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Giuseppe Bigliardi non è un semplice fotografo, ma un artista caleidoscopico. La forte passione per la fotografia spinge Bigliardi ad iscriversi all'Istituto Europeo di Design, dove impara i segreti dell'arte fotografica specializzandosi nello still life.

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In realtà, sono diverse le tecniche fotografiche che Giuseppe Bigliardi riesce ad interpretare con bravura e abilità, pur mantenendo uno stile molto personale http://www.giuseppebigliardi.com/.

Terminati gli studi, Giuseppe Bigliardi si lancia nel settore giornalistico, come fotografo di testata di riviste note automobilistiche oltre a partecipare alle campagne pubblicitarie di noti brand commerciali.

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Per Bigliardi la fotografia è un'arte in continua evoluzione e nella sua sperimentazione rivoluziona il concetto di fotografia per cui l'immagine perde la sua essenza bidimensionale per acquisire corpo e plasticità nello spazio.

L'immagine nella fotografia, è solo il punto di partenza di un complesso lavoro che risulta dallo studio di prospettive, forme, profondità e materiali (spesso di scarto o di riciclo!).

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Quando guardi un'opera di Bigliardi non riesci a comprendere se è nata prima l'immagine o il supporto su cui è impressa e se la tridimensionalità è da attribuire alla profondità dell'immagine stessa, ai colori, alle forme scelte o ai materiali, assemblati e talvolta intrecciati per dare forza e armonia alla materia.

Prospettiva, profondità, plasticità è la fotografia che prende una nuova forma staccandosi dalla liscia superficie della carta per lasciarsi “modellare” confondendo sensi e sensazioni... chi osserva l'opera di Giuseppe Bigliardi riflette su quanto sia stranamente possibile toccare l'immagine con gli occhi!

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Anna Chiara Blasi

 

 

 

 

 

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Lorenzo Dalcò è nato a Parma, dove vive e lavora. Da bambino scopre la sua passione per la pittura e spinto da una creatività fuori dal comune, impara a dipingere, prima utilizzando gli acquerelli per passare ai colori ad olio che, però, abbandonerà presto. Per pura casualità Dalcò decide di utilizzare vernici industriali da stendere in più strati su grandi tavole di legno e per questa tecnica che, prevede il ricorso alla spatola, viene definito “materico”. Nelle sue prime opere l'artista non si limita a dipingere su tavola ma arricchisce l'immagine con applicazioni di vario tipo, dalle piastre ai bulloni rafforzandone la percezione visiva. Per questa sua originalità, si parla di “pittoscultura”.

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Le dimensioni e gli spazi non spaventano Dalcò, che fa rinascere sotto nuove forme e colori paesaggi naturali (Metal Woods e Arabeschi, come opere in serie, Grande Fiume e H2O, tavole) e fiori, questi ultimi rappresentati come un'immagine sfocata, ma dai colori decisi. 

 

 

 

Con il tempo i paesaggi si sono trasformati in città con vedute panoramiche vagamente noir, talvolta surreali con particolari che sfuggono all'occhio razionale. Più che il particolare risalta il colore con accostamenti in cui prevale il contrasto e spesso lì dove c'è il nero non può mancare il rosso usato, talvolta, come sfondo di un cielo nostalgico o per riempire i muri di città invisibili, dove tutto sembra impenetrabile. La geometria delle forme viene smussata e “ammorbidita” dal colore che delimita gli spazi.

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Sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni Lorenzo Dalcò sta lavorando su un particolare aspetto della sua opera, concentrato principalmente sull'utilizzo del colore come risultato di una emozione scaturita dalla musica. Questa idea alquanto originale ha dato vita ad una serie di opere intitolata Musi Canti, che rappresenta la frontiera più recente nell'opera di Lorenzo Dalcò.

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Contatti: https://it-it.facebook.com/dalcolorenzo

Annachiara Blasi

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Si è da poco conclusa, presso la sede di Gocce D’Autore a Potenza, una mostra fotografica dedicata alle giovani donne lucane; un progetto volutamente scelto per promuovere la donnaosservare1 “contemporanea” della Basilicata contro ogni forma di stereotipo.

L’autrice di questo progetto, intitolato la “Potenza delle Donne”, è l’artista potentina Fabiana Belmonte di recente vincitrice del terzo premio dedicato alla fotografia presso la Biennale D’Arte di Salerno che ha visto coinvolti più di 500 artisti provenienti da tutto il mondo.

Nata a Potenza nel 1980, sviluppa sin da piccola l’amore per la pittura e l’illustrazione. Dopo un soggiorno di vari anni tra Inghilterra, Spagna, Marocco, torna in Italia nel 2008.

Ma è solo dal 2012 che decide di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia, ottenendo da subito importanti risultati come l’ingaggio da parte dell’Art+Commerce, agenzia di New York che collabora con prestigiose riviste come Vogue.

La mostra fotografica, inaugurata il 26 Ottobre e conclusasi il 2 Novembre scorso, ha ospitato 13 scatti in bianco e nero raffiguranti l’immagine femminile nel loro essere contemporaneo. Donne lavoratrici, donne madri, donne impegnate nella famiglia e in società, donne che hanno affermato la propria identità, alcune di sua conoscenza mentre le altre modelle sono state selezionate in base alla loro professione.

Questo a voler dimostrare che in Basilicata l’universo femminile si è riscattato dal concetto che, negli anni passati, vedeva la donna come la “regina della casa”, moglie ubbidiente e madre

esemplare.

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Esistono, infatti, tantissime lucane che gravitano attorno al mondo dell’arte e hanno mille interessi e Fabiana le ha volute rappresentare in queste vesti contemporanee.

Le immagini, che faranno parte di un calendario realizzato da Studio one di Lavello, da donare ad un’associazione che si occupa di donne, vogliono rappresentare anche un momento di promozione del territorio, dal momento che tutte le istantanee sono state scattate in luoghi caratteristici della Basilicata.

Fabiana Belmonte predilige il bianco e nero poiché vuole eliminare elementi accessori che possono distrarre dalla lettura di una foto.

Il nostro occhio subisce una privazione notevole in una foto in bianco e nero, non ci sono appunto i colori e allora si va alla ricerca di altro, di un messaggio, non ci si "sazia" con i colori perché non ci sono.

Si ottiene, in questo modo, un linguaggio diretto.

“Devi essere pronto a stravolgere l’idea iniziale”. Con questa affermazione Fabiana spiega il perché abbia scelto la fotografia come fonte di espressione e non la pittura; la libertà di poter cambiare in qualsiasi momento, luogo, soggetto, sfumature e la possibilità di avere tutto sotto controllo e aggiunge: “davanti l’obiettivo hai tutto ciò che ti serve, sta a te catturare il giusto istante”.

La realtà fotografica è l’attimo, la realtà pittorica è un evoluzione mentale oltre che artistica poiché la trasposizione in pittura di un paesaggio, ad esempio, deve necessariamente essere filtrata ed elaborata dalla mente dell’artista.

Serena Gervasio

 

 

 

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RE_ acto Art

Scritto da

arte1Street Art, Urban Art, Arte di strada o urbana, sono tutti nomi dati dai mezzi di comunicazione di massa a quelle forme d’arte che si manifestano in luoghi pubblici, a volte illegalmente, altre volte in siti appositamente autorizzati avendo così la possibilità di poter contare su un pubblico vastissimo, molto più ampio rispetto a quello di una galleria di esposizione normale. Essa viene da molti considerata come una forma d’arte “alternativa” ma ci si accorge sempre più che spesso alcuni artisti street non hanno nulla da invidiare ai grandi nomi della pittura o del disegno come quelle i lavori di Street Art 3D che sempre più spesso compaiono sulle pavimentazioni delle maggiori città del mondo e che incantano con i loro effetti speciali e le rifiniture dei loro dettagli. Di sicuro ogni artista che pratica la Urban Art, in qualsiasi forma, ha alle spalle le proprie motivazioni personali, questo, oltre al luogo pubblico e alla gratuità della fruizione dell’opera, è il punto in comune principale di tutte le modalità con cui si esprime questa corrente artistica : Sticker Art, lo Stencil, le Proiezioni video e le Sculture installate in luoghi pubblici.

Le citta diventano il luogo ideale in cui esporre le proprie creazioni ed esprimere le proprie idee creando trasformandole in veri e propri musei all’aria aperta.

E’ il caso di dire “non sempre” perché purtroppo, molto spesso, alcune persone che si spacciano per street artists compiono, in realtà, atti vandalici su treni e muri componendo scritte o disegni privi di senso portando le persone a detestare chiunque operi armato di spray, stickers o stencil, anche coloro i quali, invece, vanno a creare vere e proprie meraviglie. L’imbrattamento selvaggio dei luoghi pubblici è qualcosa contro cui combattono non solo le autorità o i cittadini ma anche gli stessi artisti di strada realmente definibili come tali a cui non fa di certo piacere l’essere associati a tali vandali.

Legale o illegale , oggi e’ emerso un nuovo mecenatismo che affida a giovani artisti la commissione di opere pubbliche cittadine che impone di prendere in considerazione l’eventualità di una possibile metodologia scientifica che riesca a valorizzare e a tutelare i lavori creati nel tessuto urbano e rimettere l’arte al centro mediante la sua valenza sociale e civica.

Ed è proprio quello che è accaduto nella città dell’ Aquila con la manifestazione RE_ACTO FEST che si è tenuta tra il 13 Settembre e il 12 Ottobre e ha visto la presenza di artisti di fama internazionale che hanno offerto un panorama variegato dei diversi stili e pratiche che compongono questo particolare movimento artistico, che solo da pochissimo viene riconosciuto come tale.

Questo festival di street art e cultura urbana ha riportato l’attenzione sull’importanza che l’arte ricopre per ridare un senso civico e pubblico ai luoghi di una città profondamente segnata dal sisma del 2009. Con questa iniziativa (il cui direttore artistico è l’architetto e street artist Luca Ximenes) si si è portata in strada la creatività, e utilizzata per riconsegnare un’identità a luoghi del centro come a quelli della periferia. Re_Acto va appunto intesa come una reazione allo stato di abbandono in cui è stata lasciata un’intera comunità attraverso l’arte.

Le opere sono state realizzate nella zona della Fontana luminosa, su Viale Gran Sasso e Viale Ovidio, nel Progetto Case di Bazzano da una quindicina di artisti (Zed1, Solo, EsseGee Fra, Klevra, UNO, StelleConfuseTree, MrThoms, V3rbo e Diamond).

La rifunzionalizzazione che trasforma il luogo pubblico (quartieri dormitorio, infrastrutture di servizio come i piloni dell’autostrada, edifici abbandonati e fatiscenti) in luoghi di socialità, veicoli di cultura e sensibilità artistica, restituendoli alla collettività. Questa è stata la filosofia ispiratrice della rassegna, una filosofia che nel territorio Aquilano, piegato dal terremoto e a cinque anni ormai dall’evento, disgregato nella sua composizione sociale e territoriale, disorientato nel tentativo di ricostruirsi un’identità, acquista un valore particolarmente significativo.

L’opera realizzata dall’ artista ZED1 raccoglie gli spunti propri dell’attuale situazione del posto andando a tratteggiare un ritratto toccante, veritiero e, al tempo stesso, sa di denuncia forte e chiara, capace di puntare finalmente il dito su dinamiche sporche e poco chiare che continuano, nonostante le reali difficoltà, ad essere presenti.
L’opera si fa quindi carico di una voce, dei pensieri del luogo, si fa carico di raccontare una storia che poi è la realtà attraverso immagini, ma soprattutto analogie capaci di comprendere e lasciar comprendere appieno la reale situazioni della città.

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L’intervento prende vita su una serie di architetture ormai distrutte, andando ad coprire più porzioni e più palazzi quasi ad offrire una visione a 360 gradi. La città viene rappresentata da un Aquila ferita attorniata da cocci e rovine, china sulla sua schiena in cerca di rialzarsi, il suo manto viene raffigurato fatto di mattoni alcuni con crepe, altri letteralmente staccati e sparsi nello spazio circostante. Ai suoi piedi vediamo dei piccoli uomini che tentano di ricostruirne l’aspetto, questo è il primo input, è lo slancio dei cittadini che tengono alla città e cercano di far tornare il posto al suo vecchio splendore. Contemporaneamente però vediamo una serie di altri ‘soggetti’, gli sciacalli, i ladri che depredano e rubano, coloro che acquistano in cerca di denaro e che senza scrupoli sfruttano la situazione per i loro interessi, senza alcun pudore. Zed1 qui affonda il colpo e lo fa innescando una nuova similitudine visiva, vediamo un avvoltoio con una valigetta in mano, un altro appostato e vestito in giacca e cravatta che osserva silente in attesa di compiere il suo furto.
Il risultato finale è una riflessione intensa, un opera a tutto tondo che tocca gli aspetti più controversi, un racconto vero capace di cogliere il candore ed al tempo stesso l’ipocrisia.
Un voler raccontare l'immobilismo cittadino con la complicità di linee incerte o precise, dritte o curve, che hanno lasciato l'impronta di un passaggio, emblematico di nuovi orizzonti, nel linguaggio universale dei colori che sfondano, da sempre, le divisioni dei muri.

Serena Gervasio

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salernoarteLa Città di Salerno diventa, dall’11 al 25 ottobre, Capitale mondiale dell’Arte, ospitando la prima edizione della Biennale D’Arte Contemporanea che prevede la partecipazione di circa 360 Artisti, 500 opere in esposizione, una Giuria internazionale e unprogramma variegato pensato per coinvolgere la città e gli spettatori su più fronti.

Location L'Amministrazione Comunale di Salerno ha ritenuto di premiare l'alto livello qualitativo di questa prima edizione scegliendo per lo svolgimento dell'evento una delle location più prestigiose, appena restituita alla Città, dopo un imponente intervento di restauro durato 4 anni: palazzo Fruscione.

Si trova nella parte più antica del Centro storico di Salerno, nei pressi di Via dei Canali della Salerno romana e poggia parzialmente sui resti di un complesso termale di epoca imperiale. E' un palazzo di età normanna e, conosciuto oggi con il nome degli ultimi proprietari, è considerato l’edificio più significativo della storia dell’architettura civile di Salerno. 

L’idea

Nasce dalla necessità di portare l’arte a contatto con la gente, superando concetti come il perimetro e la prospettiva, perché l’Arte Contemporanea racchiude un’altraforma mentis, racconta un’altra realtà, prende forma e ha senso di esistere se inserita nel flusso della vita. L’arte non serve più a nulla se non ci aiuta a comprendere e a prendere parte del nostro tempo, deve staccarsi dalla pareti dei musei per diventare prima di tutto evento, festival, incontro, dibattito, confronto.

Questi i motivi principali che hanno spinto Olga Marciano(presidente di Salerno in Arte) eGiuseppe Gorga (vicepresidente di Sart) a portare questo ambizioso progetto nel sud Italia.

Sono trecento gli artisti partecipanti e cinquecento le opere in esposizione. Gli autori hanno lavorato su un tema libero o su quello drammaticamente attuale del femminicidio e concorrono per conquistare l’ambito premio internazionale “Trotula de Ruggiero - Città di Salerno”,la prima donna medico della storia, che ha frequentato l’illustre Scuola Medica di Salerno, primo centro di cultura non controllato dalla Chiesa ribadendo anche l’attenzione al mondo femminile da parte degli organizzatori della Biennale.

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Sezioni

Pittura, Scultura, Design, Installazioni, fotografia e grafica digitale, video Art, Arte ecosostenibile, under 25.

 

Giuria

Il premio verrà assegnato da una giuria qualificata composta da AngeloCalabrese, Paulo RobertoZuccolo Barragat, Luis V.Gramete, AntonioMiniaci, Maria PinaCirillo, SergioCaribè, AntoninoFoti, SilvanaDello Russo, ToninoDi Ronza, EsterAndreolae AntoninoCampanile.

 

Novità

Sarà la prima Biennale d'Arte al mondo a sperimentare gli allestimenti e le scenografie ecosostenibili: tutto ciò che verrà utilizzato all'interno delle sale espositive, dagli arredi al punto ristoro, sarà completamente realizzato attraverso il riciclo (artistico) dei rifiuti. 

 

Appuntamenti

Durante la manifestazione si alterneranno numerose iniziative:

Residenza d’Artista, dove 5 artisti potranno essere premiati ed essere ospitati nel laboratorio di “Ceramica Santoriello di Vietri sul Mare“;Contemporanea Giovani, in cui giovani artisti potranno esporre le proprie opere insieme a quelle di artisti internazionali, una buona occasione per confrontare diversi sguardi dell’arte;Light Salerno che mira a ricreare il sistema luminoso dalla città con installazioni o sculture realizzate anche con rifiuti;La tela più lunga d’Italia, che invece consiste in un’estemporanea di arte in cui possono partecipare diversi artisti su un tema libero con un metro di tela a disposizione per ciascun artista; infineArtisti in Quarantena, che, invece, incontra la ricezione televisiva di format come il “Grande Fratello”. Controllati a vista dalle telecamere e seguiti in streaming dal pubblico, 4 artisti saranno “costretti” a fare arte in estemporanea per sette giorni, in una sorta di prigione, costruita ad hoc, all'interno di Palazzo Fruscione, mentre fuori “imperversa” la Biennale d’Arte Contemporanea.
Momento per momento saranno pubblicate le foto del work in progress su facebook e, trascorsi i sette giorni, il pubblico decreterà il vincitore.

Una sorta di ribaltamento di ciò che accade in TV, ma che potrebbe incuriosire le giovani generazioni, superando quello che è il metodo espositivo delle opere contemporanee, sempre più complesse da comprendere.

Serena Gervasio

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A questa domanda non si possono che considerare le indagini di Platone e Aristotele, i quali hanno certamente posto le basi della futura riflessione sull’arte.Entrambi partono dal concetto di mimesis, che ridotto al significato base significa imitare,

La condanna platonica dell’arte fonda le sue ragioni richiamandosi alla dimensione del vero.

L’arte è imitazione del mondo sensibile, il quale, a sua volta, è imitazione del mondo delle idee, unica sede della verità; dunque l’arte è imitazione di un’imitazione.

Più nel dettaglio Platone distingue due tipi di mimesis: quando si riproducono esattamente le proporzioni dell’oggetto considerato; quando tiene conto dell’osservatore ed attua una serie di accorgimenti illusionistici che sembrano alterare la realtà, come in architettura. Nella dialettica realtà-apparenza il compromesso è impossibile, ogni apparenza è un tradimento della verità, dato che reali sono solo le idee, illusioni le cose di questo mondo.

Aristotele riscatta l’arte dalla condanna che Platone le aveva riservato; la dimensione artistica non allontana dal vero e non turba l’equilibrio emotivo dell’individuo. Definisce anche lui l’arte come imitazione, ma il carattere mimetico di tale esperienza non assume connotati di tipo menzognero, poiché il mondo sensibile oggetto di mimesi, nel suo sistema, non è apparenza ma realtà vera. In questa prospettiva l’attività artistica diventa un validissimo aiuto per comprendere l’uomo.

“l’imitare è connaturato agli uomini e tutti traggono piacere dalle imitazioni” e ancora “L’arte vive in uno spazio di possibilità e libertà”.  

Se per Platone l’arte è una copia fuorviante di ciò che esiste, per Aristotele è costruzione. Quindi per Platone è registrazione passiva di qualcosa che già c’è (e che a sua volta è una copia), per Aristotele fare arte è un’operazione attiva che coinvolge la sensibilità, è un’operazione intellettuale che prevede la scelta, una selezione della realtà che permette che questa sia capita, e permette di fornire un messaggio universale. 

1Particolare dell’opera “La scuola di Atene”, un affresco realizzato tra il 1509 ed il 1511 dal pittore Raffaello Sanzio. È conservato nella Stanza della Segnatura nei Palazzi Vaticani di Città del Vaticano.

Al centro figurano Platone ed Aristotele. Platone, dipinto con le sembianze di Leonardo da Vinci, regge in mano la sua opera Timeo ed indica il cielo con un dito (indica il mondo delle idee), mentre Aristotele regge l'Etica e rivolge il palmo della mano verso terra rivolgendosi al mondo terreno.

Da Pittrice posso dire che In un operaIl punto di partenza è sempre e comunque il reale, per quanto in molti casi l’artista, a lavoro ultimato, se ne ritrovi distaccato completamente.

S’impadronisce del contesto, lo fa suo modificandolo secondo la propria sensibilità e lo ripropone trasformato in una differente visione, in un luogo interiore che vuole condividere con il suo spettatore e che diviene nell’opera più verosimile e credibile della stessa realtà, quella con la quale siamo soliti confrontarci nel quotidiano e che viene considerata erroneamente l’unica possibile, l’unica esistente.

Per allontanarsi dalla fintaveritàsi estrae, con il fine di arrivare a nuovi contenuti inalterabili e immodificabili.

Dipende quindi da quale parte si vuole osservare questa faccenda. Se si guarda dalla dimensione dalla quale siamo abituati a posizionarci, quella nella quale manteniamo ben saldi i piedi per terra e la testa sulle spalle, egli, l’artista, è il bugiardo per eccellenza, è colui che astrae un concetto per raccontarcelo elaborato secondo la propria fantasia e la propria inventiva.
Se però guardiamo la stessa faccenda dall’altra sponda del fiume, quella dove per vedere basta chiudere gli occhi per entrare nella dimensione della sensibilità, scopriamo con stupore che l’opera ci concede finalmente di smascherare una dimensione ipocrita ed insincera, considerata purtroppo normalmente esclusiva per la sua facilità di osservazione. La questione è che oggi non esiste una realtà ma sono diversi modi di pensarla che costituiscono le tante realtà possibili.

 

 

 

 

2A partire dagli anni '80, l’uso del computer nei linguaggi dell’immagine ha determinato una non indifferente svolta nell’ambito delle espressioni artistiche, permettendo lo sviluppo di nuove forme di percezione e configurazione.

Il digitale ha permesso all'arte di aderire sempre più al nostro corpo e alla nostra mente, diventando quasi una metafora onirica dell'inconoscibile, dell'oltre la soglia. Attraverso l'interattivitàal fruitore viene conferito il potere di manipolare e trasformare l’elemento artistico con cui interagisce.

Oggi la tecnologica sta spingendo i laboratori del mondo informatico verso la ricostruzione di mondi cosiddetti "virtuali”. Grazie a sistemi di interfaccia hardware e sofware l'uomo viene collocato in veri e propri ambienti artificiali.

In realtà il calcolatore è da sempre anche simulatore della realtà: sistemi CAD, Videogames, modelli scientifici di simulazione che si misurano col reale imitando le forme della natura o meglio tutto questo sembri essere una corsa ad essere "più reale del reale".

Da ciò si deduce che ora è la macchina a realizzare ciò che Platone aveva prescritto agli artisti: fare copie della realtà e ,così facendo,Il mondo della percezione è ormai saldamente in mano alle tecnologie del virtuale.

 

di Serena Gervasio

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 benvenutiChi osserva un'opera d'arte vive un'esperienza emotiva. Mettere delle parole intorno all'opera significa creare un involucro, alzare una barriera fra l'opera e l'esperienza emotiva, significa tradurre l'emozione in parole.

Di conseguenza, al sentimento subentra la ragione, il calcolo, l'analisi.

Tutto questo può permettere di vedere più in profondità alcuni aspetti dell'opera (l’ideologia, la prospettiva storica, l'abilità tecnica dell'autore, la teoria estetica...), ma sarebbe assurdo pensare che l'arte si possa "capire" o co­munque "apprezzare" applicando solo criteri intellettuali.

La PAROLA, insomma, è destinata prima o poi a fermarsi difronte all’emotività dell'opera, perché ciò che fa di quell'opera un'opera d'arte è proprio il suo lato INDICIBILE e oscuro.

L'attrazione o repulsione che l'arte riesce a esercitare su di noi nasce proprio dalla sua capacità di comunicare diretta­mente con il nostro inconscio, di sollecitare le nostre emozioni più pro­fonde, di fare luce per un breve attimo sulle regioni sconosciute dell’anima. Ma se le parole fossero pronunciate dall’opera stessa e se a spiegare la realizzazione fosse proprio quel dipinto? 

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Questo concetto è stato reso nel miglior modo dall’artista Olandese Maurits Cornelius Escher con una litografia del 1948 “Mani che disegnano”, in cui una mano destra, nella parte alta del foglio, sta disegnando una mano sinistra.

L’inganno creato in questa raffigurazione è stato volutamente basato su vere premesse (immagini) per mezzo di ragionamenti corretti (composizione) che tuttavia portano a conclusioni contraddittorie (mondi impossibili).

La mano disegna sé stessa. Nella sua rappresentazione e realizzazione l’arte parla di sé.

E se fossero i soggetti rappresentati a poter parlare?

Osservando un dipinto qualsiasi, di sicuro, almeno una volta nella vita, sarà capitato di immaginare di cosa avrebbero discusso i personaggi ritratti se fossero stati dotati della facoltà di parola.

Stefano Guerrera, ingegnere informatico di 25 anni ha ben pensato di dare una risposta a tale quesito creando una delle pagine più seguite su facebook (più di mezzo milione di utenti) nel quale a intervalli irregolari vengono pubblicate le immagini derivanti dai quadri più popolari della storia dell’arte corredati da un commento ironico in dialetto.Immagine2

Per realizzare le sue personalissime "opere d'arte" usa Snapchat, "un'app” di messaggistica che negli Stati Uniti è usatissima, mentre in Italia ancora non è molto conosciuta.

Nata per gioco o per caso Stefano partorisce questa piccola grande idea proprio nel leggere l’appello per riportare l’insegnamento dell’arte nelle scuole superiori e altro non fa che portare su Facebook quello che molti studenti hanno fatto per anni durante le lezioni di arte al liceo o nelle aule magne dell'università.

Da qui si può far nascere una riflessione, per pensare nuovi approcci più attuali in grado di coinvolgere gli studenti di oggi, sfruttando tutte le potenzialità della tecnologia, dei social e della multimedialità in generale.

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Le Espressioni Gemelle del Verbo giovanneo e del pensiero/forma.

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Logos e Mythos è il titolo emblematico che è stato scelto per questo concorso artistico, promosso dal Circolo culturale Gocce d’Autore.

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