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Osservare


osservare 1 (1)
Un diario delirante e visionario, quello dei racconti per immagini di Francis Bacon, che dipingeva sempre sulla base di esperienze personali e intime.

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osservare 1Volendo introdurre il concetto di originalità dell’artista potremmo dire che esistono tante Arti quanti Artisti e che “L’arte non ha regole, non si apprende, ma viene dall’ispirazione”.

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osservare mostre 1

Secondo un articolo scritto su “La Stampa” ogni tre quarti d’ora c’è un assessore che taglia il nastro di inaugurazione di una mostra. Ne allestiamo 11mila l’anno in quasi 4 mila sedi diverse, e spendiamo per questo quasi 2 miliardi di euro.

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Exhibition

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osservare stones 1Si chiama Exhibition ed è la prima grande mostra dedicata interamente ai  Rolling Stones. L'esposizione è stata inaugurata il 6 aprile da Mick Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood e Charlie Watts in persona e durerà fino al settembre 2016 alla Saatchi Gallery di Londra.

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Dea Madre

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osservare klimt 1 La  mamma, Una figura celebrata in ogni manifestazione artistica; nella musica, nella poesia, nella letteratura, nella scultura, nella pittura, insomma, in ogni espressione dell’arte umana, la sua figura ha trovato spazio; una madre che per tutto il Medioevo e fino al Seicento, in campo artistico, si confonde ed rappresentata con l’immagine sacra della Madonna. La presenza della figura materna così insistente e costante, nella pittura che fino al Novecento è campo d’azione prevalente degli uomini, compresi i committenti principi, cardinali, re e papi o anche ricchi borghesi, non si spiega se non con una presenza ancestrale della madre nell’immaginario maschile.  Identificata spesso con la Terra stessa genitrice di tutte le creature e di conseguenza anche dell’essere umano, la Dea Madre non sappiamo con certezza quando si iniziò a venerare, un dato certo è che veniva adorata e le venivano dedicate cerimonie e fatte offerte votive come ringraziamento. La testimonianza più antica che sia stata trovata dedicata alla dea è una statuetta di pietra chiamata la Venere di Willendorf, il cui nome deriva dal luogo nel quale venne rinvenuta.

osservare venere Un piccolo monumento dell’Età della Pietra con ampi fianchi e grossi seni come per indicare l’abbondanza e la grande capacità di procreare. Ma ci sono altri esempi di statuette della Dea Madre che sembrano collegate ad essa e sono quelle trovate durante gli scavi archeologici in Bulgaria in quel territorio che era dei Traci. La presenza di figure dai connotati simili in molte religioni e mitologie indica l’importanza dell’immagine femminile ‘divinizzata’, in virtù principalmente delle sue capacità di genitrice. Ed è proprio la riscoperta dell’arte primitiva a scatenare la fantasia e le energie creative degli artisti europei tra Ottocento e Novecento con la rappresentazione di  natività, Vergini in trono, ritratti familiari, scorci di vita privata con i propri figli. Klimt rielabora questo tema  ed esplora attraverso una poetica ancora una volta tutta personale e legata al concetto che la psicoanalisi ha definito come “un’immagine centrale del nostro inconscio”. La figura della donna-madre è celebrata da Klimt e dagli artisti della Secessione in numerose opere, ed è anzi letta come l’unica speranza in un mondo che attende di essere annientato dal germe della devastazione. Il dipinto noto come Speranza I (1903) rappresenta con molto realismo una donna incinta nuda, accostata a una mostruosa creatura serpentiforme, un drago terrificante e minaccioso. Il velo azzurro dietro la donna gravida e la striscia rossa dietro il drago sono simbolici dell’acqua e del sangue collegati alla nascita, mentre nella fascia in alto uno spettro e altre creature demoniache, le tre Parche, intonano il loro silenzioso spietato coro di morte. Klimt riprenderà più volte il tema della maternità, sia in dipinti d’ispirazione tradizionale, come nel caso di Madre con figli (1910), sia in opere dal carattere altamente simbolista come Speranza II (1907- 1908) ma soprattutto ne “Le tre età della donna”, che forse si può descrivere quale la sua migliore raffigurazione dell’ideale stesso di Maternità.

osservare klimt 2L’opera, conservata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, a Roma, è un’allegoria della vita e delle stagioni umane, un’allegoria della precarietà e della bellezza. Nel dipinto si riconoscono tre figure femminili, in realtà due nel dettaglio: all’irrimediabile fine che si avvicina sempre di più, rappresentata dalla donna anziana dal corpo deforme e carico di anni, Klimt contrappone una madre e una figlia, le uniche due figure presenti nel dettaglio. La madre ha gli occhi chiusi, proprio come la figlia: entrambe le due figure femminili stanno ad indicare che per loro c’è ancora speranza, c’è ancora la possibilità di sognare e di fantasticare, cosa che viene negata all’anziana. Le due donne vivono in una dimensione serena, in una dimensione che conosce gioia e piacere, nei loro volti si riconosce una specie di estasi e di beatitudine celeste. Questo dettaglio dà l’impressione che Klimt abbia voluto rappresentare il piacere della maternità, in cui madre e figlia mischiano tutto il loro spirito, per poter formare l’infinita perfezione.

Serena Gervasio

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ArteTempo

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Esiste un’arte che manipola il tempo ed un tempo che sfiora l’arte ma non modifica, salvo distruggerla o degradarla. Il tempo nell’arte si presenta in due condizioni differenti: in un caso come tempo di produzione fissato nel prodotto per l’eternità (finché dura), nell’altro come tempo intrinseco dello sviluppo dell’opera d’arte a prescindere dal suo tempo di produzione. Esiste poi il “tempo dell’arte”, quello della storia dell’arte, nel senso che se si va indietro storicamente nel tempo vi si trova, nelle varie culture ed in generale, anche l’arte, in una qualche sua storica manifestazione. Ed infine “il Tempo nell’arte” dove, a riguardo, ci si è  interrogati sul  tempo e la sua natura.

L'arte è stata capace, forse ancor più della filosofia, di trovare sempre nuove domande su nuove idee di tempo e la necessità  di un cambiamento nel momento in cui le immagini della pittura non potevano più competere con la fotografia ed il film nel riprodurre fedelmente la realtà percepita mediante una concezione  tradizionale prospettica. Nel momento in cui l’arte espressa come "passato," "presente" e "futuro” associata  perfettamente alla prospettiva nelle tre dimensioni dello spazio era divenuta insufficiente a dare una descrizione adeguata del divenire del tempo molti artisti percepirono l’esigenza di esprimere l’energia  emotiva  superando definitivamente la dimensione prospettica in una dimensione espressionista della pittura. L’immagine prospettica è limitata dal fatto che può rappresentare solo un istante della percezione. Cosi come nell’immagine fotografica dove è solo un momento quello che viene fissato dall’obiettivo. Pertanto la prospettiva coglie un solo punto di vista come una foto coglie solo un momento quale immagine del  fotogramma. Per dare una nuova idea di spazio-tempo, l’espressionismo cosi come il cubismo pittorico, propongono di esprimere artisticamente sensazioni ed osservazioni percepite da più punti di vista.

osservare KandinskijKandinskij fu affascinato dalla relazione tra la composizione musicale e quella artistica. Suono e tempo venivano così a corrispondere ad onde bidimensionali nello spazio e del tempo. Tale necessità interiore lo conduce ad esprimersi in uno stile intuitivo di una rinnovata composizione pittorica basata su proprietà non più rappresentative delle percezione visiva  di tipo prospettico. Picasso si spinse ancora più in là nel modificare la logica prospettiva della percezione annullando del tutto ogni rapporto prospettico derivante da una concezione dello spazio-tempo cartesiano, rivoluzionando in tal modo il concetto stesso di quadro portandolo ad essere direttamente una “realtà interiorizzata”  e non più la “rappresentazione prospettica della realtà esterna“. Salvador Dali’ invece introduce nella rappresentazione pittorica un nuovo elemento: la “bidimensionalità del tempo”. Il tempo infatti assume la dimensione duale propria di una  effettiva durata, come conseguenza del fatto che per presentare la percezione da più punti di vista l’ osservazione non si può limitare allo sguardo  di  un solo istante, ma il pittore si trova ad esprimere il rapporto temporale della persistenza dell’ immagine effettivamente percepito durante la ricostruzione emotiva e razionale della rappresentazione pittorica.

 

 

 

osservare dali Le ore degli orologi molli sono diverse perché il tempo si dissolve e stemperandosi non risponde più concettualmente ad una successione lineare di falsi istanti. Negli ultimi decenni, i notevoli cambiamenti intervenuti nelle società avanzate hanno imposto al mondo della cultura sempre maggiori interrogativi circa la percezione del tempo. Il termine tempo sembra essere diventato la parola chiave per comprendere la complessità dell'interazione umana nell'era video-informatica e , in campo artistico, nell’ era contemporanea. L’arte contemporanea si riferisce a una porzione specifica dell’arte che non fa più riferimento al concetto di arte tradizionale, è una nozione sfuggente, quando si tenta di spiegare che cos’è si procede per metafore perché legata alla temporalità. Il concetto di tempo è già espresso nel termine di “Contemporaneo” come ciò che avviene nello stesso momento, dichiarando un’appartenenza al tempo presente ma in realtà esprime una potenzialità, una probabilità che si rivolge verso il futuro. Il tempo del contemporaneo è discontinuo, tutto deve ancora accadere e insieme è già avvenuto. L’artista contemporaneo mette in relazione con altri tempi il proprio tempo, non segue una linea temporale, scava nel passato per giungere nel futuro. L’artista percepisce il proprio tempo attraverso una non perfetta aderenza con esso ma, proprio attraverso questo scarto e questa discronia, è capace più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo. L’artista è immerso nel tempo da cui nasce la sua particolare visione della realtà.

 

osservare marclaysFamosissima è l’installazione di Christian Marclay’sThe Clock” un filmato di 24 ore, nato dal montaggio di centinaia di spezzoni di film famosi, in cui ogni minuto viene inquadrato un orologio che indica l'ora, in perfetta sincronia con il tempo reale dello spettatore. Le immagini sono montate in maniera tale da scandire ogni minuto e ogni ora della giornata, a volte persino tenendo il conto dei secondi. Dopo le presentazioni a Londra e a New York, ora The Clock approda alla Biennale di Venezia e anche qui sono previste proiezioni speciali di 24 ore consecutive, in cui immergersi completamente in questa fuga alla ricerca del tempo perduto.

 

 

 

 

 

 

 

Serena Gervasio

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osservare criticodarte 1

Pubblichiamo volentieri l’intervento di un nostro lettore, Canio Franculli, Dirigente scolastico in pensione, sulla figura del critico d’arte. Un articolo interessante che propone un excursus nella storia della filosofia e dell’arte. Buona lettura!

Credo che l’estetica e l’arte siano tra gli osservatori più interessanti esistenti sulla realtà. Cos’è l’arte è naturalmente argomento complesso. E in particolare ancora più complessa sembra essere l’arte contemporanea. Diventa, invece, di semplice e lineare definizione se si accetta l’argomentazione base di Kant, espressa nel “La critica del giudizio. Scrive Kant: “Per distinguere se qualcosa è bello o no, noi riferiamo la rappresentazione non all’oggetto, per la conoscenza, ma al soggetto e al suo sentimento del piacere e del dispiacere mediante l’immaginazione (forse legata con l’intelletto). Quindi il giudizio di gusto non è un giudizio di conoscenza, e dunque logico, ma è estetico, intendendosi con ciò che il suo principio di determinazione non può essere altrimenti che soggettivo”. Questo dice Kant: il giudizio di piacere è personale. Più tardi un altro grande dirà che ciò che piace è scientificamente osservabile e misurato. Quindi non ha nulla di personale ma è oggettivo. Il piacere e la grandezza di un’opera non è affidata al giudizio personale ma sono soggetti a una analisi e a una valutazione obiettiva. Se personalmente ho capito bene credo che uno dei massimi critici contemporanei, Vittorio Sgarbi, sia di questo secondo parere.

    

L’arte classica si presta ad essere di più facile e immediata lettura e di intuitivo giudizio valutativo. Gli angeli che si dipingevano erano angeli, i bei  visi aristocratici o di Madonne erano bellissimi visi e la prospettiva era reale prospettiva. Ma la prospettiva con Pat Mondrian è diventata altra, è diventata moderna. A partire dagli anni di nascita della modernità il concetto di bellezza, e il pensiero stesso, è diventato sia oggetto che  soggetto d’arte, indipendentemente dalla sua oggettuale riproduzione rappresentativa.

Non occorrono più Madonne, non occorrono piazze (La scuola di Atene, per esempio), non occorre rispettare fedelmente le proporzioni (Chagall per esempio) per fare arte.

L’oggetto d’arte è diventato talmente minimalista da diventare altro dal passato e confluire sulla tela in macchie, in tagli o monocratismi di varia concezione. Nascono e si sviluppano l’arte astratta e quella concettuale.  Un taglio (Fontana) è concetto. Il concetto è un prodotto umano e quindi è  progetto naturalmente estetico, oltre che etico e politico. Il taglio è progetto che va oltre la tela e il cromatismo facendo parlare e unire i mondi dell’uomo che stanno avanti e dopo, sono ferite aperte, paesaggi e passaggi che non occorre più definire: esistono e ora sono materialmente visibili nell’essenzialità del taglio.

L’arte pittorica si spinge fino a fare a meno dei pennelli e dei colori e nascono le monocromatiche tele ondulate su chiodi di Enrico Castellano.

Il tempo, già agli inizi del Novecento, nel ‘17, è maturo per la modernità perché basti ora soltanto una firma per legittimare l’arte: la si può mettere su un orinatoio (Marcel Duchamp) o, negli anni Sessanta, su scatolette di merda che diventano merda di autore (Piero Manzoni). In America Pollock prende a verniciate in faccia le tele, la forma non serve più a niente, e poi le ritaglia. Il suo dolore, la sua voglia di vivere, di essere e di dire diventa rabbia creatrice che, distruggendo, si racconta. Rothko dipinge quasi monocromaticamente grandi superficie che non sono però luoghi deserti, ma luoghi che invitano a un percorso interno. Sono storie che si lasciano leggere e percorrere. L’occhio del moderno che li vide è occhio figlio di una modernità che consente letture altrimenti impensabili in tempi antichi dominati da altre culture.

L’arte moderna, per la sua natura spesso demolitrice o minimalista, comincia a configurarsi sempre  più anche quale luogo di un sapere estetico creativo spesso indecifrabile e caotico. Soprattutto per il grande pubblico. Vi occorre una guida, una lampada che illumini la sua strada e il suo obiettivo, quindi il suo progetto politico-esistenzialista.

Nella pittura pre-ottocentesca venivano rappresentati ritratti, figure e paesaggi fedeli alle regole classiche della pittura. Tutte le composizioni erano ben leggibili. Poi, lentamente, dagli impressionisti in poi, passando da Paul Klee fino a Picasso e arrivando agli anni Cinquanta americani, con Pollock o con Rothko, e poi ancora negli anni Sessanta europei e successivi, dalla Pop Art di Mario Schifano alle opere e alle performances di autori come Cattelan o Marina Abramovic, le cose cambiano. Perché è la società che nel frattempo è enormemente cambiata sotto l’influenza, tra l’altro, della tecnologia e del consumismo.

La figura del critico d’arte nasce alla fine della seconda metà del Settecento e ha subito uno sviluppo continuo e complesso impensabile all’inizio, ma anche altrettanto necessario e insostituibile per leggere e comunicare il cambiamento.

osservare criticodarte 2

Oggi l’arte non può fare a meno del critico, professionista nel quale convergono l’intellettuale, il commerciante e l’artista. E altrettanto consolidata è la considerazione che il mondo dell’arte contemporanea è interessato ad uno sviluppo di sempre maggiori proporzioni, particolarmente legate alle necessità di incremento della sua funzione socio-culturale e del suo uso e valore economico-finanziario. L’ arte non può fare a meno di essere anche un prodotto commerciale. E il critico non è estraneo a questo aspetto della produzione artistica. 

E’ una figura che è andata specializzandosi negli anni  e che la si trova a qualsiasi livello del mondo artistico: dagli eventi internazionali degli spazi espositivi dei grandi musei e delle grandi gallerie, fino  alla miriade di eventi legati alle piccole gallerie e alle proposte locali, di aree territoriali, quindi,  molto ristrette e periferiche.

Nel panorama del mondo dei critici vi sono quelli che  scrivono saggi tradotti anche in altre lingue, fanno didattica, promuovono convegni  e collaborano con l’editoria e gli spazi museali sia nazionali che internazionali. Sono studiosi che insegnano all’università o in prestigiose accademie. Questi critici tendenzialmente danno all’arte contemporanea un apporto teorico e una prospettiva storica. Sono professionisti solitamente non militanti e che si interessano prevalentemente di grandi mostre nonché di artisti già ampiamente affermati.

Una funzione particolarmente specifica al campo dell’informazione di massa viene svolta dai critici che curano rubriche fisse di grandi o piccoli quotidiani o riviste specializzate. Questi incidono sugli autori e sulle loro opere in misura direttamente proporzionale all’area territoriale nella quale operano.  Più il loro media è di larga fascia, e quindi comprende un pubblico di vaste proporzioni, più la loro posizione e il loro potere di incidenza è maggiore. Nella misura in cui si riduce la loro area il territoriale di riferimento decresce anche la loro autorevolezza, pur continuando, naturalmente,  ad essere senz’altro critici corteggiati dagli artisti locali di cui sono in grado di decretarne in zona il successo o meno.

A qualsiasi livello i critici di solito si servono e privilegiano la carta stampata. Il mezzo televisivo e il web svolgono anch’essi una funzione informativa e divulgativa  ma che non ha ancora raggiunto l’efficacia riconosciuta alla carta stampata, dai cataloghi all’articolo e al saggio.

La diffusione delle notizie per mezzo della stampa scritta riversa un’importanza altrettanto strategica, sia a livello locale che di più ampia portata, di cui si serve il critico d’arte: riesce a dare immagine al singolo artista o anche a un’esposizione museale o a un programma istituzionale pubblico. Bisogna far conoscere, divulgare, parlarne. E non importa parlarne necessariamente bene, basta parlarne. Il successo legato allo scandalo di recensioni negative è stato spesso ben cavalcato dagli interessati, che sono stati in più casi capaci di trasformarlo a proprio vantaggio.

Il critico d’arte è figura complessa e di grande attualità sulla quale occorrono più attente riflessioni e più mirati confronti. Non lo si può erroneamente ridurre a figura secondaria, di semplice e banale parolaio che riempie la paginetta, più o meno grande, di didascalia dell’ultimo artista che è in mostra.

Canio Franculli

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osservare carosello 1

Arte e pubblicità: che sia su un giornale, all’interno di un film o su un cartellone, quando una pubblicità è ben fatta i nostri occhi non possono fare a meno di fissarla, quasi come fosse una vera e propria forma d’arte. Negli anni la pubblicità è diventata sempre più presente nelle nostre vite, condizionando in maniera oculata le nostre scelte di acquisto di un prodotto. Più è fatta bene ed è accattivante, più usa un determinato pattern di colori, più la musica è riconoscibile, più saremo tentati di seguire le sue indicazioni. Nel corso di questi decenni abbiamo assistito a campagne pubblicitarie così riuscite che ancora oggi possiamo ricordarne le immagini e i motivetti. Prima di giungere all’irreparabile avaria d’oggi, la televisione in Italia è stata sentiero di luminose sperimentazioni e non solo nel campo della didattica, ma anche in quello dell’arte e della creatività. Ricordiamo, ad esempio, i Programmi come “Telescuola” ,andato in onda il 25 novembre 1958, seguito da “Non è mai troppo tardi”, (1960 – 1968) e, all’interno di questi programmi, le strisce di Enrico Accatino che, accanto all’attività artistica ha a lungo operato come formatore, divulgatore e teorico della didattica delle arti visive. Un impegno che nasce tra il 1960 e il 1964 quando riceve l’incarico dalla RAI Radiotelevisione italiana di curare per la televisione una nuova impostazione dell’insegnamento artistico. La sua esperienza all’interno di questi programmi porterà alla produzione di 400 trasmissioni televisive in diretta, ma anche alla realizzazione di testi fondamentali per l’Educazione artistico-visiva e la Storia dell’Arte che accompagneranno la disciplina ad evolvere da “Corso di Disegno” in vera e propria Educazione all’Immagine. Ancora più strettamente creativo è il Manifesto del movimento spaziale per la televisione scritto da Lucio Fontana nel 1952, in occasione della trasmissione sperimentale realizzata per la nascente Rai di Milano che vuole rappresentare il primo esempio di un itinerario che trova nel nuovo mezzo la strada maestra per ricostruire le speranze e i sogni degli italiani di quegli anni.

osservare carosello 2 Pino Pascali ,invece, scultore, pittore, performer, scenografo, costumista e pubblicitario è stato capace di contaminare con la sua creatività forme primarie e al tempo stesso mitiche della cultura, un artista che ha fatto della sua stessa vita un'opera d'arte con quell'inesauribile vitalità che lo contraddistingue. L'artista inizia a collaborare con la Lodolofilm nel 1958 esercitando il proprio impeto creativo, sperimentando ricerche e iniziando racconti in seguito sviluppati nelle opere che la storia dell'arte del '900 ha da tempo consacrato. A lui si deve senz'altro lo sviluppo della comunicazione pubblicitaria, una comunicazione nuova, visiva, fatta di immagini e non più legata alla tradizione orale. E' questo il punto di partenza per l'uomo contemporaneo, il quale ha ormai da tempo assimilato i principi della dominante cultura visiva. Numerosi sono i lavori realizzati per il mondo della grafica pubblicitaria, una produzione generalmente sconosciuta. Si va dai disegni ai collage, ai fotomontaggi fino ad arrivare agli spot veri e propri, trasmessi poi da Carosello.

dialogare imanifestidiseneca 3Tra i committenti: Agip, Alberti, Algida, Cirio, Ferrovie dello Stato, Poste Italiane, Rai. Ci sono poi gli spot per il cinema e le sigle di alcuni programmi famosi. Le componenti più forti sono il gioco, gli elementi naturali (terra e acqua su tutti), gli animali e le armi, interpretate in chiave giocosa, che accomunano questa produzione a quella più strettamente artistica, sviluppata tra il 1960 e 1968, anno della morte prematura, avvenuta a 33 anni.

Carosello è stata sicuramente una delle più innovative forme di arte e di pubblicità perché ha saputo coniugare un vero e proprio spot ad uno sketch recitato da abili attori che dovevano citare il nome del prodotto in maniera regolamentata. Ed è qui che troviamo le spiritose “linee” di Osvaldo Cavandoli che, con la voce di Giancarlo Bonomi ,chiedono continuamente al proprio autore di disegnare o correggere i propri problemi. Il tratto di Cavandoli è tipico della sobrietà funzionale ma anche della giocosa fantasia di disegnatori, progettisti, artisti che in quegli anni lavorano in strettissimo contatto con la produzione industriale e le aziende, loro committenti.

osservare carosello 4Da queste vengono sollecitati a fornire un surplus di immagine, una scintilla di qualità che aiuti a rendersi distinguibili, che serva a galleggiare, in pieno boom economico, sull'onda di piena dei consumi di massa. Negli spot la mano di Cavandoli, munita di penna, irrompe nel video e quando la Linea è in difficoltà invoca l'aiuto del suo protettore. È quasi una parodia michelangiolesca, con la mano (in carne e ossa) che appare creando all’istante una linea capace di rianimarsi, risollevarsi e rimettersi in cammino.

Serena Gervasio

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