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Lunedì, 02 Ottobre 2017 12:32

Il tram In evidenza

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Blu, grigio, arancione o verde poco importa il colore o il numero, non importa nemmeno dove conduca perché la magia del tram non tiene conto di queste banalità. Esso si muove grazie ad una via preferenziale fatta di ferro, come un serpente, percorre la città in lungo e in largo, accogliendo dentro di se non solo persone, bensì storie, emozioni e innumerevoli segreti.

E’ un giorno come un altro, il tram ha iniziato la sua corsa prima dell’alba, quando i bambini erano ancora nei letti a sognare di cavalcare un cavallo alato, mentre una mamma assonata si alzava per allattare il suo neonato, un poliziotto era quasi al termine del suo turno e un operario si preparava ad iniziare il proprio. Marco è in piedi già da due ore, è ancora buio ma lui ha già bevuto due caffè. Da bambino l’avevano sempre affascinato i trenini e un tram, in un certo senso, non è altro che un treno di città; quando aveva finito la scuola e suo padre gli aveva procurato questo lavoro una trentina di anni prima non pensava che un giorno si sarebbe ritrovato all’alba stanco e desideroso di andare in pensione, non credeva che il fascino dei trenini si sarebbe spento in una fredda mattina di dicembre. Ormai non c’erano più segreti, conosceva ogni singolo pezzo come funzionava e come veniva costruito e quindi era diventato solo un semplice lavoro privo di attrattive e di emozioni. “Se fai un lavoro che ti piace non lavorerai un solo giorno”, per trent’anni era stato così, ma oggi era il suo primo giorno di lavoro, e ce ne sarebbero stati ancora molti altri prima che, con sua moglie, avrebbe potuto riposare nella casa in campagna.

La città si sveglia lentamente, i ragazzi si preparano per andare a scuola, e i loro genitori in ufficio. Davide siede nel ventre del tram, lo zaino poggiato sulle ginocchia, intorno a lui due posti vuoti, purtroppo talvolta è cosi, soprattutto gli anziani tendono a sedersi lontano, temendo che sia un delinquente. Invece Davide ha solo 17 anni e non ha sicuramente intenzione di rubare, i suoi genitori non gli fanno mancare nulla da quando, a soli sei mesi, è entrato nelle loro vite. Quest’anno farà la maturità e poi si iscriverà all’università, vuole diventare ingegnere aerospaziale, è italiano fino all’osso, tifa Toro e sa anche un po’ di dialetto grazie a suo nonno Giovanni, ma Olga, la vecchietta che gli siede di fronte con il carrello della spesa messo a mo’ di barriera, non lo sa, vede solo il colore della pelle.

Il tram si ferma. C’è gente che sale e altra che scende. Mario ha difficoltà a salire i gradini del vecchio mezzo, si chiede quando si decideranno a sostituirli tutti quanti. Ha un enorme mazzo di rose in mano, i curiosi lo guardano, si chiedono dove vada un uomo sugli ottant’anni con una dozzina di rose rosse. Mario va al cimitero, la sua Bice è morta due anni prima, è stato l’amore della sua vita, il giorno del loro anniversario lui le regalava sempre un mazzo di rose e nonostante lei se ne sia andata vuole renderle omaggio con quel semplice gesto. Si siede a fianco al ragazzo di colore, notando il vuoto intorno al giovane, la vecchia di fronte disapprova, ma a lui, meridionale incallito, non interessa. Negli anni sessanta aveva subito lo stesso tipo di razzismo, la scritta “Non si affitta ai meridionali” ancora brucia, come lo sguardo scandalizzato e inorridito di sua suocera, torinese doc, quando la figlia le aveva portato a casa un povero operaio della Fiat, per di più calabrese. Con il tempo, tuttavia, si era dovuta ricredere, non solo perché Mario era un bell’ uomo di carnagione scura, alto e robusto, con due grandi occhi verdi, ma perché era rispettoso ed educato, inoltre amava Bice più della sua stessa vita e nonostante il modesto stipendio non le avrebbe fatto mancare mai nulla. A Mario non piace farsi gli affari altrui ma quando sul tram sale una ragazzina con gli occhioni lucidi vorrebbe consolarla, assomiglia molto a sua nipote, che purtroppo vede di rado in quanto vive a Zurigo, con il suo primogenito.

Sabrina ha gli occhi gonfi e il mascara è leggermente colato rigandogli le guance, “Ah essere giovani e sentire il morso pungente dell’amore!” così recita il Professor Silente in “Harry Potter”, e lei pensa che fa proprio schifo l’amore. Simone l’ha appena lasciata, ma non ha avuto né tatto né decenza, le ha semplicemente sbattuto in faccia la sua nuova fiamma, Elisa dalle gambe lunghe. Vada al diavolo, ci ricaverà un bel po’ di canzoni, la musica, dopotutto, non l’ha mai delusa. Apre il taccuino giallo limone, nettamente in contrasto con il suo look dark, ma Sabrina è sempre stata cosi: un’anima dolce e al contempo inquieta protetta da uno scudo fatto di nero e di due auricolari pronti a separarla dal resto del mondo. Il vecchietto seduto davanti a lei le fa omaggio di una rosa prima di scendere, le ricorda un nonno gentile e premuroso che non ha mai avuto. Sorpresa da quel gesto, lo ringrazia con un timido sorriso.

Il tram viaggia veloce, ripete il suo giro all’infinito, per tutto il giorno così come Carlo, che sale e scende dai mezzi per fare il suo lavoro. Sale anche su quel tram, saluta il conducente e poi si rivolge ai passeggeri <<Buongiorno, il biglietto grazie>>. Raramente ha dovuto fare delle multe, non si ferma al misero biglietto guarda la persona che glielo porge e rivolge un sorriso, cosi fa anche con Yannis. Lo guarda, ha i vestiti sporchi, probabilmente è un muratore, il fisico asciutto e lo sguardo stanco, ha lavorato duramente, lo si nota subito, vorrebbe riposare, e quando gli porge il biglietto un po’ sgualcito Carlo lo capisce immediatamente, avranno la stessa età e sicuramente Yannis come Carlo ha una famiglia. Solo che il bigliettaio ha una moglie infermiera che per rilassarsi cucina, e lo fa divinamente, come si può notare dal suo girovita. Invece Yannis ha 3 figli da sfamare, sua moglie lavora saltuariamente e i soldi sembrano non bastare mai, ma ai suoi bambini non vuol far mancare proprio nulla, e se dovrà cercarsi un secondo lavoro per mandare la sua bambina in gita a Roma con la scuola, lo farà volentieri. Il tram tuttavia non è un mezzo per viaggiare nel tempo, ma se potesse sicuramente vedremmo la piccola Galatea, ormai adulta, con un lavoro e una famiglia ripensare a suo padre, alla gita a Roma, e a tutti i sacrifici fatti dai suoi genitori per farla studiare e per renderla la donna che è, sicuramente non smetterebbe mai di ringraziarli, e Yannis ormai canuto, non potrebbe essere più felice. Ma siamo ancora qui, sul tram, nel momento esatto in cui Carlo e Yannis si scambiano un semplice sguardo carico di comprensione e rispetto, mentre un biglietto sbiadito passa da una mano all’altra.

Il tram continua la sua corsa, sosta per pochi minuti a un semaforo rosso, oppure al capolinea, giusto il tempo di riprender fiato, per poi accogliere in se nuove vite, nuovi amori e speranze. Gli ultimi posti, quelli in coda sono quasi tutti vuoti, eccezion fatta per i due occupati da Francesco e Laura: si tengono per mano, lui le accarezza il dorso con il pollice, mentre lei si avvicina all’orecchio per sussurrargli qualcosa, lui scoppia a ridere, fatica a contenersi, e lei ride di rimando, si porta la mano libera davanti alla bocca per soffocare la sua risata calda e piena, lui le risponde qualcosa e lei non riesce più a trattenersi, ridono di gusto e tra quelle risa si danno un tenero bacio. Non ci è dato sapere cosa si siano detti, ma ci basta vederli per rallegrarci di un amore nuovo, nato chissà in quale luogo e per quale motivo, che viaggia veloce come il tram e che si riposa il tempo di una fermata.

Il giorno passa veloce, diversi conducenti hanno guidato il mezzo tra le curve e gli incroci della città. Diversi controllori sono saliti, molti Yannis hanno fatto ritorno stanchi nelle loro dimore. Tutti hanno raggiunto la propria destinazione, Sabrina probabilmente avrà finito la sua canzone, magari maledicendo Simone, Mario avrà omaggiato la sua sposa e poi avrà fatto ritorno a casa, e memore di quella giovane vestita di nero con il trucco sbavato avrà chiamato la sua nipotina. Olga, la vecchietta con il carrello, avrà fatto la spesa acquistando le sue verdure al banco di un marocchino, ma in quell’ istante non avrà nemmeno fatto caso alla mano scura dell’uomo che sfiorava la sua pelle bianca mentre le passava la busta, perché le verdure sono le migliori se oltre ad esser buone costano poco, e in quel momento poco importa se a venderle sia un italiano o un africano. Davide sarà tornato a casa, avrà fatto i suoi compiti e sarà uscito nuovamente per andare a mangiare una buona pizza con gli amici, mentre guardava l’idolo della sua squadra segnare il gol della vittoria. Laura e Francesco si saranno salutati a malincuore dovendosi separare pur per poche ore e magari, rientrati a casa, non avranno esitato a messaggiarsi per un’altra oretta prima di addormentarsi. Il tram rientra nel suo deposito non prima di aver lasciato Emilia a casa, una biondina tutta pepe con lo sguardo profondo e la testa fra le nuvole; da dove viene lei i tram non esistono, si vedono soltanto sui libri quando si studia per la patente, la città è troppo piccola e a malapena viaggiano i bus. Ma in questa grande città, dove ora vive, i tram sono una cosa del tutto normale, quelli che salgono e scendono, carichi di buste della spesa, passeggini o macchine fotografiche, nel caso di turisti, non ci badano, non si rendono conto del potere di questi mezzi che va al di là del perché puramente funzionale. Emilia se ne rende conto, ha visto tutti quei passeggeri e per ognuno di loro ha immaginato una vita, una storia. A casa, seduta davanti al suo pc, ne scriverà qualcuna: Carlo diventerà Roberto, oppure Marco diventerà Luigi senza la passione per i trenini ed ancora entusiasta di fare il suo lavoro, Olga sarà Marida, una nonna amorevole e Davide diverrà Mourad un rifugiato siriano. Laura e Francesco saranno sempre innamorati ma alla loro storia verrà aggiunto un pizzico di tormento.

Di storie ce ne sono tante, e il tram ne raccoglie un infinità, a volte si incontrano, altre si scontrano e ce ne sono alcune che nemmeno si sfiorano.

Laura Coviello

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