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Giovedì, 16 Giugno 2016 20:14

La spirale: un racconto della civiltà appenninica

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Simbolo fortemente evocativo, la spirale è tra le più antiche raffigurazioni dell’età del Paleolitico superiore rinvenuta nelle Grotte di Latronico, in provincia di Potenza.

Ne danno testimonianza gli archeologi che sin dal 1912 effettuarono le ricerche nel sito lucano, da Vittorio De Cicco, direttore del Museo Provinciale di Potenza, a Cremonesi dell’Università di Lecce e poi di Pisa, che le riprese nel 1972 fino al 1988. Oggi i reperti rinvenuti nella Grotta di Latronico sono finalmente esposti nelle teche del Museo Archeologico Provinciale “Michele Lacava” del capoluogo lucano. L’allestimento, curato dall’archeologa Anna Grazia Pastore e dalla professoressa Piera De Marca, presenta una veste accattivante e affascinante e ricostruisce gli aspetti fondamentali della vita degli abitanti delle grotte associandoli ai quattro elementi primordiali: terra, acqua, fuoco, aria.

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La spirale diventa sinonimo della civiltà appenninica, poiché racchiude in sé il ritmo che scandisce la nascita e la morte, la trasformazione e la rigenerazione e che racconta il fluire del tempo e le tradizioni di quelle antiche popolazioni. Il simbolo compare ovunque: incisa su oggetti, dipinta su pareti di grotta, incisa e dipinta sui vasi e sulle tese degli orli. La sua forma serpentiforme assume nuove connotazioni nella civiltà neolitica di Serra d’Alto presso Matera, ad avvolgimento semplice o doppio. Sulle ceramiche rinvenute in tale sito archeologico gli elementi decorativi sono vari e presentano una serie di triangoli e rombi, fasce che si incrociano per dar vita a motivi triangolari, romboidali, scacchiere, motivi meandriformi e linee a tremolo. Un “motivo sacro” che giunge fino all’età del Bronzo di cui le Grotte di Latronico offrono una preziosa documentazione raccontandoci la cultura del luogo.

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Il filo che si avvolge e si svolge diventa espressione di un mondo antico in evoluzione, energia cosmica che muove l’economia della società classica tributando riconoscimento alla Madre Terra e alla sua fertilità. L’agricoltura, principale attività umana, la cui coltivazione di cereali e legumi e la pratica dell’allevamento, della pesca, della caccia e della raccolta di frutti spontanei assicura il sostentamento della comunità. La Terra diventa quel “grembo materno” cui gli abitanti della grotta si rivolgono come ad una divinità per avere raccolti abbondanti. L’Acqua, elemento essenziale per la vita e le attività economiche dell’uomo di cui il sito di Latronico è ricco, diventa l’emblema del perpetrarsi della vita e del rinnovarsi dell’esistenza. I due elementi sono uniti dalla capacità dell’uomo di creare, plasmare la materia per ottenere oggetti utili alle attività quotidiane. Questo elemento è raffigurato dal Fuoco e numerosi sono i vasi di terracotta e gli utensili vari rinvenuti nel territorio. Infine emerge lo spirito creativo di queste popolazioni manifestate dalle composizioni decorative dei vasi e rappresentate dall’elemento Aria. Disegni e motivi non fini a se stessi, bensì elementi attraverso cui esprimere l’armonia con l’ambiente e le creature che popolano il mondo circostante.

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L’esposizione, si legge in uno dei pannelli disposti lungo il percorso espositivo al piano terra della struttura di via Lazio a Potenza, “si propone di fornire una chiave interpretativa dell’universo sotteso al mondo materiale delle culture preistoriche”. Simboli semplici che offrono un’immagine organica della vita di quel tempo e che fanno della Grotta di Latronico un luogo privilegiato per raccontare la storia della Lucania antica su cui sono sempre accesi i riflettori del mondo accademico internazionale.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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