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Domenica, 15 Febbraio 2015 20:08

Consigli per la formazione di una biblioteca

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So bene che sto per dedicare queste modeste righe a uno degli scritti forse più recensiti e so anche che posso parlarne senza averne altra qualifica che quella di lettore onnivoro e curioso. Ho avuto la fortuna di ritrovarmi in possesso del libro il cui titolo ho quassù preso in prestito, nella bella edizione curatane, per i tipi di Liguori, da Massimo Bray per i Quaderni del Dipartimento di Filosofia e Politica delI’Istituto Universitario Orientale di Napoli (1992), prima edizione rivolta al pubblico italiano. Leggere naude1 Gabriel Naudé è uno studioso parigino precoce ma appena ventisettenne quando, nel 1627, pubblica la prima versione de l’”Advis pour dresser une bibliothèque”. Con i libri e con gli uomini di libri ha da sempre una vicinanza familiare, ed ha anche già conosciuto diverse biblioteche del tempo, di Parigi e del nord d’Italia, pur non avendo ancora sedimentato sapienza ed esperienza. Naudé si trova abbastanza presto ad essere incaricato di pensare d’organizzare la biblioteca del presidente del Parlamento di Parigi, Henri II de Mesmes, prima di diventare, nel corso della sua vita, bibliotecario d’altri grandi dell’epoca, tra i quali il Cardinale Mazzarino e la Regina Cristina di Svezia, oltreché favorito frequentatore, grazie ai Barberini, della stessa Biblioteca Vaticana. Sarei tentato, confesso, di proporre in queste righe di leggere, magari d’un fiato, il libriccino, per partecipare al dibattito di allora, del quale esso fa da documento. Si scoprirebbe magari come, facendo un salto di quattro secoli, sulla circolazione dei testi, o sulle velleità classificatorie del sapere, oggi innervate di nuove discipline, sul bilico tra eclettismo e specialismo, sui continui tentativi di etichettare la conoscenza secondo indirizzi filosofici, politici o religiosi, o sul tema della genuinità o autorevolezza delle fonti, o su quello dell’attento scrutinio delle diverse posizioni, esso si rivelerebbe ancora molto attuale. Attuale, molto, proprio nel tempo in cui Google, Amazon ed altri soggetti e dinamiche “modernissimi” incidono significativamente sulla vita del libro e dei libri e con essi sulla circolazione del sapere. Attuale perfino sull’accesso pubblico o meno da riservarsi ai grandi tesori bibliotecari: “si ingannerebbe chi […] s’immaginasse di […] condannare tanti buoni spiriti ad un silenzio perpetuo”. Non sorprenderà allora leggere, nella bella prefazione di Bray, che “la biblioteca universale tratteggiata da Gabriel Naudé sintetizza […] l’ideale critico e cosmopolitico di una cultura europea che in quegli anni si andava definendo”. Passaggio suggestivo, oggi che quella cultura, nata su carta tenuta a filo refe, pare del tutto trasposta sulla sola volgare filigrana della cartamoneta. Ma per questi pensieri, l’ho detto, non ho adeguata qualifica. leggere naude2Propongo qui invece, dal nostro punto di vista di curiosi, soltanto il giocoso arbitrario esperimento di prendere il delizioso libello come un immediato prontuario di consigli semplici, pratici, didascalici, per formarsi ciascuno il proprio mondo di libri. Compulsate l’indice: perché bisogna essere curiosi di creare biblioteche; la quantità di libri che bisogna metterci; di quale qualità e condizione debbono essere i libri; con quali mezzi essi si possono recuperare. E poi ancora: la disposizione del luogo in cui conservarli; l’ordine che conviene dare ai libri; finanche l’ornamento e la decorazione che bisogna dare a una biblioteca. E’ lì che si trova ancora oggi tutto il fascino autentico e fresco dello scritto. E’ lì che s’annida la più immediata curiosità del lettore, è lì che si propongono semplici e classici strumenti per costruirsi, con i propri libri, la propria libertà personale. Kindle? Più in là probabilmente arriveremo anche a quello.

 

Rocco Infantino

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Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

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