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Domenica, 31 Gennaio 2016 11:27

Il Museo archeologico e le tracce dell’uomo

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I Musei sono i luoghi in cui si conserva la storia della nostra civiltà. Sono spazi che ti restituiscono la dimensione del tempo. Sono quegli ambienti che ti dicono chi sei e da dove vieni. Un’ampiezza spazio-temporale che si dilata e sprofonda nella bellezza delle opere d’arte, testimoni della evoluzione dell’uomo, del suo pensiero, della sua capacità di stare al mondo. E nei Musei trovi tutto questo, ritrovi te stesso, la tua antica dimora, le tracce del tuo cammino. Un cammino che prosegue, che guarda avanti, che proietta nel futuro le origini della propria vita. E’ per questo che i Musei vanno tutelati e sostenuti, affinché il prezioso patrimonio in esso custodito continui a raccontare a tutti le origini del mondo. Noi di Gocce d’autore siamo stati ospiti del bellissimo Museo archeologico provinciale “Michele Lacava” di Potenza, in Basilicata, ed abbiamo potuto ammirare la straordinaria quantità di reperti archeologici mostrati in maniera egregia negli spazi espositivi del Museo e che sono motivo di studio di tanti ricercatori universitari di tutto il mondo. Primo in tutta la Basilicata, il Museo archeologico provinciale di Potenza nacque ufficialmente nel 1901 grazie alla lungimiranza di un poliedrico intellettuale, il dottor Michele Lacava, cui è appunto intitolata la struttura. Nel sito della Provincia di Potenza è raccontata la storia di questo bellissimo Museo che vanta al proprio interno personale di elevato profilo professionale. Accompagnati infatti dall’archeologa Anna Grazia Pistone, abbiamo scoperto e conosciuto la storia millenaria di questa terra che fu l’approdo e la culla della civiltà occidentale. E i numerosi oggetti custoditi nelle teche di cristallo ci raccontano proprio questa storia. Controversa la storia di questo museo che, a causa di eventi calamitosi, fu costretto a subire cambiamenti di sedi.

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Tutto è frutto della grande intuizione di Michele Lacava, ispettore degli scavi di Metaponto dal 1876, che avvertì la necessità di proteggere i beni archeologici del territorio da eventi dispersivi quali il trasferimento al Museo di Napoli, di Reggio Calabria, al British Museum e al Museo di Monaco di Baviera dall'incontrollato collezionismo dei privati. L'inaugurazione del Museo provinciale avvenne nel 1907 presso il Convento di San Francesco e Vittorio Di Cicco, già collaboratore di Lacava, ne divenne direttore. Egli arricchì il patrimonio museale con i reperti provenienti dagli scavi di Garaguso e Latronico e ne realizzò un allestimento organico. Nel 1912 un incendio distrusse alcuni importanti ritrovamenti e rese necessario il trasferimento a palazzo Arrigucci e, successivamente, nel 1921, nella struttura del Rione Santa Maria pensata originariamente per accogliere le degenti definite “semiagitate”. La struttura, infatti, faceva parte del progetto del complesso manicomiale Ophelia, redatto dall'ing. Giuseppe Quaroni e dall'arch. Marcello Piacentini, mai realizzato. Il Museo trovò qui una sede stabile e potè riprendere le attività. Nel 1928 Concetto Valente ne assunse la direzione dando un taglio più scientifico alle raccolte attraverso il riordino e la catalogazione del materiale secondo un criterio crono-tipologico. Il suo lavoro rese il museo uno dei più prestigiosi del Meridione. Ancora un evento catastrofico: il bombardamento del 1943 distrusse il Museo. Ricostruito, riaprì al pubblico solo nel 1956. Il nuovo direttore, Francesco Ranaldi, ebbe il compito di farlo rifiorire dopo la guerra.

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Pertanto, avviò importanti campagne di scavo nel potentino, individuò la necropoli di Serra del Carpine a Cancellara, il complesso pittorico di Tuppo dei Sassi a Filiano e intraprese gli scavi nel bacino di Atella con il prof. Edoardo Borzatti von Löwenstern dell'Università di Firenze. Intanto, l'arch. napoletano Giovanni De Franciscis, vincitore del concorso bandito dalla Provincia, progettò una struttura museale ad hoc, che venne realizzata solo nel 1979 e inaugurata nel maggio del 1980. Anno infausto: il sisma del 23 novembre pur non danneggiando l'edificio, ne cambiò la destinazione d'uso, i reperti dovettero lasciare spazio agli uffici dell'Amministrazione provinciale. L'ultima riapertura al pubblico avvenne nel 1997 e da allora il museo è il fulcro della Rete della Cultura, un sistema museale che comprende anche la Pinacoteca Provinciale e il Covo degli Arditi.

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Nel Museo archeologico provinciale di Potenza è possibile visitare la sezione pre-protostorica, intitolata a Francesco Ranaldi, che include i più significativi reperti provenienti dagli scavi nell’area del Bacino di Atella, dalle grotte di Latronico, da Oliveto Lucano. Sono esposti i materiali riferibili alle tre grandi forme di popolamento in Basilicata (Enotri, Greci, Lucani) a partire dall’VIII secolo a. C. e reperti ascrivibili al processo di romanizzazione avvenuto nel periodo compreso tra il IV secolo a. C. fino alla prima età imperiale.

(Le foto sono di Carla Di Camillo)

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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