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Investire

Un omaggio alla poesia. In questo numero della rivista vogliamo dedicare la rubrica “investire” alle strutture museali che continuano a far vivere la poesia e i poeti attraverso le loro attività. Vi invitiamo ad intraprendere un fantastico viaggio alla scoperta delle case-museo della poesia che compongono il già ricco patrimonio culturale italiano. Buon divertimento!

Casa delle Arti - Spazio Alda Merini

Casa Alda MeriniNella ex-tabaccheria comunale di via Magolfa, a un passo dal Naviglio Grande a Milano, rivive il ricordo della poetessa Alda Merini, una personalità straordinaria, dolce e generosa. Al piano superiore è riprodotta una delle stanze dell’abitazione della poetessa, con un percorso poetico intitolato 'Sono nata il ventuno a primavera' che ripropone su pannelli la sua biografia e alcune delle sue poesie. Lo spazio, la cui gestione è stata affidata dal comune di Milano all'associazione "La Casa delle Artiste" propone l'organizzazione di corsi, attività, eventi, un caffè letterario e una libreria cartacea e multimediale. Si propone di tenere viva l'opera letteraria e l'eredità umana di Alda Merini contribuendo alla valorizzazione della poesia e di tutte le forme artistiche ad essa correlate.

 

Orari di apertura museo: giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 18:00 alle 22:30. Per visite oltre l’orario previsto contattare il 3317570256

La casa natale di Giovanni Pascoli

Casa PascoliLa casa natale di Giovanni Pascoli, monumento nazionale dal 1924 e proprietà dello Stato, è il luogo che ha profondamente segnato l'infanzia del poeta, il quale ha vissuto in questa casa fino ai sette anni di età, continuando a frequentarla anche nel periodo giovanile. Il ricordo del periodo sereno trascorso a San Mauro è rievocato in molte poesie con grande nostalgia e affetto, soprattutto per il fortissimo legame con la famiglia e l’attaccamento alla propria terra d'origine. Casa Pascoli ha subito notevoli danni durante la seconda guerra mondiale, ragione per cui è stata ristrutturata in modo da ripristinare la struttura originaria; c'è un'unica stanza però che è rimasta intatta e si presenta al visitatore così com'era durante l’infanzia del poeta, la cucina. Essa conserva l'antica travatura in legno del soffitto, il grande focolare domestico, l'acquaio in pietra ed è arricchita con utensili, mobili d'epoca e cimeli di famiglia. L'altra sala al piano terra viene utilizzata come saletta espositiva; ogni anno il Museo Casa Pascoli promuove, qui e nella saletta al primo piano, mostre documentarie e fotografiche di interesse pascoliano e di storia locale. Al primo piano si trovano invece la camera in cui nacque Giovanni Pascoli, con l'antica culla in legno e il mobilio dello studio di Bologna, quando il poeta insegnava letteratura italiana all’Università. Il Museo Casa Pascoli promuove ogni anno laboratori didattici per le scuole, visite guidate ai luoghi pascoliani, mostre, letture di poesia. Oltre alla conservazione di un ricchissimo archivio di volumi, carteggi e documenti pascoliani, il Museo cura anche la pubblicazione di cataloghi che raccolgono ricerche inedite di interesse pascoliano e di storia locale.

Contatti:

Museo Casa Pascoli

Tel.: 0541.810100

Fax: 0541.934084

Direttore: Rosita Boschetti

www.casapascoli.it

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Casa Carducci

Casa museo CarducciCasa Carducci è un istituto del Comune di Bologna  per la conservazione e la fruizione pubblica, per la valorizzazione e lo studio della biblioteca e dell'archivio di Giosue Carducci (1835-1907), nella casa, con gli arredi e le suppellettili originali, dove lo scrittore ha abitato dal 1890 fino alla morte raccogliendo e organizzando un cospicuo patrimonio di memorie e di cultura. È un organismo complesso e originale: casa museo, dimora storica con giardino e monumento in onore del poeta, raccolta di oggetti e documenti carducciani, centro di informazione specializzata sulla produzione dello scrittore, nonché punto di riferimento per gli studi letterari ottocenteschi. Inaugurato il 6 novembre 1921, l’istituto si è aperto, dal 1997, alla vicenda della scrittura novecentesca e contemporanea attraverso l'acquisizione di librerie e archivi di studiosi e di intellettuali attivi a Bologna e di significativo valore per la cultura letteraria italiana. Sezione speciale della Biblioteca dell'Archiginnasio, Casa Carducci è officina dell’Edizione Nazionale delle Opere del letterato.

Piazza Giosuè Carducci, 5

40125 Bologna, Italia

Tel. 051. 347592 fax 051. 4292820

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La Casa-museo Albino Pierro 

museo Albino PierroL’abitazione di Albino Pierro è collocata nel centro storico del rione di San Filippo in piazza Plebiscito a Tursi in provincia di Matera (Basilicata). Il palazzo, denominato “’U Paazze” dal poeta, è una struttura composta da un seminterrato che si affaccia su vico Garibaldi e da due piani rialzati su corso Umberto I. Dal palazzo si ha un’incantevole vista panoramica sul torrente Pescogrosso, sul convento di San Francesco e sui dirupi del rione Rabatana. Dopo la morte di Pierro, i piani superiori del palazzo sono stati adibiti a biblioteca Pierro, dove vengono custoditi molti libri appartenuti al poeta e molte sue opere. Oggi il palazzo Pierro e l’annessa biblioteca sono meta di turisti e studiosi italiani e stranieri. Candidato al Premio Nobel per la Letteratura, difensore appassionato del dialetto natio, Albino Pierro ha cercato di salvarlo dall’oblio fissando per sempre sulla carta i suoni della sua gente («Quella di Tursi, il mio paese in provincia di Matera, era una delle tante parlate destinate a scomparire. Ho dovuto cercare il modo di fissare sulla carta i suoni della mia gente», in 'A terra d'u ricorde). Il Museo della Poesia Pierriana è la sede del Centro Studi “Albino Pierro” Onlus creato all’interno della Casa-Museo di Pierro a Tursi, dove sono custoditi e narrati i luoghi, gli attrezzi, gli usi ed i costumi che il Maestro lucano ha raccontato nelle sue poesie.

 

 

La Casa di Albino Pierro è aperta al pubblico il Sabato e la Domenica dalle ore 15.30 alle ore 19.00

CENTRO STUDI “ALBINO PIERRO” ONLUS  

Via E. Berlinguer - 75028 Tursi (MT) 

Presidente: Francesco Ottomano 

tel. 333.6401629 

Vice Presidente: Luigi De Lorenzo - tel. 320. 2745706              

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A cura della redazione

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Investire museoletteredamore 1

“Quel respiro segreto del cuore”

A Torrevecchia Teatina, centro Abruzzese di circa 4mila anime, dal 2011 si trova il Museo più amato d’Italia: il Museo della lettera d’amore. Situato al centro tra Chieti, Pescara e Francavilla al Mare, Torrevecchia Teatina custodisce nel settecentesco Palazzo Ducale Valignani i segreti più reconditi degli amanti di tutto il mondo. Lettere che svelano storie di uomini e donne che hanno usato l’espediente letterario per comunicare le loro emozioni e intraprendere una relazione epistolare sentimentale. Il Museo della lettera d’amore, unico al mondo, raccoglie le lettere dei partecipanti al concorso omonimo internazionale istituito nel 2000 dall’Associazione culturale AbruzziAMOci e propone al visitatore percorsi alternativi per vivere intensamente l’esperienza amorosa. Tutto viene infatti affidato ai sensi che faranno da guida agli appassionati del genere letterario. La visita al Museo si articola in stanze "multisensoriali", in cui il visitatore può ascoltare i suoni, percepire olfattivamente i profumi, osservare immagini che tutte insieme dovranno donargli il "gusto" completo della lettera, per cui egli sarà in grado di decodificare l'interezza del messaggio. La parte divertente dell’inusuale viaggio sarà scoprire il segreto custodito nella lettera d’amore presa in esame.

Investire museoletteredamore 2

Altro percorso riguarda la ricostruzione e le collocazioni storiche e ambientali lontane e opposte date dalle epistole, oggetto di un laboratorio in cui si realizzano conoscenze e prodotti in esposizione nel BOOKSHOP. La forza del Museo è inoltre l’allestimento innovativo e tecnologicamente all'avanguardia che consente una fruizione veloce e multimediale. Il Museo, si legge nel sito web, si rivolge ai giovani e a tutti coloro che sono stati resi analfabeti del sentimento, deprivati in parte della gioia unica e inimitabile di interpretare la ricchezza delle nostre parole e dei sentimenti che da esse vengono veicolate: l'impossibilità che oggi gli uomini hanno di riconoscersi nella storia propria lingua, nella ricchezza e nella dinamica del proprio dire le parole più profonde e di viverle: quelle dell'amore. Una sezione del Museo è dedicata a Papa Giovanni Paolo II ed è costituita dalle lettere che i fedeli hanno lasciato, come testimonianza di fede e di amore, il giorno della cerimonia funebre di papa Giovanni Paolo II, accanto al feretro esposto in Piazza San Pietro. Circa 1500 testimonianze che arricchiscono il già cospicuo patrimonio del Museo, ormai luogo di riferimento non solo letterario ma anche spirituale.

investire museoletteredamore 3Anche quest’anno è stata bandita la XVI edizione del Concorso Lettera d’Amore, con prevede premi consistenti per i vincitori, in scadenza il 30 giugno. Non è prevista alcuna tassa d’iscrizione. Si potrà partecipare con una composizione in prosa mirata all'espressione del sentimento d'amore rivolta a un destinatario qualsiasi (persona reale o immaginaria, animale, oggetto, luogo o paesaggio).

Gli orari di apertura del Museo sono i seguenti: tutte le domeniche dalle 9 e 30 alle 12 e 30 e dalle 15 e 30 alle 17 e 30. L’ingresso è gratuito. Per info contattare i recapiti 0871.360784 / E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eva Bonitatibus

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investire museo 1

I Musei sono i luoghi in cui si conserva la storia della nostra civiltà. Sono spazi che ti restituiscono la dimensione del tempo. Sono quegli ambienti che ti dicono chi sei e da dove vieni. Un’ampiezza spazio-temporale che si dilata e sprofonda nella bellezza delle opere d’arte, testimoni della evoluzione dell’uomo, del suo pensiero, della sua capacità di stare al mondo. E nei Musei trovi tutto questo, ritrovi te stesso, la tua antica dimora, le tracce del tuo cammino. Un cammino che prosegue, che guarda avanti, che proietta nel futuro le origini della propria vita. E’ per questo che i Musei vanno tutelati e sostenuti, affinché il prezioso patrimonio in esso custodito continui a raccontare a tutti le origini del mondo. Noi di Gocce d’autore siamo stati ospiti del bellissimo Museo archeologico provinciale “Michele Lacava” di Potenza, in Basilicata, ed abbiamo potuto ammirare la straordinaria quantità di reperti archeologici mostrati in maniera egregia negli spazi espositivi del Museo e che sono motivo di studio di tanti ricercatori universitari di tutto il mondo. Primo in tutta la Basilicata, il Museo archeologico provinciale di Potenza nacque ufficialmente nel 1901 grazie alla lungimiranza di un poliedrico intellettuale, il dottor Michele Lacava, cui è appunto intitolata la struttura. Nel sito della Provincia di Potenza è raccontata la storia di questo bellissimo Museo che vanta al proprio interno personale di elevato profilo professionale. Accompagnati infatti dall’archeologa Anna Grazia Pistone, abbiamo scoperto e conosciuto la storia millenaria di questa terra che fu l’approdo e la culla della civiltà occidentale. E i numerosi oggetti custoditi nelle teche di cristallo ci raccontano proprio questa storia. Controversa la storia di questo museo che, a causa di eventi calamitosi, fu costretto a subire cambiamenti di sedi.

investire museo 2

Tutto è frutto della grande intuizione di Michele Lacava, ispettore degli scavi di Metaponto dal 1876, che avvertì la necessità di proteggere i beni archeologici del territorio da eventi dispersivi quali il trasferimento al Museo di Napoli, di Reggio Calabria, al British Museum e al Museo di Monaco di Baviera dall'incontrollato collezionismo dei privati. L'inaugurazione del Museo provinciale avvenne nel 1907 presso il Convento di San Francesco e Vittorio Di Cicco, già collaboratore di Lacava, ne divenne direttore. Egli arricchì il patrimonio museale con i reperti provenienti dagli scavi di Garaguso e Latronico e ne realizzò un allestimento organico. Nel 1912 un incendio distrusse alcuni importanti ritrovamenti e rese necessario il trasferimento a palazzo Arrigucci e, successivamente, nel 1921, nella struttura del Rione Santa Maria pensata originariamente per accogliere le degenti definite “semiagitate”. La struttura, infatti, faceva parte del progetto del complesso manicomiale Ophelia, redatto dall'ing. Giuseppe Quaroni e dall'arch. Marcello Piacentini, mai realizzato. Il Museo trovò qui una sede stabile e potè riprendere le attività. Nel 1928 Concetto Valente ne assunse la direzione dando un taglio più scientifico alle raccolte attraverso il riordino e la catalogazione del materiale secondo un criterio crono-tipologico. Il suo lavoro rese il museo uno dei più prestigiosi del Meridione. Ancora un evento catastrofico: il bombardamento del 1943 distrusse il Museo. Ricostruito, riaprì al pubblico solo nel 1956. Il nuovo direttore, Francesco Ranaldi, ebbe il compito di farlo rifiorire dopo la guerra.

investire museo 3

Pertanto, avviò importanti campagne di scavo nel potentino, individuò la necropoli di Serra del Carpine a Cancellara, il complesso pittorico di Tuppo dei Sassi a Filiano e intraprese gli scavi nel bacino di Atella con il prof. Edoardo Borzatti von Löwenstern dell'Università di Firenze. Intanto, l'arch. napoletano Giovanni De Franciscis, vincitore del concorso bandito dalla Provincia, progettò una struttura museale ad hoc, che venne realizzata solo nel 1979 e inaugurata nel maggio del 1980. Anno infausto: il sisma del 23 novembre pur non danneggiando l'edificio, ne cambiò la destinazione d'uso, i reperti dovettero lasciare spazio agli uffici dell'Amministrazione provinciale. L'ultima riapertura al pubblico avvenne nel 1997 e da allora il museo è il fulcro della Rete della Cultura, un sistema museale che comprende anche la Pinacoteca Provinciale e il Covo degli Arditi.

investire museo 4

Nel Museo archeologico provinciale di Potenza è possibile visitare la sezione pre-protostorica, intitolata a Francesco Ranaldi, che include i più significativi reperti provenienti dagli scavi nell’area del Bacino di Atella, dalle grotte di Latronico, da Oliveto Lucano. Sono esposti i materiali riferibili alle tre grandi forme di popolamento in Basilicata (Enotri, Greci, Lucani) a partire dall’VIII secolo a. C. e reperti ascrivibili al processo di romanizzazione avvenuto nel periodo compreso tra il IV secolo a. C. fino alla prima età imperiale.

(Le foto sono di Carla Di Camillo)

Eva Bonitatibus

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Al cinquantottesimo minuto, in un silenzio sabbioso, soffia le prime quattro note, soltanto le prime quattro, interrompe la frase. La riprende dopo una lunga, lunga pausa, e completa, toccandone tutti gli angoli e anche gli spigoli, il tema de In a sentimental mood di Duke Ellington. In quella pausa ha dato consistenza di suono al silenzio, reso il peso delle frasi che prima di esser vibrate dalle labbra verso il cannello di ottone debbono trovare il proprio intimo significato, confermato le regole del bop che sono l’architettura stessa dell’anarchia jazzistica. Poche battute, giusto fino a quel is like a flame that lights the gloom, per chi se la passa nella mente nella sua forma canzone, fa qualche passo indietro, dietro la consumata sagoma dell’Hammond, lasciando che questi a sua volta prenda la fiaccola dell’improvvisazione e con la sua irregolare fiammella se ne vada, in un moto di note separate, insistite e scomposte, illuminando di momento in momento, ora archi, ora pezzi di contrafforti di una struttura musicale resa come un labirinto tridimensionale e impossibile, come una tavola di Escher. In questo incedere verso l’intimo e verso l’ignoto, il tocco rado e lieve delle spazzole sui piatti, immerso nel pulviscolo in cui si riducono gli armonici negli infinitesimi tintinnii dei rivetti è l’unico segno della batteria, la stessa che prima, altrove si direbbe, s’era già fatta più volte rutilante, roboante, polemica, turbolenta, estuosa, e qui soltanto scandisce il tempo che rimane per attraversare, al ritorno, questo wormhole, varcare lo stargate e ritrovarsi da questa parte. Più di un minuto ancora ci vuole perché soccorra una nota lunga, perché si possa tornare in sé stessi e tra gli altri, distinguere il palco, dove ancora suonano, il teatro, il mondo come pretendiamo di conoscerlo. amato1Domenica 20 dicembre 2015, teatro Piccolo Principe, il Giovanni Amato Organic Trio avviava la seconda stagione di Jazz & Entertainment, organizzata da Stoà Teatro, Tumbao School e circolo "Gocce d'autore", in collaborazione con il Comune di Potenza. Giovanni Amato, compositore, arrangiatore, concertista di lungo corso e dalle infinite collaborazioni, alla tromba. Antonio “Caps” Capasso, pianista ed organista, direttore e arrangiatore, all’organo Hammond. Luigi Del Prete, giovane e già esperto e premiato musicista, alla batteria. Questo, l’equipaggio che in un’ora e venti di spettacolo, spettacolo per pochi ma buoni, come dice lo stesso Amato superando con lo sguardo la luce dei riflettori sul proscenio, con le note spezzate, le frasi sofferte, arbitrarie e vertiginose, ha condotto un pubblico attento e rapito, tra standards e altri brani, oltre le porte del bebop.

Rocco Infantino

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investire cultora 1

A Roma si inaugura una nuova libreria. E questa qui, con i tempi che corrono, potrebbe essere già una notizia. Se specifichiamo, poi, che questa libreria nasce all’esito d’un processo più lungo? E’ il primo caso in Italia, infatti, di una libreria che nasce da una rivista on-line. Siamo ormai abituati a vivere in questa dimensione parallela dei social network dove tutto esiste ma solo virtualmente. Siamo ancora più abituati a ricevere notizie sul mondo dell’editoria che ci descrivono una situazione di crisi dove gli investimenti sullo “stampato” latitano, e le piattaforme digitali, più smart ed economiche, fioriscono. 

Eppure CULTORA ci insegna altro.

Da anni attivi sul web, Giubilei (editore) e Dell’Orco (direttore editoriale) hanno prima creato una piattaforma on-line che si occupa di cultura intesa in tutte le sue latitudini. Attualità, arte, cinematografia sono solo alcune delle aree d’interesse su cui la rivista Cultora si impegna a dare sempre nuovi spunti di riflessione ed approfondimento. Poi il secondo passo, quello più importante. Dal web al cartaceo, dal digitale al reale: l’apertura della LIBRERIA CULTORA.

Una scelta imprenditoriale coraggiosa, non v’è dubbio.

Il mercato dell’editoria e della distribuzione, soprattutto, sono profondamente cambiati rispetto al passato. Le modalità d’acquisto per un lettore si sono notevolmente evolute. L’esempio paradigmatico può senz’altro essere quello di Amazon: uno shop on-line, un emporio dove si può comprare tutto, anche i libri che vengono, quindi, recapitati comodamente a casa. La comodità, appunto, rappresenta in questo caso un evidente vantaggio per il lettore/consumatore, ma ne vale la pena? E la qualità?

La scelta di Cultora Libreria è una scelta di qualità. investire cultora 2

Come hanno specificatamente chiarito Giubilei e Dell’orco, la libreria nasce con la voglia di diversificare il mercato dell’editoria. Dare spazio agli autori che le grandi catene distributive ignorano. Letteratura indipendente, questo è il tema. Aprire una libreria oggi, dunque, rappresenta una sfida che si può vincere solo se s’investe in qualità.  A partire da questa considerazione nasce la voglia di aprire una libreria che possa offrire al lettore quello che non può trovare altrove, perfino nelle vaste catalogazioni degli shop on-line.

E’ il mestiere del librario.

Si apre una libreria nel 2016 perché si vuole tornare ad essere librai. Il rapporto con il lettore è tutto. Il consiglio, l’indicazione, il confronto così come la conversazione sulla letteratura rappresenta ormai solo un ricordo per chi sceglie di rifornire la propria biblioteca domestica attraverso le grandi catene distributive dove i commessi sono solo commessi. Con tutto il rispetto per i commessi, dal libraio ci si aspetta e si può pretendere di più.

Cultora libreria è un luogo d’incontro.

investire cultora 3Per completare la dimensione nuovamente “umana” della libreria, Giubilei e Dell’Orco hanno pensato di aprire le porte della libreria al mondo. Presentazioni, mostre e appuntamenti d’arte saranno in calendario per offrire ad autori, lettori, amanti ed appassionati di lettura, così come aisemplici curiosi (sale della terra) un luogo dove potersi esprimere. Un luogo dove poter studiare, leggere o lavorare: uno spazio di co-working, è così che i proprietari immaginano il futuro della libreria.

E’ il 2016 e due giovanissimi imprenditori investono sulla cultura.

E’ il 2016 e due giovanissimi scrittori investono sull’editoria indipendente.

E’ il 2016 e da internet si passa al cartaceo.

E’ il 2016 e forse qualcuno si è reso conto che non sempre l’evoluzione porta progresso ma molto spesso regresso, che la comodità non sempre è sinonimo di qualità, che l’accessibilità non è solo quella digitale.

Fortunato Picerno

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investire archeologia 1

Esiste un progetto che scavando nelle antiche radici della terra riporti i territori alla luce. Si tratta di un’iniziativa elaborata e promossa dal Consiglio regionale della Basilicata per valorizzare i numerosi siti archeologici presenti nell’area lucana al fine di incrementarne lo sviluppo economico e culturale che si intitola “Basilicata 2019. Scaviamo il futuro”. Obiettivo è di legare a questo importante segmento del patrimonio culturale la crescita del turismo nella Basilicata, terra ricca di storia e di tracce del radioso passato. Quattro i parchi archeologici e dieci i musei che raccontano una storia importante: a Venosa il parco archeologico racchiude i resti monumentali della colonia latina di Venusia (fondata nel 291 a.C.) dal Periodo Repubblicano all’Età Medievale e l’annesso museo ospitato nei camminamenti seminterrati di collegamento tra i bastioni del castello aragonese, costruito nel 1470 da Pirro del Balzo. investire archeologia 2A Grumento Nova il parco archeologico conserva i resti monumentali dell’antica città di Grumentum sorta nel corso del III sec. a.C. e nel museo viene illustrata la storia della città romana e dell’Alta Val d’Agri. Nel Parco archeologico di Metaponto sono riconoscibili tracce di una notevole quantità di monumenti che hanno segnato la vita civile e religiosa della colonia, dalle fasi iniziali della sua fondazione fino alla conquista romana avvenuta nel III sec. a. C. e il museo propone un quadro archeologico del territorio metapontino a partire dalla Preistoria sino al periodo Tardoantico. A Policoro si trova il parco archeologico di Siris-Herakleia, e in prossimità il museo in cui vengono presentati alcuni dei rinvenimenti più significativi relativi alle due città greche e ai centri indigeni dell’entroterra. Ci sono poi investire archeologia 3le strutture museali nazionali a Potenza, Melfi, Muro lucano, Matera, Tricarico e il Centro Operativo misto a Maratea. Insomma un territorio disseminato di ricchezza che aspetta la giusta strategia per essere fruito ed ammirato. La prima cosa da fare, ha detto il Presidente del Consiglio regionale lucano Piero Lacorazza, è creare le sinergie tra gli enti e i privati. Ha quindi chiamato in causa la Regione Basilicata, gli uffici che hanno lavorato alla programmazione comunitaria 2014/2020, le Sovrintendenze che stanno già lavorando con il Mibac e i Comuni nella progettazione di possibili azioni da collegare alla risorsa archeologica e paesaggistica della Basilicata. Un investimento di forze e di risorse per collegare l’archeologia lucana in più ampi scenari, creando una rete tra progetti già avviati in altre sedi come il percorso “Lungo la Via Herculia: Tra Storia e Sapori” e il “Grande Progetto Pompei, Museo della Magna Grecia di Taranto”. Affinché il progetto sia condiviso da tutte le forze operanti nel territorio e abbia ricadute concrete, è necessaria la partecipazione dell’imprenditoria privata che dovrà fare la sua parte per integrare e sostenere l’iniziativa. Il progetto sarà realizzato con il coinvolgimento dell’Autorità di gestione PoFse 2014-2020, Fesr 2014-2020, Psr 2014-2020, dell’Università degli Studi della Basilicata, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Matera, del Mibac e delle Soprintendenze, dell’Ibam Cnr, oltre che dei Comuni interessati da siti di rilevante interesse scientifico e archeologico e dell’Unesco.

Eva Bonitatibus

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Investire idearte 1

Vent’anni di arte e di emozioni. Sono quelli vissuti dalla Galleria Idearte di Potenza, un punto di riferimento per artisti e amanti delle arti che in questo luogo hanno trovato la possibilità di esprimersi, di raccontare la propria arte e di ammirare le opere esposte. L’anima di Idearte è la sua direttrice, Grazia Lo Re, donna determinata e delicata che porta avanti la sua attività con entusiasmo e caparbietà. E’ lei che si occupa degli allestimenti e dei rapporti con gli artisti. Li contatta, fissa gli appuntamenti, concorda le opere da esporre, studia gli accostamenti, prepara i vernissage. Tutto è cura da Idearte. Dice infatti Grazia Lo Re: “Scelgo sempre e solo quello che mi piace. E per questo motivo  è sempre una grande emozione incontrare l'artista, scegliere i dipinti, allestire la mostra spostando e rispostando le opere fino a quando la mia personale emozione iniziale non diventi percettibile.” 

Lo spazio espositivo di Idearte è ampio e luminoso, facilmente raggiungibile poiché situato nella cinta periferica del capoluogo lucano e la sua vetrina è un invito esplicito ad entrare e ad immergersi nell’arte. Idearte è l’esatta trasposizione della personalità della sua direttrice: un ambiente elegante che in maniera discreta ed efficace racconta l’arte. La sua semplicità nella disposizione dei pochi elementi di arredo donano respiro all’opera e disvelano la filosofia sottesa all’intero progetto: esaltare la creatività dell’uomo in un luogo pulito e nitido. La Galleria è nata nel 1995 con un'impronta prettamente figurativa, il suo interesse viene rivolto generalmente ad opere di facile lettura e di impatto immediato. Ma il pubblico giovane dimostra di apprezzare molto anche le nuove tendenze artistiche con proposte che sono il risultato di una accurata e obiettiva ricerca estetica.Investire idearte 2

In vent’anni tanti sono gli artisti ospitati, fra i più conosciuti citiamo Luca Alinari, Franz Borghese, Ennio Calabria, Bruno Donzelli, Claudio Malacarne, Pino Procopio, Mimmo Rotella, Antonio Tamburro, Vanni Viviani. Fra i lucani gli artisti Ginetto Guerricchio e Italo Squitieri. E tra le mostre che hanno catalizzato l’attenzione del pubblico al primo posto Grazia Lo Re ama ricordare, per particolarità progettuale e partecipativa, quella tenuta nel 1997 in collaborazione con la Scuola Materna "2 noci" di Potenza. Per dialogare insieme - Disegni, dipinti e forme plastiche di bambini da 3 a 6 anni il titolo della mostra realizzata con le grandi opere di piccoli artisti. Un esempio di sensibilizzazione ai temi dell’arte partendo dalle fasce d’età più piccole con le quali avviare un dialogo sulla necessità di creare una “cultura della bellezza” che parta proprio dai banchi di scuola, che trovi supporto nelle famiglie e che prosegua nei luoghi istituzionalmente votati all’arte. 

Investire idearte 3Una Galleria d’arte che è anche un luogo di incontro. Entrando trovi sempre qualcuno e i dialoghi si intrecciano, si infittiscono, si fanno interessanti. Può capitare di trovare un acquirente che chiede informazioni oppure un artista passato a salutare la Gallerista. E lei è sempre pronta a riceverli nel suo salotto, ad offrire un caffè ed un gustoso cioccolatino. E il suo sorriso accoglie tutti e non si smorza neanche quando si affronta il delicato discorso del mercato delle opere d’arte. “Questi ultimi anni sono stati molto difficili, ha detto Grazia Lo Re, tanto da non poter parlare di un mercato di opere d'arte nella piccola realtà della città di Potenza. Chi decide di comprare sceglie per soddisfare le proprie esigenze, artistiche e di spazio, senza porsi il problema della firma o della presenza dell'artista nel mercato.” Una punta di amarezza che non toglie dallo sguardo celeste di Grazia l’orizzonte verso cui è proteso. Ha infatti aggiunto subito dopo: “Non vi sbarazzerete di me e della mia galleria almeno per i prossimi venti anni!!!”

Eva Bonitatibus

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Pitture 1Esiste un luogo nella Basilicata preistorica che conserva tracce di presenza umana risalenti a circa diecimila anni fa. Si tratta di pitture rupestri situate nell’agro di Filiano, in provincia di Potenza, rinvenute circa cinquant’anni fa dall’archeologo di cui porta il nome il sito, Francesco Ranaldi. La scoperta già allora fu sensazionale poiché si tratta di un sito unico in tutta la Basilicata, e oggi torna all’attenzione del grande pubblico grazie ad una pubblicazione curata dalla Pro loco e dal Comune di Filiano che contiene e raccoglie tutte le ricerche e gli studi sul sito prodotti in questi anni.

I dipinti su roccia sono di rosso ocra e raffigurano uomini e animali in una scena di caccia.

Le pitture rientrano nel filone storico-artistico europeo di cui quelle della grotta Pitture 2  spagnola di Altamira rappresentano un preciso riferimento. Il Riparo Ranaldi si trova in località Tuppo dei Sassi a 879 metri di altezza, all’interno della Riserva Naturale statale “I Pisconi”, in una zona boscosa, sotto un riparo a volta naturale che forma un mezzo arco. L’archeologo racconta la sua sensazionale scoperta descrivendo minuziosamente i disegni rinvenuti. Si legge nella sua relazione: “(…) nella parete verticale di fondo un rettangolo lungo in senso verticale cm 65 e largo cm 52 sulla cui superficie, in parte sfaldata ai margini per l’azione secolare del gelo, appaiono dipinte composizioni di figure in folto assembramento. Uomini e animali: cervidi e capridi, illustranti una generica scena di caccia tutta sparsa senza alcuna coordinazione geometrica. Due animali sono catturati e trattenuti al laccio da due uomini le cui forme sono delineate dalla sovrapposizione di due corpi ovali uniti da uno stretto e basso tronco. (…) La stessa associazione di uomo e animale sembra ripetersi una terza volta in minori proporzioni in altro a sinistra. (…) In alto, sempre a destra, è dipinta la figura più interessante: un grosso ente maschile alto cm 18 a tre corpi ovali sovrapposti formanti braccia gambe e testa: divinità o stregone?”.

Figure schematico-lineari zoomorfe e atropomorfe che raccontano un mondo basato sull’economia della caccia tribale, cui adegua le proprie credenze e i propri riti religiosi. Dunque elementi che riportano gli studiosi a ritenere che dette pitture risalgano all’età mesolitica o epipaleolitica. Al di sopra del Riparo, negli anni successivi, è stata individuata un’incisione raffigurante un erbivoro, databile nell’età dei metalli.

Pitture 3Il sito riveste importanza capitale, potrebbe far parte degli itinerari dei “Cammini preistorici rupestri” ma c’è un ostacolo di natura burocratica che impedisce la fruizione dell’area. La località è di pertinenza del Corpo Forestale dello Stato che detiene le chiavi del sito e i tempi per la richiesta del rilascio dei permessi è lentissimo. L’amministrazione comunale di Filiano sta cercando di sbloccare la situazione per ottenere la gestione diretta del sito archeologico che vanta la presenza di un Centro visite, di un ampio parcheggio, di un sentiero acciottolato e di personale volontario qualificato per le visite guidate.

Occorre dunque investire ancora tempo ed energie per poter consentire la reale valorizzazione e promozione del patrimonio storico e artistico del territorio.

Eva Bonitatibus

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