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Lunedì, 17 Settembre 2018 08:15

A settembre che si fa? Si legge!

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Torna puntuale il nostro appuntamento con i consigli di lettura dopo la pausa di agosto. Il nostro salotto letterario virtuale si riunisce intorno alle novità editoriali di settembre sorseggiando un’efficace tisana allo zenzero. Rimedi naturali, la lettura e la tisana, contro i disturbi dovuti al cambio di stagione e alla ripresa delle normali attività. Ecco quindi le sorprese che ci ha riservato il mese del cambiamento, dei buoni propositi, dei nuovi orizzonti.

 

 

Spulciando qua e là abbiamo scelto per voi i nuovissimi libri di Aldo Cazzullo, Pierre Lemaitre, Gianpaolo Pansa, Andrea De Carlo e Sylvia Beach. Ora non resta che mettervi comodi e assaggiare i sapori e i tepori della nuova stagione.

Buone letture!

Giuro che non avrò più fame

Giuro che non avrò più fame

 

di Aldo Cazzullo

Editore: Mondadori

"Anche oggi siamo un Paese da ricostruire. Vediamo come abbiamo fatto l'altra volta". (Aldo Cazzullo)

Il primo film che le nostre nonne e le nostre madri andarono a vedere dopo la guerra fu Via col vento. Molte si identificarono in una scena: Rossella torna nella sua fattoria, la trova distrutta, e siccome non mangia da giorni strappa una piantina, ne rosicchia le radici, la leva al cielo e grida: «Giuro che non soffrirò mai più la fame!». Quel giuramento collettivo fu ripetuto da milioni di italiane e di italiani. Fu così che settant'anni fa venne ricostruito un Paese distrutto. Come scrive Aldo Cazzullo, «avevamo 16 milioni di mine inesplose nei campi. Oggi abbiamo in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa, record mondiale. Solo un italiano su 50 possedeva un'automobile. Oggi sono 37 milioni, oltre uno su due. Eppure eravamo più felici di adesso». Ora l'Italia è di nuovo un Paese da ricostruire. La lunga crisi ha fatto i danni di una guerra. Per questo dovremmo ritrovare l'energia e la fiducia in noi stessi di cui siamo stati capaci allora. Cazzullo racconta l'anno-chiave della Ricostruzione, il 1948. Lo scontro del 18 aprile tra democristiani e comunisti. L'attentato a Togliatti e l'insurrezione che seguì. La vittoria al Tour di Bartali e l'era dei campioni poveri: Coppi e il Grande Torino, cui restava un anno di vita. Le figure dei Ricostruttori, da Valletta a Mattei, da Olivetti a Einaudi. Il ruolo fondamentale delle donne, da Lina Merlin, che si batte contro le case chiuse, ad Anna Magnani, che porta al cinema la vita vera. L'epoca della rivista: Wanda Osiris e Totò, Macario e Govi, il giovane Sordi e Nilla Pizzi. Ma i veri protagonisti del libro sono le nostre madri e i nostri padri. La loro straordinaria capacità di lavorare e anche di tornare a ridere. Il racconto di un tempo in cui a Natale si regalavano i mandarini, ci si spostava in bicicletta, la sera si ascoltava tutti insieme la radio; e intanto si faceva dell'Italia un Paese moderno.

I colori dell'incendio

I colori dell'incendio

di Pierre Lemaitre

Editore: Mondadori

Febbraio 1927. La Parigi che conta assiste ai funerali di Marcel Péricourt. Sua figlia Madeleine deve prendere le redini dell'impero finanziario di cui è l'erede, ma il destino decide diversamente. Suo figlio Paul, un bimbo di sette anni, compie un gesto tragico e inatteso che la porterà sulla strada della rovina personale e sociale. Posta di fronte alle avversità, alla cattiveria degli uomini, alla cupidigia della sua epoca, alla corruzione del suo ambiente, Madeleine dovrà fare ricorso a tutta la sua intelligenza, alle sue energie ma anche a soluzioni machiavelliche per sopravvivere e ricostruire la sua vita. Un compito reso ancora più difficile dalle circostanze in una Francia che osserva impotente i primi colori dell'incendio che ridurrà in cenere l'Europa. I colori dell'incendio è il secondo attesissimo romanzo della trilogia inaugurata con Ci rivediamo lassù - premio Goncourt 2013, tradotto in ventisei lingue e un milione di copie vendute nel mondo -, un'opera in cui ritroviamo appieno il talento straordinario, l'originalità visionaria e la lingua immaginifica di Pierre Lemaitre.

La repubblichina. Memorie di una ragazza fascista

La repubblichina

Di Giampaolo Pansa

Editore: Rizzoli

Conclusa la guerra e finiti i bombardamenti degli Alleati, non esistevano altri pericoli in città. In questo modo mi sono trovato di fronte a vicende che non pensavo di scoprire. Una fu la tosatura delle prigioniere repubblichine, avvenuta non in piazza del Cavallo come racconto in questo libro, bensì in una piazza secondaria, davanti a una caserma in sfacelo, diventata un rifugio di senzatetto e di prostitute malandate. Tra le donne sottoposte a quel supplizio, una era molto giovane e bella. La sua figura è sempre rimasta nella mia memoria, tanto da ispirarmi il personaggio centrale di questo libro: Teresa Bianchi, detta Tere. Una maestra elementare sui vent’anni, tanto appassionata della propria missione da prendere la tessera del Partito fascista repubblicano pur di insegnare in una scuola della città. Di solito i miei libri sulla guerra civile e sul dopoguerra sporco di sangue non hanno per protagonisti dei fascisti repubblichini se non come vittime delle vendette partigiane. Un revisionismo a senso unico ha fatto sparire i tanti italiani, civili e militari, rimasti fedeli a Benito Mussolini. Eppure furono soprattutto loro a sopportare gli eventi più angosciosi dell’ultima fase della guerra nel nostro Paese. Come le stragi provocate dagli aerei da bombardamento americani, spesso imprecisi e affidati a piloti che volevano liberarsi del loro carico micidiale e ritornare al sicuro nelle basi di partenza. Oppure come l’inferno delle violenze compiute dai marocchini in Ciociaria, con migliaia di donne stuprate sotto lo sguardo indifferente dei generali francesi, primo fra tutti Charles De Gaulle. La mia Tere affronta con fermezza e coraggio il furore dell’ultimo atto della guerra mondiale in casa nostra e il caos del dopoguerra. Di certo è una repubblichina, ma soprattutto un’italiana con una qualità che ho ritrovato in tutte le donne incontrate nella mia vita: la pazienza generosa. G.P

Una di Luna

Una di luna

Di Andrea De Carlo

Editore: La nave di Teseo

Margherita Malventi si dedica a una cucina intima e riflessiva nel suo piccolo ristorante a Venezia, nel sestiere di Castello, ed è convinta che la luna le abbia salvato la vita più di una volta. Suo padre si chiama Achille, ha ottantasette anni, è alto un metro e cinquantaquattro, ed è stato uno dei più rinomati chef della città lagunare, finché non ha perso tutto a causa delle sue manie di grandezza. È un uomo rabbioso, in guerra contro il mondo, ma l'invito a partecipare come ospite d'onore a Chef Test, popolarissimo programma televisivo di cucina, sembra offrirgli la possibilità di una rivalsa pubblica. Margherita decide di accompagnarlo a Milano, dove il programma viene registrato, con la speranza assai poco realistica che il viaggio possa dischiudere tra loro una comunicazione che non c'è mai stata. Andrea De Carlo ha spesso raccontato il mondo femminile con attenzione e sensibilità, ma con questo suo ventesimo romanzo si addentra in un territorio particolarmente delicato, quello del rapporto di una donna con la figura paterna. E lo fa dal punto di vista di una donna, Margherita, facendo affiorare la sua complessa miscela di aspettative e delusioni, slanci e rifiuti, tenerezze e rabbie, frustrazioni e magie, in una luce ironica e lunare.

Shakespeare and Company

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Di Sylvia Beach

Editore: Neri Pozza

Il 19 novembre del 1919 apre i battenti la libreria parigina più famosa al mondo: la Shakespeare and Company. Nelle vetrine fanno bella mostra di sé le opere di  Chaucer, di T.S. Eliot e di Joyce mentre alle pareti sono appesi i disegni di Blake,  ritratti di Whitman e Poe e due fotografie di Oscar Wilde in brache di velluto.

A dare vita a tutto questo è l’americana Sylvia Beach, un uccellino di donna che  fuma come un turco e che sognava di aprire una libreria francese a New York, prima che l’amicizia con Adrienne Monnier la spingesse a dare vita a una libreria inglese a Parigi. André Maurois è uno dei primi a fare gli auguri alla neonata libreria, portando una copia del suo piccolo capolavoro appena pubblicato: Les silences du Colonel Bramble. Ezra Pound, fuggito dall’Inghilterra con la moglie Dorothy, si offre di riparare una sedia e diventa un cliente abituale. E ovviamente non può mancare il punto di riferimento degli americani a Parigi, Gertrude Stein, con l’inseparabile Alice B. Toklas.

Shakespeare and Company diventa presto una tappa imprescindibile per tutti quei pellegrini degli anni Venti che attraversano l’oceano e si stabiliscono a Parigi,  creando una colonia americana sulla Rive Gauche. Ma anche per coloro che, non potendo permettersi l’acquisto di volumi importati, si accontentano di prenderli in prestito. La tessera per abbonarsi vale, per gli scrittori dalle speranze in boccio, quanto un passaporto e, benché la regola dica che non si possono ritirare più di uno o due libri alla volta, Hemingway la infrange spesso portandosene via una mezza dozzina, e Joyce ne prende delle sporte intere, riportandoli dopo anni. Ed è proprio a Joyce, e alla pubblicazione di Ulysses, che è legato uno dei capitoli più interessanti della Shakespeare and Company. Nell’estate del 1920, quando la libreria non conta ancora un anno di vita, in Inghilterra Harriet Weaver, pioniera joyciana e direttrice della rivista l’Egoist, ha già combattuto e perso la sua battaglia per l’Ulysses. Nessuno vuole assumersi il rischio di pubblicarlo, «Al solo sentire il nome di Joyce i tipografi inglesi scappavano come il diavolo davanti all’acqua santa», temendo conseguenze penali. Solo una persona, intuendo l’alto valore  letterario di quello che è destinato a diventare uno dei capolavori indiscussi del Novecento, è disposta a rischiare il tutto e per tutto per darlo alle stampe: Sylvia Beach.

Testimonianza di prima mano della libreria più famosa e culturalmente più  importante del mondo, Shakespeare and Company è un libro brillante, pieno di  aneddoti e di retroscena sulla vita di celebri scrittori della Parigi degli anni Venti e Trenta.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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