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Domenica, 22 Maggio 2016 14:26

Ciao B.B. King

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Riley B. King il suo vero nome, B.B. King il nome d’arte, è stato uno dei chitarristi più celebri e importanti di sempre:

con la sua Lucille la leggendaria Gibson 335 aveva creato uno stile più morbido e chiaramente ispirato al jazz e al rhythm and blues rispetto a quello, decisamente più "rootsie" di gente come Muddy Waters e Howlin' Wolf. Uno stile fatto di glissati e note lunghe, creato con un’inconfondibile tecnica della mano sinistra sul manico. Ha vinto 14 volte il Grammy e nella rivista Rolling Stone è posto come sesto chitarrista più bravo di tutti i tempi.

A questo modo di suonare puramente solistico faceva da contrasto il suo modo di cantare da "shouter", forgiato sul modello dei cantanti da big band. Si era formato a Memphis. B.B. era l'abbreviazione di Blue Boy ma in principio era l'abbreviazione di Beale Street Blues Boy: Beale Street a Memphis è la strada dei club di blues e ancora oggi è uno dei luoghi principali del culto di B.B. King. Di questo culto uno degli adepti più devoti è stato Eric Clapton che nel 2000 ha registrato un album con lui e nel 2005 ha partecipato, insieme a Van Morrison, Billy Gibbons, Sheryl Crow, Darryl Hall & John Oates, John Mayer, Mark Knopfler, Glenn Frey, Gloria Estefan, Roger Daltrey, Bobby Bland ed Elton John al disco celebrativo per l'80mo compleanno. 

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Molti i musicisti che hanno suonato con lui: da Luciano Pavarotti a Bruce Willis, da Zucchero a David Gilmour, da Slash a Phil Collins Ray Charles, Aretha Franklin, Chaka Khan, Bobby Bland ed Etta James con cui ha dato vita a una versione memorabile di “Thrill Is Gone”, il suo più grande successo insieme a “Sweet Little Angel” e alla trascinante versione di “Everyday I Have The Blues”. Certamente uno dei picchi di celebrità lo ha toccato nel 1988 grazie agli U2 che insieme a lui registrarono “When Love Comes To Town”, ai tempi di “Rattle And Hum”.

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B.B. King è sempre rimasto fedele a un modo classico di fare musica.  Era sempre in tournée, si era rassegnato solo da poco a non viaggiare in pullman con i suoi orchestrali e solo perché lo aveva costretto la figlia preoccupata dal suo stato di salute. Un suo concerto era come un appuntamento con un vecchio amico: l'orchestra cominciava a swingare un brano, l'annuncio, l'ingresso in scena sparando note dalla sua Lucille mentre i trombettisti suonavano ballando. Lui sempre sorridente e sudatissimo, con le sue giacche damascate e le manone a dispensare prelibatezze swing, cantava i suoi classici con le tasche piene di quelle spillette a forma di Lucille che per anni sono state uno degli oggetti più concupiti dai fan. Era davvero una leggenda ma non concepiva una vita lontano dal palco: è andato avanti fino all'ultimo, sfidando il diabete e gli acciacchi dell'età e di una carriera lunghissima, vissuta senza gli agi delle star.

Si è spento a 90 anni a Las Vegas il 14 maggio dello scorso anno (2015). Il mondo ha perso uno degli ultimi grandi di una generazione che ha cambiato la storia della musica.

Toni De Giorgi

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