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Mercoledì, 22 Gennaio 2020 09:05

I libri che hanno il “nulla” dentro

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Leggere 1

Prosegue la nostra ricerca sui libri che trattano il tema che ci siamo voluti dare per questo numero della rivista. Il nulla declinato nelle sue accezioni, dalle più filosofiche alle più esistenzialiste, ci accompagna nella nuova carrellata di letture che come di consueto consigliamo ai nostri affezionati lettori. Ai quali chiediamo anche di darci un feedback sui libri suggeriti. Il Nulla è tutto ciò che non è, un dibattito sempre aperto ed attuale tra l’essere e il non essere. Sulla scorta di questa riflessione, auguriamo a tutti un nuovo anno pieno di libri e di ottime letture!

 

L' essere e il nulla

L'essere e il nulla

di Jean-Paul Sartre

Traduttore: G. Del Bo

Curatore: F. Fergnani, M. Lazzari

Editore: Il Saggiatore

In contrasto con la lunga tradizione speculativa della filosofia occidentale, Jean-Paul Sartre - narratore, drammaturgo e pensatore fra i più influenti del Novecento - rifiuta ogni conclusione positiva e edificante per interrogare la frattura dolorosa, l'incrinatura impalpabile che separa la coscienza dalla realtà oggettiva. Ne risulta un conflitto inesausto tra il destino dell'uomo di autotrascendersi e la sua impossibilità di raggiungere una dimensione di pienezza. L'uomo di Sartre, "un Dio mancato", è allora sempre tentato dalla prospettiva elusiva della totalità e di una vita in pieno accordo con il mondo che lo circonda, cui è chiamato a dare senso e significato. Comparso per la prima volta nel 1943 e tuttora considerato un caposaldo della filosofia contemporanea, L'essere e il nulla - nella storica traduzione di Giuseppe Del Bo - non è solo il manifesto dell'esistenzialismo francese e il testo teorico di Sartre di maggior respiro, ma un'opera imprescindibile per chiunque voglia avvicinarsi al pensiero di un grande maestro, e scoprire la forza, e l'angoscia, del nostro dono più grande: la libertà.

Tutto per nulla. Antologia dello «Zibaldone di pensieri»

Tutto per nulla

di Giacomo Leopardi

Curatore: M. A. Rigoni

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Lo "Zibaldone di Pensieri", compilato da Leopardi nel corso di un quindicennio (tra il 1817 e il 1832), è un immenso scartafaccio al quale l'autore non riuscì (o non volle) mai assegnare una forma compiuta. E' più di un libro, proprio perché, mescolando forme, temi, progetti diversi, arriva a rinchiudere virtualmente molteplici opere. Non solo: se alcuni materiali contenuti nello scartafaccio sono a uno stadio di elaborazione ancora imperfetto, molte pagine raggiungono invece esiti di assoluta compiutezza, e si prestano a una fruizione anche isolata dal contesto. Ma è anche meno di un libro, per il suo carattere privato, eterogeneo, addirittura provvisorio, per il suo andamento discontinuo (l'autore poteva scrivere molte note nello stesso giorno, o pochissime pagine nel giro di anni), per il suo inseguire, di stagione in stagione, temi cruciali e ricorrenti. Insomma, leggere lo "Zibaldone" per intero è un'avventura complessa anche per gli addetti ai lavori. D'altro lato, si tratta non solo di un'opera fondamentle per capire Leopardi e il pensiero moderno, ma anche di un libro pieno di fascino poetico. Un'antologia è dunque il modo più immediato per accostare lo "Zibaldone", selezionato, in questo caso, secondo il gusto e la competenza di uno studioso di Leopardi che è anche scrittore in proprio.

Nulla di ordinario. Su Wislawa Szymborska

Nulla di ordinario

di Michal Rusinek

Curatore: Andrea Ceccherelli

Editore: Adelphi

Il 3 ottobre del 1996 l’Accademia di Svezia comunica a Wisława Szymborska che le è stato assegnato il premio Nobel. Da quel momento, lei così schiva, è costantemente sollecitata: arrivano lettere, telegrammi, manoscritti, richieste e proposte spesso del tutto incongrue. Il telefono squilla anche di notte. Si impone il supporto di un segretario. Quando Michał Rusinek, neolaureato ventiquattrenne, si presenta in casa sua, la trova sgomenta. «Allora» racconta «chiesi cortesemente un paio di forbici e tagliai il cavo. Il telefono smise di squillare. La Szymborska esclamò: “Geniale!”. E fu così che venni assunto». Le resterà accanto per più di quindici anni. In questo libro – basato su ricordi di prima mano – Rusinek getta un fascio di luce su aspetti della grande poetessa rimasti finora in ombra: le sue a volte stravaganti passioni (per i limerick e per il Kentucky Fried Chicken, per Vermeer e per gli oggetti kitsch, per Woody Allen e per Il Circolo Pickwick – e soprattutto per le sigarette); il suo bisogno di solitudine; il modo in cui nascevano le sue poesie («Sosteneva che l’utensile più importante nella casa di un poeta fosse il cestino della cartastraccia») e quello in cui creava i suoi collage; i suoi (complessi) rapporti con l’altro grande premio Nobel polacco, Czesław Miłosz; i rituali della scrittura e quelli che precedevano qualunque spostamento. Ma inanella anche decine di aneddoti esilaranti, di battute fulminanti e di osservazioni acuminate, in cui ritroviamo l’esprit settecentesco, la sottile ironia e la capacità di stupirsi di una delle poetesse più fervidamente amate dai lettori di tutto il mondo.

Nulla resta nell'ombra

Nulla resta nell'ombra

di Claudia Vilshöfer

Traduttore: Riccardo Cravero

Editore: BEAT

È l'una e mezzo di un soffocante giorno d'agosto quando Sarah e Mark Holling raggiungono la val Bormida con la loro Ford malandata. Sono diretti in Liguria dalla natia Germania, in viaggio di nozze. Qualche mese prima Mark ha fatto irruzione nella vita di Sarah come un tornado. Una storia d'amore travolgente, che ha trovato il suo naturale epilogo in nozze improvvise e inaspettate. Tra le vigne sulle colline del Piemonte, dove fino all'orizzonte non si scorge anima viva, Sarah, tuttavia, non si abbandona alla felicità. Avverte, anzi, un'inspiegabile sensazione di disagio, un presentimento cupo, accresciuto dalla calura insopportabile che grava su quella landa. La sua mente sta già volando al mare luccicante della Liguria, agli yacht e alla dolce vita che imperversa nei suoi ameni porticcioli, quando l'auto si arresta di colpo e Mark annuncia sommessamente che non c'è nemmeno un goccio di benzina nel serbatoio. Sono rimasti a secco tra quei poggi e avvallamenti oppressi da un'afa insopportabile, lontani sette chilometri dal primo centro abitato. Troppi per Sarah, sfinita dal caldo. Un'inezia per il prestante Mark, che afferra una tanica e si allontana deciso. Non tornerà più. Sarah si struggerà nell'attesa, avanzerà mille congetture, e alla fine raggiungerà anche lei il paese vicino per denunciare la scomparsa di suo marito alla locale stazione dei carabinieri...

Tutto per nulla

Tutto per nulla

di Walter Kempowski

Curatore: M. Rubino

Editore: Sellerio Editore Palermo

Prussia orientale, inverno 1945. È iniziato l'esodo dei tedeschi in fuga dall'Armata Rossa sovietica che avanza verso ovest. Il podere di Georgenhof, con la sua comoda residenza, è sul corso di quel fiume di persone, la cui massa va gonfiandosi ogni giorno. Ne sono proprietari i von Globig, piccola nobiltà decaduta. Il padre Eberhard è un ufficiale impegnato in un fronte lontano. Restano a vivervi, in una quotidianità ancora tranquilla e florida, la madre Katharina, bella e delicata signora, la «zietta» che con rigore conduce gli affari di tutti, il figlio dodicenne, bambino solitario esentato per malattia dal servizio nella Hitlerjugend. In quell'isolamento campagnolo, ricevono viandanti, soprattutto nelle notti cariche di neve: solo che adesso, questi, sono individui braccati dalla guerra. Passano sfollati, perseguitati, fuggitivi, strampalati, disperati, intraprendenti, gente di ogni genere. Ciascuno racconta di sé e nella sua vicissitudine rappresenta i vari punti di vista che i contemporanei tedeschi, in quelle condizioni di disfacimento del loro regime, dovevano avere sul Nazismo, sulla guerra, sui nemici, sul presente visibile ed occulto, sul loro futuro. Così la villa diventa il luogo in cui rimbombano le opinioni ordinarie dei tedeschi sulla loro storia. Intanto matura lentamente la tragedia della famiglia. Al podere vivono anche un polacco e due ucraine a servizio, trattati benevolmente dai von Globig, ma malvisti, in quanto stranieri, dai coloni di un villaggio rurale costruito dal regime nelle immediate vicinanze. Lì l'autorità indiscussa è Drygalski, un piccolo gerarca, fanaticamente attento all'educazione paramilitare dei giovani. Tutti avranno la loro sorte, accelerata da un evento drammatico. E un'amara, silenziosa, epopea carica di sensi di colpa, su cui la trattazione letteraria ha a lungo taciuto. L'autore la guarda crudamente e senza giudizi, con documentaristico rigore (persino nelle canzoni e nei film) e insieme visionarietà. Cosa li aspetta? Chi si salverà? C'è ancora una speranza per loro?

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…