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Domenica, 25 Ottobre 2015 10:42

Buddy Rich, il mito della batteria

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«Quello che Paganini fu per il violino, Buddy Rich lo fu per la batteria: semplicemente il più grande artista che abbia mai suonato lo strumento. Lui costituisce un inarrivabile riferimento al quale noi, semplici e mortali batteristi, possiamo solo guardare». Con estrema efficacia il grande Peter Erskine sintetizza il mito di Buddy Rich, considerato da Gene Krupa e dall’unanimità dei percussionisti “il più grande batterista che sia mai esistito”.

Bernard "Buddy" Rich, nato a New York il 30 settembre 1917, è considerato il più grande batterista di tutti i tempi per tecnica, velocità, potenza e creatività sullo strumento ed è stato l’ispirazione per molti batteristi del passato e attuali come Dennis Chambers, Dave Weckl, Steve Smith, Steve Gadd Virgil Donati, Vinnie Colaiuta, John Bonham an Paice, Keith Moon, Jojo Mayer, Topper Headon, Carl Palmer, Billy Cobham il quale ha dichiarato che Rich è stato uno dei suoi modelli .

La sua carriera non era in realtà iniziata dietro ad una batteria.

Nato da una famiglia d'arte, suo padre faceva il ballerino e sua madre era cantante. A soli diciotto mesi debuttò in un musical accanto ai genitori; a due anni però già suonava quello che poi sarebbe diventato il suo strumento in "Stars and stripes forever"; a quattro anni esordì a Broadway, a sei era in tournèe in Australia. Henry Adler, batterista e didatta, ricorda con precisione le fasi del primo ingaggio di Buddy Rich: «Stavo lavorando al Crystal Cafè di Brooklin con due ragazzi in gamba, quando uno dei miei allievi mi presentò Buddy dicendomi che suonava meglio di Gene Krupa. Sentito ciò, volli subito ascoltarlo. Finita la sua esecuzione gli chiesi: “Dove hai imparato a suonare in quel modo?”. Lui mi rispose: “Non ho mai preso neanche una lezione!”. Fui così impressionato che ne parlai a Joe Marsala, il quale accettò di provarlo con la sua orchestra. Per metterlo alla prova, la band attaccò un nuovo pezzo ad una velocità insolita, ma Buddy lo tenne senza fare una piega. Al termine del brano venne lasciato uno spazio per l’assolo di batteria e alla fine l’intera sala era in visibilio: nessuno aveva mai sentito nulla del genere».

Terminato l’ingaggio con Marsala, Buddy entra nell’orchestra del trombettista Bunny Berigan (1937) ed in seguito lavora con il celebre clarinettista Artie Shaw (1939), fornendo alla sua orchestra una spinta e uno senso dello swing che prima non aveva. Dopo lo scioglimento del gruppo, il batterista è avvicinato da Tommy Dorsey, un suonatore di trombone la cui orchestra è allora conosciuta come “la General Motors del band business”. Rich ed un giovane cantante di nome Frank Sinatra, tra i quali nacque da subito una intensa e goliardica amicizia, diventano le star di Dorsey e, salvo un’interruzione per il servizio militare, lo furono fino alla fine del 1945.

musicare rich 2In seguito, dopo esser stato per nove anni un gregario, Buddy pensa che sia giunto il momento di suonare a modo suo, con una propria big band. Fu proprio Frank Sinatra, che ottiene un enorme successo a partire dal 1942, che finanziò la nascita della prima “Buddy Rich Orchestra” con venticinquemila dollari. Sfortunatamente però l’interesse del pubblico per queste grosse formazioni inizia a registrare un calo. Così il batterista, già conosciuto per le sue straordinarie doti, entra a far parte della celebre formazione dei “Jazz At The Philarmonic”, lavorando con Dizzy Gillespie, Charlie Ventura e Louis Armstrong. Una garanzia di successo dei concerti di questa band sono i leggendari duelli tra Buddy Rich e il grande Gene Krupa. Resta indimenticabile in questo senso una storica apparizione televisiva del 1966, che vede i due in un serrato confronto a suon di rulli sul palco del “Sammy Davis Junior Show”. Tuttavia, nonostante l’apparente rivalità, Gene e Buddy sono uniti da una solida amicizia, che dura fino alla morte di Krupa, nel 1973.

Se non altro, è proprio Gene che presenta all’amico Marie, una giovane e bellissima danzatrice che diverrà sua moglie. Negli anni Cinquanta il jazz vive un momento decisamente intenso. Inizialmente Buddy non trova molto lavoro nei piccoli gruppi bebop, così gira degli spot con Less Brown e i fratelli Dorsey, dirigendo piccoli gruppi e registrando con tutti i grandi, da Art Tatum a Charlie Parker. Inoltre per qualche tempo prepara uno spettacolo di night club nel quale, oltre alla musica c’è spazio anche per la danza. In quegli anni, ed in particolare nel periodo compreso tra il 1964 e il 1965, Buddy lavora con l’orchestra di Harry James.

Negli ultimi venti anni della sua carriera, andando contro ogni evidenza, il batterista è determinato a dimostrare che sotto la sua guida può esistere una grande orchestra. Dopo un inizio difficile a Las Vegas, egli riesce a sfondare in un club rock di Hollywood chiamato “Chez”. Ogni sera la sala è presa d’assalto dal pubblico, e la sua band diviene una delle massime attrazioni. Conosciuto anche per il suo umore caustico e per le sue doti d’intrattenitore, Buddy realizza numerose apparizioni televisive, partecipando al “Tonight Show” di Johnny Carson, al “Dick Cavett Show” e al “Merv Griffin Show”: ciò contribuisce a fare del batterista una vera star.

 

Fenomenale e stupefacente sul drum-set ad ogni singola esibizione, leader instancabile e sicuro della propria orchestra, Buddy gira il mondo, regalando emozioni ad ogni spettatore ed infiammando le sale da concerto piene di fans. Negli ultimi anni Rich introduce nel proprio repertorio nuovi brani che presentano influenze rock e dimostrano la sua abilità di adattarsi alle esigenze e ai gusti del suo pubblico. Egli conosce un successo internazionale grazie alla sua celebre rivisitazione di “West Side Story”, interpretata in una coinvolgente medley.

La semplice definizione di batterista jazz risulta sicuramente limitativa se applicata a Buddy Rich. Dobbiamo infatti considerare che egli ha completamente determinato il vocabolario, lo stile, l’intenzione e anche l’estetica della batteria contemporanea, modificandola come oggi noi la conosciamo. Se infatti si dice che la chitarra rock moderna nasce dalle intuizioni di Jimi Hendrix, è grazie a Buddy che la batteria compie la propria decisiva rivoluzione, trasformandosi da strumento composito di derivazione orchestrale a propulsore ritmico e dinamico - con velleità solistiche - fulcro e punto di partenza delle formazioni rock e pop. Dunque possiamo affermare che Buddy Rich sta alla batteria come Jimi Hendrix sta alla chitarra. musicare rich 3

Le energiche rullate, i soli mozzafiato, gli scambi tra i crash, gli incroci fra rullante, tom e timpano, la configurazione divenuta poi classica del drum set (la disposizione cosiddetta “aurea” con rullante, un tom e due timpani) e tutti gli espedienti tipici della musica rock sono stabiliti dall’incredibile Buddy già negli anni Quaranta, peraltro con esiti talmente alti da risultare ineguagliabili.

Non è difatti un caso che Ian Paice e John Bonham, colonne portanti del rock drumming,  abbiano sempre citato Rich come loro principale fonte di ispirazione: basta ascoltare e vedere i loro assoli in “The Mule” e in “Moby Dick” e confrontarli a quelli di Rich, per capire che altro non sono se non un tentativo di riprendere e riproporre le mosse, le trovate e le invenzioni del celebre batterista.

Buddy Rich morì a Los Angeles, 2 aprile del 1987, all'Ucla Medical Center per un tumore al cervello.

Toni De Giorgi

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