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Lunedì, 03 Luglio 2017 13:17

Il buio oltre la mente

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editoriale 1

Ci troviamo nel chiostro della chiesa di San Michele Arcangelo, la più antica chiesa della città di Potenza. La nuda pietra e le linee essenziali rimandano ad epoche longobarde e alle vicende legate al “secolo buio”. E’ piena estate, anche se è solo la fine di giugno, ma i 34 gradi del tardo pomeriggio ci fanno pensare che il mese di luglio si sia fatto avanti troppo precocemente. Tra le mura antiche del chiostro eretto nel V secolo si sta bene però, arriva un leggero venticello che ci lascia respirare. Siamo lì perché a breve comincerà un appuntamento al buio con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, sezione di Potenza.

Leggeremo al buio. Lentamente. Con espressione. Perché le parole ascoltate, non guardate, sfondano i muri dell’inconsistenza. Volano, ruotano, volteggiano, restano sospese, riprendono a veleggiare leggere sospinte da una sottile brezza. Infine come dardi trafiggono il petto. Fanno male, cavolo se fanno male. Tutt’intorno brucia, qualche torace comincia a sanguinare. Da dietro le bende nere che coprono gli occhi dei vedenti sgorga qualche lacrima.

Kazirra si avvicinò all’uomo e gli chiese: –Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?

Quello lo guardò è sorrise: – Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.

–Che giorni?

–I giorni tuoi.

–I miei giorni?

–I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?

La voce tuonante di Angelo, non vedente, corre forte all’interno e all’esterno del chiostro. Va oltre le volte della Chiesa, corre lungo la vicina via Pretoria, attraversa il centro storico della città, sale in alto e rimpiomba sui presenti, seduti composti, immobili ad ascoltare: “Che giorni? – I tuoi giorni perduti!” La lettura di Dino Buzzati I giorni perduti non è stata una scelta casuale e non un caso che l’abbia letta proprio Angelo, persona simpatica e affabile che dalla disabilità visiva ha tratto la forza per realizzare il proprio progetto di vita. I nostri giorni perduti, quelli che non abbiamo voluto vedere, quelli che avrebbero potuto migliorare le nostre esistenze, quelli che abbiamo lasciato scivolare senza opporci. Non abbiamo avuto occhi per quei giorni, abbiamo camminato nel buio oltre la mente mentre “il buio della notte scendeva”.

Le letture al buio proseguono, divampano nella calda sera d’estate, si alternano le voci, la musica le sostiene, le insegue, le sottolinea. “Vedrai che richiede molto tempo il riuscire ad essere la persona che vogliamo essere e che il tempo è breve. Imparerai che non importa dove sei arrivato, ma dove sei diretto e, se non lo sai, qualsiasi posto è utile”, questa volta è Borges che ci parla. E lì un sussulto scuote i più. I messaggi delle letture arrivano forti, emozionano, sollecitano gli animi. Al termine della Notte dei racconti ognuno si alza, un po’ commosso ci saluta, in un attimo il chiostro si svuota. Il buio della notte è sceso ed ha avvolto la nuda pietra della chiesa eretta nel secolo buio. C’è silenzio ora. Raccogliamo le nostre cose, gli attrezzi che hanno dato vita all’intenso pomeriggio, e ci avviamo verso casa. Ognuno col suo carico di emozioni dentro. Le parole lette al buio degli occhi hanno aperto un varco nelle nostre coscienze: il tempo non è qualcosa che potrà tornare, dobbiamo coltivare il nostro giardino e decorare la nostra anima invece di aspettare che qualcuno ci porti i fiori. E che “la vita vale quando si hanno il valore e il coraggio di affrontarla”, senza limiti alcuni. Togliamo la benda che ci occlude, usciamo dal buio della mente, osiamo sapendo di avere ricevuto un dono più grande di tutto: la vita!

Eva Bonitatibus

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Editoriale

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