logo2017

Commenta gli Articoli di Gocce!!!

Finalmente puoi commentare gli articoli di Goccedautore.it. Devi semplicemnte registrarti !!!

LOGO B 2 1

Osservare

Potenza Live

Scritto da

osservare pzlive 1E’ stata la fotografia, disarmante momento attraverso il quale il fotografo riesce a cogliere un frammento di storia personale e un dettaglio per altri insignificante, a dare corpo e spessore alla mostra “Potenza Live” inaugurata domenica 15 novembre presso la sede del circolo culturale Gocce D’Autore con la partecipazione del Direttore generale dell'Apt della Basilicata, Gianpiero Perri. Gli scatti hanno permesso di addentrarsi nella realtà di ben 11 fotografi professionisti e amatori in una selezione di foto che esplicitano la ricerca discreta e silenziosa di uno sguardo, di un'emozione, di un movimento per andare oltre il soggetto fotografato.

Le opere fotografiche raccontano la predisposizione ad accogliere l'esterno, a vedere oltre, a sondare nell'immaginario sempre più profondo.

La macchina fotografica è stata, per questi fotografi, come un blocco di schizzi, lo strumento dell'intuito e della spontaneità, il detentore dell'attimo che in termini visivi, ha interrogato e immortalato, nello stesso tempo e in un piccolo spazio bidimensionale, ritratti silenziosi, storie di persone, attimi di vita attraverso la loro capacità di visione, d’ispirazione, di sintesi e di interpretazione con una  visione intimistica del paesaggio urbano, quello della città di Potenza, mirata ad educare l’occhio degli spettatori invitandoli a riscoprire autonomamente la bellezza di quegli spazi finora preclusi al loro sguardo. Oggi le città sono sistemi complessi e raccontarle solo attraverso i loro monumenti simbolo significa escludere dalla narrazione tutti gli altri aspetti che contribuiscono a definirne l’identità. Questa mostra nasce allora con l’obiettivo di tradurre visivamente le infinite sfaccettature e le molteplici percezioni della città costruendo un linguaggio visivo atto a dare alla più ampia pluralità di soggetti la capacità di contribuire alla costruzione dell’identità visiva della città.

osservare pzlive 2

osservare pzlive 3

osservare pzlive 4

Le foto di Edoardo Angrisani, Rosaria Daquino, Carla Di Camillo, Serena Gervasio, Michele Luongo, Simone Marengo, Andrea Mattiacci, Gennaro Pecchia, Gianfranco Pietrapertosa, Simona Polese e Maria Teresa Quinto colgono gli aspetti inediti di una città di cui si pensa di sapere tutto o di aver detto tutto. Le immagini, per la maggior parte in bianco e nero, ritraggono scorci, strade, volti, piazze, viali alberati, monumenti, vedute inedite che offrono, attraverso la street photography, un nuovo sguardo al visitatore che può contemplare la bellezza di una città che deve essere ritrovata. In strada ogni giorno accadono contemporaneamente un'infinità di eventi: narrare il fluire della vita, cogliere i ritmi, gli umori, i sapori, l'imprevedibilità, il fascino e la crudeltà della commedia umana pubblica e quotidiana è lo scopo del fotografo di strada. Henri Carter Bresson, il riferimento per tutti i fotografi praticanti, ha così descritto le attitudini che servono per fotografare i momenti decisivi della vita: "porre sullo stesso piano mente, occhio, cuore". Un mix di "prontezza, disciplina, sensibilità, e senso geometrico". Fotografare in strada è prima di tutto un percorso interiore.

E' come se usassimo due fotocamere: una rivolta verso il soggetto, una verso noi stessi.
Non è possibile fotografare due volte nella stessa strada. Ogni volta che ci ritorniamo è diversa lei e siamo cambiati noi. 
E’ una disciplina che ci porta ad entrare in empatia con il mondo circostante mutuandolo con i nostri occhi e a fare in modo che la foto sia per noi e per gli altri che la guardano solo l’inizio, l’innesco di un viaggio mentale che ci colleghi ad una emozione, un possibile futuro o passato in una realtà percepita ed interpretata, ma che possiamo vivere anche noi con la nostra fantasia di spettatori.

Serena Gervasio

e-max.it: your social media marketing partner

osservare tricarico 1L’arte fa di un uomo un pittore solo se egli ha qualcosa da raccontare attraverso immagini. Non è mai importato il come, il dove o il cosa. La pittura è sempre stata narratrice di una storia a cui l’uomo non aveva le giuste parole da dedicare e l’artista è quindi uno scrittore in incognito, un narratore senza parola, che utilizza le sue capacità di osservare il mondo, per rappresentare se stesso e il suo pensiero. Le varie forme in cui essa si mostra, i vari stili e le varie tecniche non sono altro che rappresentative di un animo umano e del tempo che egli ha vissuto. La tecnica ad acquerello, ad esempio, è una delle più espressive di pittura. Basta una pennellata su una tela per poter scorgere in una semplice “macchia” uno spettro cromatico tra i più vasti in assoluto.

“Il silenzio ha il colore dell'acqua: acquerelli di Nino tricarico” è il titolo della mostra presente negli spazi della Galleria Idearte di Potenza inaugurata il 25 ottobre e visibile fino al 20 novembre. Con questa personale si apre ufficialmente l'anno espositivo 2015/2016 in cui ricorre il ventennale dell'attività della Galleria. La mostra, a cura di Grazia Lo Re, presenta in esposizione trentacinque opere, acquerelli su carta, di recente produzione dell’artista potentino Nino Tricarico.

osservare tricarico 2     osservare tricarico 3                                

La pittura di Nino Tricarico è incentrata sull’uso del colore e sulla poetica del gesto che, in forma “minimalista” nella quantità e nella tipologia dei “segni ornati” esalta sia il profondo “senso del sublime” che appartiene all’arte sia la “dimensione intellettuale” del pensiero umano come anche la “dimensione metaformale” (fatta di forma/non forma) che si colloca a metà strada tra il conosciuto e l’ignoto, desiderio e immaginazione.

Il silenzio è quello in grado di evocare l’impalpabilità delle emozioni e dei sentimenti i quali vivono dentro di ognuno, ma non si toccano; si avvertono, ma non appartengono alla dimensione materiale dell’esistere. Nel suo linguaggio creativo pittura e della scultura s’incontrano: armonia, simmetria e perfezione, requisiti, questi, indispensabili per il cuore e per lo spirito per giungere al quel “criterio di verità” che è rappresentato dalla bellezza. La personale dell’artista potentino rende testimonianza di un dialogo incessante dell’anima con l’infinito tra bagliori di colori e asimmetriche geometrie che spalancano prospettive, profondità, misteri. Forme simboliche capaci di esprimere il senso dell’‘oltre’ che per l’artista è leggerezza, curiosità. Non sono né confini né traguardi, ma segni ideali per capire, interpretare ciò che sta o che accade nel mondo del proprio tempo inteso come capacità di pensare il mondo e di arrivare all’essenza della vita. le sue opere sono in grado di descrivere e di sublimare la grandezza dell’essere umano e il suo continuo innamoramento della Bellezza. In questa mostra l’artista sembra aver dato voce alla propria anima con la sua arte, comunicando direttamente con l’anima dello spettatore, presente e ricettivo con tutti i sensi.

Nino Tricarico (1938) è nato a Potenza, dove vive e lavora. Le sue esperienze formative nascono nell’ambiente dell’avanguardia napoletana intorno agli anni Sessanta ed è qui che impara la leggerezza e la drammaticità che trovano concretezza nella sua pittura della maturità .La scelta di restare in Basilicata non si è mai tradotta in forma di preclusione: la sua prima mostra personale, infatti, è ospitata nel 1970 nella Galleria Palms Shore di New York. Stabilisce rapporti interessanti e qualificanti con critici, scrittori, intellettuali specie dell’area napoletana/romana.

Partecipa anche a mostre e interventi in Germania, Olanda, Francia, Svizzera, Svezia e Finlandia.  A partire dagli anni 80’ forma il gruppo del “Nuovo lirismo” in cui riuniva artisti diversi e di diverse parti d’Italia nell’intento di collocare in un’opera lo stupore, l’emozione, il pensiero in una costante tensione poetica tra infinita leggerezza e dedizione estetica. La pittura di Tricarico, in questo periodo, guarda con interesse agli svolgimenti di un’astrazione che trae a se i tracciati più incisivi della tradizione informale italiana. Nella continua ricerca di nuovi supporti, passa dalla tela, al legno ed alla ceramica in una naturale continuità e coerenza di stile, alimentata da una sana e primitiva esperienza ludica artistica elaborata nel continuo dialogo con una natura contenitore ideale dell’esistenza terrena dell’uomo da rispettare. Numerose sono le mostre personali : “Infinito Bianco”, Palazzo Lanfranchi, Matera, 2009 ; “La Barba e lo Specchio: pastelli”, Bari, 2011. Tra le rassegne: 54a Biennale di Venezia Padiglione italiano,  Regione Basilicata; “Oleum. Tracce nei linguaggi del contemporaneo”, Museo FRAC , Baronissi; nel 2012 “Carte contemporanee: esperienze del disegno italiano dal 1943 agli anni Novanta”, Museo FRAC, Baronissi; 53° Premio internazionale Bice Bugatti Giovanni Segantini” Villa Vertua Masolo.. Nova Milanese, mentre nel 2013 è stato invitato al Premio Sulmona; del 2014 sono le ampie mostre antologiche presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Potenza e  nella sala Carlo V di Castel Nuovo di Napoli.

Serena Gervasio

e-max.it: your social media marketing partner

osservare jeff 1 Jeff Koons nasce il 21 gennaio 1955 a York, nello Stato americano della Pennsylvania. In giovane età viene incoraggiato dai suoi genitori a dedicarsi alla sua grande passione, la pittura, ma dopo aver conseguito il diploma nel 1976 presso  il College of Art di Baltimora, abbandonerà lo stile pittorico per dedicarsi alla corrente artistica concettuale. In questo periodo trae ispirazione da artisti particolari come Martin Kippensberger e Robert Smithson. Ciò che colpisce di Jeff Koons è la sua contraddittorietà, la sua capacità di esprimere una critica tagliente nei confronti della società dei consumi usando gli stessi strumenti che nutrono questo sistema. Koons è ad oggi uno degli artisti più ricchi al mondo e , per il suo accostamento alla cultura pop, è considerato l’erede di Andy Warhol. Avvicina l’ “uomo della strada” all’arte, mostrandogli opere in cui possa ritrovare temi familiari e di facile comprensione e lo fa attraverso gli oggetti più diversi, che siano statue di Bernini o trenini giocattolo. Nel recente ciclo delle “Gazing Balls” (Sfere da giardino) si vede bene il processo creativo e compositivo di Koons: la copia bianca, spettrale, di un oggetto viene arricchita da una sfera di vetro, una tipica decorazione posta nei giardini in America. Il risultato è spiazzante, soprattutto perché tra gli “oggetti” scelti da Koons ci sono copie minuziose di grandi statue classiche . La banalità assoluta della sfera blu si trasforma in un’apparizione surreale. Un raffinato e attraente gesto concettuale per ribaltare e deviare lo sguardo dello spettatore dall’ammirazione dell’opera classica, quale immagine memorabile di pura perfezione, alla totalità dello spazio ambientale, in cui si riconoscono anche gli osservatori e i vari elementi che caratterizzano il contesto espositivo.

osservare jeff 2Gazing Ball (Barberini Faun), è un opera realizzata nel 2013 ed oggi esposta a Palazzo Vecchio a Firenze in occasione della mostra “jeff Koons in Florence” inauguarata il 26 Settembre 2015 e visibile fino al 28 Dicembre 2015. L’antico Fauno Barberini  è una scultura di età imperiale ispirata probabilmente a un opera in bronzo di epoca tardo-ellenistica.

 “Ho pensato a Gazing Ball guardando per molti anni sfere di questo genere. Ho voluto affermare la perentorietà e la generosità della superficie specchiante e la gioia che scatenano sfere come queste. La serie Gazing Ball si basa sulla trascendenza. La consapevolezza della propria mortalità è un pensiero astratto, e a partire da questa scoperta uno inizia ad avere coscienza maggiore del mondo esterno, della propria famiglia, della comunità, può instaurare un dialogo più vasto con l’umanità al di là del presente”.

La sfera viene vista dall’artista come un oggetto ammaliante, incantevole e dal potere incantatorio che risiede nel fatto che a chi guarda ad essi viene concessa la possibilità di vedere dietro le proprie spalle e fino agli angoli più lontani, con un effetto anamorfico, assorbendo all’interno della stessa superficie il proprio riflesso e ogni altro elemento intorno al proprio corpo. Forme affascinanti, magiche, piacevoli anche per la loro leggerezza (si tratta di sfere di vetro soffiato) e per la loro associazione con il gioco infantile. Data la loro estrema fragilità sono anche associate all’effimera durata della vita umana. La scelta di installare il Fauno nella Sala dei Gigli nasce dalla volontà di creare un dialogo tra il linguaggio rinascimentale e quello contemporaneo.  La scultura si presenta al pubblico ancora nella sua provocante posa, esempio di una bellezza non volgare con una sfera specchiante e di colore azzurro che entra in rapporto con il contesto decorativo della sala. Contrasti che esaltano la bellezza classica e l’estetica di massa, la sfera del mito e quella della mondanità, l’infanzia e la storia, Eros e Thanatos, mentre l’ambivalenza tra equilibrio e instabilità, originale e copia, oggetto artistico e merce, invita a riflettere anche sul rapporto tra immaginazione e serialità, tra metafisica e basso materialismo, tra stupore e mistificazione.

“Il tutto tradotto come ambiguità sottile in un gioco di rimandi tra finzione e verità o meglio legittimità  della finzione”.

Serena Gervasio

e-max.it: your social media marketing partner

“Perché replicare ciò che la Natura ha in sé di brutto, non vedo perché questo sia necessario. Nella pittura, io sono un idealista. Nell’arte so e voglio vedere solo il bello, e per me l’arte corrisponde al sentimento della Bellezza.”

osservare bouguereau 1Le sue parole e la sua instancabile ricerca della perfezione fanno di William Adolphe Bouguereau uno degli artisti più popolari del suo tempo. Nato in un paese sulla riva atlantica francese da una famiglia modesta il 30 Novembre 1825, il giovane William dimostrò subito un grande talento verso l’arte pittorica e così il padre acconsentì ad iscriverlo alla “Scuola d’Arte Comunale” di Bordeaux. Nel 1846 si trasferì a Parigi per poter frequentare la Scuola d’Arte più prestigiosa di quegli anni, a cui tutti i giovani pittori aspiravano: L’École des Beaux Arts. 

Dopo esser divenuto un pittore di grande prestigio ed apprezzato da molti collezionisti, nel 1875 divenne insegnante di pittura dell’Académie Julian, per poi assumerne la direzione nel 1888. A quasi 80 anni Bouguereau dopo essersi ritirato nella sua città natia fu drammaticamente stroncato da un attacco cardiaco.

La sua arte è ricca di soggetti mitologici, allegorici, scene idilliache e campestri. In molti suoi quadri egli sviluppò anche il tema dell’infanzia e della famiglia. In molte sue opere si nota una forte predilezione per la figura femminile e il suo corpo, dalle belle proporzioni, si presenta accademico e sinuoso. Non occorre illustrare la sua arte con teorie estetico-filosofiche o ricercarne l’origine ispiratrice, Bouguereau vuole essere perfetto e lo è, non iperrealista, lontano dal realismo, la sua pittura descrive un mondo dove il nudo femminile è spesso protagonista inteso come figura angelica, idealizzata ma allo stesso tempo perfetta nelle sue fattezze di donna.

 

osservare bouguereau 2L’ambiente è solitamente naturale, prati o cieli aperti, spiagge, mare, dipinti sommariamente, il contorno non è curato allo stesso modo dei soggetti tranne che in rare occasioni o nelle composizioni più complesse. La colorazione è naturale ed i toni non oltrepassano quasi mai l’avorio. Maestro nel panneggio, sfoggia questa qualità accompagnando spesso il nudo con veli leggerissimi o vesti bianche o verdi che avvolgono le parti più intime. Bouguereau tende a dimenticare le lezioni dei pittori suoi contemporanei: espressionisti, impressionisti, realisti, romantici, per lui non sono mai esistiti e per questo motivo lo distruggeranno e lo accuseranno di artificialità  in quanto le sue immagini non riproducono la realtà  effettiva ma sono invece composte con l’armonia e l’equilibrio tipici del Rinascimento destinati a nobilitarne il soggetto. I personaggi sono tutti molto puliti e di bella presenza anche in scene che dovrebbero raffigurare la miseria. Edgar Degas inventò persino il verbo “bougueroter”, per indicare ironicamente lo sfumare ed il lisciare la resa plastica dei nudi. Ma se la pittura di Bouguereau fu rifiutata dalla critica, ciò non fu solo per il suo accademismo. Egli infatti, non accettò mai la svolta impressionista e post-impressionista e la criticò duramente e questo, per i critici d’arte, fu considerato come un palese atto di guerra.

 

 

 

 

 

osservare bouguereau 3 Il suo nudo spesso fine a se stesso, veniva considerato ai limiti dell’osceno. L’artista invece non si spinse mai oltre l’educata rappresentazione della femminilità ma quel suo stile di pittura troppo perfetto, troppo vero, disturbava comunque l’universo artistico rivolto ormai verso la sintesi, la nuova figurazione, l’ampliamento dell’ espressione rappresentativa, rifiutando la semplice realtà della donna. Per un lungo periodo la sua pittura scomparve dagli ambienti più illustri, fino a che Dalì lo rivalutò apprezzandone la tecnica finissima e gli riattribuì il merito che gli spettava. Il finire del ‘900 lo vede riammesso tra i grandi della figurazione. Le finiture dei suoi quadri sempre perfette, quasi come delle fotografie, le sue forme semplici ma estremamente eleganti, la resa sublime dei suoi nudi femminili fanno di lui un pittore dalla straordinaria tecnica capace di raccontare le storie della mitologia attraverso l’incredibile delicatezza dei dettagli e la morbidezza delle pennellate. Bouguereau è un artista da gustare in silenzio. Al contrario di tutte le critiche a lui rivolte nelle sue raffigurazioni idilliache si è in grado di catturare e rendere comprensibile l’essenza della bellezza della donna che lei stessa non sarebbe in grado di riconoscere, se non in un suo quadro.

 

 

 

 

 

 

 

Serena Gervasio

e-max.it: your social media marketing partner

osservare holi 1

Le varie teorie intuite già nell’antichità da Oriente ad occidente, secondo la quale i colori eserciterebbero sulla psiche e sull’umore di ciascun individuo una innegabile fonte di benessere, trovano le loro conferme nei moderni esperimenti scientifici.

Le qualità e le proprietà di ciascun colore sono individuate con sfumature diverse dai vari maestri della Cina e dell'India e dai moderni ricercatori di cromoterapia europei e americani che  descrivono Il colore come un elemento capace di  influenzare il nostro organismo e, con azioni mirate, riportare situazioni di disfunzione o malessere verso un equilibrio salutare. queste civiltà ,fin dall’antichità ,hanno sfruttato il significato dei colori e il loro effetto sui processi fisici e psichici dell'uomo in numerosi campi, da quello della medicina a quello dei riti religiosi, atti a curare il corpo e a purificare l'anima. Gli Indiani, sostenuti dalle teorie dei biologi, credono nella sua azione purificante soprattutto se utilizzato in pittura, e, se diffuso su tutto il corpo, penetra nei pori ed il suo contatto servirebbe a rafforzare le difese naturali della pelle e ad abbellirla. Questo “rito pittorico” nasce da una delle più importanti festività della religione induista non che  una della feste più amate da tutta la popolazione indiana. Il suo nome è Holi, ma è conosciuta in tutto il mondo come la “Festa dei Colori”. Ha origini molto antiche: alcune incisioni su pietra ritrovate nel Nord-Est dell’India, ci mostrano come le prime celebrazioni della festa di Holi risalgano addirittura a 300 anni prima della nascita di Cristo. Letteralmente la parola Holi in lingua indiana significa “bruciare” e questo nome deriva da un’antica leggenda, in cui questa celebrazione va a segnare il trionfo del Bene sul Male.  E’ anche la festa della fertilità, che segna il passaggio dal gelo dell’inverno allo sbocciare della primavera infatti ,la sua celebrazione, cade nell’ultimo giorno di luna piena del mese induista chiamato Phalgun, che corrisponde più o meno al periodo che va da metà febbraio a metà marzo. La notte prima della festa vengono accesi dei grandi roghi, con lo scopo di scacciare gli spiriti del male con la potenza del fuoco. Ad ardere fra le fiamme è infatti il fantoccio di Holika, sorella di Hiranyakashipu, il re dei demoni. Secondo la leggenda,  Hiranyakashipu si considerava il padrone di tutto l’Universo, superiore a tutti gli dei ma tuttavia suo figlio Prahalad era devoto a Vishnu, divinità del bene.  Hiranyakashipu decise di punire il figlio per il suo “tradimento” e ordinò alla sorella di ucciderlo dandogli fuoco. Grazie alla protezione di Vishnu, Prahalad riuscì tuttavia a sfuggire all’agguato, mentre Holika morì vittima della trappola di fuoco che lei stessa aveva preparato.

osservare holi 2Il secondo giorno di festa invece è la giornata principale della celebrazione di Holi dove vede bambini, adulti, anziani, riversarsi nelle strade vestiti di bianco a rincorrersi, a danzare, a scherzare e a lanciarsi addosso acqua mescolata con polveri colorate. Ogni colore ha un significato particolare :  il verde rappresenta l’armonia, l’arancione l’ottimismo, il blu la vitalità e il rosso la gioia e l’amore. Il lancio delle polveri colorate trae origine da una leggenda induista, che parla del grande amore fra Krishna e Radha. Si narra che un giorno Krishna, geloso per la bellezza della pelle della sua amata Radha, decise di dipingerle la faccia, per renderla più simile alla propria. Proprio per questo, nel giorno di Holi gli innamorati usano dipingersi il volto a vicenda, in modo da sancire i propri reciproci sentimenti.
Inoltre durante questo giorno tutte le caste del sistema indiano non hanno alcun valore, le regole della vita di tutti i giorni vengono meno e le persone sono considerate tutte uguali. Per un giorno, ricchi e poveri si ritrovano a festeggiare assieme. Anche le donne, considerate dalla cultura indiana inferiori rispetto agli uomini, possono finalmente prendersi la loro rivincita.  Da qui l’idea di portare questo festival in giro per il mondo con lo scopo di  incoraggiare a promuovere l’uguaglianza e la tolleranza, avvicinando le persone tra loro. Questa festa ,infatti, ha preso il sopravvento in tutto il mondo privata però del suo significato più profondo.
Holi si è in parte trasformata in una festa commerciale e in alcuni negozi sono state vendute delle polveri colorate chimiche, tossiche per la salute umana e inquinanti per l’ambiente e, in alcuni paesi, hanno causato il ricovero in ospedale di alcuni bambini in seguito ad ustioni cutanee causate dal contatto di questi colori sintetici con la pelle.Nonostante ciò continua ad essere una festa piacevole ed allegra, che lascia un forte ricordo ai partecipanti e a coloro che ne sentiranno parlare.

Serena Gervasio

e-max.it: your social media marketing partner

Tra idea pittorica e sentimento privato.

osservare 1Realizzato da Francesco Hayez intorno all'anno 1859, il dipinto fa parte di quelle opere cosiddette del Romanticismo italiano, una corrente artistica che si sviluppò durante l'Ottocento e di cui l'artista era uno degli esponenti più importanti. Si tratta di un olio su una tela che misura circa 110 per 88 centimetri conservato presso la pinacoteca di Brera. 

La suggestiva resa cromatica, i passaggi e gli stacchi del chiaroscuro e l'atmosfera di mistero e la vaga ambientazione medievale, hanno reso questo dipinto la fonte d'ispirazione per molte famose scene del cinema e uno dei soggetti più sfruttati per la  pubblicità e per riproduzioni a stampa di vario tipo come ha utilizzato ad esempio Federico Seneca, direttore artistico di Perugina negli anni ’30, nelle sue confezioni.

 

 

 

 

osservare 2Il tema ripropone quello della versione del 1823, L'ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo, conservato a Tramezzo e un'altra versione più simile a questa, ritrovata nel 1998, realizzata tra il 1859-67 e inviata all'esposizione Universale di Parigi del 1867.

Nella scena Vediamo raffigurati due giovani nel momento in cui si scambiano un bacio molto intimo e intenso ed il gesto viene rappresentato da Hayez con una posa molto naturale e spontanea con una seminascosta allusione politica agli ideali del Risorgimento, con il rinvio retorico alla partenza per l'esilio che sono gli elementi fondamentali del grande successo di questo dipinto tra i suoi contemporanei. Il dipinto, infatti, venne realizzato nel 1859 e la sua ideazione  coincide come periodo con la seconda guerra d’indipendenza italiana. Quindi alcuni esperti dell'arte ci indicano che il giovane coperto dal mantello, col berretto calato sugli occhi, il viso in ombra e un pugnale nella cintura potrebbe essere un volontario in partenza per la suddetta guerra. Il piede sullo scalino, come se dovesse scappare e l'ombra dell'uomo misterioso tagliato fuori dall'immagine  fanno pensare a un delitto o un'azione violenta, o a una fuga. Per contrasto al dinamismo della figura maschile, la ragazza è completamente abbandonata, il corpo arcuato all'indietro e la mano che sembra più aggrapparsi che abbracciare. 

L’incontro dei i due giovani allude all'alleanza tra Italia e Francia, che aveva permesso il formarsi del nuovo stato italiano. L'Italia, con i suoi colori, è rappresentata nella figura dell'uomo abbigliato dei colori del rosso della calzamaglia e del verde della fodera del manto, ma anche il marrone che è colore della terra mentre il blu del vestito di lei simboleggia la Francia.

osservare 3Esistono più versioni dello stesso dipinto. Il Bacio (oggi alla Pinacoteca di Brera) è portato in mostra all’Esposizione dell’Accademia il 9 settembre 1859. La seconda versione fu donata da Hayez alla sorella di Carolina Zucchi, sua amante. La terza versione è caratterizzata dal panno bianco per terra, dal mantello verde acceso dell’uomo e dal rosso della calzamaglia .Fu conservata per anni dall’artista e presentata all’Esposizione di Parigi del 1867. La quarta versione è il Bacio “in bianco”, del 1861 quella che viene a rappresentare il raggiungimento dell’ideale unitario. Con l’impresa dei Mille l’Italia aveva dimostrato di poter fare a meno della Francia e Hayez così decise di cambiare la propria posizione ricostruendo ciò che era stato compiuto seguendo i suoi primi ideali e trasponendolo secondo quelli che ammirava. Ci ha così regalato una seconda versione dove viene quindi tralasciato il riferimento all’azzurro dell’abito femminile e sostituito con un abito bianco. Il lettore può cercare nelle differenti versioni l’unione dei colori italiani a quelli francesi, fino ad arrivare alla dominante tricolore.

Serena Gervasio

e-max.it: your social media marketing partner

È stato allora, quando il Principe dei cantautori italiani, chiamato fuori per la terza volta dalla platea della Cavea in piedi e festante, ha ricominciato a cantare con contentezza evidente, e la band con lui a musicare, in una serata in cui gli arrangiamenti freschi, gli spunti inusitati, personali, diretti, emotivi e liberi s’incaricavano di mandare allegramente in pezzi la composizione autorevolmente autorale della sua tradizione, è stato allora che tra i giochi delle luci sul palco di fronte alla calda sera romana coccolata tra le architetture morbide dei volumi di Renzo Piano, e le luci di segnalazione di un aereo basso e lento nel cielo che verosimilmente s’accomodava per l'atterraggio, è stato allora che mi è tornato alla mente lo Chagall che avevo ammirato settimane prima al Chiostro del Bramante, ed è stato quello il momento in cui credo d'aver compreso qualcosa di entrambi. Tele di Marc Chagall ne avevo ammirate per la prima volta da ragazzo a Parigi, al Beaubourg, altra splendida creatura di Renzo Piano, tranquillamente rivolta verso il quartiere di Les Halles. Semplicemente mi avevano già allora incantato l’intensità intima dei colori, il tratto bambinesco, la composizione da compito di disegno di quel che vedevo, che pareva volesse metter vicine diverse figurine care all’artista, racchiudendole in un orizzonte onirico, romantica come sono romantici soltanto i discorsi dei matti. Questi innamorati, queste donnine vestite col vestito buono, e questi viandanti che volano, e poi i fiori, i fiori... Ora, qui, al Chiostro del Bramante a Roma, in una esposizione intitolata Love and Life, dal 16 marzo ed ancora fino al 26 luglio 2015, avevo ritrovato il suo tratto e i suoi colori, e con essi l'immediatezza della narrazione. Chagall l'ebreo, Chagall il russo, Chagall lo sposo innamorato della sua Bella Rosenfeld, con lui ritratta, come sempre sospesa nell'aria. L'allestimento presenta poche tele, e però documenta efficacemente lo Chagall illustratore della Bibbia, l’illustratore delle fiabe di La Fontaine, l’illustratore delle Anime morte di Nikolaj Gogol’, facendoci quasi toccare con mano la passione che prese l'artista per le tecniche dell'acquaforte e della litografia. In tutte queste illustrazioni il tema e la cifra emotiva dominanti rimangono la gioia per le cose del mondo, ricondotto ai termini primi dei costumi – della povertà? – rurali, del paesaggio russo a lui tanto caro, della natura, e dei riti della tradizione ebraica.image1 Quanto a me, mi son ritrovato a tornare sui miei passi fino ad una delle prime tele in esposizione, quella superba Sopra Vicebsk, gouache e matita colorata su cartone, davanti alla quale credevo finalmente d’avere intuito. Il viandante che sta a mezz’aria sulle strade innevate del paese è, certamente, un richiamo al mito leggenda dell’ebreo errante, e però, in buona compagnia con le spose dei militari o dei contadini, o delle caprette, o di altri animali da cortile, o degli amanti, è simbolo della levità, della gioia, che non s’ha modo più efficace – e tenero, mi si passi – di tradurre in immagine che quello di renderla vittoriosa sulla gravità. Questi esseri son sospesi in aria perché sono felici, sul punto anche il didascalico commento alle opere in mostra mi dava poi ragione. C'è un colore anche per il dolore, per la nostalgia ed anche certamente per l'assenza, e per la mancanza, ma lo stare al mondo ed il farne esperienza, senza farsi per questo schiacciare al suolo, non certo senza dare peso alle cose, anzi considerandole, tutto questo vince la gravità.  Così, come nel gioco allestito in una saletta della mostra, dove con dei magneti si ritrovano sospesi alle pareti, e variamente componibili dal visitatore, l'animale da cortile, e i fiori, e il preferito agnello, e il torrione, la sposa, il viandante, i simboli stessi dello Chagall conosciutissimo pittore, così come i versi già perfetti,image2 oggi disarticolati in baldanzosi contrasti ritmici e metrici delle canzoni di Francesco de Gregori, pur toccando – come non si potrebbe? – anche le più dure asperità del mondo, così si può vincere la gravità suonando e dipingendo non in battere, ma in levare. E il non disambiguare, ancora una volta, a chi scrive è grato.

Rocco Infantino

e-max.it: your social media marketing partner

“Il buio più buio non è mai così nero e la storia e l’arte rendono possibile uno spiraglio di luce” .

oss caravaggio Il 21 giugno è stata inaugurata la mostra La luce vince l’ombra a Casal di Principe, comune della provincia di Caserta. L’ evento  è stato allestito  all’interno di un immobile oggi intitolato alla memoria di don Peppe Diana, ucciso dalla camorra nel 1994. Venti le prestigiose opere d’arte provenienti dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal Museo di Capodimonte e dalla quadreria dei Girolamini di Napoli, dalla Reggia di Caserta e dal Museo Nazionale Campano di Capua che faranno parlare in maniera completamente diversa del tristemente noto paese del casertano. Un contrasto molto forte e al tempo stesso volutamente simbolico tra contenente e contenuto, dunque, non solo dal punto di vista estetico, connota la mostra voluta dall’amministrazione comunale, organizzata e curata da Antonio Natali, direttore degli Uffizi, e Fabrizio Vona, responsabile del Polo museale della Puglia. Questo progetto, dal nome R_Rinascita, che ha promosso l’iniziativa con First Social Life, portando a Casal di Principe il più importante museo nazionale di arte, nasce grazie ad un patto di responsabilità sociale tra grandi realtà imprenditoriali, istituti bancari e mondo della cultura. Ad accompagnare i visitatori sono stati chiamati gli “Ambasciatori della Rinascita” , ottanta giovani di Casal di Principe una terra che ha deciso con coraggio di “rinascere”, di sostituire la luce all’ombra, la speranza alla rassegnazione, che durante l’apertura della mostra hanno accolto i turisti  raccontando loro la realtà di quella terra in maniera sincera, senza omissioni.

oss fatepresto A loro sembra rivolta l’esortazione presente nella prima pagina de Il Mattino del 26 novembre 1980, che venne usata da Andy Warhol nell’opera dedicata al terremoto del 1980: “Fate presto.” La loro formazione è iniziata nel maggio scorso e rappresentano quel cambiamento che tanto è stato atteso e che finalmente comincia ad esistere in maniera concreta. Al suo richiamo non ha saputo resistere neppure Roberto Saviano, ormai da tempo lontano dalla cittadina casertana, e tornato qui fiero di poter vedere i frutti che il nuovo corso sta portando.

le opere in mostra sono  tutte firmate da famosi artisti attivi nello scenario  napoletano del  XVII secolo tra cui  : sei dipinti arrivati dalla galleria fiorentina, la più famosa al mondo, tra cui Santa Caterina d’Alessandria di Artemisia GentileschiVanità di Mattia PretiSalomè con la testa del Battista di Giovan Battista Caracciolo; altri otto provengono dal noto museo napoletano, come la Natura Morta di Giovan Battista Ruoppolo, o la Strage degli Innocenti di Massimo StanzioneVenere e Satiro di Pacecco de Rosa mentre da Capua arriverà l’antica statua Mater Matuta che nella mitologia romana rappresentava la dea del Mattino o dell’Aurora. oss mostra  Ad accomunarli l’intenso contrasto tra luce e ombra, evidentemente memore della lezione caravaggesca, e, per quanto riguarda i dipinti provenienti dagli Uffizi, la circostanza che nell’attentato mafioso del 27 maggio 1993 in via dei Georgofili tutte le opere dei caravaggisti subirono gravi danni.  La mostra sarà visibile fino al 21 ottobre in questo luogo che, per quel che si dice, resterà permanentemente dedicato alla cultura e il ministero supporterà le iniziative che verranno organizzate qui autonomamente.  Di sicuro i visitatori resteranno affascinati nel vedere tanta bellezza in un luogo in cui obiettivamente non ce ne è mai stata molta.

Serena Gervasio

e-max.it: your social media marketing partner

Iscriviti alla Newsletter di Gocce D'Autore