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Venerdì, 19 Maggio 2017 12:51

Human Library

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Oggi la nostra rubrica dedicata alle strutture che investono in cultura vuol proporvi l’opera preziosa delle Human Library, ossia le Biblioteche viventi. 

Per capire di cosa stiamo parlando dobbiamo spostarci in Danimarca ove nacque la prima Human Library, una sorta di biblioteca umana in cui al posto dei libri ci sono gli uomini a raccontarsi. Il metodo innovativo consente di conoscere altre persone di diversa età, sesso, stili di vita e background culturale, promuovendo il dialogo, riducendo i pregiudizi e favorendo la comprensione reciproca.

La Biblioteca vivente è riconosciuta dal Consiglio d’Europa come buona prassi per il dialogo interculturale e come strumento di promozione dei diritti umani, e consente di affrontare gli stereotipi e di sfidare i pregiudizi più comuni in modo positivo e costruttivo. In Italia questa pratica innovativa della consultazione dei testi ha avuto grande diffusione e numerosi sono gli esempi di biblioteche umane in realtà che necessitano di maggiore attenzione.

“La biblioteca vivente si presenta come una vera biblioteca, con i bibliotecari e un catalogo di titoli da cui scegliere, la differenza sta nel fatto che per leggere i libri non bisogna sfogliare le pagine ma … parlarci, perché i libri sono persone in carne ed ossa! Questi “libri viventi” vengono “presi in prestito” per la conversazione: ogni lettore sceglie il suo libro. I libri viventi sono persone consapevoli di appartenere a minoranze soggette a stereotipi e pregiudizi. Desiderosi di scardinarli, essi si rendono disponibili a discutere le proprie esperienze e i propri valori con altri. I titoli sono volutamente molto diretti, come ad esempio “ragazza lesbica”, “donna islamica col velo”, “emigrato albanese”, proprio per suscitare le reazioni emotive dei potenziali lettori attivandone la curiosità, ma anche gli stereotipi e i pregiudizi.” (Fonte: bibliotecavivente.wordpress.com).

«In sostanza, la Biblioteca Vivente e i Libri Umani offrono un’istantanea di umanità. Si tratta di un movimento per celebrare le nostre differenze», ha dichiarato Oz Osborne, colui che si è fatto promotore del movimento nel Regno Unito insieme a Nick Little, impiegato di una biblioteca comunale. Si, perché le Biblioteche viventi sono ormai diffuse su tutto il globo e sono attive in più di 60 paesi. Un gran bel successo se si pensa che entrano nelle carceri, nei centri per rifugiati, nei centri di riabilitazione, nelle comunità di recupero, nelle scuole, ovunque ci sia un focolaio di civiltà. E saranno immortali, perché la vita dei libri e delle storie è senza tempo, e noi continueremo a sfogliare gli uomini-libro e ad apprendere dai loro racconti.

A cura della redazione

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