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Mercoledì, 22 Novembre 2017 21:24

Una cena che individua collegamenti gastronomici tra le culture mediterranee In evidenza

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Il millenario cammino di uomini e semi lungo il Mediterraneo ha comportato dei "collegamenti" a prodotti alimentari e tecniche culinarie tra le antichissime popolazioni che lo circondano o lo intersecano.

L'evoluzione ha modificato e dimenticato, ma, a cercar bene, si possono ancora "illuminare" link tra le tavole che hanno contribuito alla creazione della famosa Dieta Mediterranea.

Il blog FoodFileBasilicata, la cooperativa Multiservice Sud, l'ADA Potenza associazione per i diritti degli anziani, promossa dalla Uilp, e l'associazione di promozione artistica Art&venti2012 cercano di mettere in tavola due frutti della cultura mediterranea che hanno link con la Basilicata: la melanzana di Rotonda e il teff, due collegamenti che si sono gustati nella cena "Metti il Mediterraneo a tavola, link gastronomici tra Basilicata, Etiopia ed Eritrea", lo scorso venerdì 17 novembre presso la sala Multiservice Sud (ex Convivio) di Contrada S. Loya, Tito Scalo (Pz). L'evento gode del gratuito Patrocinio dell'Ambasciata di Etiopia, della Regione Basilicata, e dell'ALSIA di Basilicata.

Secondo l'antropologo esperto del comportamento dei primati, Richard Wrangham, il primo scatto tra i primati e l'uomo è stato proprio la scoperta del fuoco e quindi della cottura delle prede. Uno scatto evolutivo non solo sotto il profilo antropologico, come ha sempre sostenuto Levi-Strauss, ma anche biologico. Secondo il ricercatore questo scatto evolutivo permise ai nostri primi antenati, gli australopitecini (scimpazé dalla posizione eretta ma con caratteristiche delle grandi scimmie non umane) di evolversi in una nuova specie: l' homo habilis. Questa transizione risale a 2,6 milioni di anni fa, le cui prime tracce si ritrovano proprio in Etiopia: una serie di schegge affilate e di ciottoli, ovvero i primi utensili del primate progenitore. L'uomo ha appreso l'intelligenza del fuoco sugli altipiani etiopi. Dall'Habilis si sviluppò l'herectus. Da quando l'uomo conobbe il cotto, il progenitore della cucina, nacque la civiltà!

Una civiltà e una tradizione culinaria, quella dei tre grandi fiumi che la diffusero (il Nilo, l'Eufrate e il Tigri) e riversarono nel Mar Mediterraneo, così antica che merita un po' di ripasso. Così ripartiamo dalle origini, dall'Etiopia e la sua vicina Eritrea e approdiamo in Basilicata tramite due prodotti lucani: uno che ci lega al passato e l'altro che ci proietta nel futuro. La melanzana rossa di Rotonda, una DOP importata sul Pollino nel XX secolo a seguito degli spostamenti dei reduci nelle guerre d'Etiopia, la cui classificazione botanica è Solanum aethiopicum. Il viaggio di questo seme sarà raccontato dall'agronomo dell'ALSIA, Domenico Cerbino in un piccolo intervento che precede la cena.

 

L'altro link con l'Africa è il teff: il più piccolo tra i cereali che cresce solo in Etiopia ed Eritrea. Coltivato e consumato come cibo, il teff in Occidente è ancora semisconosciuto, solo la Spagna si è garantita una parte di produzione. Questo cereale ha un brillante futuro di mercato per l'alto valore nutraceutico, per l'assenza di glutine e come sostituto delle farine di grano, causa di intolleranze. Dopo la Spagna, solo un'azienda agricola sperimentale di Palazzo San Gervasio è entrata nella produzione di teff. Il protagonista dallo sguardo lungo è Angelo Lacivita, già iniziatore della tutela della Saragolla lucana. Il tema dell'intervento sarà proprio il racconto della sua esperienza in "Piccolo grande teff".

Questi collegamenti di materie prime e tecniche di cotture confluiscono in un menu che vuole essere una sintesi dei colori e sapori del Mediterraneo, in cui la melanzana di Rotonda si sposa con lo shiro eritreo. Dove il tipico pane etiope, la enjera fatta di teff, si accosta alla nostra "ciambotta" o alla "strazzata" aviglianese. In entrambe persiste la memoria primitiva, e sempre valida, di spezzare lo stesso pane con le mani e condividerne i pezzi.

Si può promuovere il territorio, raccontando e riproponendo le sue tipicità ma queste restano senz'anima se non si ripropone anche il valore che ha fatto nascere e conservare quella tipicità come caratteristica del territorio. L'ospitalità è uno dei primi gesti sacri che il popolo mediterraneo ha appreso. Dal gesto dell'ospitalità a tavola nella tenda di Achille, d'omerica memoria, alle coste di Lampedusa, il valore mediterraneo è l'accoglienza e intorno alla sua tavola si crea la civiltà. Ed è questo il concetto di promozione di un'identità e di un territorio che si desume dal blog FoodFileBasilicata: «Compio il primordiale gesto dell'ospitalità e ti invito a tavola per farti sentire il cuore che ha guidato le mani: mani che seminano, raccolgono e adorano i frutti della Terra Madre. E quando viene il tempo di mostrarle gratitudine ecco il mio invito per te: mangia e trasforma questa energia in armonia universale».

A cura della redazione

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