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Giovedì, 18 Aprile 2019 14:03

Dove mi hanno portato quei campi! In evidenza

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Daniele De Rosa, classe ’88 di San Chirico Nuovo (PZ).

 

La prima cosa di cui resterete colpiti incontrandolo è il suo sguardo umile, pieno di speranza, pulito e dolce, gioioso e arrabbiato allo stesso tempo. Post dottorando al Queensland University of Technology. Sì, proprio così, dopo tanti sacrifici e anni di studio, Daniele si ritrova ad essere Research associate di un progetto, in cui coordina 3 Università (la sua è la capogruppo), che vedrà il realizzarsi di un’App con la quale gli agricoltori potranno sapere quanto fertilizzante utilizzare per le loro colture senza che si ecceda. Questa idea nasce a seguito del suo primo dottorato che lo vede protagonista, insieme ai suoi supervisori Dr David Rowlings e Prof Peter Grace, nel creare un algoritmo per stimare il rilascio di azoto da ammendati organici e l’impatto di questi sull’aumento del gas serra. Per calcolare il rilascio ha usato modelli matematici e adesso siamo in grado di sapere “quando e come” questi debbano essere somministrati, ossia, il giusto quantitativo nel giusto lasso di tempo. Questo ovviamente ci dà un duplice beneficio, da una parte risparmio economico per l’agricoltore, dall’altro minor inquinamento ambientale.

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Il tutto inizia un po’ per gioco, un po’ per sfida. All’inizio della sua carriera scolastica se qualcuno glielo avesse detto che un giorno sarebbe sbarcato a Brisbane, in Australia, non ci avrebbe mai creduto. E invece, eccolo qui a contribuire a portare in alto il nome e le capacità dei ricercatori italiani, spesso costretti all’estero solo per questioni di fondi e meritocrazia. Cresce nei campi di famiglia, che ricorda sempre con un pizzico di nostalgia e che gelosamente ha impostato come sfondo del desktop dei suoi computer nella postazione all’Università. Dopo aver seguito il consiglio dei genitori di intraprendere la sua formazione superiore all’istituto di agraria, continua a dargli ascolto quando gli consigliano di continuare ad approfondire la materia all’Università, ed è così che si ritrova ad essere studente universitario alla Facoltà di Agraria dell’Università di Basilicata. Coinvolto dalla materia, con suo grande stupore, il primo anno ottiene ottimi risultati “portando a casa” 11 esami. Leggendo “L’Informatore agrario” scopre “l’agricoltura di precisione” che è una strategia gestionale dell’agricoltura che si avvale di moderne strumentazioni. Decide, dunque, che il suo tirocinio dovrà essere in questa materia, ma all’Università della Basilicata c’è un solo professore, Bruno Basso, che si occupa di questo e al primo incontro gli lancia una sfida, sottolineando di non aver tempo da perdere. Potrebbe sembrare presuntuoso! Oppure era semplicemente un modo per testare quanto Daniele tenesse al tirocinio? Comunque raccoglie la sfida e in soli quattro giorni studia “il materiale” in inglese ( e all’epoca Daniele di inglese sapeva poco o niente, dovreste sentirlo oggi!!) e si presenta all’esame. L’esame si conclude con una stretta di mano che segna l’inizio di un rapporto di amicizia e stima reciproca. Dopo il tirocinio si arriva finalmente alla tesi, al tanto atteso giorno della “ discussione” in aula. Il suo amico-professore purtroppo non c’è, è tornato in America, lì c’è più spazio per i ricercatori, lì non è come da noi, lo Stato e le Università investono in ricerca e aprono le porte alla gente brava. Ci domandiamo, guardandoci l’un l’altro, perché l’Italia non capisce che se non si investe in cultura e in ricerca non saremo più, e mai, un Paese competitivo? Che saremo destinati a morire e ad essere sottomessi da chi, con le “nostre menti”, ha saputo far meglio e offrire un’opportunità?

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Dopo che Daniele ha dimostrato a tutta l’aula, con dati scientifici, che l’effetto della posizione geografica (condizioni pedoclimatiche) influenza la quantità e la qualità del grano e che quindi nei terreni della sua famiglia (oggetto di osservazioni ed esperimenti) il grano sarebbe degno di ricevere il marchio IGP, il telefono squilla, ed è proprio il suo professore che lo chiama per congratularsi e fargli una proposta. Daniele risponde di sì. Ed è così che dopo poco si ritrova a Brisbane in Australia, catapultato in una dimensione completamente differente sia a livello di società, di usanze e di cultura, ma soprattutto di rapporti all’interno dell’Università. Si vive una realtà dove non ci sono troppi formalismi e questo non vuol dire che c’è mancanza di rispetto, anzi. C’è un clima di voglia di fare, dove tutti si impegnano per raggiungere lo stesso obiettivo, e dove se l’idea è mia mi viene riconosciuta anche se sono l’ultimo arrivato. Un clima dove c’è democrazia e meritocrazia, dove i soldi vengono realmente investiti in ricerca, in attrezzature. Quando Daniele racconta questo, nei suoi occhi si legge gioia, da un lato, perché per un ricercatore avere dei “reali soldi” che ti permettono di studiare e arrivare a conclusioni concrete, vedere la realizzazione del proprio progetto, è come l’orgoglio di un genitore quando vede il realizzarsi del proprio figlio; è quella spinta che ti fa andare avanti ogni giorno. Dall’altro lato però si legge anche rabbia, perché non si riesce a dare una spiegazione del “perché questo debba avvenire dall’altra parte del Mondo!” Si chiede: “Perché l’Italia e la Basilicata hanno deciso di non essere competitive?!”. Si chiede: “Quado le cose cambieranno?!” Si legge anche tanta speranza nei suoi occhi-, speranza che le cose cambino. Perché? Perché la classe media non esiste più! Perché, diversamente, stiamo svendendo la nostra terra! Perché lui sogna di dipingere il suo quadro su quella tela bianca che è oggi la Basilicata. Sì, lui la vede così! Sogna un giorno di ritornare in patria e di potere dare il suo contributo con un bagaglio culturale alle spalle che possa fare la differenza.

Concludo affermando che si potrebbero fare tante cose se solo ci fosse la reale volontà da parte di chi detiene il potere decisionale di spostare il flusso di finanziamenti dall’irreale al tangibile e funzionale, affinché possiamo essere quel Paese che invece di essere complice della fuga di cervelli ne diventi l’incubatrice.

 

Francesca Soloperto

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Francesca Soloperto

Dilettante Fotografa

Mi faccio catturare da tutto ciò che mi da emozione e immagazzino nel mio Io.

Sono curiosa verso tutto ciò che può insegnarmi qualcosa.

Sono curiosa verso l’Arte qualunque essa sia perché penso che sia espressione di un altro Io, dunque porta alla riflessione e al confronto, perciò crescita.

Considero il “Viaggiare” una forma di Educazione al Sapere e al saper Vivere, aspiro dunque a girare il Mondo…così da poter poi affermare: “ ho conosciuto, ho vissuto!”.

Cos’è per me la fotografia?

“Se guardando la foto questa mi da la stessa emozione che ho provato scattandola allora è lei, diversamente la cancello”.

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