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Venerdì, 30 Novembre 2001 02:49

L’immagine del mondo moderno In evidenza

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identita 

Negli ultimi 20 anni internet ha ridisegnato la nostra identità.  La maggior parte di noi ormai si informa e consuma cultura sui social network sfruttando smartphone, tablet  e similari, mentre fino ad un decennio fa carta e televisione erano i principali media.

Come ogni innovazione importante della storia , l’uso della nuova tecnologia ha alterato il nostro rapporto con il tempo, accelerando il modo in cui usufruiamo dei contenuti e soprattutto promuovendo le immagini come messaggi immediati di informazione. Sorrentino, regista famoso per la scelta accurata delle immagini nei sui film, ha detto: <<L’estetica deve essere l’architrave di un’ architettura precisa cha ha come fondamenta la volontà di emozionare, la forza di sconvolgere, la possibilità di commuovere>>.  Ritengo che affermazione più corretta non ci sia. 

 Dobbiamo trattenerci dal cercare di condividere il più possibile i nostri momenti e concentrarci sul viverli in quell’istante.  Le decine e decine di fotografie scattate al giorno e condivise  sui social a rappresentazione della propria realtà, sebbene l’uomo sia capace soltanto di accoglierla nella riflessa ed astratta prospettiva, mostra il proprio modello del mondo. Tutto ciò a discapito dell’emozione, l’unica capace di scatenare quella passione del vivere, del vedere, dello scoprire. L’immagine è uno strumento.  I professionisti  riescono a trasmetterci una suggestione attraverso i loro scatti, nelle loro foto riusciamo a cogliere un’emozione , è il supporto ideale per trasmettere sensibilità. Nella nostra quotidianità, quanto  tempo investiamo alla ricerca di emozioni?

Definiamo anormali, diversi, coloro che non condividono istanti della propria vita. E se fossimo  noi quelli a possedere una visione mentale ristretta per valutare con obiettività ed intelligenza quei rari e particolari momenti da vivere e non da immortalare?

Non esiste una distinzione netta tra il reale e l’irreale e tutte le cose devono la loro apparenza soltanto ai fallaci mezzi mentali e psichici di cui ogni individuo è dotato.  Il rischio maggiore è per le nuove generazioni che vivono la loro realtà solo attraverso internet, perdendo il contatto umano. Soluzioni nette non esistono per arginare il fenomeno dilagante degli ormai “nativi digitali”, ma potremmo almeno aspettare che i ragazzi abbiano compiuto i 13 anni prima di mettergli in mano un dispositivo connesso con il mondo. Potremmo farli  emozionare giocando con loro o ammirando insieme un’immagine  insegnando loro quanto turbamento è capace di suscitare. 

 

Ovviamente queste parole rimangono solo considerazioni di un ragazzetto che usa, vive, respira tecnologia da quando è nato.

Vito Coviello

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