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Investire

inv CarloLevi1 "Nullus locus sine Genio", ossia “nessun luogo è senza Genio”. L’espressione usata dal relatore latino Servio per commentare l’Eneide è stata utilizzata per raccontare un uomo e i suoi luoghi: Carlo Levi e la Basilicata. Una narrazione attraverso scatti fotografici e opere pittoriche che esaltano il concetto di “spirito” del luogo e dell’uomo. Un’immagine che affonda le sue radici nella cultura classica in cui si parla di sacralità dei luoghi e della funzione che ogni uomo è chiamato ad assolvere e che consegna a noi contemporanei il concetto di “essenza di un luogo”. Luoghi dotati di una certa forza, di un’anima, capaci di influenzare le persone che vi abitano. Affermazioni, queste, che ci portano nei meandri dell’antropologia secondo cui un uomo che vive in certi luoghi, con il passare del tempo ne assume i caratteri, diventa simile ad essi.

Così è stato per Aliano e Carlo Levi. Uno stretto rapporto tra terra e uomo sfociato in amore struggente di cui ha voluto parlare la mostra fotografica e pittorica Genius Loci...persistenze spazio temporali allestita presso la Biblioteca nazionale di Potenza inaugurata lo scorso 8 maggio e visitabile fino al prossimo 10 giugno.

Un’occasione fornita da varie ricorrenze che riguardano lo scrittore e pittore torinese: i 40 anni dalla sua scomparsa, i 70 dall'uscita del romanzo "Cristo si è fermato ad Eboli" e gli 80 dal suo confino in Basilicata. Una mostra che unisce i vari linguaggi espressivi: la fotografia e l’arte figurativa e che dedica uno spazio alle opere letterarie dello e sullo scrittore (Cristo si è fermato a Eboli, 1945, L'orologio, 1950, Le parole sono pietre, 1955, Il futuro ha un cuore antico, 1956, La doppia notte dei tigli, 1959, Tutto il miele è finito, 1964).inv CarloLevi2inv CarloLevi3 inv CarloLevi4

33 scatti fotografici, a cura dell'Associazione Fotografica "Imago Lucus", dedicati ai luoghi leviani del confino, i paesaggi materani di Aliano e di Grassano. 9 opere di Levi, selezionate dal Polo Museale Regionale della Basilicata dal titolo "I dipinti di contenuto sociale". Opere che vanno dal 1953 al 1974 di proprietà della Fondazione "Carlo Levi" di Roma date in comodato al Museo d'arte Medievale e Moderna della Basilicata - Palazzo Lanfranchi, che le ha messe a disposizione per questo evento. Chiude l’esposizione il ritratto di Levi realizzato dall'artista Rocco Santacroce. Un evento che racconta anche un buon esempio di sinergie tra le realtà pubbliche e private che operano sul territorio a favore della cultura investendo in operazioni di tale importanza. inv CarloLevi6inv CarloLevi7inv CarloLevi8

La mostra affronta un percorso geometrico e cromatico che riguarda il paesaggio e i suoi abitanti: linee profonde e scure che spaccano la terra arida, che disegnano il contorno del paese, che segnano i volti arsi dal sole della gente del paese. I colori caldi e materici: il giallo d'estate, l'ocra delle argille, il nero degli stendardi appesi alle porte, della Madonna nera, degli occhi profondi delle nonne, dei veli delle vedove, dei capelli delle streghe. Poi il bianco dei sassi di fiume e delle carcasse delle carogne. Il grigio-verde degli ulivi, delle pale dei fichi d'India, il verdastro-azzurrino delle imposte di legno e poi il blu del cielo terso.

E le curve dei tornanti, delle piccole case arroccate su cui si staglia l'ombra di una figura incorporea ed eterea. Lui, l’uomo, il Genius che non ha mai abbandonato quelle terre, che le osserva dall’alto, da dietro le case, attraverso i muri. Lui è sempre lì. La sua anima non ha emigrato altrove. E’ rimasta tra le colline arse dal sole e levigate dal moto incessante del vento. L'invisibile che sta dietro il visibile. inv CarloLevi5

Immagini incantate di un luogo che non ha mai smesso di raccontare la sua storia rese suggestive dalla sovrapposizione di scatti e dalla esposizione multipla di immagini.

Foto che hanno colto  lo spirito di Carlo Levi, Genius Loci, benevola eterna presenza.  

Eva Bonitatibus

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Mi capita di incontrare Henri Matisse due volte nello stesso giorno in due Paesi differenti, in due luoghi espositivi per molti versi opposti tra loro. Mi capita una prima volta, mentre attraverso degli ambienti carichi di storia e di opere d’arte, e di queste e di quella persino ridondanti; una seconda, mentre, per seguire la narrazione di una particolare esposizione, mi addentro in un non luogo. Nel complesso dei Musei Vaticani, incastonato in un percorso molto ricco, tra il Raffaello delle Stanze e proprio sotto il Michelangelo della Cappella Sistina, incrociando l’appartamento Borgia, lì dove nel giugno del 1973 Paolo VI aveva aperto le porte di una collezione a sua volta già importante di artisti contemporanei (da Rouault a Utrillo, da Morandi a Carrà a De Pisis, a Greco, a Martini, ai quali si aggiungeranno poi Gaugin,  Van Gogh, Chagall, e Bacon, Marini, Burri, per dirne alcuni), Henri Matisse occupa un ambiente tutto proprio, riempiendolo con i lavori preparatori della Cappella  del Rosario di Saint-Paul-de-Vence, da lui allestita in Provenza. matisse1 In un ambito di passaggio, che denuncia il suo essere ricavato in tanto affastellamento, dove tra i visitatori, a gruppi, spesso a frotte, i più frettolosamente passano frastornati dal già tanto guardare, in scala 1:1 giganteggiano i cartoni per la ceramica del presbiterio, raffigurante La Vierge à l’Enfant, e per le tre vetrate policrome monumentali dell’abside, del coro e della navata, realizzati con la tecnica del papier découpé. In un canto, anche una teca con una delle casule colorate che lo stesso artista disegnò per la medesima occorrenza. matisse2 Qui è tutto soprattutto trascendenza, promessa di luce. Una volta fuori da questo itinerario dentro l’arte, nel volgere di poche ore, percorro quello che già André Malraux descriveva come il viaggio compiuto dall’opera d’arte in due secoli, da quando “era stata legata, statua gotica alla sua cattedrale, quadro rinascimentale all’ambiente della sua epoca”, a quando, deprivata “dell’insieme” del contesto e dell’”intrasportabile”, separata dal mondo “profano” e accostata ad altre opere, diventa “un confronto di metamorfosi” (così in: Il museo dei musei, Mondadori, 1957). Ritrovo quindi Matisse nei grandi spazi eterei, chiari e disadorni delle Scuderie del Quirinale dove il pittore, per nascita nordico della regione del Passo di Calais, e già passato per la dolce luce meridionale continentale della Provenza tanto cara a Cézanne, mostra i tratti della sua più intensa fascinazione per gli ambienti, la cultura, la luce, i colori, le fragranze speziate e i tratti assieme delicati, morbidi e decisi, delle culture nord-africana e medio-orientale. matisse3 La mostra dal titolo Arabesque offre in questi luoghi neutri novanta opere tra dipinti e disegni, e persino costumi teatrali da Matisse preparati per il balletto Le chant du rossignol, messo in scena nel 1920 su musiche di Igor' Fëdorovič Stravinskij. Il luogo ospitante non incomoda e non distrae: il grande spazio espositivo, suggestivo quanto un non luogo che pare quasi sia tu a definirlo attraversandolo, offre un pulito silenzio visivo ad ogni singola tela, ad ogni disegno, cosicché in ciascuno di essi il visitatore possa senza ostacolo, ammirandolo, precipitare. Qui allora trionfano sì gli ineffabili e delicati colori (il rosa de La pervinche, o Giardino marocchino, i verdi, perfino i grigi de Lo stagno di Trivaux), matisse4 ma pure prorompono nuove geometrie e spazialità liberate, nel loro replicarsi, dai moduli decorativi orientali e, ancora, profonde sensualità catturate dalle curve di pochi essenziali tratti nei disegni delle odalische, delle donne orientali in riposo. Quello che nei Musei Vaticani, pur nell’assoluta bellezza è pienezza e ricchezza, qui nell’angolo del più alto colle romano è diradamento; al morbido vuoto degli interni fa da contrappunto la splendida vista a 180° della veduta panoramica della vetrata sui tetti di Roma. E questa stessa commistione del luogo che la ospita è in armonia perfetta con una delle idee di fondo della mostra, quell’annullamento del confine tra il dentro e il fuori, tra l’ambiente ed il paesaggio, che per Matisse sono un unico continuo, nel suo periodo orientale. Questo riandare tra luoghi così diversi e distanti, guidati però dal segno e dal colore dell’artista, anch’esso così sensibile al nord e al sud dell’emozione, dalla verticalità della luce assoluta e trascendente all’orientale del segno che trasfigura la forma della natura, reiterandola come un rotante movimento derviscio in arabesco, che segna il passaggio tra il romantico, l’onirico e l’intimo impulso dell’altrove, mi cattura, semplice visitatore d’arte d’un sol giorno, nella vertigine di un tempo diverso, che ha velocità periferiche incostanti, ineguali e libera emozioni inspiegabili, come nostalgie senza oggetto.matisse5

Rocco Infantino

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logo strega

Il titolo del resoconto che stiamo per proporvi non è casuale. Si tratta infatti dell’appendice al Sito dedicato al premio letterario più famoso in Italia. Il riconoscimento è promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Liquore Strega con il patrocinio di Roma Capitale e il sostegno di Unindustria (Unione delle Imprese e degli Industriali di Roma Frosinone Latina Rieti Viterbo).

La Fondatrice, Maria Bellonci, lo ha spiegato così: “Cominciarono, nell'inverno e nella primavera 1944, a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito unita nella partecipazione di un tempo doloroso nel presente e incerto nel futuro.”

Un luogo d’incontro, dunque. Un momento privilegiato in cui confluiscono le realtà culturali più disparate, e alle quali hanno aderito nostri emeriti concittadini scrittori, da Cappelli a Lupo e fino a Catozzella.

Una vera e propria identità d’impresa, di supporto alla cultura. Un risultato egregio, considerato l’attuale periodo di affanno economico che vivono i diversi settori commerciali e di riflesso culturali.

L’edizione 2015 si preannuncia particolarmente ricca di cambiamenti: nuovo meccanismo di voto, salvaguardia dei piccoli e medi editori, spazio agli autori stranieri che scrivono in italiano e alle diverse forme di narrazione: pluralità, bibliodiversità e accoglienza sono le parole che riassumono lo spirito delle norme introdotte dal Comitato direttivo del Premio, che si è riunito lunedì 23 febbraio.

La prima importante novità nel regolamento riguarda il meccanismo di voto per la Cinquina dei finalisti: i giurati del Premio – gli Amici della domenica, lo storico corpo elettorale di 400 donne e uomini di cultura, ai quali si aggiungono sessanta lettori forti che ruotano ogni anno e quindici gruppi di lettura costituiti da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’Estero – nella prima votazione dovranno esprimere la loro preferenza per tre dei dodici libri in concorso, non più per uno solo. Grazie all’introduzione di questa regola, aumenterà il numero di voti necessario per accedere alla finale, delineando un giudizio più meditato e attendibile.

La seconda innovazione istituisce una clausola di salvaguardia che favorisce la presenza nella Cinquina dei piccoli e medi editori, assumendo la bibliodiversità come valore in sé e riconoscendo l’opera di promozione degli autori emergenti e della letteratura di ricerca condotta da questo importante segmento di mercato (pari a circa il 40%). Se nella Cinquina non sarà compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, si procederà all’inclusione di quel libro – o, in caso di ex aequo, quei libri – che avrà ottenuto il maggior numero di voti, determinando così una finale a sei o più candidati.

Rafforzato anche il Comitato direttivo: insieme a Tullio De Mauro e  Valeria Della Valle, presidente e consigliere della Fondazione Bellonci, Alberto Foschini e Giuseppe D’Avino, presidente e amministratore delegato di Strega Alberti Benevento Spa,  gli scrittori vincitori del Premio Strega, Paolo Giordano, Melania G. Mazzucco e Edoardo Nesi, la giornalista e saggista Simonetta Fiori, il giornalista e critico letterario Enzo Golino, lo storico della lingua Luca Serianni, Giovanna Marinelli, assessore alla cultura di Roma, Maurizio Stirpe e Giuseppe Gori, rispettivamente presidente e vicepresidente di Unindustria. 

Di seguito i titoli presentati:

  1. Stalin + Bianca (Tunué) di Iacopo Barison
    Presentato da Fulvio Abbate e Roberto Ippolito
  2. Non sono un assassino (Newton Compton) di Francesco Caringella
    Presentato da Raffaele Nigro e Sergio Santoro
  3. Il paese dei coppoloni (Feltrinelli) di Vinicio Capossela          
    Presentato da Eva Cantarella e Gad Lerner
  4. Il dolore del mare (Nutrimenti) di Alberto Cavanna                
    Presentato da Giuliano Montaldo e Ferruccio Parazzoli
  5. La sposa (Bompiani) di Mauro Covacich               
    Presentato da Dacia Maraini e Sandro Veronesi
  6. I Nuovi Venuti (Clichy) di Giorgio Dell’Arti             
    Presentato da Corrado Augias e Giuseppe De Rita
  7. Storia della bambina perduta (e/o) di Elena Ferrante                  
    Presentato da Serena Dandini e Roberto Saviano
  8. Final cut (Fandango) di Vins Gallico                      
    Presentato da Renato Minore e Luca Ricci
  9. Chi manda le onde (Mondadori) di Fabio Genovesi                    
    Presentato da Silvia Ballestra e Diego De Silva
  10. 24:00:00 (Il Foglio) di Federico Guerri                     
    Presentato da Simonetta Bartolini e Wilson Saba
  11. La ferocia (Einaudi) di Nicola Lagioia                     
    Presentato da Alberto Asor Rosa e Concita De Gregorio
  12. La meteora di luglio (Biblioteca dei Leoni) di Adriano Lo Monaco                   
    Presentato da Maurizio Cucchi e Paolo Ruffilli
  13. Monte Sardo (Rubbettino) di Dante Maffia
    Presentato da Paolo Ferruzzi e Luciano Luisi
  14. Il genio dell’abbandono (Neri Pozza) di Wanda Marasco                      
    Presentato da Francesco Durante e Silvio Perrella
  15. Don Riccardo (Mursia) di Loredana Micati             
    Presentato da Angela Padellaro e Roberto Zaccaria
  16. Se mi cerchi non ci sono (Manni) di Marina Mizzau                   
    Presentato da Umberto Eco e Angelo Guglielmi
  17. Gli amici che non ho (Codice) di Sebastiano Mondadori                       
    Presentato da Antonio Pascale e Lorenzo Pavolini
  18. La Repubblica di Santa Sofia (Tullio Pironti) di Pietro Paolo Parrella             
    Presentato da Bruno Luiselli e Marcello Rotili
  19. L’estate del cane bambino (66thand2nd) di Mario Pistacchio e Laura Toffanello                
    Presentato da Antonella Sabrina Florio e Luca Nicolini
  20. Come donna innamorata (Guanda) di Marco Santagata            
    Presentato da Salvatore Silvano Nigro e Gabriele Pedullà
  21. Sans blague (Nulla die) di Eugenio Sbardella                 
    Presentato da Bruno Cagli e Vittorio Emiliani
  22. Via Ripetta 155 (Giunti) di Clara Sereni                 
    Presentato da Massimo Onofri e Domenico Starnone
  23. I dirimpettai (Baldini&Castoldi) di Fabio Viola                   
    Presentato da Piero Gelli e Filippo La Porta
  24. Autunnale (Book Sprint) di Dario Voltolini             
    Presentato da Michele Mari e Paola Mastrocola
  25. XXI Secolo (Neo) di Paolo Zardi                  
    Presentato da Giancarlo De Cataldo e Valeria Parrella
  26. Dimentica il mio nome (Bao Publishing) di Zerocalcare             
    Presentato da Daria Bignardi e Igiaba Scego

Solo dodici libri tra questi si “batteranno” e concorreranno, inoltre, alla seconda edizione del Premio Strega Giovani, che coinvolgerà una giuria di circa quattrocento ragazze e ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, in rappresentanza di quaranta licei e istituti tecnici diffusi su tutto il territorio italiano e all’estero.

Un’opportunità esclusiva anche per i giovani che guardano con interesse a universi culturali di tale portata e tra i quali, magari, si cela proprio un futuro Premio Strega!Investire Edizione2014

Virginia Cortese 

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investire1Chi avrebbe mai immaginato che un medico rinunciasse al proprio mestiere per dedicarsi all'espressione artistica più antica del mondo, la pittura, diventando il maggiore esponente di una corrente tutt'oggi in continua evoluzione, l'Informale.

Alberto Burri è il cardine del panorama artistico di “avanguardia” italiano e internazionale del dopoguerra. La sua arte rifiuta la forma esprimendosi attraverso la materia. La “materia” a sua volta, deriva da materiali di scarto come legno, sacchi di juta, lamiere, come se Burri volesse ridare vita a tutto ciò che il mondo rifiuta, da qui la definizione di “informale materico” che Burri rivoluziona con originalità ricorrendo all'uso del fuoco, elemento che fonde gli oggetti liberandoli dalla forma originaria restituendo loro una nuova vita come espressione artistica.

L'arte di Burri, pur rimanendo fedele al concetto informale affronta diversi momenti ricordiamo il periodo dei “sacchi” una vera innovazione per l'arte degli anni cinquanta, dei dipinti “gobbi” anticipazione del concetto di quadri tridimensionali, i “catrami” e le “muffe” scelti per la loro capacità di rapprendersi alla tela, i “fuochi” dove predomina la combustione e il “cellotex” nati dall'evoluzione industriale, fino al periodo del “nero”. Anche la fotografia diventa testimone dell'arte, nel 1958 Burri si fa fotografare mentre spara ad una lattina di birra, la lattina viene proposta come scultura mentre la sequenza fotografica dello sparo prende il titolo di “Nascita di una forma d'arte” e viene pubblicata su una rivista di settore. Burri concilia l'arte e la fotografia come se la seconda fosse uno strumento per cogliere l'evoluzione della prima dalla fase concettuale alla realizzazione concreta, pur rimanendo essa stessa una forma d'arte. Un artista originale e innovativo sempre pronto a nuove sfide ed è per questo che in occasione dei cento anni della nascita di Alberto Burri, il CSCA (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) di Parma ha promosso una mostra dal titolo “Fuoco nero, materia e struttura attorno e dopo Burri”, a cura di Arturo Carlo Quintavalle. La mostra può essere visitata fino a lunedì 6 aprile a Parma presso il Salone delle Scuderie, Palazzo della Pilotta. L'esposizione è un omaggio a Burri, qui il riferimento al fuoco. Il fuoco che toglie forma e colore alla materia, per questo l'espressione “fuoco nero” esprime a pieno il senso informale dell'artista.

La mostra pone al centro Burri con la sua sperimentazione in “cellotex”, accompagnata dalle sequenze fotografiche di Aurelio Amendola che ritraggono Alberto Burri in azione con la sua arte.

Attorno all'unica opera dell'artista intitolata “Grande nero” - Cellotex M2 (1975), (custodita proprio nell'archivio del CSCA) investire2sono raccolte le opere dei maggiori esponenti del filone informale contemporanei, o quasi, di Alberto Burri come Colla, Balocco, Guerrini, Fontana, Pomodoro, Scajola, Novelli Tavernari, Spinosa, Lavagnino – Dissolvenza (1993), Ruggerifoto3 – Personaggio nel paesaggio (1974) .. inglobando artisti contemporanei come Ceccobelli,foto4  Pinelli – Pittura RBL (1993),Shafik- investire5

Ho visto la Fenice affondare nella propria cenere  (2007- 20012), Esposito, Paladino, Pignatelli, Jori... e fotografi come Amendola, Jodice, Charamonte... Un totale di 172 opere molte provenienti  dall'archivio del CSAC.

investire6

Da un lato la mostra ha raccolto l'esperienza “informale” degli artisti affermati del '900, dall'altro ha lanciato nuovi artisti emergenti verso una nuova visione dell'arte informale mantenendo come riferimento Alberto Burri. Ogni artista ha colto una sfumatura della concezione artistica di Burri  dimostrando come l'espressione artistica di un singolo possa essere filo conduttore per una nuova interpretazione dell'arte.

 

 

Anna Chiara Blasi

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investire mater 1 Narra la leggenda che una chiesa di Parma custodisse il dipinto di una Madonna miracolosa. La voce si sparse per le campagne e i centri vicini e la Madre, immobile, ritratta nell'intimo momento dell'allattamento divenne meta di pellegrinaggio. Tanti fedeli, forse troppi, si accalcavano in adorazione attorno alla statua miracolosa, così fu deciso che la Vergine doveva essere protetta, per questo fu eretto un cancello e la Madonna non fu più chiamata per i suoi miracoli ma ricordata come Santa Maria della Steccata. Il santuario mariano, eretto nel cuore di Parma nel 1500, è meglio conosciuto come la Basilica Magistrale di S. Maria della Steccata, e si trova alle spalle del Palazzo del Governatore. Dalle finestre del Palazzo è possibile osservare i particolari decori che impreziosiscono la cupola della Basilica, statue di marmo e drappi di frutta che fuoriescono da vasi stracolmi di prosperità e abbondanza. Dietro quelle finestre, che si affacciano sul cuore della città da una prospettiva intima e raccolta si aprono stanze e corridoi che tracciano come un labirinto, l'originale percorso espositivo di opere d'arte. Dall'otto marzo il Palazzo del Governatore, definito come “il più grande e prestigioso luogo d'arte moderna” della città di Parma, ospita una mostra prestigiosa ed originale, che sotto alcuni aspetti rimanda alla leggendaria immagine della “Madonna della Steccata”. Titolo della mostra “Mater, Percorsi simbolici sulla maternità”, e infatti l'esposizione è un vero e proprio percorso emotivo e artistico, nella storia e nell'arte, tra reperti archeologici risalenti ad epoche lontanissime come la Dea Madre, risalente al IV millennio A.C. fino allo Space Venus di Salvador Dalì, alla Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto e all'Homo erectus di Aron Demetz, passando per la meravigliosa Artemide Efesia e al busto di Proserpina. Statue icone della fertilità e della femminilità, racchiuse nella leggenda più grande e complessa legata alla Natura e all'origine del mondo. Passando alle rappresentazioni pittoriche, tutte molto suggestive e di impatto non è facile staccare gli occhi dall'Annunciazione di Luca Signorelli, ricca di particolari dal forte significato simbolico o rimanere indifferenti davanti a la Pala di Villamagna, di Rosso Fiorentino, quasi contemporaneo di Signorelli ma dallo stile unico e inconfondibile per forme ed uso del colore. É impossibile non innamorarsi dell'Immacolata Concezione del Tiepolo un'immagine aggraziata, elegante e dinamica colta nel momento della preghiera con le mani giunte. Imponente la figura, ma luminosa e leggera come una piuma nell'aria. Tante le donne ritratte come Madonne, bellissime e suggestive che raccontano della MATERNITA' RIVELATA. 

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Avvicinandoci ai tempi moderni la rappresentazione della maternità perde la connotazione mistica, non è più enfatizzata ma ridimensionata nel contesto sociale dell'epoca industriale come dimostrano le rappresentazioni pittoriche di Francesco Hayez Il ritratto della Contessa Teresa Zumali e di Felice Casorati La famiglia Casolaro Girelli o la donna-Madonna rappresentata dal simbolista cremonese Antonio Rizzi ne la Madonna del riposo dove la madre addormentata tiene sul grembo un bambinello che sembra inviti al silenzio. Si parla quindi di passaggio dalla MATERNITA' SACRA ALLA MATERNITA' BORGHESE, fino ad approdare all'EMANCIPAZIONE DELLA FIGURA FEMMINILE DAI TEMPI ARCHETIPICI passaggio lento e graduale dal simbolismo alle avanguardie di un'epoca in cui la donna vive una femminilità, e quindi una maternità, concentrata su nuove consapevolezze come testimonia il personaggio di Valentina creato da Crepax.

Con l'immagine di una donna ritratta in un fumetto termina un meraviglioso percorso incentrato sulla evoluzione concettuale dell'umana consapevolezza dell'importanza della donna generatrice. La donna divinizzata in epoca antica si è trasformata in “mediatrice” tra Dio e l'umanità fino ad essere ridimensionata nel contesto sociale della rivoluzione industriale, perdendo l'aurea mistica che l'aveva avvicinata al Divino nella maternità e nella pietà fino a precipitare nella consapevolezza della propria umanità.

investire mater 3Oltre le opere, contano i numeri e il progetto espositivo di Mater di numeri ne ha, con le sue 170 opere provenienti da tutta Italia, del valore complessivo di 67 milioni di euro, esposte in uno spazio di 1300 metri quadrati rappresenta un investimento economico e culturale di alto livello tanto da essere stato approvato dall'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. La mostra è stata ideata da Elena Fontanella (archeologa e giornalista) e curata dalla stessa Elena Fontanella, da Anna Maria Andreoli (studiosa, esperta delle opere di Gabriele D'annunzio) e Cosimo Damiano Fonseca (storico, esperto di Storia della Chiesa Cattolica) e coinvolge diversi studiosi di arte che hanno contribuito alla descrizione e valorizzazione di numerose opere alcune poco conosciute ma capaci di regalare l'emozione artistica della maternità. La mostra è visitabile fino al prossimo 28 giugno.

 

Anna Chiara Blasi

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investire Monastero S Paolo 1
Nel centro della città di Parma, si nasconde un antico monastero Benedettino: il Monastero di S. Paolo.

Impossibile venire a Parma e non visitare questo gioiello di costruzione medievale che conserva ancora il suo giardino, racchiuso tra alte mura e vecchi cancelli, che lasciano intravedere dall'esterno, uno spazio verde e un piccolo chiostro.

Dall'ingresso principale si percorre un piccolo orto botanico in cui le felci dominano sul resto. La parte antica del Monastero, eretta in parte a museo artistico, conserva, in due camere comunicanti, due affreschi di valenza artistica inestimabile risalenti al 1500: uno dipinto da Alessandro Araldi e l'altro dal Corregio (la Camera della Badessa Giovanna da Piacenza). Nonostante le camere furono affrescate in periodi vicini mostrano stili e decorazioni differenti, mettendo in risalto la ricchezza e la varietà artistica del Rinascimento.

investire MonasteroPaolo 2

La storia del complesso di S. Paolo è costellata da modifiche e cambiamenti ad opera degli ordini monastici e non solo. In tempi recenti, a partire dagli anni settanta ad oggi, il Comune di Parma ha avviato una serie di iniziative di restauro e di recupero della struttura perseguendo l'obiettivo di creare un sistema culturale integrato che prevede la trasformazione di questo complesso a rischio di decadimento in un polo di attrazione culturale. Così, di fianco alla Camera di S. Paolo si aprono le porte del museo Giordano Ferrari, noto come il “Castello dei burattini” che ospita la più importante raccolta italiana del teatro di animazione, con marionette e burattini, oggetti di scena e manifesti provenienti dalla collezione privata di Giordano Ferrari, con pezzi personalmente costruiti e intarsiati da uno dei burattinai più famosi d'Italia .

Spostandoci verso la parte orientale del Monastero benedettino si accede alla Pinacoteca Stuard, che prende il nome da Giuseppe Stuard un nobile parmigiano, proprietario di numerose opere presenti nella Pinacoteca.

Accanto all'ingresso della Pinacoteca, procedendo sempre verso la parte orientale del complesso defilato, nella piccola traversa di Vicolo dell'Asse si arriva all'ingresso delle biblioteche “Ugo Guanda” e “Biblioteca Internazionale Ilaria Alpi”. La prima, dedicata ad una delle più vecchie case editrici parmigiane, fondata da Ugo Guandalini, già inaugurata nel 1973 presso altra sede, aveva lo scopo di aprire le porte delle biblioteche non solo agli studiosi ma a chiunque fosse interessato alla consultazione e lettura di testi letterari, con un fondo dedicato alla poesia. La seconda, intitolata alla reporter di origini parmensi Ilaria Alpi è concepita per costruire “un ponte tra le culture del mondo” dove si incontrano le esigenze linguistiche e letterarie della Parma multietnica, a sottolineare l'apertura cosmopolita della città. Un unico ingresso, due mondi che si dividono tra proposte letterarie di alto livello e novità di respiro internazionale e iniziative finalizzate a rafforzare gli confronti culturali a livello internazionale grazie al Byond the Border International Library Network for Cultural Exchange.

La posizione strategica, al centro della città, accanto ai giardini della Pilotta con il vicinissimo Teatro Regio e a due passi dalla Cattedrale con il Battistero, hanno permesso di identificare nel Monastero di S. Paolo con i suoi 15,200 metri quadrati di estensione un potenziale investimento per valorizzare la nuova dimensione culturale della città.

Anna Chiara Blasi

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Investire

Sono stata felicissima della mattinata trascorsa tra arte e musica. Ad un certo punto ho immaginato di poter entrare in uno di quei quadri scherzando e giocando con tutti quegli splendidi colori (Roberta). Per dipingere bene si ha bisogno della musica, dell’armonia, dell’immaginazione (Sara). E’ stata proprio una giornata emozionante che mi ha fatto capire quanto sia bella ed importante l’arte! (Lucio). L’arte è questione di fantasia, ma anche di bravura (Giovanni). Oggi ho capito che l’arte significa esprimere se stessi (Mattia). Spero di ripetere questa meravigliosa giornata perché ho capito che c’è arte in ciascuno di noi (Stefano Pio). Questa mostra mi ha insegnato a capire che i quadri oltre a guardarli si possono anche ascoltare, ossia capire cosa voglia esprimere l’artista: i suoi sentimenti (Elena). Voglio che la galleria non chiuda mai perché da grande voglio vedere di nuovo, sentire di nuovo quadri e musica, ritmi e melodie (Aurora).

 

Investire 3Sono soltanto alcuni dei pensieri espressi dagli alunni di una quarta elementare dopo aver visitato una mostra d’arte figurativa. Una esposizione che ha unito la pittura e la musica e che ha trovato nell’uso del colore la sua chiave di lettura. Colori vivaci, forti, sgargianti che hanno dato vita ad inedite scene popolate da personaggi stravaganti e paesaggi sagomati. Toni briosi, con sfumature nostalgiche, hanno donato dinamicità alle immagini fermate nei quadri collezionando melodie vibranti di emozioni. Vasilij Kandinskij diceva che “il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull’anima. Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde”. Dunque i bambini che hanno fruito della piacevolezza dei linguaggi artistici hanno saputo apprezzare il bello della creatività. Si sono lasciati condurre dalla musica verso la contemplazione attiva delle opere d’arte e in un clima di composta libertà hanno lasciato vagare la propria fantasia. Hanno indagato le figure dei quadri, hanno perlustrato gli spazi delle tele, hanno osservato la diversità dei materiali utilizzati. Sono entrati ed usciti dai quadri. Hanno prestato ascolto alla musica prodotta dai colori e dalle forme ed hanno guardato la musica che con le sue note ha descritto le scene rappresentate. Hanno giocato in un nuovo cosmo. Una narrazione fluida che i bambini di 9 anni hanno gradito mostrando maturità di pensiero e di elaborazione. E questo grazie alla sensibilità dei loro insegnanti e dei dirigenti scolastici che hanno acconsentito che i piccoli visitatori vivessero un’esperienza emozionale forte.

 

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Un atteggiamento di apertura che soprattutto oggi la scuola non può non avere in un momento di veloce transizione verso abitudini e valori in evoluzione. Una scuola che educa alla sensibilità e alla capacità di osservazione è una scuola che traccia percorsi certi e che punta all’eccellenza della formazione. Non è ovvietà né luogo comune affermare che soltanto attraverso le esperienze dirette i bambini imparano a conoscere il mondo. Lo dimostrò la Montessori con la teoria dell’apprendimento per scoperta e per costruzione delle conoscenze, un approccio educativo riconosciuto in tutto il mondo. Investire 1

E le esperienze di questi piccoli osservatori dell’Istituto Comprensivo “Torraca-Bonaventura” di una ancor più piccola città del Sud Italia che è Potenza in una “piccola stanza tutta colorata” che è la sede del Circolo culturale Gocce d’autore dove si è tenuta la mostra “Cosmo gioco” di Enzo Bomba, confermano ancora una volta la validità del pensiero della grande pedagogista. La scuola che educa al pensiero divergente è una scuola vincente, la scuola che educa all’arte è una scuola che insegna ad amare. Amare. Amare è un altro verbo che non conosce l’imperativo, come il verbo leggere. E’ un bisogno, è un istinto, è una sospensione. E i bambini che imparano presto ad osservare il mondo con gli occhi dello stupore solo quelli che non smetteranno mai di amare e di considerare la vita come la più grande opera d’arte dell’universo.

 

Eva Bonitatibus

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Se penso che questa mia foto fatta a Maximova e Vassiliev alla fine dei Sessanta in sala prove del Teatro del’Opera di Roma è stata, credo, la prima foto di danza  pubblicata da un giornale, l’Espresso in

b/n e formato gigante, sono felice nel constatare il grandissimo spazio di interesse che ha oggi la Danza in tutti i suoi stili. L’entusiasmo degli applausi alle variazioni delle grandi stelle nei balletti classici, la folla di giovani che riempiono i teatri con  gli spettacoli di danza contemporanea, le tantissime ottime scuole di danza in tutte le città  stanno a decretare un vero boom di questa amata disciplina.

 

A Roma si sono appena concluse le serate all’Auditorio della Conciliazione di Les Etoiles, un Gala di stelle russe sudamericane e italiane, prodotto da Daniele Cipriani, che hanno fatto andare in delirio migliaia

di spettatori, e già si delinea il successo dell’undicesima edizione del Festival della Nuova Danza EQUILIBRIO, il cui tema quest’anno è la coppia e la comunità e che si tiene come sempre all’Auditorium  Parco della Musica di Roma. Il programma è ricco e allettante, una panoramica mondiale che ospita sia maestri della scena internazionale che artisti emergenti sotto la direzione artistica del coreografo e danzatore belga  Sidi Larbi Cherkaoui.

 

 

Il Festival si svolgerà dal 7 al 26 Febbraio 2015  con un appuntamento di lusso il 2 Aprile: Life in Progress, lo spettacolo con cui, dopo 35 anni di luminosa carriera, purtroppo darà il suo addio alle scene Sylvie Guillem , la straordinaria artista étoile del Ballet de l’Opéra de Paris, che interpreterà coreografie di Akram Khan, Russel Maliphant, Mats Ek e William Forsyte.

 

 

Ad aprire il Festival  nei giorni 7 e 8 saranno gli artisti finalisti selezionati fra i 57 progetti sottoposti  al  Premio Equilibrio, l’iniziativa con cui  la Fondazione Musica per Roma sostiene e promuove artisti emergenti. Tiziana Bolfe, Antonino Ceresia, Elisabetta Lauro, Stellario Di Blasi, Piergiorgio Milano,

Mattia Russo e Antonio De Rosa presenteranno i loro lavori davanti a una giuria internazionale la quale poi assegnerà un premio di 12.000 euro come contributo alla produzione dello spettacolo e 7.500 euro al miglior  interprete. Manfredi Perego presenterà  l’11 in prima assoluta Dei Crinali, un lavoro inventivo e avvincente realizzato come vincitore del Premio Equilibrio 2014.

 

 

Iniziamo la carrellata degli spettacoli  l’8 e il 9 con Kathelhong Cabaret  della compagnia sudafricana Via Kathelhong Dance che con la sua molteplicità di immagini non mancherà di stupire il pubblico.

 

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Un ospite molto atteso ( il 13  e il 14) sarà Lloyd Newson, coreografo del DV8 Physical Theatre, con la sua novità John. Con il suo stile di teatro-danza Newson ha intervistato più di 50 uomini iniziando con domande a bruciapelo sull’amore e sul sesso in una comunità di emarginati, drogati, criminali e John è uno degli intervistati. Una storia emozionante e commovente.

 

 

Sarà la volta, il 18, di uno strano personaggio, Helder Seabra, un architetto che ha scelto in seguito di diventare danzatore. Nei suoi lavori When the Birds Fly low e the Wind will Blow esalta la solidità delle strutture architettoniche in contrasto con  l’instabilità della natura umana.

 

 

Consigliato  e da non perdere l’appuntamento del 23  con Yama di Damien Jalet, uno spettacolo definito da tutti con molti aggettivi, maestoso, geniale, magnetico. Pura energia.

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Cristiana Morganti attrice e ballerina, che dopo gli studi di danza classica ha raffinato e consolidato  il suo irresistibile talento con l’incontro con Pina Bausch, si presenta il 24 all’ Auditorium con Jessica and me, una racconto poetico del suo  rapporto con la danza.

 

 

A conclusione di questa energetica maratona, il 26, ci saranno Gregory Maqoma e Roberto Olivan con il loro Lonely together, un dialogo scenico sulla visione dell’arte di due performer, uno sudafricano e uno catalano.

 

 

Ma non finisce qui perché arricchiscono il Festival altre interessanti manifestazioni come l’incontro con l’amatissimo coreografo ceco Jiri Kyliàn che introdotto da Leonetta Bentivoglio, il 15, mostrerà al pubblico tre suoi cortometraggi: Between Entrance and Exit, Schwarzfahrer e Car-Men.

 

 

Chiudiamo in bellezza con un altro evento ideato dai fotografi Philippe Antonello e Stefano Montesi e che desterà moltissima curiosità. Dal 13 al 26 i due artisti allestiranno una mostra di fotografie, i ritratti che, nello Studio D3 apprestato all’interno dell’Auditorium, avranno realizzato ai coreografi e danzatori delle compagnie partecipanti al Festival.

 

 

La particolarità  e l’attrazione  di questa rassegna  sta proprio nella molteplicità e mescolanza dei generi  e culture fra danza, teatro, cabaret, l’incontro con grandi  maestri e la scoperta di futuri beniamini.

 

 

Agnese De Donato

 

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