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Venerdì, 03 Giugno 2016 18:42

Originalità e déjà-vu nella pittura

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Riceviamo e pubblichiamo un interessante contributo sulla pittura contemporanea e la sua originalità dal nostro affezionato lettore Canio Franculli.

La pittura è esposta nei musei. Il museo è un luogo progettato ex novo o espressamente riadattato quale area al servizio dell’esposizione e della valorizzazione dell’opera d’arte.

In tutti gli spazi museali il visitatore è un po’ come un pedone di passaggio che passa per una manciata breve di tempo davanti a un’opera per poi superarla e avvicinarsi ad un’altra. Nei musei vi si accede solo a pagamento e una volta dentro si è guardati a vista dagli addetti della sorveglianza. La circostanza rende a volte difficile raccogliersi, nonostante le apparenze.

Sembra statisticamente frequentato soprattutto da due grandi categorie di utenti: la prima categoria è data da coloro che hanno affinità col mondo dell’arte perché hanno personali interessi, più o meno sviluppati e attinenti, sull’arte; la seconda è costituita dai turisti che devono vedere, fotografare e dire, innanzitutto a se stessi, che ci sono stati (a vedere la Gioconda o il Mosè), quando fanno ritorno alla normalità di una vita lontana da interessi estetico-culturali

Anche nei musei la pittura, nel suo processo innovativo, a volte genuino e a volte professionalmente suggerito, si è spinta oltre la tela allargando lo sguardo all’ambiente, il quale è stato introiettato nel suo campo visivo come installazione o, ancora, non più utilizzando oggetti di ogni sorta, quali prodotti estetici esterni e oggettivamente visibili ma, ora, chiamando a sé gli stessi occhi dello spettatore come succede nelle performances di Marina Abramovic, in cui si elimina l’oggetto percepito per arrivare direttamente all’organo della percezione visiva. Nel campo visivo degli occhi non ci sono più degli oggetti esterni che vengono percepiti, ma c’è l’organo sensoriale, simultaneamente soggetto-oggetto di se stesso.

investire originlitedeou 2 A causa dell’avanzata ricerca, in pittura si è spinti a superare il contesto storico di idee e influenze pregresse e l’artista delle arti figurative di oggi sembra vocato all’originalità. Può essere visto come un argonauta alieno perché non viene da una classica matrice genitoriale artisticamente rintracciabile e lui stesso in quanto alieno è, insieme alle sue opere, oggetto di interesse mediatico da tabloid e da museo. Lui stesso è opera d’arte, ciò che dice, ciò che fa, gli occhiali che porta, i libri che legge, tutta la macchina del successo artistico si adopera per trattarlo in termini di cult. E’ il caso di molti artisti moderni. Uno di questi è senz’altro Andy Warhol. Quello che artisticamente ha fatto Andy Warhol sfugge alla maggioranza della gente, eppure tutti conoscono la sua faccia, i suoi occhiali, il suo sguardo, e non è un caso se l’altro poco che sicuramente si sa di lui riguarda altre facce, le foto cromaticamente rivisitate di Marylin Monroe. Il resto è per addetti al lavoro.

In letteratura appare maggiormente lecito avere dei maestri di riferimento, dai classici ai moderni, e anche se un esame critico del testo può scorgervi l’influenza di questo o quell’altro predecessore, ciò non sembra toccare la sostanza dell’opera interessata, anzi potrebbe anche aggiungervi del valore; nella pittura, invece, avere delle tracce di riferimento che conducono ad autori precedenti sembrano togliere qualcosa. “Ah, mi ricorda Kandisky”. O Picasso. O Salvador Dalì. O l’arte povera. Una tale affermazione equivale a dire che in fondo sì, è carino quello che hai fatto, ma già l’hanno fatto altri.

Ma le cose che si muovono intorno al déjà vu stanno veramente così?

Quale rapporto c’è nel mondo delle arti visive tra spazio, tempo e persona? Il rapporto spazio-tempo chiama in causa l’ambiente nel suo scorrere storico, il secondo pone in relazione il tempo col comportamento dell’individuo.

Gli ambienti cambiano nel corso del tempo. Il cambiamento è legato alla civiltà dell’uomo che inventa, trasforma, riadatta. I comportamenti umani si modificano sia in quanto agenti attivi dello stesso cambiamento ai quali danno luogo, che come soggetti nel contesto del cambiamento in atto.

C’è un nesso, di che tipo e di quale complessità, nella dinamica dei rapporti tra l’alta finanza, il Pil di una nazione e quel mondo di critici e professionisti che attribuiscono valore di originalità e di “musealità” ad un’opera d’arte?

Canio Franculli

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