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Musicare

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Riley B. King il suo vero nome, B.B. King il nome d’arte, è stato uno dei chitarristi più celebri e importanti di sempre:

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Un omaggio ad una delle madri del Jazz non poteva mancare in questo numero della rivista interamente dedicato alla figura della “mater” che genera e nutre. Carmen Mercedes McRae, è stata una cantante, compositrice, pianista e attrice statunitense, considerata una delle più influenti cantanti jazz del XX secolo. Oltre 60 album, eseguendo concerti e registrazioni negli Stati Uniti, Europa e Giappone, i suoi miti sono stati Louis Armstrong e Duke Ellington. A 17 anni ebbe un incontro folgorante incontrando la cantante Billie Holiday e da lì iniziò la sua carriera dapprima suonando il pianoforte e come cantante nei club di New York. In seguito riuscì ad ottenere il suo primo lavoro importante come pianista nella big band di Benny Carter (1944). 

Nel 1948 si trasferì a Chicago, suonando il pianoforte costantemente per quasi quattro anni, prima di tornare a New York, dove nei primi anni cinquanta la sua carriera incontrò il successo. Nel 1954, è stata votata miglior nuova cantante dalla rivista Down Beat. Sposò il bassista Ike Isaacs alla fine del 1950. Tra i suoi progetti discografici più interessanti ci sono: Mad About The Man (1957) con il compositore Noël Coward, Boy Meets Girl (1957) con Sammy Davis Jr., l'album tributo contenente una raccolta di canzoni di Nat King Cole You 're Lookin' at Me (1983), un album di duetti live con la cantante Betty Carter Duets (1987); ha chiuso la sua brillante carriera con omaggi a Thelonious Monk, Carmen Sings Monk (1990) e a Sarah Vaughan, Sarah: Dedicated to You (1991).

Nel 1955 prese parte al film La giungla del quadrato, nel 1960 I sotterranei e nel 1979 a Radici - Le nuove generazioni. Carmen McRae ha cantato nei jazz club di tutti gli Stati Uniti e in tutto il mondo per oltre cinquant'anni, partecipando al leggendario Monterey Jazz Festival (1961-1963, 1966, 1971, 1973, 1982), al North Sea Jazz Festival nel 1980, al Montreux Jazz Festival nel 1989 e ad Umbria Jazz (1990).

Toni De Giorgi

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musicare frank 1

In sintesi un piccolo ricordo in occasione dei 100 anni della nascita del grande Frank “the voice”. Francis Albert Sinatra, nome d’arte Frank, è stato un grande cantante e attore statunitense di origine italiana. Nato il 12 dicembre 1915 a Hoboken, New Jersey, figlio di italiani (padre siciliano e mamma ligure), oggi si contano i 100 anni dalla sua nascita. Soprannominato "The Voice", è stato uno degli artisti più importanti del secondo dopoguerra. Giovanissimo cominciò nel 1939 la sua carriera e da allora è diventato un idolo, prima per i più giovani, poi per un Paese intero. Dopo la guerra si affermò definitivamente entrando per ventitré volte nelle top ten musicali. Dal 1944 ha affiancato alla musica una carriera cinematografica non meno brillante. Nel 1945 fu uno dei più popolari interpreti di film musicali come Due marinai e una ragazza, accanto a Gene Kelly che gli insegnò a ballare; The House I Live In gli valse un Oscar speciale.

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musicare frank 2 Fino agli anni Cinquanta passò di musical in musical. È il 1954 quando alza l'Oscar come miglior attore non protagonista per il film Da qui all'eternità. Sfiorò il secondo Oscar con L'uomo dal braccio d'oro (1955) di Otto Preminger, in cui era protagonista e interpretava un drogato accanto a Kim Novak. Nella sua popolatissima bacheca c'è anche il Golden Globe per Pal Joey (1957) di George Sidney, dove interpreta uno squattrinato dotato - ovviamente - di un grandissimo talento canoro. Tra le interpretazioni da ricordare, sempre sul filo della musica, quella in Bulli e pupe di J.A. Mankiewicz, accanto a Marlon Brando e Jean Simmons.

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musicare frank 3 Alla fine degli anni '80 fece le sue ultime apparizioni sul grande schermo con Chi ha incastrato Roger Rabbit e Entertaining the troops. Amico di Presidenti, star di Hollywood e gangster, Sinatra è stato un indiscutibile protagonista del panorama culturale mondiale. Anche dopo la sua morte, il suo mito continua a pulsare. Sposatosi quattro volte, la sua vita privata movimentata ha dato molto da scrivere. Le sue mogli sono state, nell'ordine: Nancy Barbato, l'attrice Ava Gardner, l'attrice Mia Farrow, più giovane di lui di trent'anni, la sceneggiatrice Barbara Blakely. Ma si sono mormorate tante relazioni con dive sublimi Lauren Bacall e Grace Kelly. A livello musicale Sinatra ha lasciato alla storia un patrimonio di oltre 2.200 brani e più di 60 album di inediti pubblicati. Sinatra mori 14 maggio 1998, Los Angeles, California.

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Toni De Giorgi

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musicare bruno 1

In questo articolo vi propongo il racconto e la storia di un grande musicista lucano, nonché amico da molti anni, Antonio Nicola Bruno, bassista-cantautore-compositore. Esperto di elettronica popular, la sua ricerca ha riguardato anche la taranta, le collaborazioni con il Neapolitan Power, una ricerca musicale che punta alla musica e alla parola. Antonio Bruno è un esempio di come trasporre la vita nell'arte, e di come l’arte diventi vita. Nato a Tricarico, in provincia di Matera nel 1962, la sua musica trasuda delle sue origini e di quelle della sua terra. Vive anni di profondi cambiamenti e di costume, dove il mondo contadino, ancora vivo, lasciava il posto alla modernizzazione, all’inurbamento, alla fuga dalla vita della campagna, alla possibilità di andare via per avere possibilità di essere altro. Durante i soggiorni a Tricarico, entra nel mondo della musica popolare con il cugino più grande di oltre 20 anni, Antonio Infantino, luminare e pioniere della riscoperta della musica popolare italiana, fondatore dei Tarantolati di Tricarico. Viene iniziato al mondo della musica terapeutica: la musica per guarire. Infantino, al pari dei musicisti salentini della taranta, e al pari di tutta la musica sciamanica presente in tutto il mondo, considerava la sua musica una terapia, “ eravamo, quando entrai a farne parte nel 1981, i dottori della musica”, racconta Antonio Bruno. E poi: “certe volte nei concerti ci vestivamo tutti di bianco, con i camici ed iniziavamo a suonare i pezzi, così senza una parola, in una atmosfera mistica e di trance, nostra e del pubblico. Analizzando la musica e l’armonia, tutti i brani, a parte piccole eccezioni, erano dei blocchi monocordo, ogni brano si sviluppava su un solo accordo e senza mai modulare altrove; la ricerca del potenziale curativo derivava dagli studi e della nostra stessa appartenenza al mondo tarantato dei contadini del sud, e del fatto che i “pizzicati” prediligessero nella cura soltanto un colore; ai musicisti spettava il compito di scoprirlo e perseguire la giusta tonalità ed il giusto tipo di tarantella fino alla guarigione del soggetto pizzicato”. E’ così che è nato il progetto Bellitamburi, con il quale si è proseguito su questo stesso tipo di ricerca timbrica, ritmica e con l’uso della parola, della poesia, della protesta, della rabbia e dell’amore, in italiano e in dialetto, un esperanto miscuglio di tutti gli idiomi del sud Italia, e della sua libertà di espressione. Il brano Danza e Ridanza, ancora oggi replicato con il gruppo di Tony Esposito, prosegue questo tipo di ricerca. Antonio Bruno afferma che gli effetti della musica sono l’obiettivo perseguito, cerca  la radice popolare della musica sulla quale far germogliare ciò che semina. Nei testi usa un dialetto nuovo, una specie di incontro tra i posti della sua vita, e soprattutto del sud Italia.

Scrive Antonio a proposito del Neapolitan Power: “grazie alla lunga militanza nel gruppo di Tony Esposito dal 2002, prima come autore e bassista, poi come cantante e chitarrista ho avuto modo di conoscere tutto il panorama musicale della città di Napoli. Ho potuto suonare con tutti i più grandi autori partenopei, e credo che i concerti più belli sono quelli fatti a Napoli con Pino Daniele nel 2012/2013 (Napul’ é ..tutta nata storia) sei concerti e poi nel 2013/2014 (Tutta nata storia live in Napoli), cinque concerti insieme al famoso rapper napoletano Clementino.

musicare bruno 2Ho  parlato e mi sono confrontato con Pino Daniele, un autore che ho sempre amato per la sua ricerca musicale e testuale. Durante le prove lui mi ascoltò incuriosito, tant’è che mi chiese di raggiungerlo nella sua casa-studio a Roma dopo il tour che però è stato interrotto prematuramente dalla sua scomparsa.

Durante queste prove che si tennero al Palatlantico di Roma, ricordo l’emozione di ascoltarlo provare da vicino, la strana sensazione di sentire e di vedere un autore così grande, di vedere quali direttive dava a tutti quei musicisti che sono da anni parte della storia della musica italiana.

Poi ci diede il suo palco ed ascoltò attentamente la performance che avremmo dovuto fare dopo qualche giorno al Palapartenope a Napoli, dovevano essere due concerti che divennero sei, un tutto esaurito, con un pubblico che conosceva tutte le canzoni a memoria.

Certamente degli eventi che resteranno nella storia dei concerti di Pino Daniele a Napoli, dove hanno preso parte tutti i gruppi più importanti dagli anni 70 ad oggi.

Con Tony Esposito, del quale sono diventato uno dei suoi più stretti collaboratori, ho fatto molte centinaia di concerti in Italia e nel mondo, partecipato a decine di manifestazioni, ho fondato con lui ed i famosissimi pittori americani Mark e Paul Kostabi il gruppo “New modernism” poi diventato “Kostabeat” e con loro abbiamo pubblicato tre cd, per Azzurra music e Warner e fatto vari concerti e collaborazioni.

musicare bruno 4Abbiamo inoltre fondato il gruppo “tam tam brass", con il gruppo dei solisti del Conservatorio di Santa Cecilia, quando anche il mondo della musica classica è andato in crisi ed i musicisti hanno deciso di uscire fuori dai teatri e di confrontarsi con i musicisti popolari.

Ne è nato un disco meraviglioso “tam tam brass” (2013 Sony music) ed abbiamo fatto con loro alcuni concerti e partecipato alla trasmissione “alle falde del Kilimangiaro” di Licia Colò per Rai 3.

Ancora grazie a lui è nata la mia collaborazione con il gruppo Petrameridie e con questi abbiamo partecipato alla “Notte della Taranta” a Melpignano, un concerto con 150.000 persone sotto al palco, una emozione ancora una volta difficile da descrivere. Anche quest’anno abbiamo suonato alla tappa di Cutrofiano, e fatto altri concerti che saranno sicuramente seguiti da un lavoro discografico.

musicare bruno 3Abbiamo fatto parte di numerose trasmissioni Rai, ed anche su Rai International e su radio Rai, molte esibizioni sono reperibili su YouTube, dove esistono centinaia di video della mia attività concertistica e di produzione. Contemporaneamente, in questi anni ho sviluppato con mio fratello Giorgio Bruno, percussionista, il gruppo dei “Bellitamburi”, con il quale abbiamo vinto nel 2006 il premio Heineken ed il premio città di Avella e pubblicato per CNI music l’album “Danza e ridanza" (2008). Un altro album che uscirà a breve.

Partecipazione come ospiti a due edizioni della Notte della tarmorra a Napoli. Oltre ai Bellitamburi, ho un progetto a mio nome come cantautore insieme al bassista produttore Maurizio Gambardella, il chitarrista Matteo Tundo e Giorgio Bruno alla batteria, con il quale ho pubblicato l’album “Magic sound” (2014) ed è in uscita “Elettronica popular”, un cd appena completato di cui spero di aver modo di parlarne tra qualche tempo dopo la sua pubblicazione. E’ Uscito anche un libro sul Neapolitan Power, intitolato “Per rabbia e per amore” scritto da Antonio D’Errico, uno scrittore e biografo campano che mi ha inserito in questo libro di interviste insieme ai più importanti autori contemporanei di Napoli, da Beppe Barra a Eugenio Bennato, da James Senese ad Antonio Onorato, Tony Esposito e altri.

Anche in questa intervista, ho portato il mio pezzo di Basilicata all’interno di un movimento che ha dato vita ad un vero e proprio genere musicale made in Italy.”

Toni De Giorgi

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musicare rich 1

«Quello che Paganini fu per il violino, Buddy Rich lo fu per la batteria: semplicemente il più grande artista che abbia mai suonato lo strumento. Lui costituisce un inarrivabile riferimento al quale noi, semplici e mortali batteristi, possiamo solo guardare». Con estrema efficacia il grande Peter Erskine sintetizza il mito di Buddy Rich, considerato da Gene Krupa e dall’unanimità dei percussionisti “il più grande batterista che sia mai esistito”.

Bernard "Buddy" Rich, nato a New York il 30 settembre 1917, è considerato il più grande batterista di tutti i tempi per tecnica, velocità, potenza e creatività sullo strumento ed è stato l’ispirazione per molti batteristi del passato e attuali come Dennis Chambers, Dave Weckl, Steve Smith, Steve Gadd Virgil Donati, Vinnie Colaiuta, John Bonham an Paice, Keith Moon, Jojo Mayer, Topper Headon, Carl Palmer, Billy Cobham il quale ha dichiarato che Rich è stato uno dei suoi modelli .

La sua carriera non era in realtà iniziata dietro ad una batteria.

Nato da una famiglia d'arte, suo padre faceva il ballerino e sua madre era cantante. A soli diciotto mesi debuttò in un musical accanto ai genitori; a due anni però già suonava quello che poi sarebbe diventato il suo strumento in "Stars and stripes forever"; a quattro anni esordì a Broadway, a sei era in tournèe in Australia. Henry Adler, batterista e didatta, ricorda con precisione le fasi del primo ingaggio di Buddy Rich: «Stavo lavorando al Crystal Cafè di Brooklin con due ragazzi in gamba, quando uno dei miei allievi mi presentò Buddy dicendomi che suonava meglio di Gene Krupa. Sentito ciò, volli subito ascoltarlo. Finita la sua esecuzione gli chiesi: “Dove hai imparato a suonare in quel modo?”. Lui mi rispose: “Non ho mai preso neanche una lezione!”. Fui così impressionato che ne parlai a Joe Marsala, il quale accettò di provarlo con la sua orchestra. Per metterlo alla prova, la band attaccò un nuovo pezzo ad una velocità insolita, ma Buddy lo tenne senza fare una piega. Al termine del brano venne lasciato uno spazio per l’assolo di batteria e alla fine l’intera sala era in visibilio: nessuno aveva mai sentito nulla del genere».

Terminato l’ingaggio con Marsala, Buddy entra nell’orchestra del trombettista Bunny Berigan (1937) ed in seguito lavora con il celebre clarinettista Artie Shaw (1939), fornendo alla sua orchestra una spinta e uno senso dello swing che prima non aveva. Dopo lo scioglimento del gruppo, il batterista è avvicinato da Tommy Dorsey, un suonatore di trombone la cui orchestra è allora conosciuta come “la General Motors del band business”. Rich ed un giovane cantante di nome Frank Sinatra, tra i quali nacque da subito una intensa e goliardica amicizia, diventano le star di Dorsey e, salvo un’interruzione per il servizio militare, lo furono fino alla fine del 1945.

musicare rich 2In seguito, dopo esser stato per nove anni un gregario, Buddy pensa che sia giunto il momento di suonare a modo suo, con una propria big band. Fu proprio Frank Sinatra, che ottiene un enorme successo a partire dal 1942, che finanziò la nascita della prima “Buddy Rich Orchestra” con venticinquemila dollari. Sfortunatamente però l’interesse del pubblico per queste grosse formazioni inizia a registrare un calo. Così il batterista, già conosciuto per le sue straordinarie doti, entra a far parte della celebre formazione dei “Jazz At The Philarmonic”, lavorando con Dizzy Gillespie, Charlie Ventura e Louis Armstrong. Una garanzia di successo dei concerti di questa band sono i leggendari duelli tra Buddy Rich e il grande Gene Krupa. Resta indimenticabile in questo senso una storica apparizione televisiva del 1966, che vede i due in un serrato confronto a suon di rulli sul palco del “Sammy Davis Junior Show”. Tuttavia, nonostante l’apparente rivalità, Gene e Buddy sono uniti da una solida amicizia, che dura fino alla morte di Krupa, nel 1973.

Se non altro, è proprio Gene che presenta all’amico Marie, una giovane e bellissima danzatrice che diverrà sua moglie. Negli anni Cinquanta il jazz vive un momento decisamente intenso. Inizialmente Buddy non trova molto lavoro nei piccoli gruppi bebop, così gira degli spot con Less Brown e i fratelli Dorsey, dirigendo piccoli gruppi e registrando con tutti i grandi, da Art Tatum a Charlie Parker. Inoltre per qualche tempo prepara uno spettacolo di night club nel quale, oltre alla musica c’è spazio anche per la danza. In quegli anni, ed in particolare nel periodo compreso tra il 1964 e il 1965, Buddy lavora con l’orchestra di Harry James.

Negli ultimi venti anni della sua carriera, andando contro ogni evidenza, il batterista è determinato a dimostrare che sotto la sua guida può esistere una grande orchestra. Dopo un inizio difficile a Las Vegas, egli riesce a sfondare in un club rock di Hollywood chiamato “Chez”. Ogni sera la sala è presa d’assalto dal pubblico, e la sua band diviene una delle massime attrazioni. Conosciuto anche per il suo umore caustico e per le sue doti d’intrattenitore, Buddy realizza numerose apparizioni televisive, partecipando al “Tonight Show” di Johnny Carson, al “Dick Cavett Show” e al “Merv Griffin Show”: ciò contribuisce a fare del batterista una vera star.

 

Fenomenale e stupefacente sul drum-set ad ogni singola esibizione, leader instancabile e sicuro della propria orchestra, Buddy gira il mondo, regalando emozioni ad ogni spettatore ed infiammando le sale da concerto piene di fans. Negli ultimi anni Rich introduce nel proprio repertorio nuovi brani che presentano influenze rock e dimostrano la sua abilità di adattarsi alle esigenze e ai gusti del suo pubblico. Egli conosce un successo internazionale grazie alla sua celebre rivisitazione di “West Side Story”, interpretata in una coinvolgente medley.

La semplice definizione di batterista jazz risulta sicuramente limitativa se applicata a Buddy Rich. Dobbiamo infatti considerare che egli ha completamente determinato il vocabolario, lo stile, l’intenzione e anche l’estetica della batteria contemporanea, modificandola come oggi noi la conosciamo. Se infatti si dice che la chitarra rock moderna nasce dalle intuizioni di Jimi Hendrix, è grazie a Buddy che la batteria compie la propria decisiva rivoluzione, trasformandosi da strumento composito di derivazione orchestrale a propulsore ritmico e dinamico - con velleità solistiche - fulcro e punto di partenza delle formazioni rock e pop. Dunque possiamo affermare che Buddy Rich sta alla batteria come Jimi Hendrix sta alla chitarra. musicare rich 3

Le energiche rullate, i soli mozzafiato, gli scambi tra i crash, gli incroci fra rullante, tom e timpano, la configurazione divenuta poi classica del drum set (la disposizione cosiddetta “aurea” con rullante, un tom e due timpani) e tutti gli espedienti tipici della musica rock sono stabiliti dall’incredibile Buddy già negli anni Quaranta, peraltro con esiti talmente alti da risultare ineguagliabili.

Non è difatti un caso che Ian Paice e John Bonham, colonne portanti del rock drumming,  abbiano sempre citato Rich come loro principale fonte di ispirazione: basta ascoltare e vedere i loro assoli in “The Mule” e in “Moby Dick” e confrontarli a quelli di Rich, per capire che altro non sono se non un tentativo di riprendere e riproporre le mosse, le trovate e le invenzioni del celebre batterista.

Buddy Rich morì a Los Angeles, 2 aprile del 1987, all'Ucla Medical Center per un tumore al cervello.

Toni De Giorgi

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musicare 1

Nato nel 1931 a Springfield in Massachusetts, Phil Woods ricevette il primo sassofono in dono all'età di 12 anni, ma non sapendo come suonarlo provò a rivenderlo per dei soldatini. Fu la madre ad impedirglielo, consigliandogli di rivolgersi ad un insegnante, Harvey LaRose, che lo indirizzò alla ricerca del suo suono grazie ai lavori di Benny Carter. Lo stesso Carter, nel corso degli anni, divenne un mentore e un amico. Phil Woods andò a studiare alla Juillard di New York nel 1948, dove si diplomò in composizione e clarinetto perché non esisteva il diploma in sassofono. Fece parte di diversi ensemble, tra cui il gruppo di accompagnamento della grande cantante Sarah Vaughan negli anni Cinquanta.

Divenuto sempre più conosciuto nel circuito jazz, Phil Woods suonò negli anni con i più grandi della musica black e non solo, come Charlie Barnet, Jimmy Raney, George Wallington, Gene Quill, Dizzy Gillespie, Buddy Rich, Quincy Jones, Benny Goodman, Sonny Rollins, Benny Carter, Thelonious Monk, Lee Konitz, Tito Puente, Clark Terry, Jon Hendricks, Tommy Flanagan, Red Mitchell, Tom Harrell, Billy Joel, Paul Simon, Stephane Grappelli, Louie Bellson, Steely Dan e Michel Legrand.

Dal grande pubblico è però conosciuto per aver suonato il solo di sax al fianco di Billy Joel in "Just the way you are" e per aver vinto 4 Grammy Awards su 7 nomination.

I Grammy (1975, 1977, 1982 e 1983) li sono stati attribuiti sia come Best Instrumental Jazz Performance, Individual or Group sia come Best Jazz Ensemble.

musicare 2Insignito del premio National Endowment for the Arts Jazz Masters nel 2007, uno dei maggiori premi per i jazzisti, Phil Woods commentò con queste parole il riconoscimento:

Il Jazz non morirà mai. È una musica che durerà per sempre, e mi piace pensare che la mia musica sia in qualche luogo per restarci, forse non per sempre, ma per influenzare qualcuno.

Phil Woods è morto qualche settimana fa a 83 anni il 29 settembre 2015 a East Stroudsburg, a causa di un enfisema polmonare.

 

 

 

 

 

 

 

Toni De Giorgi

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musicare pastorius

John Francis Anthony Pastorius, nato a Norristown il 1º dicembre 1951 e conosciuto come Jaco Pastorius, è stato un bassista, compositore e produttore discografico di jazz, fusion e funky, annoverato tra i più grandi bassisti di tutti i tempi e tra le figure simbolo del genere fusion. Il suo primo approccio alla musica avvenne suonando la batteria. Successivamente per una frattura a un polso e, pur di non rimanere inattivo, iniziò ad esercitarsi con quello che sarebbe poi diventato il suo strumento, il basso. Suonava generalmente un basso elettrico fretless.

Con il suo stile particolare è riuscito a caratterizzare il basso come solista, e ridefinire il ruolo del basso elettrico nella musica, suonando simultaneamente melodie, accordi, armonici ed effetti percussivi. Per numerosi bassisti anche non inerenti al jazz (dal pop al rock) è stato ed è ancora un importante punto di riferimento.

Tecnica e talento uniti a una personalità decisamente sopra le righe: queste tre caratteristiche resero Pastorius la leggenda che conosciamo. Leggenda nata con l'approdo ai Weather Report, la mirabolante band jazz-fusion in cui Jaco iniziò a militare nel 1976. Ci arrivò consegnando un nastro con la sua versione di "Donna Lee" di Charlie Parker al leader Joe Zawinul l'anno precedente e rischiando seriamente di non far parte del gruppo. Ansioso di ricevere una risposta, aveva anticipato l'ascolto della cassetta con una telefonata a Zawinul - rimasta nella storia - in cui si definiva "il più grande bassista del mondo".

Il loro rapporto fu importantissimo e determinante per la carriera e la vita di entrambi. Zawinul ricoprì a lungo il ruolo di maestro e padre putativo di Jaco: quando il disturbo bipolare di Pastorius divenne più grave (peggiorato dagli abusi di alcol e droga), si creò una rottura insanabile tra i due. Nel frattempo - paradossalmente - la carriera solista del "più grande bassista del mondo" raggiungeva vette eccelse (memorabile il "Birthday Concert" del 1982 a Miami) con riconoscimenti e collaborazioni illustri (Pat Metheny e Herbie Hancock, tra i molti).

Pastorius lasciò i Weather Report e iniziò una fulgida carriera da solista, pubblicando il suo secondo album Word of Mouth. Suonò inoltre in alcuni album di Joni Mitchell quali Mingus, Hejira , Don Juan's Reckless Daughter , Shadows and Light con Pat Metheny, Lyle Mays, Michael Brecker e Don Alias.

L'alcolismo e la tossicodipendenza accentuarono il suo squilibrio mentale, che successivamente fu diagnosticato come disturbo bipolare; le sue relazioni con i responsabili dell'industria musicale e i gestori dei locali peggiorarono al punto da non trovare nessuno disposto a ingaggiarlo per un concerto.

A questo declino inesorabile fecero da contrappunto alcune esibizioni entrate nella storia del jazz, come l'esibizione che si tenne a Miami nel 1982, in occasione del suo trentunesimo compleanno, più nota come The Birthday Concert, contornata dalla partecipazione di musicisti come Michael Brecker, Bob Mintzer, Peter Erskine e altri e seguita poi da una tournée in Giappone con una sezione di fiati composta dai Brecker Brothers e Bob Mintzer. musicare pastorius1

Successivamente ci furono altre formazioni e gruppi più ristretti, con i quali Pastorius ebbe modo di esibirsi nei locali di New York: su tutti spiccano il trio con Hiram Bullock alla chitarra e Kenwood Dennard alla batteria, e il quartetto con Steve Slagle, Mike Stern e Adam Nussbaum, con cui registra l'album Live in New York, Volume 5. Nell'ultimo album, Live in New York, Volume 7, Kenwood Dennard viene rimpiazzato da Victor Lewis.

Jaco Pastorius mori’ il 21 settembre del 1987, a soli trentasei anni a causa delle percosse subite da un buttafuori durante una delle sue nottate a base di stupefacenti, venne prima cacciato da un concerto di Carlos Santana e poi dal "Midnight Bottle Club". Mori’ in ospedale poche ore dopo essere entrato in coma. 

Toni De Giorgi

 

 

 

 

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musicare1Parlare di Ray Charles Robinson significa parlare di una leggenda della musica soul. Diventato cieco all’età di otto anni, è stato uno dei musicisti più importanti di tutti i tempi. Cantante e pianista statunitense, è considerato uno dei pionieri della musica soul.

Nonostante le sue origini umili e i problemi di vista causati probabilmente da una malattia o ad un'infezione mai curata causata dal contatto con acqua saponata, frequentò una scuola per sordi e ciechi in Florida, dal 1937 al 1945. Nel suo periodo di scuola gli venne insegnata solamente musica classica, quando lui avrebbe invece voluto suonare ciò che sentiva spesso alla radio: lo swing, il jazz ed il blues. Fu qui che conobbe appieno la musica ed imparò a comporre, a suonare strumenti musicali e a sviluppare il suo dono.

Dopo la morte della madre, Ray Charles non ritornò più a scuola. Andò a vivere a Jacksonville, presso una coppia, amica della madre. Per più di un anno suonò il piano per alcune band, al Ritz Theatre di LaVilla, guadagnando quattro dollari a sera. Successivamente si spostò ad Orlando, e poi Tampa, dove suonò assieme ad una band del sud chiamata The Florida Playboys. Fu questo il periodo in cui iniziò ad utilizzare i suoi occhiali, creati da Billy Stickles

Trasferitosi a Seattle, nello Stato di Washington, nel 1947, iniziò presto ad incidere dischi (la sua prima registrazione fu il singolo I Love You, I Love You (I Will Never Let You Go)/Confession Blues, del 1949) e il suo primo successo ad entrare nelle classifiche di vendita fu, nel 1951, Baby, Let Me Hold Your Hand. In seguito, con Ahmet Ertegün, firmò per la Atlantic Records. Quando entrò nell'industria discografica, il suo nome da artista venne abbreviato in Ray Charles, per evitare possibili confusioni con il pugile Sugar Ray Robinson.

A inizio di carriera fu influenzato - e questo lo si può evincere dalle prime registrazioni - dallo stile vocale di colleghi a quel tempo assai celebri, come Nat King Cole e Charles Brown. Le prime tournée le compì con Lowell Fulson ed ebbe modo di lavorare anche con Guitar Slim e Ruth Brown.

Charles affinò progressivamente uno stile personale che lo portò a miscelare una combinazione di vari generi musicali, fra cui il gospel e il jazz.

Seppe coniugare sonorità diverse, dal rhythm and blues alla musica country, dal Vocal jazz al piano blues fino al soul blues.

Nel 1959, in molte radio venne trasmessa la canzone What'd I Say, divenuta un successo. Dopo essere stato a lungo conosciuto negli ambienti R&B, con questo brano, Charles riuscì finalmente ad ottenere popolarità nell'ambiente della musica pop, contribuendo anche all'affermazione del genere soul. La canzone è stata nominata come la decima migliore di tutti i tempi nella Lista delle 500 migliori canzoni secondo la rivista Rolling Stone.

L'ultimo disco di Charles con la Atlantic fu The Genius of Ray Charles, uscito il medesimo anno di What I'd Say. Successivamente il musicista firmò per la ABC Records, sempre nel 1959.

Nel 1965 Charles venne arrestato per possesso di eroina, droga di cui era dipendente da circa 20 anni, e fu Questo fu il suo terzo arresto. Passò il 1966 in libertà vigilata, mentre il suo singolo Crying Time raggiungeva la 6ª posizione delle classifiche. Il brano vinse anche il Grammy Award for Best Male R&B Vocal Performance nel 1967.

Dalla fine degli anni sessanta agli anni settanta, le canzoni di Charles furono o successi o flop,con alcune grandi hit e lavori premiati dalla critica.

Nel  1977, Charles apparve in televisione come conduttore di Saturday Night Live.

Il 7 marzo 1979, come simbolo di riconciliazione dopo i conflitti per l'ottenimento dei diritti civili, Charles cantò Georgia on My Mind davanti all'Assemblea generale della Georgia. Dopo la performance di Charles, l'Assemblea adottò il brano come canzone ufficiale dello Stato il 24 aprile dello stesso anno.

Negli anni ottanta altri eventi aumentarono il successo di Charles tra il pubblico più giovane. Nel 1980 apparve nel film The Blues Brothers. Nel 1985 partecipò alla registrazione del singolo We Are the World, prodotto da Quincy Jones e inciso a scopo benefico da USA for Africa, un supergruppo di celebrità della musica pop, riunitesi secondo il modello della Band Aid di Do They Know it's Christmas? I proventi raccolti con We Are the World furono devoluti alla popolazione dell'Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia. Il brano vinse il Grammy Award come "Canzone dell'anno", come "Disco dell'anno", e come "Miglior performance di un duo o gruppo vocale pop".

Pur essendo stato un sostenitore di Martin Luther King e dei diritti degli afroamericani negli USA, Charles incontrò varie controversie nel Sudafrica nel 1981,durante una protesta contro l'apartheid. musicare2

Nel 1989 Charles registrò una cover di una canzone della band giapponese Southern All Stars. Per la sua versione, il titolo del brano, Itoshi no Ellie, venne tradotto in Ellie My Love. Il singolo raggiunse la 3ª posizione delle classifiche nipponiche.[12] Ellie My Love vendette più di 400.000 copie e in Giappone divenne un gran successo.

Nel 1990, assieme a Chaka Khan, venne incluso nella hit di Quincy Jones, I'll Be Good to You, tratto dall'album Back on the Block. Dopo la morte di Jim Henson nel medesimo anno, Charles apparve in un tributo della CBS, The Muppets Celebrate Jim Henson. Diede un breve discorso riguardo alla morte di Henson, dichiarando che «prese una semplice canzone e la trasformò in un momento di grande potere». Charles si riferiva al brano It's Not Easy Being Green, che cantò insieme ai personaggi dei Muppets in ricordo di Henson.

Il brano Georgia on My Mind è stato il suo più grande successo. Il suo ultimo contributo alla musica è stato la produzione di un disco di duetti con B.B. King, Elton John, Norah Jones e Johnny Mathis. The Genius - come era stato soprannominato per il suo straordinario talento artistico, nel 1980 apparve nel film The Blues Brothers.

Nel 2004, Rolling Stone Magazine lo nominò 10º tra i 100 più grandi artisti di tutti i tempi e 2º nella classifica del 2008 dei 100 più grandi cantanti di sempre.

Charles morì il 10 giugno 2004 per le complicanze di una malattia al fegato all'età di 73 anni.

Toni De Giorgi

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