui arte veniva apprezzata da molti privati collezionisti, commercianti, gallerie e musei. Centinaia desideravano di essere in grado di dipingere le ragazze come faceva Elvgren. La sua abilità e la tecnica sono stati ammirati e rispettati in tutto il settore commerciale-art.

Oggi le pin up di Elvgren risorgono, con nuove interpretazioni, nei tatuaggi di sempre più uomini e donne e del resto, con la recente rinascita erotico-intellettuale del burlesque  è da tempo che si assiste alla rifioritura del mai tramontato modello della ragazza pin up.

Serena Gervasio

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I sensi diventano liquidi se ci immergiamo anche per un solo istante nelle opere di Claudio Malacarne dove le pennellate fluide ma decise ci conducono nel  suo mondo sognato, calmo, feriale, lontanissimo dallo stress dell’ordinaria quotidianità.

L’interpretazione dell’acqua e del suo rapporto con l’uomo è il tema centrale di una sua personale “I sensi liquidi” che è stata ospitata dal 23 maggio fino al 6 giugno nella Galleria Civica di Largo Pignatari a Potenza.

osservare malacarne 2Le sue grandi tele si impongono all'attenzione di tutti principalmente per la loro dirompente forza cromatica, alimentata da un continuo gioco ritmico dei colori. Le sue pennellate corpose date da un pennello piatto, stese sulla tela con ampia azione gestuale, evidenziano una impaginazione vigorosa, di notevole comunicatività.

Protagonista è non solo il colore come mezzo espressivo piu’ d’impatto, coinvolgente ed efficace, ma anche l’ambientazione, la struttura e la composizione a voler esprimere tutto il suo lavoro incentrato sull’acqua come elemento da cui tutto nasce che ci rimanda a quella “natura feconda” che trae sostanza dal suo “elemento liquido primordiale”.

L'acqua di Malacarne appartiene ai fondali scogliosi del mare aperto, al colore sfumato del mediterraneo, alle trasparenze che l'occhio ama scoprire.

osservare malacarne 3 Carezza la superficie marina con un pennello espressivo e calibrato che accoglie uomini e donne, bimbi e adulti intenti in spensierati e vacanzieri giochi, in tuffi e bracciate, in un bagno  di luce, di solarità, di trasparenze liquide, in una radiosa tavolozza fatta di turchesi, di azzurri, di viola e di cadmio. Il mare è  quello reale e concreto delle vacanze, l’acqua è quella che allieta ragazzi e adulti ed è colta nella sua limpida, fresca e avvolgente dimensione naturale che ne valorizza le diamantine trasparenze, le morbidezze, i riflessi puri, le giocose deformazioni che fa dei corpi che in essa si muovono. In altri termini, è acqua che gioca insieme all’uomo per proteggerlo, renderlo felice nel ricordo. Se l’acqua ha una memoria,  non può essere che simile a questa: gioco e combinazione casuale o divina  che ha portato alla nascita della vita sulla terra.
Claudio Malacarne nasce a Mantova nell’estate del 1956, vive e lavora a Soave Mantovano.

osservare malacarne 4  La sua ricerca nasce da una  necessità interiore, “l’urgenza esistenziale” di possedere la realtà attraverso l’immagine che la ricrea. Frequentando l’atelier del maestro Enrico Longfils si muove attraverso sperimentazioni di “mezzi diversi”, dalla matita alla penna con inchiostro di china, prima a segni minuti e spezzati, poi a tratti più densi e continui, spesso sciolti in liquide acquarellature,. A partire dai dipinti a olio degli anni Ottanta s’intravede la lezione post-impressionista di Gauguin e di Van Gogh, di Bonnard e di Matisse.

Ha esposto in tutta Europa e da alcuni anni la sua produzione è particolarmente apprezzata negli Stati Uniti dove le sueopere figurano in importanti collezioni private e pubbliche.

Serena Gervasio

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Il vuoto, in quanto negazione dell’essere  non è sempre solo nulla e assenza totale ma, in tantissime circostanze, esso è traccia di qualcosa che non c’è perché non c’è più o non c’è mai stato, ma che pur vorremmo ci fosse o sentiamo che ci dovrebbe essere… e quella mancanza ci dice un’infinità di cose. È un vuoto ricco di un completamento che è volutamente lasciato agli spettatori. In campo artistico questo vuoto si trasforma in immaginazione attraverso la libertà di espressione. Una riflessione che potrebbe far risalire al discorso di “arte concettuale”.

“L’arte è immaginazione e questo è quello che chiedo alla gente di fare. Devi immaginare il dipinto o la scultura che stai ammirando”.

osservare lananewstrom Queste le parole della giovane artista Lana Newstrom in occasione della sua personale alla  Schulbert Gallery di New York.  Non c’è un’opera. Le sale sono completamente vuote e la gente osserva pareti completamente bianche.  Le pareti vuote, come un concerto senza musica o un bosco senza alberi, hanno comunque avuto il merito di far riprendere la discussione su cosa sia realmente oggi l’arte. L’arte come “concetto” torna centrale. In questa iniziativa mancano solo le opere, ma la gente completa il rituale fissando le pareti vuote forse molto più che in tanti loft dove chiacchiere e buffet la fanno da padrona sulle opere esposte.

L’importante è creare originalità e farsi conoscere.

AllaHayward Gallery di Londra, un'altra mostra ha fatto molto parlare di sé: Invisible: Art about the Unseen 1957-2012.In “esposizione ci sono cinquanta opere d’arte invisibili realizzate da artisti famosi tra cui il piedistallo su cui una volta si è appoggiato Andy Warhol, un foglietto bianco di Tom Friedman  “1.000 Hours of Staring”. Di Gianni Motti sono esposti disegni invisibili, dipinti con un inchiostro magico e racchiusi in cornici.
Vediamo per quale ragione foglietti bianchi, quadri vuoti, piedistalli abbandonati dovrebbero avere a che fare con le opere d’arte.

La filosofia ci mostra che, al di là di tutte le apparenze, le opere sono sempre lo stesso tipo di cosa; poi, certo, alcune sono belle, altre bruttissime, talune imitano la realtà e ci stupiscono per la bravura del loro artefice, altre ne disvelano tratti sorprendenti, e magari rimandano al concetto di “assenza”. Dunque possiamo affermare che anche questa è arte.

osservare yvesKlein Già nel 1958 “il Vuoto”, di Yves Klein ne  aveva avuto una intuizione simile. Propone infatti l’opera in l’assenza totale di manufatti in una galleria vuota. Decide di rappresentare il vuoto e di mostrarlo.

L’opera che forse ha affascinato di più per la sua potenza comunicativa  tra tutte quelle esposte alla mostra londinese ha a che fare con l’acqua. Dire acqua significa dire vita: vita che nasce, che cresce, che dilaga ma che a volte ci viene privata. Teresa Margolles ci riporta esattamente al centro di quella presente assenza, servendosi di un’acqua che è stata fisicamente in contatto con la morte. Nella sua opera l’acqua, nebulizzata e spruzzata nell’aria, accompagna tutti coloro che la attraversano, ricade sui loro corpi, li accarezza. E tuttavia quell’acqua nebulizzata è stata a contatto con i corpi di uomini vittime di assassinio a Città del Messico e chi attraversa quella nebbia di sfondo lo sa.

osservare andrealoriga Presente in Italia, invece, dal 14 Aprile al 31 Maggio 2015 al piano terra del Conservatorio Luigi Canepa di Sassari,  Andrea Loriga , un giovane studente del Conservatorio di Sassari, ci presenta la sua installazione d’Arte “Emotional Room” .

L'installazione è ospitata in una stanza vuota, totalmente nera e con l'illuminazione LED a soffitto che simula un cielo stellato. La composizione musicale, composta dallo stesso Andrea, si genera grazie all'interazione con l'ascoltatore. Una volta che si è chiusa la porta della stanza alle proprie spalle si da vita ad una scena sonora e luminosa di cui l'ascoltatore percepisce subito la tessitura principale e i colori. Ogni persona visita la stanza da solo, scalzo. Per ogni ingresso nell'Emotional Room viene selezionata una differente scena e la risposta della stanza cambia conseguentemente. L'opera genera una condizione di stasi ed induce ad una totale immersione nei paesaggi sonori immaginari generati dalla mente dell'ascoltatore stesso. L'ascoltatore interagisce con la stanza nella sua attivazione e disattivazione, ascolta, chiude gli occhi e immagina cosa vorrebbe al suo fianco lì in quel preciso momento.

“Ogni cosa è arte se sfugge alla banalità”

Serena Gervasio

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“Gli orizzonti sono quelli che ognuno può vedere e pensare oltre i propri limiti visivi. Un orizzonte può sembrare un limite ma non è altro che un punto di partenza.”

Edoardo Angrisani

osservare vistamare 1Si è da poco conclusa la personale di fotografia di Edoardo Angrisani intitolata “Vista Mare” che è stata inaugurata il 26 Aprile presso la sede di Gocce d'autore, nel centro storico Potenza, e conclusasi il 3 maggio.

Circa 20 gli scatti fotografici che hanno accompagnato la mostra che ha avuto come tema il mare come confine invisibile, e pure strumento di comunicazione tra genti diverse, il mare sulla linea dell'orizzonte; quell’orizzonte che ognuno può vedere e pensare oltre i propri limiti visivi.

Il titolo della mostra fa riferimento alla “Vista Mare” che un tempo era possibile cogliere e ammirare da quelle pensioni e piccoli Hotel e che oggi, al contrario, i villaggi e le grandi strutture turistiche non consentono più di avere. E’ una “Vista Mare” dove le luci ed i colori variavano a seconda dell'ora del giorno spesso su lungomari affollati anche di notte.

Il mare inteso come l’unico fermo-immagine di un passare del tempo impossibile da fermare.

La sua ricerca artistica viene affiancata ad un “pensiero poetico esistenziale” che corrisponde con la sua naturale “tensione interiore”.

Un pensiero che si trasforma in immagine e l’immagine stessa che diventa “natura pensante”.

Dice il fotografo: “in fondo, quando le possibilità di scelta si riducono, i divertimenti sono tranquilli, l'amore non è quello impetuoso dei vent'anni e stai lì a dare consigli pensando che all'età corrisponda necessariamente saggezza, guardare il mare ti reca quella calma necessaria ad affrontare la maturità della vita.”

osservare vistamare 2           osservare vistamare 3

Edoardo Angrisani nasce 63 anni fa a Potenza da una famiglia borghese, mediamente agiata.

Dopo il Diploma al liceo scientifico inizia a  frequentare la facoltà di Geologia che mai terminerà in quanto decide di intraprendere la carriera lavorativa in campo bancario che durerà per 35 anni.

Si definisce un aspirante scrittore e fotografo dilettante ed è molto restio a mostrare quello che fa poiché non ritiene che con l'arte e in particolare con la fotografia ci si possa arricchire.

E’ attento alla descrizione e alla rappresentazione del paesaggio, della natura, e dell’ambiente così come lo è anche nella cura del dettaglio, dalla stampa fotografica alla sua presentazione.  

La sua ricerca fotografica si manifesta in tutte le diverse sfaccettature: da quella classica a quella istantanea e a quella ottenuta con un semplice smartphone per poi essere pubblicata su instagram.

Si tratta di immagini e di viste panoramiche che egli coglie in diversi luoghi anche distanti dalla Basilicata spaziando dal bianco e nero al colore in tutte le sue sfumature.

Ha partecipato a numerose collettive e personali tra le quali: mostra collettiva a Calvello (Luglio 2012 e 2013) con Vol'Arte; a  Potenza  (Marzo 2014) nella Giornata Mondiale della poesia “Premio Pasolini” e nella Pinacoteca Provinciale (Giugno 2014) “Comunicare di Fotografia” con una Personale; a Calvello (Luglio 2014) “Il Colore della Danza“ con una personale ed ancora un'altra a Monticchio (Agosto 2014) presso il Museo di Storia Naturale del Vulture dal titolo “Comunicare di Fotografia” .

Serena Gervasio

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“Un albero raccoglie il sapere degli uomini da migliaia di anni, nel suo silenzio che parla custodisce i nostri segreti, perché una pianta  ha un'anima  e un proprio sguardo.”

La storia del rapporto e dell’approccio artistico dell’uomo con la natura ,in questi ultimi anni, è maturato sempre di più e l’artista contemporaneo sente sempre più l’esigenza di cooperare con l’ambiente. L’opera fatta di natura è giustificata anche dall’urgenza di risolvere i problemi ambientali e dalla necessità di stabilire un rapporto equilibrato fra gli uomini ed il loro mondo. Talvolta esiste la volontà da parte dell’artista d’intraprendere un’azione curativa nei confronti di ciò che egli percepisce come natura danneggiata. Ma è proprio la natura che è presente nell’artista come una forza interiore e vitale che gli concede la creatività e questo tipo di rapporto lo ritroviamo all’origine dell’arte dove, all’inizio, si esprime attraverso un segno elementare, il graffito, che risponde ad un’esigenza di carattere magico, religioso, ed è una sintesi di qualcosa che col tempo sievolveràin qualcosa di più complesso, l’immagine. Con questi presupposti, nel corso degli ultimi cinquant’anni, una nuova “cultura della natura” è andata a crearsi. Non si tratta più esclusivamente di una relazione di contemplazione, come nell’arte del Romanticismo, ma di un rapporto attivo e consapevole di una crescita tecnologica irrispettosa del paesaggio.

osservare landart 1 Una delle prime e più importanti correnti artistiche legate alla natura è rappresentata dal Land Art o Earth Art, che si è sviluppato alla fine degli anni ’60 negli Stati Uniti. E’ solamente con questo movimento estetico che il soggetto e il luogo si fondono con il supporto ed il materiale artistico. La produzione dell’opera si distacca ormai dalla persona dell’artista, egli non è più il protagonista, l’opera è la sola interprete dell’arte. L’artista del Land Art deve imprimere il suo segno sul territorio, in qualsiasi modo, su qualsiasi scala e per qualsiasi durata. Secondo l’artista del Land Art il paesaggio deve essere modificato, inserendo degli elementi-segno, che possono essere addirittura in ferro o in cemento e che ne sottolineano un particolare significato.

Un altro movimento artistico che si è interessato del rapporto arte_ natura è l’Arte Povera nata alla fine degli anni ’60 e diffusasi soprattutto in Italia. Gli artisti dell’Arte Povera si differenziano dai loro colleghi del Land Art soprattutto per quanto riguarda la scelta di materiali non convenzionali e naturalmente poveri. Essi non utilizzavano ne sostanze ne colorazioni che potessero nuocere all’ambiente naturale e risultare disomogenee.

osservare artepovera 2Le opere appartengono al loro creatore  esclusivamente nel momento della loro creazione, in seguito esse sono del visitatore, ma soprattutto, dall’inizio fino alla fine, si rivelano essere dell’ambiente naturale nel quale sono nate. Questo è anche uno dei principi fondamentali di questo movimento artistico. Tutti questi artisti che hanno operato nella natura si sono interessati alle culture arcaiche nella loro ricerca dell’unità perduta tra uomo e natura. Nella visione delle popolazioni primitive infatti non vi era distinzione netta tra l’uomo e gli altri esseri, tutte le cose avevano un’anima o forza  che dava loro vita, e la magia era basata sulla credenza nelle connessioni nascoste fra tutti gli esseri e persino tra l’uomo e gli elementi naturali.

Gli artisti che sentono il desiderio di fusione, immersione nella natura cercano di avvicinarsi a questa meta attraverso l’uso delle forme simboliche arcaiche e di azioni che possono richiamare rituali o antichissime forme di culto come il caso dello scultore  Keith Jennings che  nel 1982 decise di scolpire il tronco di un albero nel suo cortile, con semplici utensili a mano. Questo esercizio gli permise di affinare la sua arte. L’evento è divenuto noto, e gli è stato affidato l’incaricato di eseguirne altre sopra una serie di alberi in tutta "St. Simons Island".

osservare KeithJennings 3 Le sculture, che ben si mimetizzano nell'intricato ambiente circostante, con le loro tristi espressioni sembrano riflettere l'aspetto dolente degli alberi stessi con i loro rami pendenti coperti di muschio. Ma Keith Jennings pare sostenere la tesi che le sue sculture sono visi di sua fantasia e non, come alcune altre voci sostengono, che sono i ritratti di marinai morti a causa di naufragi avvenuti nella zona, alquanto pericolosa per la navigazione.

Tutt’altro che tristi sono invece i volti scolpiti su alcuni alberi del capoluogo lucano che di recente si è imbattuto in queste sculture di “anonima creazione” che catturano lo sguardo dei passanti   affinché, con la loro simpatia, invogliassero al rispetto, così da contribuire ad  avvicinare un po’ di più il nostro mondo al loro!

 

 

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Serena Gervasio

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ArtExpo 2015

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osservare ArtExpo 1 resizeL’Esposizione Universale di Milano aprirà le sue porte il primo maggio 2015 e terminerà il 31 ottobre dello stesso anno: 6 mesi di spettacoli, incontri, convegni, manifestazioni all’interno di un sito interamente dedicato a questo straordinario evento che vedrà la città al centro dei flussi turistici mondiali e avrà così la possibilità di mostrare le proprie eccellenze confermando la propria vocazione internazionale.

Expo Milano 2015 darà visibilità alla tradizione, alla creatività e all’innovazione nel settore dell’alimentazione, raccogliendo tematiche già sviluppate dalle precedenti edizioni di questa manifestazione e riproponendole alla luce dei nuovi scenari globali al centro dei quali c’è il diritto a una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta.

Il Sito Espositivo diventerà il luogo inedito di un nuovo incontro tra agricoltura e città, che nutrirà Milano sia nel senso letterale sia in quello intellettuale.

L’Esposizione sarà ospitata in un’area nel settore nord-ovest di Milano e occuperà una superficie di circa 1,1 milioni di metri quadrati.

osservare ArtExpo 2 resizeLa cultura italiana con i suoi beni artistici sarà ospitata in 14 padiglioni, dislocati in altrettanti sedi cittadine e di cui 8 dedicati a Bramante, Leonardo, Antonello da Messina, Michelangelo, Caravaggio, Raffaello e Tiepolo.  

Ogni mese sarà un’opera d'arte molto nota e custodita a Milano a delineare il calendario della vita culturale di Expo mentre nel padiglione 9 il “Teatro alla Scala” promette ritmi stakanovisti aprendo 140 sere su 180, con un alternarsi serrato di spettacoli.

Spazio anche per la letteratura nel Padiglione 10 con la mostra Stendhal e Manzoni mentre al padiglione 11 verranno messi sotto la lente di ingrandimento i Futuristi con i loro capolavori provenienti dal Museo del Novecento, da Brera e da raccolte private.

Il teatro Parenti ospiterebbe il padiglione 12 come punto di arrivo di un itinerario dedicato a De Chirico e a Savinio, mentre il padiglione 13 è un omaggio all’architettura della città.

Infine il padiglione 14 ospiterà una mostra a Palazzo Litta con grandi collezioni private italiane e opere dell’arte italiana dal Duecento al Novecento.

Fa parlare molto di sé la mostra Arts & FoodseCucine & Ultracorpi: due realistici viaggi, nel tempo, nell’essenza, nella sostanza e nella forma del cibo tra nutrimenti rappresentati e rievocati. La mostra racconta il rapporto fra arte e cibo ed è stata curata da Germano Celant. Il percorso, costellato di vetrine salvaoggetti, dipinti, sculture, corredi, suggestioni sonore, video proiezioni, fotografie e documenti, si estende per 7mila metri quadrati e si suddivide a livello spaziale in tre settori.

osservare ArtExpo 3 resizeAl piano terra vi è una parte rilevante della storia italiana raccontata attraverso l’evoluzione dei mondi del consumo per proseguire poi  con i lavori contemporanei proposti al piano superiore. Oltre a Andy Warhol, presente anche con le leggendarie zuppe Campbell, sono poi esposte le michette imbiancate e le uova con impronte di Piero Manzoni, o i limoni pop di Lichtenstein, per rappresentare il sapore contemporaneo. Un’opera di Paola Nizzoli, creata appositamente per questa occasione, chiude il percorso con 2000 elementi  in cera modellati e dipinti a mano che creano una piramide alimentare di straordinario iperrealismo. Era il colpo di teatro che serviva per terminare la mostra in modo spettacolare, e che lancia un messaggio profondo spiegando che il cibo è gioia, arte e vita, ma deve essere consumato in maniera intelligente, equilibrata e senza sprechi. Anche l’arte può diventare un’occasione di spreco quando propone abbuffate di poco pregio e scarso valore culturale, al contrario questa mostra dimostra invece un misurato e squisito criterio qualitativo.

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Al Triennale Design Museum, invece, la mostra “ ultracorpi”, mette in luce quegli oggetti alieni che si infiltrano nella società terrestre assumendo le sembianze degli esseri umani per sostituirsi a loro e attuare così una rivoluzione interna. In esposizione si trovano gli elettrodomestici da cucina che si sono alternati nel corso degli anni, spaziando dal frigorifero al microonde, dalla caffettiera al tostapane, dal tritarifiuti alle cappe assorbenti, dai bollitori ai mixer, dalle friggitrici alle gelatiere. Il percorso desidera illustrare la lenta quanto inesorabile trasformazione degli utensili da cucina in macchine e automi. Un’armata di invasori che dalla metà del XIX secolo con l’avvento dell’industrializzazione è dilagata arrivando a sostituire molte pratiche umane dell’elaborazione culinaria.

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