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Osservare

Dea Madre

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osservare klimt 1 La  mamma, Una figura celebrata in ogni manifestazione artistica; nella musica, nella poesia, nella letteratura, nella scultura, nella pittura, insomma, in ogni espressione dell’arte umana, la sua figura ha trovato spazio; una madre che per tutto il Medioevo e fino al Seicento, in campo artistico, si confonde ed rappresentata con l’immagine sacra della Madonna. La presenza della figura materna così insistente e costante, nella pittura che fino al Novecento è campo d’azione prevalente degli uomini, compresi i committenti principi, cardinali, re e papi o anche ricchi borghesi, non si spiega se non con una presenza ancestrale della madre nell’immaginario maschile.  Identificata spesso con la Terra stessa genitrice di tutte le creature e di conseguenza anche dell’essere umano, la Dea Madre non sappiamo con certezza quando si iniziò a venerare, un dato certo è che veniva adorata e le venivano dedicate cerimonie e fatte offerte votive come ringraziamento. La testimonianza più antica che sia stata trovata dedicata alla dea è una statuetta di pietra chiamata la Venere di Willendorf, il cui nome deriva dal luogo nel quale venne rinvenuta.

osservare venere Un piccolo monumento dell’Età della Pietra con ampi fianchi e grossi seni come per indicare l’abbondanza e la grande capacità di procreare. Ma ci sono altri esempi di statuette della Dea Madre che sembrano collegate ad essa e sono quelle trovate durante gli scavi archeologici in Bulgaria in quel territorio che era dei Traci. La presenza di figure dai connotati simili in molte religioni e mitologie indica l’importanza dell’immagine femminile ‘divinizzata’, in virtù principalmente delle sue capacità di genitrice. Ed è proprio la riscoperta dell’arte primitiva a scatenare la fantasia e le energie creative degli artisti europei tra Ottocento e Novecento con la rappresentazione di  natività, Vergini in trono, ritratti familiari, scorci di vita privata con i propri figli. Klimt rielabora questo tema  ed esplora attraverso una poetica ancora una volta tutta personale e legata al concetto che la psicoanalisi ha definito come “un’immagine centrale del nostro inconscio”. La figura della donna-madre è celebrata da Klimt e dagli artisti della Secessione in numerose opere, ed è anzi letta come l’unica speranza in un mondo che attende di essere annientato dal germe della devastazione. Il dipinto noto come Speranza I (1903) rappresenta con molto realismo una donna incinta nuda, accostata a una mostruosa creatura serpentiforme, un drago terrificante e minaccioso. Il velo azzurro dietro la donna gravida e la striscia rossa dietro il drago sono simbolici dell’acqua e del sangue collegati alla nascita, mentre nella fascia in alto uno spettro e altre creature demoniache, le tre Parche, intonano il loro silenzioso spietato coro di morte. Klimt riprenderà più volte il tema della maternità, sia in dipinti d’ispirazione tradizionale, come nel caso di Madre con figli (1910), sia in opere dal carattere altamente simbolista come Speranza II (1907- 1908) ma soprattutto ne “Le tre età della donna”, che forse si può descrivere quale la sua migliore raffigurazione dell’ideale stesso di Maternità.

osservare klimt 2L’opera, conservata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, a Roma, è un’allegoria della vita e delle stagioni umane, un’allegoria della precarietà e della bellezza. Nel dipinto si riconoscono tre figure femminili, in realtà due nel dettaglio: all’irrimediabile fine che si avvicina sempre di più, rappresentata dalla donna anziana dal corpo deforme e carico di anni, Klimt contrappone una madre e una figlia, le uniche due figure presenti nel dettaglio. La madre ha gli occhi chiusi, proprio come la figlia: entrambe le due figure femminili stanno ad indicare che per loro c’è ancora speranza, c’è ancora la possibilità di sognare e di fantasticare, cosa che viene negata all’anziana. Le due donne vivono in una dimensione serena, in una dimensione che conosce gioia e piacere, nei loro volti si riconosce una specie di estasi e di beatitudine celeste. Questo dettaglio dà l’impressione che Klimt abbia voluto rappresentare il piacere della maternità, in cui madre e figlia mischiano tutto il loro spirito, per poter formare l’infinita perfezione.

Serena Gervasio

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ArteTempo

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Esiste un’arte che manipola il tempo ed un tempo che sfiora l’arte ma non modifica, salvo distruggerla o degradarla. Il tempo nell’arte si presenta in due condizioni differenti: in un caso come tempo di produzione fissato nel prodotto per l’eternità (finché dura), nell’altro come tempo intrinseco dello sviluppo dell’opera d’arte a prescindere dal suo tempo di produzione. Esiste poi il “tempo dell’arte”, quello della storia dell’arte, nel senso che se si va indietro storicamente nel tempo vi si trova, nelle varie culture ed in generale, anche l’arte, in una qualche sua storica manifestazione. Ed infine “il Tempo nell’arte” dove, a riguardo, ci si è  interrogati sul  tempo e la sua natura.

L'arte è stata capace, forse ancor più della filosofia, di trovare sempre nuove domande su nuove idee di tempo e la necessità  di un cambiamento nel momento in cui le immagini della pittura non potevano più competere con la fotografia ed il film nel riprodurre fedelmente la realtà percepita mediante una concezione  tradizionale prospettica. Nel momento in cui l’arte espressa come "passato," "presente" e "futuro” associata  perfettamente alla prospettiva nelle tre dimensioni dello spazio era divenuta insufficiente a dare una descrizione adeguata del divenire del tempo molti artisti percepirono l’esigenza di esprimere l’energia  emotiva  superando definitivamente la dimensione prospettica in una dimensione espressionista della pittura. L’immagine prospettica è limitata dal fatto che può rappresentare solo un istante della percezione. Cosi come nell’immagine fotografica dove è solo un momento quello che viene fissato dall’obiettivo. Pertanto la prospettiva coglie un solo punto di vista come una foto coglie solo un momento quale immagine del  fotogramma. Per dare una nuova idea di spazio-tempo, l’espressionismo cosi come il cubismo pittorico, propongono di esprimere artisticamente sensazioni ed osservazioni percepite da più punti di vista.

osservare KandinskijKandinskij fu affascinato dalla relazione tra la composizione musicale e quella artistica. Suono e tempo venivano così a corrispondere ad onde bidimensionali nello spazio e del tempo. Tale necessità interiore lo conduce ad esprimersi in uno stile intuitivo di una rinnovata composizione pittorica basata su proprietà non più rappresentative delle percezione visiva  di tipo prospettico. Picasso si spinse ancora più in là nel modificare la logica prospettiva della percezione annullando del tutto ogni rapporto prospettico derivante da una concezione dello spazio-tempo cartesiano, rivoluzionando in tal modo il concetto stesso di quadro portandolo ad essere direttamente una “realtà interiorizzata”  e non più la “rappresentazione prospettica della realtà esterna“. Salvador Dali’ invece introduce nella rappresentazione pittorica un nuovo elemento: la “bidimensionalità del tempo”. Il tempo infatti assume la dimensione duale propria di una  effettiva durata, come conseguenza del fatto che per presentare la percezione da più punti di vista l’ osservazione non si può limitare allo sguardo  di  un solo istante, ma il pittore si trova ad esprimere il rapporto temporale della persistenza dell’ immagine effettivamente percepito durante la ricostruzione emotiva e razionale della rappresentazione pittorica.

 

 

 

osservare dali Le ore degli orologi molli sono diverse perché il tempo si dissolve e stemperandosi non risponde più concettualmente ad una successione lineare di falsi istanti. Negli ultimi decenni, i notevoli cambiamenti intervenuti nelle società avanzate hanno imposto al mondo della cultura sempre maggiori interrogativi circa la percezione del tempo. Il termine tempo sembra essere diventato la parola chiave per comprendere la complessità dell'interazione umana nell'era video-informatica e , in campo artistico, nell’ era contemporanea. L’arte contemporanea si riferisce a una porzione specifica dell’arte che non fa più riferimento al concetto di arte tradizionale, è una nozione sfuggente, quando si tenta di spiegare che cos’è si procede per metafore perché legata alla temporalità. Il concetto di tempo è già espresso nel termine di “Contemporaneo” come ciò che avviene nello stesso momento, dichiarando un’appartenenza al tempo presente ma in realtà esprime una potenzialità, una probabilità che si rivolge verso il futuro. Il tempo del contemporaneo è discontinuo, tutto deve ancora accadere e insieme è già avvenuto. L’artista contemporaneo mette in relazione con altri tempi il proprio tempo, non segue una linea temporale, scava nel passato per giungere nel futuro. L’artista percepisce il proprio tempo attraverso una non perfetta aderenza con esso ma, proprio attraverso questo scarto e questa discronia, è capace più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo. L’artista è immerso nel tempo da cui nasce la sua particolare visione della realtà.

 

osservare marclaysFamosissima è l’installazione di Christian Marclay’sThe Clock” un filmato di 24 ore, nato dal montaggio di centinaia di spezzoni di film famosi, in cui ogni minuto viene inquadrato un orologio che indica l'ora, in perfetta sincronia con il tempo reale dello spettatore. Le immagini sono montate in maniera tale da scandire ogni minuto e ogni ora della giornata, a volte persino tenendo il conto dei secondi. Dopo le presentazioni a Londra e a New York, ora The Clock approda alla Biennale di Venezia e anche qui sono previste proiezioni speciali di 24 ore consecutive, in cui immergersi completamente in questa fuga alla ricerca del tempo perduto.

 

 

 

 

 

 

 

Serena Gervasio

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osservare criticodarte 1

Pubblichiamo volentieri l’intervento di un nostro lettore, Canio Franculli, Dirigente scolastico in pensione, sulla figura del critico d’arte. Un articolo interessante che propone un excursus nella storia della filosofia e dell’arte. Buona lettura!

Credo che l’estetica e l’arte siano tra gli osservatori più interessanti esistenti sulla realtà. Cos’è l’arte è naturalmente argomento complesso. E in particolare ancora più complessa sembra essere l’arte contemporanea. Diventa, invece, di semplice e lineare definizione se si accetta l’argomentazione base di Kant, espressa nel “La critica del giudizio. Scrive Kant: “Per distinguere se qualcosa è bello o no, noi riferiamo la rappresentazione non all’oggetto, per la conoscenza, ma al soggetto e al suo sentimento del piacere e del dispiacere mediante l’immaginazione (forse legata con l’intelletto). Quindi il giudizio di gusto non è un giudizio di conoscenza, e dunque logico, ma è estetico, intendendosi con ciò che il suo principio di determinazione non può essere altrimenti che soggettivo”. Questo dice Kant: il giudizio di piacere è personale. Più tardi un altro grande dirà che ciò che piace è scientificamente osservabile e misurato. Quindi non ha nulla di personale ma è oggettivo. Il piacere e la grandezza di un’opera non è affidata al giudizio personale ma sono soggetti a una analisi e a una valutazione obiettiva. Se personalmente ho capito bene credo che uno dei massimi critici contemporanei, Vittorio Sgarbi, sia di questo secondo parere.

    

L’arte classica si presta ad essere di più facile e immediata lettura e di intuitivo giudizio valutativo. Gli angeli che si dipingevano erano angeli, i bei  visi aristocratici o di Madonne erano bellissimi visi e la prospettiva era reale prospettiva. Ma la prospettiva con Pat Mondrian è diventata altra, è diventata moderna. A partire dagli anni di nascita della modernità il concetto di bellezza, e il pensiero stesso, è diventato sia oggetto che  soggetto d’arte, indipendentemente dalla sua oggettuale riproduzione rappresentativa.

Non occorrono più Madonne, non occorrono piazze (La scuola di Atene, per esempio), non occorre rispettare fedelmente le proporzioni (Chagall per esempio) per fare arte.

L’oggetto d’arte è diventato talmente minimalista da diventare altro dal passato e confluire sulla tela in macchie, in tagli o monocratismi di varia concezione. Nascono e si sviluppano l’arte astratta e quella concettuale.  Un taglio (Fontana) è concetto. Il concetto è un prodotto umano e quindi è  progetto naturalmente estetico, oltre che etico e politico. Il taglio è progetto che va oltre la tela e il cromatismo facendo parlare e unire i mondi dell’uomo che stanno avanti e dopo, sono ferite aperte, paesaggi e passaggi che non occorre più definire: esistono e ora sono materialmente visibili nell’essenzialità del taglio.

L’arte pittorica si spinge fino a fare a meno dei pennelli e dei colori e nascono le monocromatiche tele ondulate su chiodi di Enrico Castellano.

Il tempo, già agli inizi del Novecento, nel ‘17, è maturo per la modernità perché basti ora soltanto una firma per legittimare l’arte: la si può mettere su un orinatoio (Marcel Duchamp) o, negli anni Sessanta, su scatolette di merda che diventano merda di autore (Piero Manzoni). In America Pollock prende a verniciate in faccia le tele, la forma non serve più a niente, e poi le ritaglia. Il suo dolore, la sua voglia di vivere, di essere e di dire diventa rabbia creatrice che, distruggendo, si racconta. Rothko dipinge quasi monocromaticamente grandi superficie che non sono però luoghi deserti, ma luoghi che invitano a un percorso interno. Sono storie che si lasciano leggere e percorrere. L’occhio del moderno che li vide è occhio figlio di una modernità che consente letture altrimenti impensabili in tempi antichi dominati da altre culture.

L’arte moderna, per la sua natura spesso demolitrice o minimalista, comincia a configurarsi sempre  più anche quale luogo di un sapere estetico creativo spesso indecifrabile e caotico. Soprattutto per il grande pubblico. Vi occorre una guida, una lampada che illumini la sua strada e il suo obiettivo, quindi il suo progetto politico-esistenzialista.

Nella pittura pre-ottocentesca venivano rappresentati ritratti, figure e paesaggi fedeli alle regole classiche della pittura. Tutte le composizioni erano ben leggibili. Poi, lentamente, dagli impressionisti in poi, passando da Paul Klee fino a Picasso e arrivando agli anni Cinquanta americani, con Pollock o con Rothko, e poi ancora negli anni Sessanta europei e successivi, dalla Pop Art di Mario Schifano alle opere e alle performances di autori come Cattelan o Marina Abramovic, le cose cambiano. Perché è la società che nel frattempo è enormemente cambiata sotto l’influenza, tra l’altro, della tecnologia e del consumismo.

La figura del critico d’arte nasce alla fine della seconda metà del Settecento e ha subito uno sviluppo continuo e complesso impensabile all’inizio, ma anche altrettanto necessario e insostituibile per leggere e comunicare il cambiamento.

osservare criticodarte 2

Oggi l’arte non può fare a meno del critico, professionista nel quale convergono l’intellettuale, il commerciante e l’artista. E altrettanto consolidata è la considerazione che il mondo dell’arte contemporanea è interessato ad uno sviluppo di sempre maggiori proporzioni, particolarmente legate alle necessità di incremento della sua funzione socio-culturale e del suo uso e valore economico-finanziario. L’ arte non può fare a meno di essere anche un prodotto commerciale. E il critico non è estraneo a questo aspetto della produzione artistica. 

E’ una figura che è andata specializzandosi negli anni  e che la si trova a qualsiasi livello del mondo artistico: dagli eventi internazionali degli spazi espositivi dei grandi musei e delle grandi gallerie, fino  alla miriade di eventi legati alle piccole gallerie e alle proposte locali, di aree territoriali, quindi,  molto ristrette e periferiche.

Nel panorama del mondo dei critici vi sono quelli che  scrivono saggi tradotti anche in altre lingue, fanno didattica, promuovono convegni  e collaborano con l’editoria e gli spazi museali sia nazionali che internazionali. Sono studiosi che insegnano all’università o in prestigiose accademie. Questi critici tendenzialmente danno all’arte contemporanea un apporto teorico e una prospettiva storica. Sono professionisti solitamente non militanti e che si interessano prevalentemente di grandi mostre nonché di artisti già ampiamente affermati.

Una funzione particolarmente specifica al campo dell’informazione di massa viene svolta dai critici che curano rubriche fisse di grandi o piccoli quotidiani o riviste specializzate. Questi incidono sugli autori e sulle loro opere in misura direttamente proporzionale all’area territoriale nella quale operano.  Più il loro media è di larga fascia, e quindi comprende un pubblico di vaste proporzioni, più la loro posizione e il loro potere di incidenza è maggiore. Nella misura in cui si riduce la loro area il territoriale di riferimento decresce anche la loro autorevolezza, pur continuando, naturalmente,  ad essere senz’altro critici corteggiati dagli artisti locali di cui sono in grado di decretarne in zona il successo o meno.

A qualsiasi livello i critici di solito si servono e privilegiano la carta stampata. Il mezzo televisivo e il web svolgono anch’essi una funzione informativa e divulgativa  ma che non ha ancora raggiunto l’efficacia riconosciuta alla carta stampata, dai cataloghi all’articolo e al saggio.

La diffusione delle notizie per mezzo della stampa scritta riversa un’importanza altrettanto strategica, sia a livello locale che di più ampia portata, di cui si serve il critico d’arte: riesce a dare immagine al singolo artista o anche a un’esposizione museale o a un programma istituzionale pubblico. Bisogna far conoscere, divulgare, parlarne. E non importa parlarne necessariamente bene, basta parlarne. Il successo legato allo scandalo di recensioni negative è stato spesso ben cavalcato dagli interessati, che sono stati in più casi capaci di trasformarlo a proprio vantaggio.

Il critico d’arte è figura complessa e di grande attualità sulla quale occorrono più attente riflessioni e più mirati confronti. Non lo si può erroneamente ridurre a figura secondaria, di semplice e banale parolaio che riempie la paginetta, più o meno grande, di didascalia dell’ultimo artista che è in mostra.

Canio Franculli

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Arte e pubblicità: che sia su un giornale, all’interno di un film o su un cartellone, quando una pubblicità è ben fatta i nostri occhi non possono fare a meno di fissarla, quasi come fosse una vera e propria forma d’arte. Negli anni la pubblicità è diventata sempre più presente nelle nostre vite, condizionando in maniera oculata le nostre scelte di acquisto di un prodotto. Più è fatta bene ed è accattivante, più usa un determinato pattern di colori, più la musica è riconoscibile, più saremo tentati di seguire le sue indicazioni. Nel corso di questi decenni abbiamo assistito a campagne pubblicitarie così riuscite che ancora oggi possiamo ricordarne le immagini e i motivetti. Prima di giungere all’irreparabile avaria d’oggi, la televisione in Italia è stata sentiero di luminose sperimentazioni e non solo nel campo della didattica, ma anche in quello dell’arte e della creatività. Ricordiamo, ad esempio, i Programmi come “Telescuola” ,andato in onda il 25 novembre 1958, seguito da “Non è mai troppo tardi”, (1960 – 1968) e, all’interno di questi programmi, le strisce di Enrico Accatino che, accanto all’attività artistica ha a lungo operato come formatore, divulgatore e teorico della didattica delle arti visive. Un impegno che nasce tra il 1960 e il 1964 quando riceve l’incarico dalla RAI Radiotelevisione italiana di curare per la televisione una nuova impostazione dell’insegnamento artistico. La sua esperienza all’interno di questi programmi porterà alla produzione di 400 trasmissioni televisive in diretta, ma anche alla realizzazione di testi fondamentali per l’Educazione artistico-visiva e la Storia dell’Arte che accompagneranno la disciplina ad evolvere da “Corso di Disegno” in vera e propria Educazione all’Immagine. Ancora più strettamente creativo è il Manifesto del movimento spaziale per la televisione scritto da Lucio Fontana nel 1952, in occasione della trasmissione sperimentale realizzata per la nascente Rai di Milano che vuole rappresentare il primo esempio di un itinerario che trova nel nuovo mezzo la strada maestra per ricostruire le speranze e i sogni degli italiani di quegli anni.

osservare carosello 2 Pino Pascali ,invece, scultore, pittore, performer, scenografo, costumista e pubblicitario è stato capace di contaminare con la sua creatività forme primarie e al tempo stesso mitiche della cultura, un artista che ha fatto della sua stessa vita un'opera d'arte con quell'inesauribile vitalità che lo contraddistingue. L'artista inizia a collaborare con la Lodolofilm nel 1958 esercitando il proprio impeto creativo, sperimentando ricerche e iniziando racconti in seguito sviluppati nelle opere che la storia dell'arte del '900 ha da tempo consacrato. A lui si deve senz'altro lo sviluppo della comunicazione pubblicitaria, una comunicazione nuova, visiva, fatta di immagini e non più legata alla tradizione orale. E' questo il punto di partenza per l'uomo contemporaneo, il quale ha ormai da tempo assimilato i principi della dominante cultura visiva. Numerosi sono i lavori realizzati per il mondo della grafica pubblicitaria, una produzione generalmente sconosciuta. Si va dai disegni ai collage, ai fotomontaggi fino ad arrivare agli spot veri e propri, trasmessi poi da Carosello.

dialogare imanifestidiseneca 3Tra i committenti: Agip, Alberti, Algida, Cirio, Ferrovie dello Stato, Poste Italiane, Rai. Ci sono poi gli spot per il cinema e le sigle di alcuni programmi famosi. Le componenti più forti sono il gioco, gli elementi naturali (terra e acqua su tutti), gli animali e le armi, interpretate in chiave giocosa, che accomunano questa produzione a quella più strettamente artistica, sviluppata tra il 1960 e 1968, anno della morte prematura, avvenuta a 33 anni.

Carosello è stata sicuramente una delle più innovative forme di arte e di pubblicità perché ha saputo coniugare un vero e proprio spot ad uno sketch recitato da abili attori che dovevano citare il nome del prodotto in maniera regolamentata. Ed è qui che troviamo le spiritose “linee” di Osvaldo Cavandoli che, con la voce di Giancarlo Bonomi ,chiedono continuamente al proprio autore di disegnare o correggere i propri problemi. Il tratto di Cavandoli è tipico della sobrietà funzionale ma anche della giocosa fantasia di disegnatori, progettisti, artisti che in quegli anni lavorano in strettissimo contatto con la produzione industriale e le aziende, loro committenti.

osservare carosello 4Da queste vengono sollecitati a fornire un surplus di immagine, una scintilla di qualità che aiuti a rendersi distinguibili, che serva a galleggiare, in pieno boom economico, sull'onda di piena dei consumi di massa. Negli spot la mano di Cavandoli, munita di penna, irrompe nel video e quando la Linea è in difficoltà invoca l'aiuto del suo protettore. È quasi una parodia michelangiolesca, con la mano (in carne e ossa) che appare creando all’istante una linea capace di rianimarsi, risollevarsi e rimettersi in cammino.

Serena Gervasio

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osservare manara 1"Non uso il computer neanche per colorare. io sono un artigiano". Prende una biro e comincia una figura di donna: dal volto, naturalmente, "è il volto che fa la differenza. Una gamba, in fondo, è sempre una gamba". Per la precisione inizia sempre dall'occhio destro, "non so perché, ma se parto dal sinistro non mi viene. Lei vede una splendida donna nuda, vero?, ma quel che conta sono le pieghe del lenzuolo che si piega sotto il peso del corpo. Ecco: nei miei disegni, se una donna è seduta su una sedia dev'essere una sedia vera, una sedia dove ci si può sedere, la migliore delle sedie disegnabili. Perché ci vuol poco a fare un fumetto pornografico: basta una sequenza di corpi nudi. Ma l'erotismo sta attorno. Certo non mi aspetto di essere ricordato come "quello che disegna delle magnifiche sedie". Ma se il mio successo ha un segreto, sta lì".

 

 

Milo Manara (Maurilio Manara), in un intervista, così descrive il suo lavoro creativo. Nato a  Luson (Bolzano ) il 12 settembre 1945 è un autore e disegnatore di storie e vignette a fumetti, conosciuto in Italia e all'estero per il fascino sensuale delle sue tavole grafiche. L’arte di Manara ha avuto modo di esprimersi su copertine di dischi, locandine, carte da gioco, tarocchi, videogiochi e dalla sua celebre opera “Il gioco” è stato tratto anche l’ adattamento per un film. Cura anche campagne pubblicitarie come quelle per Chanel, Permaflex e Yamamay e conta moltissime collaborazioni con personaggi importanti quali: Hugo Pratt, Federico Fellini, Enzo Biagi ,Pedro Almodovar e Vincenzo Cerami. Dopo numerosi premi e riconoscimenti in Italia e all’estero, il 20 febbraio 2009 l’Accademia di Belle Arti di Macerata conferisce a Milo Manara il titolo di Accademico Honoris Causa. Di recente pubblicazione un’opera a fumetti dedicata alla vita del pittore Caravaggio intitolata “La tavolozza e la spada” e che ha dato al suo Caravaggio il volto di Andrea Pazienza, altro giovane fumettista e pittore scomparso prematuramente nel 1988. In una sola settimana dal lancio il volume pubblicato da Panini Comics nella collana “Panini 9L” ha conquistato il primo posto in classifica su Amazon nella categoria Fumetti e “Arte, musica e cinema” e il settimo nella categoria Libri. Con questo suo ultimo lavoro sembra che Milo Manara abbia finalmente acquisito un’autonomia e un controllo assoluto sulla storia, per cui il tratto essenziale guadagna in velocità e naturalezza fino a fondersi con la colorazione, di certo con il trattamento del chiaroscuro proprio come il pittore Caravaggio .Ogni vignetta sembra dotata di piani, trasparenze e velature che faranno la gioia di qualsiasi appassionato di fumetti. Questa sua opera è la prima di due volumi. Narra la vita del geniale pittore italiano, dal suo arrivo a Roma alla fine del ‘500 fino alla rocambolesca fuga dalla capitale.

osservare manara 2 Le straordinarie tavole di Manara ne raccontano l’arte e le opere, ma anche le avventure e gli eccessi. “Ho deciso di realizzare quest’opera perché la vita stessa di Caravaggio sembra proprio disegnata apposta per un fumetto e la sua vita è stata la vita di un avventuriero”. Il segno dell’autore eccelle nel restituire l’incanto plastico e la tensione sensuale che traboccano dalle tele del Caravaggio che lui decide di ridisegnare senza l’ausilio di supporti fotografici : Il Martirio di S.Matteo, Giuditta e Oloferne o la Morte della Vergine. L’intreccio narrativo, per quanto fantasioso, è filologicamente fondato su episodi reali, collegati dall’immaginazione del fumettista in maniera plausibile e la grandezza di questo autore si misura anche nella capacità di distaccarsi dai propri stilemi abituali, pur mantenendo la propria personalità autoriale. Il  marchio stilistico di Manara lo si nota nell’ossessione erotica, l’esposizione sistematica e spesso gratuita del corpo femminile. Ma Del resto, la pittura di Caravaggio è innervata continuamente da una potente tensione erotica, non c’è bisogno di caricarla ulteriormente: esplicitandola se ne impoverisce l’impatto.

osservare manara 3Per il resto e’ un’opera immersa in luci ed ombre. Manara descrive Caravaggio come il simbolo dell’uomo d’azione, oltre che del pittore e non dimenticando la sua straordinaria modernità. Infatti forse per primo, ha rovesciato completamente il modo di dipingere: la sua tecnica non era basata su delle strutture prima disegnate sulla tela e poi dipinte, ma invece sulla costruzione dei suoi quadri con dei veri modelli disposti teatralmente, come oggi farebbe un fotografo o un cineasta. Il suo omaggio caravaggesco ha riscosso il plauso di eminenti studiosi, primo fra tutti Claudio Strinati, che ne ha firmato un’introduzione altamente elogiativa.

 

 

Serena Gervasio

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osservare amando 1Che sia carnale o platonico, privato o osservato, vissuto o anelato, l’Amore ci scuote e ci meraviglia, ci confonde e ci chiarifica, getta buio e luce sulle nostre esistenze. Non penso ci sia molto da dire o da spiegare, perché quando si parla d’amore il rischio più grave in cui si incorre è quello di essere banali. È sempre in agguato la tentazione di utilizzare qualche frase scontata e irritante capace di smontare tutta la bellezza ed il mistero di questo sentimento immenso e complicato, così talvolta matto e incontrollabile da parere soprannaturale. La storia della pittura è disseminata di opere che in qualche modo sono connesse all’amore. Nel percorso compiuto dall’arte per raffigurare il corpo, il volto e l’anima dell’uomo, l’immagine dell’amore occupa un ruolo centrale. Al contrario della letteratura e della filosofia, le arti visive hanno dovuto concentrare tutto in una sola immagine e svantaggiate rispetto ad altre espressioni artistiche, perché prive del fattore tempo. In duemila anni infatti è stato cantato, recitato, scritto e descritto in un’evoluzione temporale che nell’arte visiva può essere solo concentrata. La storia dell’immagine dell’amore è un viaggio interiore, attraverso il corpo e l’anima: l’amore è lo specchio attraverso cui l’uomo riflette le proprie passioni, il sentimento verso gli altri e il senso stesso della propria vita. Per una volta abbandoniamoci al Romanticismo, senza proferir parola ma facendo godere i nostri occhi, osservando chi, con tratti muti e colorati, ha saputo imprimere sulla tela un po’ di quell’emozione che ci fa sentire più vicini a qualcosa di soprannaturale ed incomprensibile alle nostre menti. “AMANDO – 30 artisti parlano d'amore”, questo il titolo della mostra che ha ospitato la Galleria Idearte a Potenza in occasione della festa di San Valentino.

osservare amando 2 osservare amando 3

 

 

 

 

 

 

 

 

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La mostra, a cura di Grazia Lo Re, è stata una occasione per parlare di amore tra arte e letteratura accompagnata dalla presentazione critica di Rino Cardone che ha ricordato gli artisti del passato che per primi hanno trattato il tema dell’amore: Picasso, Klimt, De Chirico, Canova, Magritte, Chagall e Hayez, che ispirò il grafico Federico Seneca per la sua campagna pubblicitaria dei baci Perugina. La lettura dei versi di alcune poesie di Pablo Neruda, Rabindranath Tagore, Novella Capoluongo e Katia Stain è stata curata da Eva Bonitatibus mentre Roberta Rita ha eseguito delle canzoni del repertorio d'amore, dei classici musicali del passato. Trenta gli artisti che hanno esposto in occasione della mostra: Irene Albano, Michele Barbaro, Enzo Bomba, Lucia Bonelli, Cesare Cassone, Massimo Chianese, Franco Corbisiero, Maria Ditaranto, Bruno Donzelli, Serena Gervasio, Anna Giannico, Mina Larocca, Vittoria Lasala, Pierluigi Lomonte, Salvatore Malvasi, Luigi Marchese, Giuseppe Miglionico, Carlo Mirabasso, Antonietta Montemurro, Susi Palamone, Pasquale Palese, Davide Perretta, Grazia Salierno, Rocco Sciandivasci, Giovanni Spinazzola, Luigi Sinisgalli, Katia Stain, Dino Ventura, Vittorio Vertone, Giusi Villano.
Gli artisti sono stati invitati ad esprimere qualcosa di così profondamente personale che aiuta tutti a connettere le nostre emozioni e il nostro spirito al poderoso flusso d’energia, consapevolezza e creatività Universale. Considerati come materia densa e leggera al tempo stesso, attraverso la capacità di vedere ciò che gli altri non vedono e con l’emergere di segni altrimenti nascosti e invisibili, hanno presentato  in quell’amore narrato le loro opere. Consegnate all’interno dello spazio espositivo al mistero e al buio della creazione, hanno ricercato quella luce capace di illuminarle, gli occhi dello spettatore. Le emozioni sono state riflesse nella densità della pennellata, nel tono dei colori e nell’espressione dei sentimenti. Ancora una volta l’arte fa bene sia all’anima che al corpo. Quindi ben vengano opere e trasmissioni come questa, testimoni di quel valore che spesso l’ uomo dimentica e, che in fondo basterebbe coltivare di più, ognuno nella propria anima.

“Tutto ciò che fai, fallo con amore, con un'attenzione tale che persino la cosa più insignificante del mondo diventa un'opera d'arte.”(Osho)

Serena Gervasio

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osservare eros 1Cupido ha sempre avuto un ruolo importante nel campo dell'amore e degli innamorati.Eros per i greci, Cupido o Amore per i romani, era il dio che personificava l’amore carnale, il desiderio irrefrenabile, la passione e la voglia.Raffigurato il più delle volte come un bambino, il figlio di Venere e Vulcano era un dio molto irrequieto il cui potere era quello di far innamorare o allontanare dall’amore chiunque colpisse con arco e frecce. La leggenda narra che , lo stesso dio, oltre a provocare gli altri dei con le sue frecce, in un’occasione ne rimase egli per primo colpito: accadde infatti una volta che, spinto da sua madre a vendicarla perché una fanciulla mortale bellissima, tale Psiche, veniva costantemente paragonata a lei, invece di scagliare la freccia d’innamoramento verso il più brutto e repellente degli uomini, la indirizzò inavvertitamente verso il suo piede, cadendo egli per primo vittima del suo potere.

 

 

osservare eros 2Non potendo più annullare ciò che aveva compiuto, rapì la bella Psiche per portarla nella sua dimora; la ragazza già lo aspettava in cima ad una rupe, perché le era stato predetto da un oracolo che un uomo alato l’avrebbe rapita per prenderla in sposa, sicché all’arrivo di Cupido, per quanto fosse angosciata dal non sapere cosa le stesse accadendo, non era affatto sorpresa. Così il bellissimo ed aitante Amore si  libra nell’aria con la rassicurata Psiche.

Una volta nella dimora il dio chiese alla fanciulla di potersi accoppiare ed incontrarsi solo di notte, onde evitare sia che lei potesse scoprire la sua natura di dio e che sua madre venisse a sapere di questo amore e così accadde per molte notti. la tela di Jacques Louis David cattura un tipico momento post accoppiamento, in cui un soddisfatto e sornione Amore è intento ad alzarsi dal letto per sparire prima che l’avvenente Psiche si svegli; fuori l’arrivo dell’alba ricorda che il suo tempo è scaduto è la luce non gli sarà favorevole, per cui è tempo di andare.

Una sera però, vinta dalla curiosità ed incitata più volte dalle sue sorelle che premevano affinché ella conoscesse l’identità di suo marito, una notte mentre Amore dormiva, si svegliò, prese una lampada ad olio, l’accese ed illuminò il suo sposo, scoprendo chi in realtà questi fosse. Ma una goccia d’olio bollente cadde sul dio, svegliandolo, che non gradì la cosa e decise di fuggire da lei.

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Nel dipinto in cui Psiche scopre l’identità di Amore, è qualitativamente ottimo il gioco di luci ed ombre che vanno a sovrapporsi sui protagonisti e nell’ambiente circostante, per cui viene garantita l’idea di notte, il senso dello scoprimento del dio, del suo fastidio e della sorpresa della donna: d’altronde le espressioni parlano chiaro, Amore sembra sorpreso in negativo dal gesto nefasto della donna, tentando di coprire il suo volto con la mano affinché lei non possa guardarlo. Per potersi ricongiungere quindi con il suo amato, Psiche dapprima si sbarazzò delle e poi chiese alla madre di lui, Venere, se ci fosse un modo per poter riavere indietro suo marito. La dea quindi mossa a compassione ma desiderosa allo stesso tempo di veder compiuta la sua vendetta, le ordinò di superare ben quattro prove impossibili. Come ultima Venere dette a Psiche una piccola scatola che doveva portare nel regno dei morti. La dea le disse di prendere un po' della bellezza di Proserpina, la moglie di Plutone, e di metterla nella scatola. Venere le consigliò di fare molta attenzione e di evitare assolutamente di aprire la scatola. Ma Psiche non resistette alla tentazione e la aprì, e invece di trovare una parte della bellezza di Proserpina trovò un sonno mortale. 

Cupido trovandola senza vita, si riprese il sonno dal suo corpo mortale e lo ripose nella scatola. Cupido e Venere perdonarono Psiche, e per premiarla per l'amore dimostrato la elessero a dea.
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Quindi l’epilogo amoroso per eccellenza: dopo tante fatiche Psiche e Amore si ritrovano e finalmente possono coronare il loro sogno di stare insieme per sempre. Un sentimento che nessuno meglio di Antonio Canova, seppe mettere in evidenza nel suo gruppo scultoreo del 1788 di Amore e Psiche, uno dei pezzi forti del Louvre, in cui i due amanti vengono raffigurati in una posa elegante e leggiadra, in modo che le due figure formino una X incrociando le ali del dio con il suo corpo e quello della donna, nell’attesa desiderata che quel bacio tra le due figure così vicine tra di loro, avvenga prima o poi. 

 

 

 

 

 

Serena Gervasio

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osservare LatobIn campo artistico un argomento meno noto e che invece, non da oggi, è capace di stimolare attenzioni, curiosità e interessi estetici è il così detto lato “b”. Dietro quel lato quasi mai visibile si trovano sorprendenti scoperte come altri dipinti, bozzetti, prove di pittura, poesie, annotazioni manoscritte, numeri di antichi inventari, cartellini di esposizioni, ceralacche e molto altro ancora. Molto spesso i visitatori delle Gallerie sentono il fascino delle grandi opere esibite nelle sale del museo, ma sovente sono attratti dall’idea che ognuna di esse nasconda un mistero e il più delle volte è anche vero. Di sicuro però è vero che nessuno dei visitatori può vedere cosa celi il retro di una tela o una tavola, giacché la faccia che a lui si mostra è quella nobile. La parte posteriore resta un mistero. Il retro può fornire alcuni dati interessanti sulla storia dell’opera grazie alle etichette apposte dai musei nei quali è transitata ma anche darci informazioni precise sullo stato di conservazione del dipinto.

 

 

 

 

 

osservare fontana Ci rivela inoltre anche alcuni piccoli trucchi dell’artista: Lucio Fontana, ad esempio, rinforzava con delle barre passanti i suoi celebri tagli per far sì che lo strappo non si aprisse troppo verso l’interno. Oltre a queste informazioni di tipo tecnico, il retro dei quadri può raccontare anche storie inattese. Può farci scoprire, ad esempio, che tanti pittori del Novecento, non potendosi permettere l’acquisto di nuove tele, spesso dipingevano anche sul retro di quelle già usate. È il caso di un bel disegno di Pablo Picasso. Un’opera di grandi dimensioni sconosciuta e quindi non inventariata, alla quale è stato assegnato il titolo di “Personaje con pipa”. E’ stata scoperta appunto nel museo che dell’artista porta il nome sul retro del cartone del “Ritratto della madre dell’artista”, un pastello del 1896. Il rinvenimento è avvenuto nel corso del restauro del cartone, quando sono stati rimossi alcuni strati di carta posti negli anni a rinforzo del supporto. Ma nella storia dell’arte non mancano anche tanti esempi di dipinti volutamente bifacciali.

 

 

 

osservare PieroIl caso più noto, il doppio  “Ritratto di profilo” di Federico da Montefeltro e Battista Sforza realizzato nel 1474 da Piero della Francesca, mostra sul retro due immagini dei relativi trionfi con tanto di dediche commemorative in latino. O ancora la versione pop dei trompe l’oeil: ironia su ironia realizzata da Roy Lichtenstein con il suo tipico linguaggio da fumettista. Più divertente è il caso di alcuni dipinti nei quali il retro  raffigura la stessa scena del fronte ma vista, appunto, da dietro. Già a metà del Cinquecento si era accesa una disputa sul fatto se fosse meglio la “piatta” pittura o la scultura fruibile da più punti di vista. E basti osservare il visitatore di musei e gallerie per vedere con quanto interesse raggiri l’opera scultorea per scrutarne  tutti i particolari. Non sarà stato magari il primissimo, ma certo è stato efficacissimo a mettere sulla tela il davanti-dietro .Parliamo del  Nano Morgante di Bronzino (1553), un doppio ritratto di Cosimo I Medici a figura intera realizzato anche con lo scopo di dimostrare che la pittura, al pari della scultura, è capace di offrire più viste dello stesso soggetto (sebbene i due lati non corrispondano esattamente).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

osservare SuoraUn altro esempio è quello del pittore Martin van Meytens che ha dipinto due quadri, nel 1731: Suora in preghiera, 1731: recto e verso. Un colpo incredibile, dotato di una forza che noi oggi neppure immaginiamo. Vedere la nudità di una suora per i nostri occhi è certo una irregolarità rispetto a una norma, ma non è la frantumazione di un tabù visivo profondamente incardinato alla morale. Per i nostri antenati questo doppio quadro era sensorialmente esplosivo. La separazione del convento, l’idea di perversione collegata a gruppi femminili conchiusi, la presenza di migliaia di ragazze ancora giovani, bellissime e vivaci non lasciava pace ai maschi. Al punto da trasformare i conventi femminili in luoghi mitici in cui tentare l’effrazione. L’immagine sembra ancor più viva perchè è possibile compiere ciò che gli scultori ritenevano impossibile a chi osservasse un quadro: girare attorno all’oggetto rappresentato. Altro particolare non trascurabile. Ma si arriva anche ai giorni d’oggi, dove un altro “Nano” (Silvano Campeggi, grande pittore e illustratore che ha creato nel secolo appena concluso le icone del cinema internazionale) rivolge all’osservatore la schiena dritta e la chioma bianca, per rivelare il tre quarti del volto solo sulla tela retrostante in un intrigante doppio “autoritratto”. Ed ecco svelato  il concetto davanti - dietro dove attorno ad esso ruota tutta la conoscenza del mondo: la scoperta e l’esame delle cose che vanno esaminate anche nel lato nascosto, con creatività di uno sguardo che non si accontenta della visione frontale.  E’ per questa magia che certi giochi di pittori risultano molto eccitanti poichè uniscono il disvelamento alla scoperta, alla sorpresa, al rivelarsi del lato ordinariamente proibito.

Serena Gervasio

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