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Giovedì, 19 Aprile 2018 14:13

Intervista al contrario

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Investire

Mi è capitato di acquistare libri nei posti più dispari: autogrill, edicole, fiere di paese, mercatini dell'usato, on-line e anche al supermercato, in quel reparto vicino alle casse, poco prima delle acque minerali e subito dopo gli assorbenti.

A pensarci bene una domanda mi sorge spontanea: "Ma allora, cos'è una libreria?" Abbiamo assodato che non si tratta del luogo nel quale comprare libri, quindi “cos’è?” Mi necessitano risposte esaustive, pertinenti e autorevoli. E c’è un solo posto in Italia dove posso trovarle.

Parto da Potenza di buon mattino e dopo due autobus, un treno e quasi mille chilometri arrivo a Bassano del Grappa. Perché? Semplice, qui si trova una delle librerie più belle del mondo, Libreria Palazzo Roberti. Varco la soglia all'apertura pomeridiano, 15 e 30, (da queste parti non si usa il pisolino della controra) e chiedo della proprietaria. «Dovrebbe arrivare tra... Eccola». Mi volto e vedo una donna reggere libri, quaderni, una borsa e molta fretta. Lei è Lorenza che con le due sorelle, Lavinia e Veronica, ha dato vita a questo "tempio del libro", un luogo di culto della letteratura, e non solo, che ha trovato la sua dimore ideale in questo stupendo palazzo nobiliare settecentesco.

«Avrei bisogno di porle una domanda.»

«Certo.» Mi sorride cercando di non far cadere nulla di quello che regge; mi invita a seguila. «Mi deve scusare ma in questi giorni siamo molto indaffarati. Ci aspettano molti appuntamenti importanti». Ne sono consapevole, Palazzo Roberti festeggia infatti i venti anni di attività e per celebrare come merita questa ricorrenza ha in calendario molti incontri con nomi di prestigio della nostra letteratura.

La seguo lungo una scala a chiocciola di pietra che ricorda una torre medievale e infine ci accomodiamo in un ufficio dominato da una scrivania caotica: giornali, computer, agende, manoscritti, appunti sparsi, penne, block notes e libri, libri, libri. Si percepisce la frenesia dei preparativi prima dei giorni di festa. Ma io non me ne curo, mi siedo e domando a bruciapelo:

«Cos'è una libreria?»

Lorenza con un sospiro si accomoda allo schienale ergonomico della sua poltrona, si disfa dell’ingombro che ha tra le braccia e indossa un elegante sorriso. Mi risponde quasi trasognante: «La libreria è un luogo importante, uno spazio dove sentirsi a casa, un posto dove trovare un motivo per leggere.» È stata disarmante nella sua semplicità. Potrei già andare via, ma come se intuisse il mio disappunto dopo un viaggio di otto ore aggiunge: «Ma bisogna far quadrare i conti.»

«La libreria più bella del mondo deve far quadrare i conti?!» La domanda/esclamazione mi scivola di bocca e vorrei quasi mordermi la lingua; nella mia brama di definizione ho rimosso che una libreria è, comunque, un’attività commerciale.

«Una libreria come la nostra non può sopravvivere con il solo ricavato della vendita dei libri. Per noi è stato molto importante il Centro Culturale". Lorenza parla del Piano Nobile, il terzo, dove un attento restauro ha ridato luce a splendidi affreschi. In questa incantata cornice si tengono presentazione di libri, concerti di musica classica, mostre fotografiche e incontri culturali di ogni genere. «Il Centro Culturale è il cuore pulsante della nostra attività, ed è il luogo nel quale creare nuovi lettori. Ne siamo molto orgogliosi.»

«Un sogno per il futuro?»

Lorenza guarda davanti a sé, ma non vede nulla. Non pensa al domani, le scorrono davanti agli occhi i vent'anni appena trascorsi, dal 28 marzo del 1998 a oggi, il giorno prima della Pasqua 2018. «Abbiamo realizzato tanti sogni... Speriamo di crescere ancora.»

«Un consiglio per chi scrive?»

«Avere onestà autocritica. Sapersi chiedere: "ma io leggerei il mio romanzo, lo acquisterei?"» Poi abbassa la voce, sembra volermi fare quasi una confessione. «Molte case editrici richiedono il nostro parere e ci inviano bozze di romanzi che andranno in stampa. Beh, molto spesso diamo un giudizio negativo.» Mi parla allora di come sia difficile scrivere e trovare bravi scrittori. Discutiamo anche di case editrici e di cose che "è meglio non citare".

«Grazie, ho tutto quello che mi serve.» Il materiale per il mio articolo per Gocce d'Autore deve essere solo versato su carta.

Lei mi accompagna alla porta e mi sorride ancora. Io mi richiudo la porta alle spalle e inizio a scendere le scale con una strana sensazione, come se avessi dimenticato il portamonete da qualche parte. Poi mi sovviene. Torno sui miei passi e busso alla porta:

«Mi scusi, non ci siamo neanche presentati.» Le porgo la mano. «Michele Brizzi.»

Lei scoppia a ridere. «Lorenza Manfrotto.»

Lascio Palazzo Roberti con una sensazione di pace e un libro (“A volte ritorno” di John Niven); lo leggerò al Ponte degli Alpini, mentre mi scasso il fegato con la grappa.

di Michele Brizzi

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