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In quarta di copertina è scritto: “Questo non è un libro”. L’autore è il segretario definitivamente provvisorio di un circolo di letterati e matematici di lingua francese che professano la creatività regolata, praticano la scrittura vincolata e continuamente determinano severi precetti formali e costrittivi ai quali assicurare l’ispirazione letteraria. leggere benabou1Non disorienti l’avvertito lettore il fatto che parlare di libri possa condurre talvolta all’atto di scriverli e, per questa via, approdare all’esperienza di qualcuno che ne scriva uno che s’intitoli: “Perché non ho scritto nessuno dei miei libri”. Il volume del quale dico, uscito in Francia per Hachette nel 1986, è stato pubblicato in Italia per le Edizioni Theoria nel 1991, e l’autore è tale Marcel Bénabou, professore di Storia romana all’Università di Parigi – VII e socio, assieme ad altri scrittori come Georges Perec e lo stesso Italo Calvino, dell’”Ouvroir de Littérature Potentielle”, officina fondata da Raymond Queneau e dedita alle pratiche sopraccennate. leggere benabou2 Esistono molti modi per leggere questo scritto; in esso si troveranno, rovesciate o rifratte, diverse prospettive dello scrivere. Stilisticamente, il testo si propone come un dialogo con il lettore. Strutturalmente, è il discorso sopra un libro che non c’è ed è proprio esso il libro del quale si parla. Intimamente, è l’attenta, analitica, trattazione della sintomatologia dell’urgenza e della paura di scrivere. Un diario clinico minimo di un patimento che inevitabilmente si cronicizza, che fissa in maniera netta e precisa prima ancora che i moti dell’animo, i significativi passaggi psichici di questo morbo particolare. Per questa via, chi legga e non sia immune da questo male, troverà rispetto alla propria esperienza diversi passaggi molto vicini e veri, e ne rimarrà colpito come da una diagnosi inaspettata o, peggio, temuta. Tra la logica e l’epistemologia giustamente evocate nell’aletta del volume, credo difatti sia proprio il preciso scandaglio psicologico, seppur proposto con leggerezza e in fin dei conti con maniera, a risultare il tratto più coinvolgente in questa lettura. Però, però, questo libro è pure ancora una volta un gioco: del libro, divinità che celebra, e dello scrivere, esso è l’immagine riflessa nella parte cava del cucchiaio. Molti, credo, avranno incontrato le tante versioni di un diffuso precetto, del quale io prediligo quella che Manuel Vázquez Montalbán fa dire a Pepe Carvalho ne L’uomo della mia vita: “Ogni essere umano dovrebbe poter avere un figlio, scrivere un libro, piantare un albero e brevettare una propria ricetta di pollo con salsa.”. Quando si tiri un rigo e si faccia la somma, la propria storia personale ben potrà essere così semplificata. Troppo frequentemente nella vita capita che non si pensi all’albero, di essere persino distratti nel vivere l’esperienza di un figlio, e dello scrivere un libro, allora, con il suo portato di vissuto e di significato… Spesso, se la salsa vien su gradevole, è il pollo a risolvere il senso dell’esistere. leggere benabou3 Perché dunque leggere questo libro? Se non è per il gusto del giuoco, è quasi certamente per il medesimo inconfessabile motivo che ha spinto me. Perché possederlo, è al contrario affare più semplice. Tra i libri della nostra biblioteca, esso sarà il buon testimone di tutti quelli che non esistono, degli infiniti libri che avrebbero potuto esserci, dei molti, o pochi, che avrebbero dovuto. Ma questa è l’opinione di uno di quelli che sullo scrivere hanno atteso troppo, e si cura e si consola tra gli articolisti anonimi.

 

Rocco Infantino

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- E’ più che destino, è un caso. - faccio dire a un tale in uno dei miei romanzi che non vedranno mai la luce. Il fatto: nei giorni scorsi www.goccedautore.it ottiene la registrazione come testata giornalistica. Questa testata dà notevole spazio alla cultura dei libri. Il numero di registrazione è il 451. Quattrocentocinquantuno. Il cortocircuito è innescato. Non può non venire alla mente, ai più, quel “Fahrenheit 451” pubblicato da Ray Bradbury tra il 1951 e il 1953 (dapprima come un racconto breve, poi, esteso, come romanzo). leggere bradbury1 Bradbury indica a F.451 la temperatura alla quale la carta prenda fuoco e scrive questa storia che s’inserisce nel filone dell’utopia negativa, tracciando un futuro nel quale i libri siano totalmente banditi dalla civiltà umana. Leggere o possedere libri è considerato reato, la parola scritta è vietata e per tenere informata, educata, ed anche serena e sottomessa la popolazione, l’unica fonte ammessa dal nuovo ordine è la televisione. Per sopprimere l’odioso reato esiste un particolare corpo di vigili del fuoco, incaricato di scovare fin nelle abitazioni private i famigerati libri e bruciarli. I libri portano tristezza, rendono le persone antisociali e non fanno di esse cittadini migliori. Questa l’idea di fondo, se volessimo riassumerla con le parole che userebbe la televisione che Bradbury immagina – o quella uguale che conosciamo noi oggi -.

leggere bradbury2Nell’edizione attuale che propongo in foto, chi voglia, finché non è reato, vada alle pagine 90-94 per ulteriori elementi. In effetti, quella dei roghi di libri è una tradizione costante nella storia effettiva della civiltà umana, sia risalente sia attuale, e parallelamente ha trovato nei libri, dentro le storie scritte, uguali costanti riferimenti. Ma se ce la sentissimo di azzardare, pure avvertiti che sul punto la letteratura è davvero tanta, potremmo dire che molti di questi roghi, narrati o reali, possono inserirsi come atti “nella storia”, nella dialettica delle civiltà, per lo più come apici (o indici, il gioco mi piace troppo) di uno scontro tra culture o delle idee, del gesto estremo di quella dominante nel momento verso un’altra o le altre. Ma nel ’51, appunto, Bradbury, questo ragazzotto americano, propone il libro, ogni e qualsivoglia libro, come lo strumento di una consapevolezza e di una profondità dell’esistere, che in quanto tale diventa strumento sovversivo. Bruciare i libri serve a liberare l’uomo. Questo vuol far credere il potere in quel mondo nuovo disegnato da Bradbury - in un futuro allora immaginato e che oggi, se solo avessimo occhi per vederlo, viviamo quasi -.

leggere bradbury3Riguardando quella delicata versione cinematografica fattane da François Truffaut nel 1966, coll’ausilio del fermo immagine, m’accorgo che il primo libro scovato nel film da un solerte pompiere nella coppa d’un lampadario in una abitazione è proprio una edizione del Don Quicote del Cervantes, che inizia con il rogo dei libri, causa della pazzia del protagonista, nella sua biblioteca. Di quello, proprio su www.goccedautore.it, si faceva cenno appena poche settimane addietro. Aggiungerei: la salamandra ignifera a sei zampe che è simbolo dei pompieri incendiari di Fahrenheit 451 ricorderebbe un altro animale a sei zampe che mette lingue di fuoco e che molti conoscono; ciò potrebbe rimandare ancora a una dialettica, attuale, tra il “va tutto bene” della TV e quel limo nero, quella chimica della terra che Bradbury cita come invito per concludere il ciclo del ritorno alla realtà. Così pure, in un mondo libero da pericolosi scartafacci, si potrebbe finalmente credere secondo Bradbury che esistano guerre che durino due giorni soltanto, in cui nessuno muore se non cade da un balcone. Ma a tanto io non sono autorizzato, come chiunque talvolta confonda realtà attuali con vecchie idee sull’avvenire e non domini a dovere il delicato meccanismo del futuro anteriore.

Rocco Infantino

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Proprio mentre scrivevo di quel libro, cadevo nello specchio, o meglio entravo nel gioco degli specchi dove inevitabilmente avrei incontrato altri – come – me. Così è stato che ho incrociato, tra i diversi che scrivono libri che parlano di libri e che io leggo, un tale che aveva casualmente rinvenuto “un esemplare un po’ stanco” del volume del quale ho già altrove riferito, l’”Advis pour dresser une bibliothèque” di G. Naudé.leggere marcenaro1L’incontro tra l’uomo e quel libro è per questi determinante, tanto che la data di quell’incontro, il 16 giugno (del 1966), costituirà il compleanno della sua biblioteca. In “Libri – Storie di passioni, manie e infamie” (Bruno Mondadori, Milano, 2010), Giuseppe Marcenaro parte da quella lettura per rendere testimonianza di un doppio percorso: quello che trasforma sé stesso da “ingordo lettore e acquirente perplesso di libri a quello di custode di biblioteca”; quello che in maniera coinvolgente, alla stregua di un racconto fantastico a momenti, a momenti d’un romanzo di formazione, lo porta a ripercorrere tratti significativi del proprio vissuto attraverso la relazione con i libri. Così è sempre una dimensione esistenziale che si dipana: sia quando pare che affronti l’eterno tema pratico dell’ordine dei libri, “I libri della mia biblioteca potrei trovarli anche al buio”, benché si consideri desiderabile sopra ogni cosa perdersi nella casualità dell’ammassarsi di volumi in pencolanti – e pericolanti – colonne, ove rinvenirne di completamente dimenticati; sia quando si tratti della sacralità, e della delicatezza, delle prime edizioni, “mi fanno l’effetto di colibrì imbalsamati da preservare sotto campane di vetro per evitare che un filo d’aria le disfi”; sia quando da una peculiare angolatura s’affronti il tema del rapporto con gli altri, che assumono l’identità storica dei precedenti proprietari di un volume, le cui tracce, i cui segni sulle pagine “sono privatissime geografie” con cui “Posso così leggere il pensiero di un ignoto”; sia quando s’indulga ancora nella bibliofilia quel tanto non quantificato che la trasmuti in bibliomania. Sia quando, sostenendo che non esistano libri proibibili, semmai opere insulse, si consideri “Sublime il gesto di farle fuori”. “La mia vita dentro alla biblioteca è un sobrillo di specchi”, dice Marcenaro nelle ultime pagine del testo, leggere marcenaro2dopo aver iniziato considerando una raccolta di libri come “l’incidentale controtipo del caos”, anzi “il disordine del mondo”

Chi sia facile a emozionarsi, e non voglia, s’interrompa poco oltre le pagine che danno conto delle raccolte di libri “audaci”, delle “peccaminosità libresche” oggi capaci soltanto di far sorridere, e non ne legga invece l’ultimo capitolo, il cui titolo prende a prestito l’espressione simbolo del celebre racconto di Herman Melville, “Bartleby lo scrivano”, quel: “I would prefer not to” nel quale tutto è racchiuso. Cosa colpisce sopra tutto di questo libro che non mi è agevole definire? Probabilmente il tentativo, in alcuni punti tanto riuscito quanto nudo, di leggere l’esistenza stessa attraverso il velo del discorso sui libri: “La biblioteca come accumulo della sperimentazione umana è il segnale perentorio della più incredibile e inutile invenzione dell’uomo: la memoria di se stesso”.

 

Rocco Infantino

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So bene che sto per dedicare queste modeste righe a uno degli scritti forse più recensiti e so anche che posso parlarne senza averne altra qualifica che quella di lettore onnivoro e curioso. Ho avuto la fortuna di ritrovarmi in possesso del libro il cui titolo ho quassù preso in prestito, nella bella edizione curatane, per i tipi di Liguori, da Massimo Bray per i Quaderni del Dipartimento di Filosofia e Politica delI’Istituto Universitario Orientale di Napoli (1992), prima edizione rivolta al pubblico italiano. Leggere naude1 Gabriel Naudé è uno studioso parigino precoce ma appena ventisettenne quando, nel 1627, pubblica la prima versione de l’”Advis pour dresser une bibliothèque”. Con i libri e con gli uomini di libri ha da sempre una vicinanza familiare, ed ha anche già conosciuto diverse biblioteche del tempo, di Parigi e del nord d’Italia, pur non avendo ancora sedimentato sapienza ed esperienza. Naudé si trova abbastanza presto ad essere incaricato di pensare d’organizzare la biblioteca del presidente del Parlamento di Parigi, Henri II de Mesmes, prima di diventare, nel corso della sua vita, bibliotecario d’altri grandi dell’epoca, tra i quali il Cardinale Mazzarino e la Regina Cristina di Svezia, oltreché favorito frequentatore, grazie ai Barberini, della stessa Biblioteca Vaticana. Sarei tentato, confesso, di proporre in queste righe di leggere, magari d’un fiato, il libriccino, per partecipare al dibattito di allora, del quale esso fa da documento. Si scoprirebbe magari come, facendo un salto di quattro secoli, sulla circolazione dei testi, o sulle velleità classificatorie del sapere, oggi innervate di nuove discipline, sul bilico tra eclettismo e specialismo, sui continui tentativi di etichettare la conoscenza secondo indirizzi filosofici, politici o religiosi, o sul tema della genuinità o autorevolezza delle fonti, o su quello dell’attento scrutinio delle diverse posizioni, esso si rivelerebbe ancora molto attuale. Attuale, molto, proprio nel tempo in cui Google, Amazon ed altri soggetti e dinamiche “modernissimi” incidono significativamente sulla vita del libro e dei libri e con essi sulla circolazione del sapere. Attuale perfino sull’accesso pubblico o meno da riservarsi ai grandi tesori bibliotecari: “si ingannerebbe chi […] s’immaginasse di […] condannare tanti buoni spiriti ad un silenzio perpetuo”. Non sorprenderà allora leggere, nella bella prefazione di Bray, che “la biblioteca universale tratteggiata da Gabriel Naudé sintetizza […] l’ideale critico e cosmopolitico di una cultura europea che in quegli anni si andava definendo”. Passaggio suggestivo, oggi che quella cultura, nata su carta tenuta a filo refe, pare del tutto trasposta sulla sola volgare filigrana della cartamoneta. Ma per questi pensieri, l’ho detto, non ho adeguata qualifica. leggere naude2Propongo qui invece, dal nostro punto di vista di curiosi, soltanto il giocoso arbitrario esperimento di prendere il delizioso libello come un immediato prontuario di consigli semplici, pratici, didascalici, per formarsi ciascuno il proprio mondo di libri. Compulsate l’indice: perché bisogna essere curiosi di creare biblioteche; la quantità di libri che bisogna metterci; di quale qualità e condizione debbono essere i libri; con quali mezzi essi si possono recuperare. E poi ancora: la disposizione del luogo in cui conservarli; l’ordine che conviene dare ai libri; finanche l’ornamento e la decorazione che bisogna dare a una biblioteca. E’ lì che si trova ancora oggi tutto il fascino autentico e fresco dello scritto. E’ lì che s’annida la più immediata curiosità del lettore, è lì che si propongono semplici e classici strumenti per costruirsi, con i propri libri, la propria libertà personale. Kindle? Più in là probabilmente arriveremo anche a quello.

 

Rocco Infantino

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Andandosene, la zia Chiara disponeva che io potessi attingere liberamente alla sua considerevole biblioteca. Mi rivedo ancora lì, immerso in un silenziosissimo pomeriggio, in uno studio dove per tutto il perimetro le scaffalature ricolme correvano dal pavimento al soffitto. Giovane e idealista, non tenni per me che pochi volumi, ritenendo giusto che il più fosse destinato alla pubblica lettura. Oggi, che l’egoismo raggiunge il suo picco con la maturità, e conoscendo un poco come vanno in genere le cose pubbliche, oggi avrei preso tutto. Con quale criterio scelsi quei pochi e per ciò preziosissimi volumi? Non saprei riferirlo. 

leggere libridilibri1 Si dice sempre che leggere, e istruirsi, renda liberi. Ma c’è una libertà nel percorso prima che nell’arrivo, nella crescita prima che nel frutto: una libertà giocosa che precede la libertà. “L’uomo in biblioteca è libero del suo tempo, dei suoi svaghi e dei suoi studi […] con la presenza e il senso di intimità consentito dalla familiarità con i libri posseduti, percorsi, preferiti.” Così si esprime un autore che terrò per ora nascosto, riferendo del pensiero che Michel de Montaigne rivolgeva alla sua collezione di libri, al suo personale paradiso artificiale. Parlando di libri si può prendere mille strade: troveremo il sentiero che conduce ai discorsi sulla lettura; ci si può inabissare nel mistero dello scrivere; si può discendere nella grotta del linguaggio, dove le parole, come millenarie stalattiti, cristallizzano il mistero della comunicazione; si può seguire perfino il ragionamento sul recensire, come fosse un soleggiato labirinto di siepi. E i libri, gli “oggetti” libri? “Mi deliziano, nel risguardo, in alto a destra, quei segni cabalistici scarabocchiati dai librai, quei piccoli segreti di gestione del magazzino, quei misteri di bottega” dice un’altra penna, anch’essa volutamente, per ora, tenuta in ombra. E ancora, quasi in progressione: le raccolte di libri? Le collezioni, le pile, gli ammassi, i fondi, le biblioteche? E il rapporto, intimo o politico, con i libri? Il semplice gioco del formare l’elenco dei “dieci libri che …” l’abbiamo fatto tutti, almeno una volta, e se secondo alcuni su questi temi s’è già scritto più che abbastanza, in molti ancora si ritrovano a considerare questi argomenti, a loro volta, parafrasando un classico, un infinito intrattenimento. Eh, si: “Ci sono romanzi nella cui vicenda la biblioteca è un luogo determinanteleggere libridilibri2. Essa è ad esempio la fonte della follia di Don Chisciotte.” Così un’altra voce cui solo più in là daremo un volto e un nome.

Parleremo di libri che parlano di libri, in questo angolino, nei prossimi numeri. E in tanta arbitraria libertà, come potremmo proporre una definita architettura delle idee, una pianta della nostra personale città ideale? Partiremo allora da qui: dal più classico e limpido volumetto di “Consigli per la formazione di una biblioteca”, accompagnato magari da un paio di altri saggi, citati in queste righe. Per intanto qualcuno può già risalire dalle citazioni anonime ai volumi?

 

Rocco Infantino

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Anno nuovo, nuove proposte editoriali.

Le vacanze natalizie sono state un’ottima opportunità per regalare libri?

Speriamo di sì.

Manteniamo la buona abitudine anche in questo 2015.

Vi proponiamo alcuni testi in imminente uscita o appena pubblicati!

Buona Lettura!

Io sono il messaggero

leggere io sono il messaggero

Di Markus Zusak

Frassinelli

Il nuovo libro di Markus Zusak, autore de "La bambina che salvava i libri": "Io sono il messaggero" (Frassinelli), disponibile dal 2 gennaio. È stato scritto nel 2002 e narra di Ed Kennedy, un adolescente che ha una vita come tanti altri ragazzi della sua età, finché non scopre di essere...un eroe. Ed ama leggere, uscire con gli amici, giocare a carte, bevendo un bicchiere di birra, portare a spasso il suo cane e...Audrey, che lo considera solo il suo migliore amico. All’improvviso Ed inizia a ricevere messaggi scritti su carte da gioco, che lo conducono verso memorabili imprese, ma chi è il mittente? Chi è il messaggero? Lo scoprirete leggendo!

La relazione

leggere la relazione

Di Andrea Camilleri

Mondadori

Il nuovo romanzo di Andrea Camilleri "La relazione" (Mondadori), è costruito sul filo della dicotomia, sul sottile confine che separa la verità dall’apparenza, la giustizia dal torto, l’onestà dalla perdizione. Mauro Assante è un uomo serio: ha sempre lavorato con scrupolo estremo, guadagnandosi incarichi di crescente responsabilità nell'istituzione in cui presta servizio, l'authority preposta al controllo della trasparenza delle banche italiane. Si è sposato tardi, con la sola donna che sia riuscita ad aprire una breccia nel suo temperamento ombroso, e ha un figlio piccolo, che trascorre i mesi estivi con la madre, in montagna. Questa estate Mauro si trattiene in città perché gli è stato affidato il compito di stilare una relazione particolarmente delicata su di un istituto bancario che con ogni probabilità verrà commissariato in seguito alla sua ispezione. Ma proprio durante queste solitarie giornate di lavoro, nella sua prevedibile esistenza iniziano ad aprirsi minuscole crepe. Dimentica aperta la porta di casa, riceve una telefonata beffarda, si convince di essere seguito da un uomo in motorino. Soprattutto, riceve la visita di una meravigliosa ragazza che evidentemente ha sbagliato indirizzo. Strano, ci dev'essere stato un errore. Ma dalla vita di Mauro Assante gli errori erano sempre stati banditi; così come sarebbe bandito il batticuore che invece lui prova quando, poche sere dopo, rincontra per caso quella stessa ragazza bionda... L'estate avanza, le temperature aumentano, la stesura della relazione si fa più complessa e con essa l'ansia di consegnare tutto senza sbavature, senza condizionamenti.

 Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa

leggere calabresi

Di Mario Calabresi

Mondadori

Mario Calabresi in "Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa" (Mondadori), in libreria dal 2 gennaio, racconta le storie di ragazzi di ieri e di oggi, quelli che, sfuggiti alla sindrome, con coraggio, hanno saputo guardare avanti e diventare grandi. Gianluigi Rho e Mirella Capra si sposano a Milano nei primi anni Settanta. Lui è ginecologo, lei è pediatra. Si sono appena laureati, hanno poco più di vent'anni. Stilano una lista di nozze molto particolare: invece di argenteria e servizi di piatti e bicchieri, chiedono attrezzature da sala operatoria per un reparto maternità che non esiste ancora ma che loro contribuiranno a creare e a far crescere in anni di durissimo ma gioioso lavoro. Mirella, il 15 luglio 1970, dopo la prima visita all'ospedale in costruzione, scrive una lettera a casa in cui, dopo aver evidenziato una lunga lista di problemi, conclude: "Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa". Mario Calabresi conosce questa storia da quando è bambino: Gigi e Mirella sono i suoi zii. Oggi ha scelto di raccontarla, perché è necessario provare a rispondere ai dubbi, allo scetticismo, allo scoraggiamento di tanti ragazzi che si chiedono se valga ancora la pena coltivare dei sogni.

Una più Uno

leggere moyes

Di Jojo Moyes

Mondadori

Una storia d’amore? È quella del nuovo libro di Jojo Moyes, "Una più uno" (Mondadori). Jess Thomas, giovane mamma single con due figli da mantenere, fa del suo meglio per vivere dignitosamente, ma i sacrifici sono molti, specie quando non c'è nessuno che ti possa dare una mano. Suo marito se ne è andato da tempo, sua figlia Tanzie è un genietto dei numeri, ma per far fruttare il suo talento matematico c'è bisogno di un aiuto concreto. E poi c'è Nicky, un adolescente difficile come tutti i ragazzi della sua età, vittima di bullismo, che non può certo combattere da solo... La famiglia di Jess è proprio scombinata e spesso lei non sa come fare e corre dei rischi inutili, finché inaspettatamente sul suo cammino incontra Ed Nicholls, quell'antipatico uomo d'affari cui lei pulisce la casa per arrotondare. Jess e Ed non si conoscono affatto. Jess non sa che lui è travolto da una crisi profonda e che uno stupido errore gli è costato tutto, Ed non sa fino a che punto la ragazza sia nei guai, ma entrambi sanno cosa significhi essere davvero soli e desiderano la stessa cosa. Capiscono, nonostante la loro diversità, che hanno molto da imparare l'uno dall'altra e che una più uno fa più di due.

Ricordati di sognare

leggere ricordati di sognare

Di Rachel Van Dyken

Nord

Rachel Van Dyken propone "Ricordati di sognare" (Nord), disponibile dal 22 gennaio, primo capitolo della "Ruin Series". "Per due anni, è come se non avessi vissuto; ero persa in un baratro di dolore, da cui credevo non sarei più riemersa. Poi ho incontrato Wes Michels. Lui è il raggio di sole che ha squarciato le tenebre della mia esistenza, la luce che mi ha ridato la speranza e la forza di ricominciare. Mi sono affidata ciecamente a lui, anche quando tutti mi dicevano di non farlo: Wes è troppo ricco, troppo impegnato a diventare la nuova stella del football e, soprattutto, troppo corteggiato per rimanere fedele a una ragazza come me. Non sanno quanto si sbagliano. Non conoscono il suo cuore e sono all’oscuro del suo segreto. Su una cosa però avevano ragione: non avrei dovuto innamorarmi di lui. Ho paura che, se resterò ancora una volta sola, sprofonderò di nuovo nel baratro. Perché adesso so che ogni giorno passato con Wes potrebbe essere l’ultimo… Ricordati di sognare è un romanzo struggente e carico di speranza. Perché quella fra Kiersten e Wes è una storia d’amore unica come ogni storia d’amore, e universale come solo le grandi storie d’amore sanno essere."

 Oscar Pistorius. Io sono l’ombra

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Di John Carlin

Sperling & Kupfer

Spesso i protagonisti del mondo della TV, del cinema, dello sport, sbarcano in libreria con autobiografie, racconti di successi, di gravidanze. Altre volte vanno alla ribalta per vicende più drammatiche, come Oscar Pistorious. John Carlin in "Oscar Pistorius. Io sono l’ombra" (Sperling & Kupfer), disponibile dal 13 gennaio, racconta la storia di un riscatto, diventato poi tragedia, quello dell’atleta accusato di aver ucciso in una notte di follia la fidanzata.

 La parola contraria

leggere la parola contraria

Di Erri De Luca

Feltrinelli

Nuovo lavoro anche per Erri De Luca che il 14 gennaio è tornato con "La parola contraria" (Feltrinelli). Al centro delle 60 pagine di questo breve romanzo le vicende giudiziarie dello scrittore, incriminato dalla Procura di Torino per aver pubblicamente dichiarato che la TAV in val di Susa andava sabotata. Il 28 gennaio 2015 si terrà a Torino la prima udienza del processo, per cui De Luca, accusato di istigazione al sabotaggio, ha rifiutato il rito abbreviato.

 

Una lunga estate crudele

leggere una lunga estate crudele

Di Alessia Gazzola

Longanesi

Vi segnaliamo l’uscita del nuovo romanzo di Alessia Gazzola "Una lunga estate crudele" che porta in scena ancora una volta Alice Allevi, personaggio nato con "L’allieva", sempre con uno stile incalzante e grande tensione psicologica.

 

Di la delle siepi. Leopardi e Pascoli tra memoria e nido

leggere di le delle siepi

Di Andrea Galgano

Aracne

Ultimo in elenco è il saggio di un giovane autore potentino, Andrea Galgano, che con il suo “Di là delle siepi. Leopardi e Pascoli tra memoria e nido”, edito da Aracne di Roma, nella prestigiosa collana L’immaginale, diretta da Ezio Benelli, con prefazione di Davide Rondoni e preludio di Irene Battaglini, propone la consonanza e la difformità di Leopardi e di Pascoli, non messe a confronto ma viste attraverso trascrizioni in parallelo.

 

 

 

 

 

Virginia Cortese

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