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Lunedì, 24 Novembre 2014 16:23

Musei e strategie digitali

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3museiPer poter interagire in una realtà in continua evoluzione, come quella tecnologica legata alle comunicazioni, è necessario conoscerla.

I processi di comunicazione sempre più frequentemente sfruttano la cosiddetta “realtà aumentata” e l’utilizzo di dispositivi mobili. Cresce l’uso di apps (application) per iPad, tablet, e smartphone, e piattaforme come skype, facebook, twitter.

Alcune di queste applicazioni sono utilizzate anche in ambito museale e ci permettono di pensare ai musei non più solo come contenitori in cui conservare opere d’arte dal valore inestimabile e nei quali si partecipa in maniera passiva, ma come ad un luogo di condivisione e partecipazione, approfondimento e didattica interattiva.

La consapevolezza delle opportunità fornite daisocial networks, ad esempio, è divenuta un concetto radicato nella nostra cultura ed anche nella comunicazione e nelmarketing museale: non c’è sito museale che non abbia predisposto un collegamento col proprio profilo suFacebook o su altrisocial media  permettendo di accedere ad un gran numero di informazioni sulle singole opere esposte, anche in varie lingue, oltre ad approfondimenti, immagini ed altro e che consentono di fruire di alcuni servizi, come l’acquisto del biglietto attraverso l’utilizzo dei qr code.

Al contrario di numerosi musei esteri sbalordisce la noncuranza che la cultura italiana sembra riservare ai social network.

A fronte della più alta concentrazione di beni culturali il nostro paese non spicca certo per un’attività di comunicazione capace di dialogare con le nuove generazioni sfruttando a pieno le potenzialità dei canali digitali.

Da una parte c’è una predisposizione entusiastica all’accoglimento di tutte le innovazioni di tipo concettuale e tecnologico che possono produrre una forma di comunicazione più efficace e immediata; dall’altra c’è diffidenza e timore per tutto ciò che può “interferire” con la tradizionale routine organizzativa dei musei per disinteresse o incapacità dovuta ad uno scarso cambio generazionale all’interno degli uffici.

Secondo varie statistiche è stata individuata un ulteriore causa relativa a questo fenomeno derivante dall’afflusso del pubblico poiché i musei e gli istituti similari rispondenti stimano che i giovani con età compresa tra i 18 e i 25 anni rappresentino poco più di un quinto ( 21,1 %) dei visitatori.

Secondo una recente ricerca sull’utilizzo dei social da parte degli enti museali è emerso chele motivazioni per spiegare la decisione di non usufruire di questa forma di comunicazione è, nel 42,41%, la mancanza di personale per gestire le pagine sui social networks, seguita da un 16,41% dei musei che ha indicato, invece, nella mancanza di tempo la ragione principale della rinuncia seguito dal 3,40% che ha indicato “disinteresse”.

Tale atteggiamento probabilmente nasce dal concetto errato che la Rete sia qualcosa di diverso dalla vita reale.

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Se si consulta la classifica pubblicata su Museum Analytics, troviamo in Italia pochissimi musei che hanno reso la comunicazione “social” primaria, veicolandola in modo particolare sulla propria pagina Facebook: questo è il caso di MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, (con oltre 65.000 fan) e dellaTriennale di Milano(oltre 51.000). Segue il Mart, al terzo posto, con oltre 49.000.

Si tratta di quelle poche realtà dedite all’arte contemporanea mentre il resto dei musei italiani ancora non hanno messo in piedi una strategia di comunicazione di rilievo in grado di competere con i numeri provenienti dalle grandi realtà museali estere.

Vediamo nello specifico quali obiettivi si possono raggiungere tramite i social:

 

  • Lanciare e promuovere una nuova attività (acquisizioni, attività di restauro, etc.) o eventi (mostre temporanee, convegni, etc.);
  • Creare interesse intorno ad un’attività o un evento (Buzz Marketing), stimolando la conversazione attraverso, per esempio, pubblicazione di anteprime e aggiornamenti in tempo reale;
  • Accrescere il coinvolgimento del pubblico e acquisire informazioni sui loro interessi e su ciò che desidererebbero approfondire, per poi realizzare un programma (conferenze, visite guidate, pubblicazioni, mostre temporanee, etc.) che possa soddisfare, raggiungere ed acquisire il maggior numero possibile di utenti;
  • Creare  App dedicate per i nuovi dispositivi mobili quali smartphone e tablet permettendo un approccio più complesso ed una maggiore possibilità di approfondimento attraverso l’interattività.

Impossibile pensare che i Social Media non possano giocare un ruolo fondamentale nella promozione dei musei.

In un mondo in cui siamo sempre più connessi, una presenza sociale è un dovere per ogni istituzione culturale che voglia mantenere o far crescere i propri visitatori in un’ottica che si rivela in piena linea con lo stile di vita contemporaneo.

 

Serena Gervasio

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