Racconti Inediti
Giovedì, 23 Marzo 2017 16:47

La mia porta sul vetro

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Racc inediti

Pubblichiamo il racconto inedito di Carmen Cangi scritto nell’ambito del laboratorio di scrittura “La Bottega dello Scrittore”, tenuto dall’insegnante Luciana Gallo Moles ed organizzato dal Circolo culturale Gocce d’autore. Il racconto sviluppa il tema: “impara ad ascoltare”.

Dovevo avere sei anni.

Vissi intensamente una profonda immaginaria amicizia con una bambina della mia stessa età, più o meno.  Salivo su una piccola sedia impagliata e guardavo attraverso i vetri della finestra della mia stanza. Ero affascinata dal paesaggio sempre diverso  che si presentava ai miei occhi: le  cime dei monti  rosicchiate da  nuvole basse, la pioggia che piegava le foglie e apriva o chiudeva i fiori, i pigolii delle stelle nel cielo scintillante …  erano carezze tra le mie piccole mani.

 Alitavo sul vetro, e con l’indice disegnavo una porta.

Da essa uscivo in fretta, senza fare baccano, con grande gioia e mi perdevo nel mio mondo immaginario. Attraversavo lo spazio che sembrava ampliarsi al passaggio del mio sguardo per fermarsi sulla piccola falegnameria del signor Ponzi.

L’odore del legno lavorato mi toccava il cuore con le dita, come se l’albero fosse vivo, come se ancora palpitasse.

Attraversavo la O di Ponzi, incurante degli strilli del vicolo, scendevo fuori dal tempo giù nelle viscere della terra, dove i suoi umori, come succhi gastrici si mescolavano e gorgogliavano in una oscurità che sapeva di balsamo.

Lì la mia amica mi aspettava vestita di bianco, come un sorso di latte. In quel sorso c’era spensieratezza, gioia, semplicità e inaspettate risorse.

Non ricordo il suo aspetto, ma la sua dolce allegria, sì! Le sue risate erano tempeste di suoni, al contrario dei miei pianti, simili a urla sgangherate, che salivano, salivano per poi scivolare su una macchia di terra. 

Lei amava danzare mentre ascoltava tutti i miei crucci amari. Quali? Non ricordo. Parlavo, parlavo…le parole diventavano note armoniose sulle quali lei danzava con tenero sguardo, come un farfalla baciata dal sole. Sembrava che l’universo intero giocasse attorno a lei, e con lei.

Mi divertiva quando imitava il verso degli animali. La varietà interminabile di suoni allargava e rallegrava le mie orecchie: le voci goffe e stridule degli animali da cortile; lo sbuffare e il nitrire del cavallo; il dondolio della coda della mucca, che tanto mi divertiva quando il suo ciuffo disegnava nell’aria tante piccole vie lattee;  e poi e poi squittii, pigolii, miagolii, un frenetico ballo di zampe che scavicchiavano la terra... 

Ci divertimento tanto! Eravamo sazie  di niente.

Quando ritornavo alla finestra, rientravo per la stessa porta disegnata sul vetro.  Quanto tempo ero stata con lei? Non so. Forse un secondo o centinaia di anni. Mi sentivo leggera. Cancellavo la porta con la mano, lentamente … e lei spariva.

Correvo con il mio segreto  nel più remoto angolo  di casa, e sempre nello stesso posto, sotto la pendola che  oscillava con l’anima invasa del tempo che fu. Gridavo e ridevo, sorpresa di essere sola con la mia felicità bambina e con il ricordo della mia amica immaginaria.

Sono trascorsi molti anni  da quando ho vissuto quella straordinaria  amicizia. Quando mi capita di guardare attraverso il vetro di una finestra,  disegno ancora  la  piccola, magica porta,  che si dilata come un’onda staccata dal tempo e continuo a  perdermi  in me stessa. E a ritrovarmi, al tempo stesso.

Carmen Cangi

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