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Lunedì, 06 Novembre 2017 14:48

Il Jazz Club Potenza fa rivivere il genio di Monk grazie al Tarenzi Quartet

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musicare 1 Foto di Edoardo Angrisani

 Lo scorso 19 ottobre, il pianista Roberto Tarenzi accompagnato da Tommaso Scannapieco al contrabbasso e da Giovanni Scasciamacchia alla batteria, ha messo in musica presso il Jazz Club Potenza, un emozionante viaggio nell’universo del gigante del jazz, Thelonious Monk, in occasione dei cento anni dalla nascita.

 

Tarenzi, con un palma res degno dei più grandi artisti, è stato di recente selezionato insieme ad altri undici pianisti in tutto il mondo (tra cui Aaron Parks e Gerald Clayton) per prendere parte alla prestigiosa "Thelonious Monk International Piano Competition", e si esibirà di fronte a una giuria presieduta da Herbie Hancock e comprendente, tra gli altri, Danilo Perez e Andrew Hill.

“Ho respirato un’atmosfera molto intima”- ha commentato ai nostri taccuini, Tarenzi, al termine di una serata di livello altissimo e molto apprezzata dal pubblico del Club, e che ha aggiunto: “Sembrava di essere in un vero e proprio salotto! La scelta del repertorio è semplice e complessa, contestualmente. Si tratta di Monk e quindi del più grande innovatore di tutti i tempi nel jazz che è per lo stesso motivo difficilmente adattabile alle personalizzazioni e a un’assoluta comprensione. Devo dire che in questo contesto mi sono sentito del tutto soddisfatto”.

musicare 2

Gli ha fatto eco il batterista Scasciamacchia: “Roberto Tarenzi è un pianista eccelso. Quello odierno è un trio inedito, che si è esibito senza aver provato, su una rosa musicale che è risultata essere una sfida particolarmente interessante. Ne sono felice”.

Le note si sono abbracciate, rincorse e hanno disegnato dei tratti di vivida energia, consentendo agli ospiti di poter ripercorrere le strade di un passato che si affaccia sulle visioni del futuro e che contrae lo spazio sino a rendere gli animi in grande prossimità: “Quello che succede quando si suona non è prevedibile –ha aggiunto Tarenzi- ma all’interno di sé qualcosa di certo accade. Mi spiego. Ogni serata è differente da un’altra ed è possibile reagire in modo inusuale. Quali sono le variabili? Il posto in cui si suona, il suono dello strumento affidato, dalle persone (e dal suono che esse emanano), dai brani scelti. Risulta evidente che il “tempo” interagisca con tutti i fattori elencati. Più passano gli anni e più spero di essere all’interno del “momento”. D’altronde il jazz è musica estemporanea, ma non è totalmente libera. Se sbagliamo, noi lo sappiamo e ci rimettiamo in corsa, ed è meraviglioso reagire agli stimoli e alle sollecitazioni che ci giungono, mentre il tutto “accade”. A tutto si aggiungano i sentimenti e le prospettive che la vita ci sta sottoponendo mentre esistiamo nei contesti. Il jazz è, altresì, una scienza della perfettibilità, veicolo dell’ “improvviso”; lavoriamo su questo. Chi scrive, chi dipinge, chi realizza una scultura ha un tempo materico per produrre un’opera. Noi la realizziamo in “tempo reale”. Il risultato resta nell’aria e nei cuori di chi ci ascolta”.

musicare 3Scannapieco ha chiosato: “Ho vissuto questo concerto come affronto la vita: divertendomi! Credo, inoltre, che la musica sia legata al tempo, alle interazioni, alle pause, alle note e al movimento delle mani. Tutto concorre a costruire il motore di una macchina che viaggia in armonia, in un equilibrio di sostanza. Tra di noi, c’era grande complicità e ciò avviene perché il jazz reca con sé un elemento imprescindibile: la libertà”.

Virginia Cortese

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Virginia Cortese

Giornalista pubblicista

Appassionata e onnivora lettrice

Considero i libri come finestre sulla vita, da aprire costantemente per imparare come comportarsi sulle strade del mondo.

I miei libri guida sono La Nausea di Sartre, Amore Liquido di Bauman e Il Libro del riso e dell’oblio di Kundera.

Mi piace contemplare e vivere il Bello, perché sono convinta che sia davvero l’antidoto al male. Adoro l’arte, la corrente espressionistica è senza dubbio quella che mi rappresenta in modo totale, il mio quadro del cuore è Notte Stellata sul Rodano di Van Gogh.

Una visione romantica e di prospettiva sulle cose non può esulare dal ri-conoscersi in un’opera lirica, la mia è La Bohème di Puccini.

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